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Full text of "Compendio cronologico-critico della storia di Mantova dalla sua fondazione sino ai nostri tempi"

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COMPENDIO 

CRONOLOGICO-CRITICO 



DELLA 



STORIA DI MANTOVA 

DALLA SUA FONDAZIONE 



SINO 



AI NOSTRI TEMPI 



TOMO TERZO 



MANTOVA 

DA FRANCESCO AGAZZI 

STAMPATORE DELLA R. ACCADEMIA 

MDCCCXXXI 



Digitized by the Internet Archive 

in 2012 with funding from 

University of Illinois Urbana-Champaign 



http://archive.org/details/compendiocronolo03volt 



ni 

AVVERTIMENTO 



D. 



'acche venne pubblicato il secondo Tomo di 
questo Compendio, sono già passati tre anni : 
troppo lungo intervallo, il confessiamo, all' adem- 
pimento dell' obbligo, che ne corre verso chi si 
compiacque di notare il suo nome fra gli Asso- 
ciati. Una simile tardanza però non tanto pro- 
cedette dalle altre occupazioni, alle quali un 
maggior debito ne costringe; quanto fu cagio- 
nata dal difetto di opportunità di tempo a pro- 
curarci que 5 materiali, che ne si rendevano ne- 
cessarj. Egli è ben vero, che non pochi nostri 
Concittadini, fra cui alcuni di famiglia patrizia, 
ne furono cortesi di memorie, e di documenti, 
e della loro opera ad agevolare le indagini, che 
per noi si dovevano praticare; delle quali gen- 
tilezze sapremo sempre di tutto cuore ai mede- 
simi il miglior grado: ma è vero altresì, che, 
essendo tornate inutili tutte le istanze e le pre- 
ghiere, perchè almeno in via di grazia ne fosse 
conceduto di frequentare nel dopo pranzo la R. 
Biblioteca, alla quale per lo addietro si aveva 
libero accesso; ne fu d'uopo ricavare in detta- 
glio e con somma pazienza da altre parti quel- 

484753 



tv- 



le cognizioni, che più speditamente avremmo ri- 
trovato ricercandole ne* libri, e ne* manoscritti, 
di cui a solo pubblico vantaggio fu resa dovi- 
ziosa dalla Sovrana munificenza. Divenne quindi 
indispensabile una più grave fatica, e la perdita 
di molti mesi per andare in traccia di argomen- 
ti ad appoggio delle storiche narrazioni. Anzi fe 
edizione del terzo tomo avrebbe dovuto ulterior- 
mente protrarsi, ove il buon animo de' nostri 
Concittadini non ne avesse, come testé accennam- 
mo, giovato con libri stampati ed inediti, e con 
utili direzioni. 

Ciò detto a nostra discolpa per F occorso 
ritardo, che a noi medesimi increbbe, dobbiamo 
aggiugnere, che le Memorie manoscritte, a cui 
le spesse volte nelle citazioni ci rapportiamo, 
consistono in una ampia raccolta di lettere, di 
relazioni, di annotazioni, e di opuscoli d* ogni 
maniera, e in una collezione di editti, ordini, e 
decreti delle diverse Magistrature, che non ven- 
nero giammai impressi, per quanto sia a nostra 
notizia. E siccome Y indicare a piò di pagina la 
qualità, e V oggetto di ognuna di tali carte fra 
di loro affatto disgiunte, importato avrebbe F oc- 
cupazione di non piccola parte del libro, che 
sarebbe riuscito oltre misura voluminoso: così 
ne parve opportuno clivisamento di citare in 
generale simili raccolte col titolo di Memorie ; 
al che vie più ne decise Y averle conosciute cor- 
rispondenti ai latti, che si narrano dagli Storici 



sincroni, o che appariscono dai pubblici monu~ 
menti. E ohi sa forse, che, spinto al suo termine 
il Compendio della Storia di Mantova, molte di 
cotali Memorie, che sono pur assai belle e pre- 
gevoli, non vengano poste in luce in una Storia 
della Mantovana Letteratura ? Ad accingerci 
alla quale ne dà animo una quantità non me- 
diocre di materiali, cui ricavammo nel diuturno 
studiare di libri, e di documenti, che ne fecero 
di mestieri pel nostro Compendio. 

Dobbiamo inoltre avvertire, che più frequenti 
divennero le citazioni de' patrj Storici, quando 
i racconti a fatti appartenevano accaduti a quel 
tempo, in cui vissero: perocché la critica ne in- 
segnava di guardarli come testimonj degni di 
fede, ove non facessero manifesto uno spirito 
partigiano, o dagli autografi e dai marmi non 
si dimostrasse il contrario. Intorno a che vo- 
gliamo dire, che taluno dei detti Storici nar- 
rando i fatti sincroni tacque bensì le circo- 
stanze, che aggravar potevano i personaggi, ai 
quali per avventura inclinasse; ma non azzardò 
di cambiare la sostanza dei fatti stessi: né avreb- 
be ciò praticato senza incontrare la taccia di 
menzognero, e il disprezzo dei proprj contem- 
poranei. Abbiamo anzi di sovente verificato es- 
sersi del tutto omesse ne' libri a stampa alcune 
vicende, piuttosto che esporle alterate; le quali 
poi si riscontrano ne 9 manoscritti originali: e se 
gli Autori medesimi ne passarono altre sotto si* 



TI 



lenzio per animo di adulazione, o peT timore 
d'incontrare sdegni o disgrazie; vennero acre- 
mente censurati da altri Storici, le cui scritture 
tuttavia inedite sono da noi possedute e custo- 
dite gelosamente per consultarle. 

Non tralasciamo da ultimo di nuovamente 
avvertire, che essendo il nostro lavoro una con- 
tinuazione di quello intrapreso dal chiar. L. C. 
Volta, abbiam dovuto mantenere l'eguale anda- 
mento del primo Tomo» Il che notiamo per in- 
telligenza di coloro, i quali o volevano circo- 
scritte le narrazioni alle vicende politiche, o 
bramavano maggiore ampiezza delle cose di sto- 
ria ecclesiastica, o attendevano più estese co- 
gnizioni delle lettere ed arti. Ne sembrò poi, 
che, siccome gli affari di Stato tengono una 
stretta colleganza colle materie di Religione, e 
collo sviluppo, o col dicrescere delle lettere 
e delle arti; il miglior partito quello fosse di 
innestare a suo tempo nell' opera tutte le noti- 
zie di quelli e di queste: e tale sistema da noi 
venne osservato, persuasi che senza la simulta- 
nea considerazione degli uni e delle altre non 
si giunga a ben conoscere i fondamenti e le qua- 
lità de' Governi, lo spinto che domini i Cittadi- 
ni, e le cagioni dell' ingraudimento e della de- 
cadenza delle Provincie. Avremmo potuto, è ve- 
ro, senza difficoltà intrattenerci più a lungo 
sopra simili oggetti; che assai memorie e diffusi 
argomenti ne avevamo procacciati, onde ci costò 



VII 



fatica non di rado il restringere le narrazioni: 
ma allora si sarebbe raddoppiato il numero dei 
volumi , e sorgerebbe ragionevole lamentanza 
che la continuazione deir opera non rispondesse 
al principio. Oltre a ciò ne sembra, che tanto 
si parli di cose ecclesiastiche e letterarie, special- 
mente nelle fondazioni di Stabilimenti e di Luo- 
ghi pii, e alla morte di illustri persone; quanto 
sia sufficiente a mettere i Lettori in istato di co- 
noscere ogn* anno, e di giudicare da se mede-* 
«imi della condizione di nostra patria. 

Torniamo a pregare i nostri Concittadini a non 
astenersi di comunicarci i loro dubbj, e le noti- 
zie o i documenti, che mai avessero per mano, 
o fossero a loro saputa; acciocché si possa esse- 
re in tempo di arricchire con giunte questo 
Compendio, o di correggere i mancamenti, nei 
quali involontariamente fossimo incorsi. Noi ab- 
biamo sempre cercata la verità; né vorremmo 
per amor di patria nasconderla, o imbrattarla 
di favole e di adulazioni, né sostenere gli errori 
per la stolta arroganza di comparire infallibili • 
£ desiderando, che questo nostro lavoro riesca 
meno imperfetto; che per noi si possa, non sa- 
premo che ricevere con gratitudine le fondate 
cognizioni, e i savj suggerimenti. 



INDICE 

£ 

SOMMARIO 

DEL CONTENUTO NEL TOMO TERZO 



LIBRO XI. 



1. Il 



Duca Federico continua i lavori nel 
Palazzo del Te, e abbellisce il Castello. Don Fer- 
rante suo fratello rompe i fiorentini, e viene 
eletto Capitano generale de 9 Cesarei. Il Duca si 
ammoglia con Margherita Paleoioga. Morte di 
Ambrogio Fiandino Vescovo Sujfraganeo. La 
Marchesa Isabella va a Marsiglia. II. V Impe- 
ratore Carlo V. torna a Mantova, e concede pri- 
vilegi °^ ^ riore degli Agostiniani di S. Agnese. 
Cenno sulla coronazione dell 9 Ariosto. L' Impe- 
ratore dichiara la successione della Duchessa 
Margherita nel Monferrato. Morte di Paride 
Ceresara^ e di Luigi Gonzaga detto Rodomonte , 
e notizie della loro vita. III. Nasce il Principe 
Francesco. Muore Giangiorgio Marchese del Mon- 
ferrato; e si comincia la Cittadella di Porto. 
Muore il venerabile Sisto da Rivarolo. Si rist;au- 
ra la Chiesa di S. Stefano : si fabbricano quel- 
le della Cantelma, e di S. Mattia, e il Pio Luo- 
go della Misericordia. IV. / Francesi discendo- 
no in Italia, e sono respinti da Carlo V. , che 
investe suo figlio Filippo del Ducato di Milano, 
e il Duca Federico Gonzaga del Monferrato. 



Educazione del Priàcipe Francesco* Si elegge 
Mantova pel Concilio generale; ma il Duca 
si oppone. Nasce il Principe Gulielmo, e si 
fabbrica là Chiesa dell'Annunciata a S. Gior- 
gio* Vita e morte di Battista Fiera. V. Muore 
Isabella d' Este. Si dipinge la famosa Sala di 
Troja ; e si edifica la Chiesa di S. Benedetto di 
Poltrone. Don Ferrante compera Guastalla e ri' 
cevc dalV Imperatore in dono molti terreni in 
Sicilia. Morte del Duca Federico. VI. Il Duca 
Francesco succede a suo Padre sotto la tutela 
del Cardinal Ercole Gonzaga ; che pubblica dei 
savj regolamenti, e fa risarcire la Città coli' o- 
pera di Giulio Pippi. Morte di Giovanni Buo- 
navoglia. Accademia degli Argonauti in Casale, 
e notizia di illustri artisti Mantovani* VII. Mor- 
te di Lodovico Gonzaga di Bozzolo, il cui figlio 
Vespasiano va à Napoli. Le Locuste rovinano 
i seminati. Il Re di Francia muove guerra al- 
l' Imperatore Carlo V, il quale incorona d' al- 
loro a Canneto Giampietro Penci; investe il Du- 
ca Francesco dello Stato di Mantova, e crea Ca- 
valiere Francesco Zappaglia. Paolo III a S. 
Benedetto di Polirone. Notizie del detto Penci. 
Traslazione di S. Giovanni Buono. Vili. Valore 
di Don Ferrante Gonzaga contro i Francesi; 
e pace di Crespi. Si edifica il sostegno che si 
dice Vaso di Porto. Vita e morte di Teofilo Fo- 
lengo. IX. Calvino in Lombardia con nome men- 
tito . Don Ferrante diviene Capitano gene- 
rale dell' Imperatore, e Governatore di Milano. 
Giulio Pippi comincia la nuova fabbrica del 
Duomo, e muore-, e Giambattista Bertani la 
prosegue. Assassinio di Pier Luigi Farnese Du- 
ca di Parma. Il Cardinal Ercole fa una con- 
venzione coi Veneziani per le acque del Tartaro; 
unisce in corpo i portatori da vino; e riceve con 
feste Massimiliano d* Austria , ed Anna d- Este* 



XI 



Notizie e mone dì Luigi Gonzaga Marchese di 
Castiglione, di Luigi Gonzaga figlio di Giam- 
pietro, e di Giorgio Andreasi. X. Principe Filip- 
po dì Spagna a Mantova. Lodovico Gonzaga 
diviene erede di Anna d y Alansone, e va a sta- 
bilirsi in Francia. Catterina d ? Austria è data 
in moglie al Duca Francesco. Morte di Paolo 
III. XI. Morte del Duca Francesco , e ritorno 
di Catterina in Germania. 

LIBRO XII. 

I. Gulielmo Gonzaga diviene Duca di Man- 
tova ; pubblica savie leggi; fa costruire V Anfi- 
teatro di Corte; e riceve con pompa V Arciduca 
Massimiliano, e Maria figliuola di Carlo V. II. 
Guerra in Italia; e prudenza del Cardinal Er- 
cole nel conservare la neutralità a mano arma- 
ta . Vita e morte di Marcantonio Antimaco. 
Luzzara comperata pel Duca Gulielmo. Riedi- 
ficazione di S. Egidio; e demolizione del Mona- 
stero di S. Rufino. La Terra di Piubega si sot- 
tomette al Vescovo di Mantova. Diversi Editti 
vengono pubblicati, fra cui quello che regola i 
pesi e le misure. Notizie di Camilla Valenti. 
HI. Matrimonio d' Isabella Gonzaga col Mar- 
chese di Pescara. Don Ferrante perde per ca- 
lunnia il Governo di Milano; ma si giustifica 
e riceve in dono la Terra di S. Severino. Noti- 
zie di Teodosia Catani, di T orna sina de' T rida- 
pali, e del Marchese Carlo Gonzaga. Istituzioni 
di dodici Cappellani nella Cattedrale. Turbine 
scoppiato in Mantova. Don Ferrante provvede 
al ben essere di Guastalla; va in Fiandra a 
muovere V armi pel Re di Spagna; ottiene il pri- 
vilegio di battere moneta; e muore. Il Duca Gu- 
lielmo riceve V investitura del Mantovano, e del 
Monferrato. IrV< Istituzione del Magistrato della 



XII 

Rota. Il Cardinal Ercole pubblica le sue Costi- 
tuzioni-, fa lavorare i celebri Arazzi di Corte ; e 
induce a pacificarsi fra di loro, il Duca di Par- 
ma, Don Cesare Gonzaga Signore di Guastalla, 
e il Duca di Ferrara. Don Cesare abbellisce 
Guastalla. Il Cardinal Ercole è proposto in Som- 
rno Pontefice; ma viene eletto Pio IV. Cappuc- 
cini a Gradaro. Notizie di Giambattista Folen- 
go. Matrimonio di Don Cesare con Camilla Bor- 
romea. Carestia di viveri; e provvidenze del Du- 
ca, e del Cardinale, V. Il Card. Ercole diviene 
Legato pontificio al Concilio di Trento; e Fran- 
cesco fratello di Don Cesare è fatto Cardinale. 
Il Duca Gulielmo va alle Feste di Ferrara; e 
ne prepara a Mantova di grandiose per ricevere 
Eleonora d 9 Austria figlia dell' Imperatore Fer- 
dinando, e sua Sposa. Incendio dell' Archivio 
del Comune. Si comincia la Basilica di S. Bar- 
bara, che dal Duca è arricchita di arredi pre- 
ziosi. Accademia degV Invaghiti in Mantova, e 
degli Eterei in Padova; e fondazione della Scuo- 
la di Sabbioneta. Grandine sterminatrice sul 
Mantovano, e carità del Duca, e del Cardinal 
Ercole. Nascita del Principe Vincenzo. VI. Il 
Cardinal Ercole va a presiedere al Concilio di 
Trento; sue fatiche, sua morte , e suo elogio. Fe- 
derico fratello del Duca Gulielmo è creato Car- 
dinale. Notizie di Ippolita Gonzaga. VII. Il 
Cardinal Federico va a Roma, ed è consecrato 
Vescovo di Mantova. Reliquie d stiglia traspor- 
tate in Città. Arrivo dei figlj di Massimiliano 
Re di Boemia. Inondazioni neiV Oltrepò. Fio- 
risce V arte della seta e della lana. Collegiata 
insigne in S. Barbara, e suoi privilegi . Vili. 
Morte del Vescovo Federico. Ribellione della 
Città di Casale. Il Cardinal Francesco, appena 
divenuto Vescovo, cessa di vivere. Lodovico Gon- 
za uà sposa Enrica di Clcves, e diviene Duca 



Xìlt 

di Nivers e RetheL II Duca Gulielmo va alla 
Dieta d' Augusta, e ottiene dalV Imperatore Mas* 
similiano la conferma delle Investiture anteriori. 
Notizie e morte di Giulia Gonzaga, di Marcane 
tonio Gradino, e della Duchessa Margherita 
Paleologa. IX. Notizie di Diana Briziano in- 
tagliatrice, e delV incisore Andrea Andreanu 
Quistioni insorte a Roma sul diritto di nomi* 
nare al Vescovato di Mantova: ed elezione di 
Gregorio Boldrino. Museo di Antichità a Gua- 
stalla. Registro, e custodia de' Rogiti; e pene 
contro i bestemmiatori. Muore Bernardo Tasso 
in Ostiglia. U Arciduca Carlo a Mantova. Con- 
fraternita delle Quarantore. Morte di Paola, di 
Angelica, di Cornelia, e di due Ippolite Gonza- 
ghe in diversi Monasteri. X. Si stabilisce una 
milizia nazionale. Abolizione del Magistrato 
della Rota, cui viene sostituito il Senato. Man- 
tovani alla battaglia navale contro i Turchi 
alle Isole Curzolari. II Duca a Roma e citato 
in giudizio da Scipione Gonzaga, che viene po- 
sto in Castello S. Angelo: va al possesso di Gaz- 
zuolo e di Dosolo: fa stampare il Breviario , 
e le Liturgie particolari di S. Barbara: e isti- 
tuisce il Magistrato. Notizie di Giambattista 
Possevino. XI. Gulielmo è dichiarato Duca del 
Monferrato; e riceve solennemente Enrico Re di 
Polonia, che va a prendere il possesso del Regno 
di Francia. Muore il Vescovo Gregorio Boldrini, e 
gli succede Marco de' Fedeli Gonzaga. Guardia 
degli Arcieri istituita. Notizie di Don Cesare 
Gonzaga Principe di Guastalla, di Gianfrancesco 
Arrivacene, e di Lucrezia Gonzaga. XII. Pesti- 
lenza in Mantova , e provvedimenti del Duca. 
Origine dell' Ospizio degli Orfanelli, della Com- 
pagnia di S. Rocco, e della Scuola delle povere 
fanciulle. Delitti puniti severamente. Investi- 
ture confermate al Duca Gulielmo. Notizie di 



XIV 

Giambattista Vigilio» Soppressione degli Eremiti 
di Gonzaga; Sinodo per eleggere il Metropoli- 
tano; ed erezione del Convento di S. Sebastiano 
a S. Martino dall' Argine. Vespasiano Gonzaga 
è dichiarato Duca di Sabbioneta, ove raccogli^ 
antichità, e fonda uno studio, e una tipografia 
ebraica. Gianvineenzo Gonzaga divien Cardinale. 
Matrimonio di Margherita Gonzaga con Alfon- 
so Duca di Ferrara. Investitura di Castellaro 
data al Duca Gulielmo. Demolizione di S. Lo- 
renzo^ e donazione di S. Maria del Melone al- 
la Confraternita di S. Croce. XIII. Nascita del 
Principe Carlo di Nivers. Notizie d' Ippolito 
Capilupi. Carmelitani a Sabbioneta, e a Man- 
tova; e Cappuccini in Acquanegra, in Ostiglia, 
e in Bozzolo. Si affittano le Zecche. Il Princi» 
pe Vincenzo sposa Margherita Farnese: e V Ar- 
ciduca Ferdinando d' Austria si ammoglia con 
Anna Catterina Gonzaga. Divorzio di Vincenzo 
colla Farnese. Morte del Vescovo Marco Gon- 
zaga; al quale viene sostituito Alessandro An- 
dreasi; mentre Aurelio Zibr amonti è fatto Vesco- 
vo di Casale, e Lodovico Micheli Vescovo d' Al- 
ba. XIV. Nuovo matrimonio del Principe Vin- 
cenzo con Eleonora de' Medici a condizioni ver- 
gognose. Camaldolesi in S. Marco. I Gesuiti so- 
no accettati. Scipione Gonzaga ottiene il Patri- 
arcato di Gerusalemme. Ambasciatori Giappo- 
nesi a Mantova. Notizie dell' Ingegnere Federico 
Giambelli. S. Luigi Gonzaga rinuncia al Prin- 
cipato di Castiglione delle Stiviere, e abbraccia 
V istituto de' Gesuiti. Notizie di suo padre Don 
Ferrante; e morte di Claudio e di Andrea Gon- 
zaghi. Nascita di Francesco primogenito di Vin- 
cenzo. Torquato Tasso liberato dalla prigionia 
di Ferrara si ricovera nella Corte di Mantova. 
Morte di Giampaolo de'' Donati. Cliiesa di S. 
Martino fabbricata in Coirò. Edificazione delle 



Case delV Abate e de 9 Canonici di S* Barbara; 
e della Chiesa di S. Trinità e del Convento pei 
Gesuiti* Nascita di Ferdinando secondogenito 
del Principe Vincenzo; e traslazione del Corpo 
di S. Giovanni Buono. XV. Morte ed elogio del 
Duca Gulielmo. 

LIBRO XIIL 

I. Vincenzo succede nei Ducati di Mantova, 
e di Monferrato; e comincia le sue prodigalità. 
Riesce a togliere i dissidj fra i Cavalieri del 
Monferrato: elegge ottimi Ministri, e li premia; 
promuove la Canonizzazione di S m Giov. Buonoi 
soccorre i contadini, che per inondazione ave- 
vano perduti i ricolti: distribuisce ingente som- 
ma di denari; e pubblica diversi vantaggiosi 
regolamenti. Ih Fra Francesco Gonzaga diviene 
Vescovo di Cefalà; e Scipione Gonzaga ottiene 
il Cardinalato. Morte del Medico Giambattista 
Cavallara. Accademia de' Felici. Teatro di Sab~ 
bioneta. Oratorj delle Quarantore, e de'* Catecu- 
meni. Il Duca riceve le investiture dalV Impe- 
ratore, lo stocco benedetto dal Papa, e UToson 
d y oro dal lì e di Spagna ; istituisce le Foste, e 
va a Firenze. Marcantonio Gonzaga Vescovo di 
Casale. Morte di Alfonso Gonzaga di Novellar a. 
Uh Moneta battuta a Gazoldo. Si fabbricano la 
Chiesa di S. Lorenzo, l'Arsenale al Porto Ca- 
tena, e la Cittadella di Casale. Penuria di vi- 
veri, e liberalità del Duca. Il Teatro , e V ar- 
meria di Corte sono incendiati. Notizie, e mor- 
te di S. Luigi Gonzaga, e del Cardinale Gia- 
Vincenzo Gonzaga ; IV. e di Vespasiano Duca 
di Sabbioneta, di cui si tesse V elogio. Il Duca 
Vincenzo va al possesso di Rodigo, e di Rivalta, 
come pure di Alba nel Monferrato. Assassinio 
di Alfonso Gonzaga Signore di Castelgoffredà 



XVI 

per opera di Ridolfo Marchese di Castiglione 
delle Stiviere; il quale per le sue tirannie è ho 
ciso da" suoi sudditi, e gli succede nel Marche* 
sato il fratello Francesco* Il Duca Vincenza 
come Commissario Imperiale occupa Castelgof* 
fredo, di cui poscia entra in possesso cedendo 
la Terra di Medole* Notizie e morte del Card* 
Scipione Gonzaga , e del Vescovo Alessandro 
Andreasi; V: al quale succede Fra Francesco 
Gonzaga; Cenni sulle virtù di quest* ultimo , che 
diviene Signore di Ostiano; riedifica la Chiesa 
di S* Simone; abbellisce e consacra la Catte- 
drale ; ristaura il Palazzo Vescovile, e ne as- 
segna una porzione pel Seminario; stabilisce 
il Ricovero del Soccorso; celebra un Sinodo 
Diocesano ; e rimette le ecclesiastiche disci- 
pline* Testamento di Federico Oppiani* Na+ 
scita del Principe Vincenzo terzogenito del 
Duca. Morte ed elogio dell' Arciduchessa Eleo- 
nora d } Austria, di Lodovico Arrivabene , di 
Emilia Gonzaga, di Camillo Gonzaga, di Lo- 
dovico Gonzaga Duca di Ni ver s , e di Al- 
berto Cavriani* Cappuccini a Viadana , e 
Minori Osservanti in Ostiglia. Si erge la Chic* 
sa di S. Francesco di Paola fuori di Porta Pu* 
sterla; si riedifica il Coro del Duomo, in cui 
s } introduce la divozione della Madonna d y Itria; 
si fabbrica V Oratorio della Dottrina Cristiana* 
e la Biblioteca de y Francescani; e si rinnova la 
Chiesa di Ostiano* VI. // Duca Vincenzo va 
alla Dieta di Praga con Carlo Gonzaga; e poi 
si porta alV esercito contro i Turchi, e s' impos- 
sessa di Vicegrado* Fa costruire il Sotterraneo 
di S% Andrea, e rifabbricare il Monte di Pietà; 
e risarcisce ai Viadatiesi i gravi danni cagio- 
nati da inondazione II Vescovo Fra Francesco 
è spedito a Parigi Nunzio Apostolico per indur- 
re alla pace i Re di Francia, e di Spagna* 



XVII 

Notizie di Lattanzio Darri anìni , di Teodoro 
Masio,e di Antonio Gianotti. Giannan selmo Car- 
minati è Vescovo d 1 Alba* V1L Nuove turbolenze 
a Castiglione delle Stiviere contro il Marchese 
Francesco: assassinio del costui fratello Don 
Diego; e ferimento della madre dei medesimi 
Marta Tana* Il Duca Vincenzo ritorna in Un- 
gheria contro i Turchi; e Carlo Gonzaga Duca 
di Nivers resta ferito aW assedio di Buda* 
Clemente Vili s' impossessa di Ferrara, dove 
il Duca Vincenzo accorre ad ossequiarlo. li 1 Ar- 
ciduchessa Margherita d y Austria, e V Arciduca 
Alberto a Mantova. Si edifica in Coite V appar- 
tamento Ducale. Il Vescovo Fra Francesco por- 
ta da Parigi la Statuetta metallica di M. Ve?- 
gine che si custodisce nel Duomo. Matrimonio 
del Duca di Nivers con Catterina di Lorena. 
Convenzione per le acque del Tartaro. Notizie 
e morte di Curzio Gonzaga. Monastero delle Or- 
soline eretto da Margherita Gonzaga. Il Duca, 
Vincenzo, esausto V erario, indarno cerca stipen- 
dio dalla Spagna; e poi va in Fiandra. Il Ve- 
scovo erge per le derelitte il Ricovero di S, Anna; 
va a Roma; e fa dipingere la Sala dei Vescovi 
Mantovani. Matrimonio di Enrico IV Re di 
Francia con Maria de' Medici. Vili. Don Fer- 
rante Gonzaga governa V Ungheria superiore* lì 
Duca Vincenzo ritorna ai danni del Turco* 
Sono ricevuti in Mantova i Preti regolari Mini- 
stri degli infermi, e i Chierici Teatini. Si erge 
il Convento di S. Catterina da Siena. Chiesa di 
S. Francesco di Paola a Governolo. Fra Fran- 
cesco si porta a Guastalla, e poi a Reggio per 
comporre alcuni tumulti. Il Padre Cambi da So- 
lutivo predica a Mantova con grande profitto» 
Gli Ebrei deridono la Religione; ma sono pu- 
niti. Il Duca ordina loro di vendere i poderi: e 
stabilisce buone regole per mantenere le arti 



XV III 

della seta e della lana. Celebrità del Senato di 
Mantova. Notizie e morte di Marcello Donato, 
e di Federico Pendano. IX. Vincenzo Guerrieri 
è creato Marchese, e la famiglia Cananei ot- 
tiene il titolo di Conte. Il Duca fabbrica un 
luogo di delizie a Maderno coli 9 opera dell 9 Ar- 
chitetto Antonio Maria Viarii, sotto la cui di- 
rezione si edificano il palazzo della Fontana 
di Marmirolo, il Sotterraneo di S. Andrea, il 
nuovo appartamento di Corte, le Gallerie , e sì 
riduce a miglior forma l 9 appartamento del Pa- 
radiso. Il Duca va a Napoli, e si porta a Ro- 
ma onde promuovere la canonizzazione di S. 
Luigi Gonzaga. Si ricostruisce la Chiesa di S. 
Martino, e si fa il Convento delle Or soline sul- 
la Pradella. Sacra funzione del Venerdì Santo. 
Morte di Sigismondo Maisì; di Benedetto Lue- 
chini, e di Giannanselmo Carminati. Elogio di Ca- 
millo Capilupi,e di Don Ferrante Gonzaga Princi- 
pe di Bozzolo. Il Duca toma a Roma; e Paolo V 
preconizza fra i Beati S. Luigi Gonzaga; on- 
de si fanno in Mantova grandi Feste. Accade- 
mia degl 9 Invitti. La Chiesa di S. Leonardo in 
Mantova, e il Monte di Pietà in O stiano sono 
rifabbricati. X. Zelo instancabile del Vescovo 
Fra Francesco; clic fa ergere la Chiesa di S. 
Lodovico negli Stabili, e continuare l 9 Oratorio 
di S. Girolamo. Si costruisce il maglio del ferro. 
Gabriele Bertazzolo disegna la Carta topogra- 
fica del Mantovano. Nozze di Margherita fi- 
glia del Duca Vincenzo con Enrico Duca di 
Lorena. Si riedifica la Chiesa di S. Gcrvas/o. 
Il Principe Ferdinando divieti Cardinale . Il 
Principe Francesco si ammoglia eoa Margheri- 
ta di Savojuy onde succedono stia ordinar j spet- 
tacoli. Teatro del Castello terminato. Istituzio- 
ne dell'Ordine ile 9 Cavalieri del Redentore. Il 
ponte de' Mulini e risarcito. Si comincia la 



XIJC 

Chiesa di S. Orsola. A Castiglione delle Stivie* 
re si fonda il ritiro delle Vergini nobili j e il 
Collegio de 9 Gesuiti. Il Duca Vincenzo torna 
nelle Fiandre. Notizie di Gregorio Corri ani ni y 
di Ippolito Baccusij, di Giulio Cesare Gonzaga^ 
di Alessio Porri; e di Girolamo Menghi. XI. 
Si costruiscono la Chiesa di S. Catterina e 
quella di S. Maurizio. Il Bertazzoli si accinge 
alla grand' opera della Chiusa di Governolo. 
Al Principe Francesco nasce la figliuola Maria. 
Straordinarie inondazioni del Mantovano. Edi- 
lìzio inalzato in Bellalancia per filare le sete. 
Accademia degV Invaghiti protetta dal Duca, 
e vantaggi derivatine. Gli Ebrei sono rinchiusi 
nel Ghetto. Convento e Chiesa dei Cappuccini 
presso S. Gervasio, e fuori di Goito. Atorte ed 
elogio di Tulio Petrozzani. XII. Il Card* Fer- 
dinando Gonzaga è dichiarato Comprotettore 
di Francia, e si porta a Parigi ad assistere la 
Regina. Morte ed elogio del celebre Antonio 
Possevino Gesuita. Morte della Duchessa Eleo- 
nora de' Medici. Morte del Duca Vincenzo; sue 
virtìi^ e suoi vizj. XIII. Francesco suo figlio gli 
subentra nella Signoria. Allegrezze per V avve- 
nimento dell' 1 Arciduca Mattias al Trono Impe- 
riale. Il Duca Francesco arma contro il Duca 
Farnese; ma è indotto a desistere. Muore Don 
Silvio Gonzaga Marchese di Cavriana. Morte 
del Principino Lodovico., susseguita da quella 
del Duca Francesco suo genitore. 



I 
COMPENDIO A d r f 

G. C 

DELLA 

STORIA DI MANTOVA 

LIBRO ONDECIMO 

li JL ederico Gonzaga, divenuto Duca i53o 
di Mantova, si accese vie più a renderla 
cospicua, e a procurare la felicità de' suoi 
Sudditi: e siccome era di natura pacifico 
e liberale; così, non ostanti le infinite spe- 
se incontrate per onorare F Irnperator Car- 
lo V., fece ogni sforzo a continuare i la- 
vori del Te, e ad abbellire gli apparta- 
menti del Castello servendosi de' più bra- 
vi artisti sotto la direzione di Giulio Pip- 
pi. Le quali opere fra poco tempo riusci- 
rono la delizia de" Mantovani, e la mara- 
viglia degli Stranieri (i). Non volgare glo- 

(i) Qualche Scrittor moderno, copiando la 
dicerìa di un antico ingegno , ha voluto singola- 
rizzarsi col censurare acremente la Sala de' Gi- 
ganti del Te dipinta da Rinaldo Mantovano ; ma 
il consenso de' più valenti Artisti nel celebrarla è 
sufficiente a comprimere la soverchia arditezza del 
Critico. Si veggano il Rezzonico Opere T. VIIL 
p. 307, il BorghinI) il Vasari e tanti altri. 
Tom. III. I 



2 STORIA DI MANTOVA 

l53o r j a frattanto si acquistava nella militare 
carriera Don Ferrante Gonzaga fratello del 
nostro Duca: perocché nella età di soli 23 
anni, mentre i Fiorentini avean respinto 
nel giorno 2 di Agosto del mdxxx 1" Im- 
periale esercito a Cavignana, e per la mor- 
te del supremo Comandante Principe di 
Oranges si tenean sicuri della vittoria; 
spinse egli con tal destrezza e forza la ca- 
valleria fra di loro, che li ruppe, e strin- 
se Firenze; la quale fu obbligata in brevi 
giorni a mettersi a discrezione di Cesare, 
e a ricevere per Capo della Repubblica 
Alessandro de' Medici (1). E tanto era Don 
Ferrante amato, e temuto nel tempo stesso; 
che non solamente dall'Esercito tosto do- 
po la morte dell' Oranges fu acclamato Ca- 
pitan generale, ma impedì eziandio colla 
sua autorità il saecheggiamento, di cui era 
Firenze minacciata dai vincitori (2). E, co- 
sì assettate quelle faccende, V anno se- 
guente passò in Romagna, e condusse poi 
le sue truppe sul territorio de' Milanesi 
(3). Mancava però a compiere la conten- 
tezza de' Mantovani 1' accasamento del 



(1) Muratori Ann. d* hai. 

(2) Mameiun Hoseo lhst. del Mondo L. II. 
p. 7 8. 

(3) Muratori Ber. hai. Script, supplcmenu 
T. I. p. 1040. 



LIBRO UNDECIMO 3 

Duca; al che seriamente andava pensando l53i 
]a madre sua Isabella. Era appena morto 
in occasione di caccia Bonifazio Marchese 
del Monferrato; né della famiglia de' Pa- 
leologhi restava altri che Margherita so- 
rella di lui, e lo zio paterno Giangiorgio, 
che allora aveva il Governo del Marche- 
sato, e che non avea discendenti (i). La 
Marchesana Isabella pose gli occhj su Mar- 
gherita; e tanto operò per mandare ad 
effetto questo divisamento, che, vinti mol- 
ti ostacoli, giunse ad ottenere il benepla- 
cito dell' Imperatore, e a conchiudere il 
matrimonio. Partì di Mantova il nostro 
Principe ai 29 di Settembre dell' anno 
mdxxxi ; e accompagnato da Francesco 
Maria Sforza Duca di Milano, da Antonio 
da Leva rappresentante di Carlo V., e da 
circa tre mila persone fra Signori, Cava- 
lieri, e Gentiluomini, arrivò a Casale la 
sera del 3 di Ottobre, in cui avvenne lo 
sposalizio (2); e dopo le feste, che colà 
si fecero, tornò a Mantova ai 16 di No- 
vembre colla Consorte, che fu solennemen- 
te incontrata da Isabella, dal Cardinal Er- 
cole, da tutta la Nobiltà, e da innurne- 
rabile esultante popolazione (3). Ai 24 di 

(1) Muratori Ann. d' ItaL, Denota Rivol. 
d'hai L. XXL C. VL 

(a) Daino Geneal. de' Gonz., e Mera, mss* 

(3) Convengono tutti i nostri Storici 



4 STORIA DI MANTOVA 

*53l Settembre nella età di 79 anni era pas- 
sato a miglior vita queir Ambrogio Pian- 
etino Napoletano, Vescovo Lainosense, e 
da tre lustri Suffraganeo di quello di Man- 
tova ; che per la sua dottrina, e per va- 
rie sue opere, le quali nella maggior par- 
te rimasero manoscritte, meritò le lodi di 
pàrecchj Eruditi (1). Verso il terminare 
dell'Ottobre il fiume Po ridondante di 
acque avea rovesciati gli argini tra Reve- 
re, e Sermide; sì che le campagne di quei 
territorj e del Ferrarese erano tutte inon- 
date (2). Al principio deir anno mdxxxii 
fu confermato Podestà di Mantova Ber- 
nardino de' Medici, il quale aveva soste- 
nuta egual carica ne' due anni addietro: 
e cessò col mese di Giugno, in cui gli ven- 
ne sostituito il Cavalier Salvato Galeazzo 
da Gubbio, che continuò per oltre undici 
anni in tale Magistratura (3). Contenta la 
Marchesa Isabella del matrimonio del fi- 
gliuol suo, stabilì forse in adempimento 
di voto, di andare a Marsiglia al Santua- 
rio di S. Maria Maddalena: e partì ai 24, 

(1) TiRABOSCHl Stor. della Lett. hai T. VII 
p. 3 74 . 

(2) Esiste nelT Archivio segreto la relazione 
d'Ippolito Calandra ai Duca, che si trovava a 
Casale eli Monferrato. 

(3) Memorie mss. 



LIBRO UN DECIMO 5 

di Maggio, conducendo seco Francesco fi- i53a^ 
glio di Giampietro Gonzaga per Maggior- 
domo, il Cavaliere Tomaso Strozzi per 
Consigliere, Girolamo Andreasi, e Alfonso 
Faccini per Paggi, e il celebre Mario Equi- 
cola per Segretario; V ultimo de' quali 
espose in latino idioma la relazione del 
viaggio sino al ritorno, che fu ai 2 del 
Luglio seguente. 

IL Poiché Solimano, temendo il fioritis- 
simo Esercito di Carlo V,, ebbe determi- 
nato di abbandonare la cominciata irtìpre* 
sa della invasione dell' Ungheria, V Impe- 
ratore volle rivedere V balia per meglio 
stabilirvi le cose sue (1); e vi ritornò in- 
fatti culla scorta di Don Ferrante Gonza-* 
ga, il quale era accorso in ajuto dell' Im- 
pero con d «e nula Cavalli, e co' più esper- 
ti Capitani d' Italia. Entrò egli dal ponte 
di S. Giorgio in Mantova il giorno 7 di 
Novembre (2), e fra pompe straordinarie 
fu condotto ad abitare in Castello, d' orh 
de passo poi nel Convento di S. Agnese 
(3). Alcuni de' nostri Storici, tra cui il 



(1) Mambrin Eoseo cit. p. 83, Muratori 
Ann. d' ItaL 

(2) Muratori 1. c, e Ant. Est. P. IL p. 36o> 
Guazzo Cronaca p. 102. 

(3) Memorie mss. , e V AmADEI Stor. mss. di 
Mant. T. I. p. 577. 



6 STORIA DI MANTOVA 

Id32 Donesmondi, e il Gionta, mettono Y in- 
gresso di Carlo V. ai 25 di detto mese: 
ma vanno errati; perocché egli con Di- 
ploma del 21 di Novembre creò Nobile 
dell'Impero Domenico de' Corradi di Man- 
tova Capitano del Duca di Ferrara (i); e 
con altro Diploma del di 24 per dimostra- 
re gratitudine ai Padri Agostiniani di S. 
Agnese, dichiarò il Priore, e i successori 
di lui Conti Palatini con privilegio di cre- 
are Notaj pubblici, e Giudici ordinarj, di 
legittimare Spurj, e di conferire in ogni 
facoltà i gradi di Licenziato, Baccelliere, 
Maestro, e Dottore (2): il qual privilegio 
continuò ad essere in vigore per oltre due 
secoli. A questa epoca si riferisce la tan- 
to controversa coronazione dell' immortai 
Poeta Lodovico Ariosto; la quale ragio- 
nevolmente può risolversi in un Diploma, 
con cui T Imperatore lo dichiarasse Poeta 
laureato (3); perocché nessun autentico 
monumento abbiamo potuto avere fra le 
mani a confermare le esposizioni de' no- 
stri Storici Gionta, Guazzo, Donesmondi, e 

(r) Lunjg Cod. Ital diplom. T. I. p. 31242. 
(à) Donesmondi Istor. EccL P. II- p. i55, 

AilJDZI cit.j e altri, 

(i) Al azzucchellj Scrìtt. d'hai T. I. p. 1066, 
Tibaboschi eie. T. Vii. p. 9J, Bettinelli Lete 
e Arci Mant. p. 98. 



LIBRO UNDECIMO 7 

ignelli Maffei (1), e di alcun altro, che ha *53a 
parlato di cotale materia (2). L'Augusto 
Cesare, durante la sua dimora in Manto- 
va, volle adorare il Preziosissimo Sangue 
di GESÙ' CRISTO nella Basilica di S. An- 
drea, e visitare più d' una volta il San- 
tuario di S. Maria delle Grazie nella Cam- 
pagna di Curtatone: e agli 8 di Dicembre 
lasciò Mantova, e si diresse a Modena per 

(1) Annali di Mant. L. XI: p. 87 1. 

0) Muratori Rer, ItaL Script. Supplem. 
T. I. p. 1040. 

Fra le carré, che appartenevano alla Marchesa 
Isabella, e che si conservano neir Archivio se- 
greco, vi ha la lettera, colla quale l'Ariosto le 
trasmette il suo Poema , e che è la seguente : 

„ Illma et exma Signora mia obserma. io 
„ mando a ura extia uno delli miei Orlandi 
,, furiosi eh battendoli meglio corretti et ani- 
„ pliati di sei canti e di molte stanze sparse di 
„ qua di la pel libro , mi parrebbe molto uscir 
„ del debito mio, s' io inanzi a tutti gli altri no 
,, ne facessi copia a uostra extia , come a qlla 
„ che riuerisco e adoro , et alla quale so eh le 
>, mie composizioni ( sieno come si uogliono ) es~ 
i> sere gratissime sogliono. Quella si degnerà di 
„ accettarlo isieme col buono animo col quale ìq 
,, le fo qsto picciol dono. I buona grana dia 
li quale mi ricomado sempre. 

M Ferr. 9 Octs. i53a. 

,, di uostra extia 
», Seruitor deditmo Ludouico Ariosa 



8 STORIA DI MANTOVA 

l532 indi recarsi a Bologna, ove il Sommo Pon- 
tefice lo attendeva (i). Siccome poi Gian- 
giorgio Marchese del Monferrato era assai 
cagionevole, sì che non potea godere di 
lunga vita; e alla successione a quel Mar- 
chesato fortemente aspirava non tanto 
Lodovico Marchese di Saluzzo marito di 
Margherita Paleoioga figlia del Marchese 
Gulielmo VI, quanto Carlo III» Duca di 
Savoja per le ragioni della moglie figlia 
dello stesso Gulielmo: così il Duca di Man- 
tova a prevenire ogni contrasto seppe ado- 
perar tali pratiche presso Y Imperatore, 
che questi con Privilegio del 3i di Dicem- 
bre dichiarò, che il Monferrato colla mor- 
te di Giangiorgio fosse devoluto all' Im- 
pero per finita linea maschile de' Paleolo- 
ghij ma che ne dovesse essere investita 
Margherita Duchessa di Mantova (2). Il 
giorno 3 di Marzo avea cessato di vivere 
nella età di 66 anni quel Paride Ceresara, 
che è lodato dal Conte Niccolò d' Arco (3), 
di cui ebbe una sorella per moglie; e che 



<i) Muratori Ann. <£ hai. e Guicciardini 
Stcr. «T hai. L. XX. 11 Donesmondi Istor. Ecch 
P. II. p. i55 malamente asserisce, che Carlo V. 
dimorò in Mantova per tre mesi. 

(a) Dàino Gcneal. de' Gonz., Muratori cit-, 
Lunig cit. T. I. p. 1418. 

(f) Numeri L. II. carni. 18. 



LIBRO UNDECIMO 9 

viene menzionato dal Tiraboschi (1). Nato i53a 
da illustre famiglia Mantovana, il padre 
suo, dedito al servizio dell'armi, voleva 
educarlo alla guerra: ma Paride si lasciò 
invece trasportare alla amenità delle let- 
tere, nelle quali fece molto progresso; e 
tradusse alcune commedie latine ^ fra cui 
F Àulularia di Plauto, ed altre dal Greco, 
le quali non vennero mai stampate. Si dilet- 
tò anche delle Matematiche, sì che il Car- 
dano lo ammirò grandemente ; e forse per 
questa scienza, e per essersi in età avan- 
zata dedicato alla Astrologia giudiziaria, 
di cui si hanno in luce alcuni opuscoli 
sotto il nome di Tricasso Mantovano , o 
di Tricasso de'Ceresari, entrò fra il volgo 
la opinione, che fosse egli ministro di sorti- 
legi, e c ^ e c °M a Magìa edificasse in una 
notte sulla via della Pradella il suo Palazzo, 
che fu poi denominato del Diavolo (2). Ma 
più grave perdita fecero i Mantovani per 
la morte di Luigi Gonzaga, cui fu dato il 
sopranome di Rodomonte. Ebbe egli per ge- 
nitori Lodovico Signore di Gazzuolo, e Fran- 
cesca Fieschi da Genova, dai quali fu al- 
levato in ogni maniera di studj. Compiuto 
il quarto lustro passò alla Corte di Spagna, 

(1) Stor. della Lett. hai. T. "VII. p. 649 

(2) Diario di Mantova del 1788, Bettinelli 
eit p. 11&, « Mm. mss. 



io STORIA DI MANTOVA 

i5d2 ove fece palese una robustezza straordi- 
naria fi); andò poi nel i522 coli' Impe- 
ratore Carlo V. neir Inghilterra, e tre an- 
ni dopo venne in Italia. Come Capitano 
degl'Imperiali fu costretto nel 1527 a por- 
tarsi ai danni di Roma; ma seppe con de- 
strezza mettere in salvo il Papa Clemente 
VII; che a mala pena avea potuto rifu- 
giarsi in S. Angelo. Quattro anni appres- 
so si ammogliò con Isabella Colonna tiglia 
del Duca di Trajetto, e di Fondi, dalla 
quale ebbe quel Vespasiano, che fu Duca 
di Sabbioneta. Ma come Capitano generale 
di S. Chiesa essendo entrato vittorioso in 
Vicovaro, ferito di archibugio dovette mo- 
rire ai 3 di Dicembre contando 33 anni 
di vita (z). Né solamente si aveva egli ac- 
quistata gloria fra le armi: che fu aman- 
te delle belle Lettere, e poeta non ordi- 
nario , come ne convince la lettura delle 
sue rime , che si trovano fra le Stanze di 
diversi raccolte dai Dolce, e dopo la vita 
scrittane dal P. Allò (3). 

(1) Scifionis Gonz. Comment. L. L p. 7. 

(2) Il Muratori Ann. d } hai., V Amadei , e 
qualche altro mettono la morte di Luigi Gonzaga 
detto Rodomonte nel 1 533, ma l'ultimo testamento 
di lui, il DAINO cit , il Fa rollìi Vita di Vespa- 
siano mss. e i documenti di questo Archivio segreto 
la conierinano avvenuta nel i53a. 

(3) Si possono consultare V Affo stesso, e il 
TixAJtoscm cit- T. Vìi. p. 86. 



LIBRO UNDECIMO n 

III. Non si tosto fu conchiusa nella Cit- i532 
tà di Bologna tra Carlo V*, il Sommo Pon- 
tefice, Ferdinando Re de' Romani, e i Duchi 
di Milano, e di Ferrara per la tranquilli- 
tà dell' Italia una Lega, in cui vennero 
compresi anche i Duchi di Savoja, e di 
Mantova; r Imperatore ai 28 di Febbrajo 
dell'anno mdxxxiii. si mosse alla volta ^33 
di Genova (1) dove fu accompagnato dal 
Cardinal Ercole Gonzaga nella qualità di 
Legato (2), e d' onde s' imbarcò per la 
Spagna, sospettando i torbidi, che dalla 
Francia occultamente si apparecchiavano. 
Mentre a Mantova succedevano le più gran* 
di allegrezze per la nascita di Francesco 
primogenito del Duca, avvenuta ai io di 
Marzo (3); Giangiorgio Marchese di Mon- 
ferrato trattava di prender moglie: e in- 
fatti il di 29 del mese stesso a Ferrara 
sposò Giulia figliuola d' Isabella già Re- 
gina di Napoli, Ma forse il matrimonio 
accelerò il termine de' suoi giorni; peroc- 
ché assalito da parosismo cessò di vivere 
T ultimo giorno di Aprile, rimanendo in 
esso lui estinta la maschile discendenza 
de' Paleoioghi: e allora gF Imperiali pre^ 

(1) Muratori Ann. d' hai. 

(2) Ray n aldi Ann. Eccl. T. XIII, p. 297» 

(3) I nostri Storici sono concordi coi docu- 
menti deir Archivio segreto. 



12 STORIA. DI MANTOVA 

i533 sero possesso dei Marchesato a nome di 
Carlo V., cui apparteneva di giudicare a 
chi si avesse a darne l'investitura fi), li 
nostro Duca, intento sempre alla sicurez^ 
za del proprio Stato, avea quest 1 anno co- 
strutto il gran bastione, che dovea difen^ 
dere la Città dalla parte di Porto (2); ma, 
di ciò non pago, fece dar principio alla 
Cittadella, e cingere di mura quel Borgo» 
servendosi dell'opera di Carlo Nuvoloni 
Ingegnere nostro Concittadino (3): il qual 
lavoro ebbe a riuscire eccellente. Anche 
quest* anno fece Mantova la perdita di un 
illustre suo figlio, cioè di Frate Sisto Loca- 
telli, più conosciuto sotto il nome di Sisto 
da Rivarolo, ove era nato nel 1463 da ge- 
nitori di onorevole condizione. Nella età 
di 17 anni vesti l'abito Francescano, e si 
distinse negli studj, e nella pietà; e ben 
presto si diede alla predicazione in molti 
luoghi d' Italia, traendone il maggior pro- 
fitto spirituale. Acquistò al suo Ordine i 
Conventi di S. Sebastiano in S. Martino 
dall' Argine, di S. Maria Maddalena in Isola 
della Scala, e di S. Maria delle Grazie in 

(1) Muratori Ann. d' hai, Denina RìmoL 
d'hai. L. XXi e. VI. 

(a) Sul bastione era vi un marmo colle parole 

OrVS INCEPTVM ANNO CHR1SI1 MDXXXDI. 

(3) Memorie tnss. 



LIBRO UNDECIMO iS 

Valdagno sul Vicentino; e dopo avere eretto x 533 
in Rivarolo il Monte di Pietà, ed essere 
stato più volte Guardiano in S. Francesco 
di Mantova, qui passò a miglior vita ai 17 
di Novembre, e fu sepolto in una Cappella 
a posta ivi fabbricata a comodo del popolo, 
che accorreva a venerarlo come beato (1). 
Essendo poi stata soppressa la Chiesa 
di S. Francesco in Mantova, fu nel 1799 
il corpo di Frate Sisto trasportato nella 
Chiesa Parrocchiale di Rivarolo (2). U an- 
no mdxxxiv. si ristaurò la Chiesa di S. 1884 
Stefano per opera di Monsignor Filippo 
Arrivabene Nobile Mantovano, Arcivescovo 
di Malvasìa, e Suffraganeo del Cardinal 
Ercole Vescovo di Mantova (3): e in pari 
tempo la Marchesa Isabella , come erede 
di Margherita Maroscelli vedova di Sigi- 
smondo de' Cantelmi Duca di Sora, comin- 
ciò a far erigere la Chiesa di S. Maria 
della Presentazione, che poi fu detta del- 
la Cantelma (4); mentre le Monache di S. 

(1) Donesmondi cit. p. i56j, Wadding Ann. 
T. TTIIIi al i53 7 N. i5, e Amadei cit. p. 58i. 

(2) Mem, mss. 

(3) Amadei cit. T. I. p. 582, Donesmondi 
cit. P. IL p. i5 7 . 

(4) Il monumento sepolcrale di Margherita , 
insieme a quelli di Ercole , e di Francesco suoi 
figlj , fu inalzato nella detta Chiesa della Can- 
telma; ma nel 1799 fu di là traslocato nella Ba- 
silica di S. Andrea per salvarlo da prossima di- 
struzione. 



H STORIA DI MANTOVA 

Agostino presso alla Chiesa di S. Spirito- 
atterrando un loro Oratorio si fabbricava- 
no la Chiesa di S. Mattia Apostolo (i), 
ì535 Anche il nostro Duca Y anno seguente 
chiamò i Cappuccini nella terra di Mar- 
minolo, ove poi fece alzare un Convento; 
e in Mantova gettò i fondamenti del Pio 
Luogo della Misericordia , dotandolo di 
rendite per sostentare i fanciulli, che pri- 
vi dei Genitori, e abbandonati, vivevano 
in continuo pericolo (2). 

IV. Ma gli affari dell' Italia a poco a 
poco inviluppandosi facevano prevedere 
un prossimo turbamento. Morto il Papa 
Clemente VII., eragli succeduto il Cardi- 
nale Alessandro Farnese, che si appellò 
Paolo 111. ; il Re di Francia sentivasi sem- 
pre tocco della grandezza di Carlo V., né 
avea sentito senza rammarico il recente ma- 
trimonio del Duca di Milano colla iigliuo- 
la del Re di Danimarca; e lo stesso Im- 
peratore per diminuire la potenza degli 
Ottomani avea con grandi forze fatto tra- 
gitto in Affrica, e rotta T armata del Bar- 
barossa erasi impadronito di Tunisi: quan- 
do morì senza prole Francesco Sforza a 
Milano; e gl'Imperiali occuparono quel 



(i) DONESMONDT, C ÀMAD11 Qlt.y C Mem. mss, 
(a) Doaesmondi rie 



LIBRO UNDECIMO i5 

Ducato a nome di Carlo V. (r). Francesco i535 
Re di Francia non potè più stare a segno; 
e pensando, come gli tornava bene di aprir- 
ei un ampio varco alla conquista del Mi- 
lanese, assalì il Duca di Savoja, e lo cac- 
ciò de' suoi Stati, costringendolo a rifu- 
giarsi in Mantova, e a ricorrere alla pro- 
tezione di Augusto, che trovavasi a Napo- 
li reduce dair impresa delF Affrica (2), e 
che avea creato Vice Eè di Sicilia Don 
Ferrante Gonzaga in premio del suo valore 
straordinario (3) . Nel marzo del mdxxxvi. i£36 
il Re Francesco ripigliò le armi, ed invase 
il Piemonte, e cominciò a molestare il 
Ducato di Milano; ed era per tentare altri 
colpi, allorché il Sommo Pontefice si fram- 
mise, e procurò d' indurlo alla pace. Ma 
1* Imperatore , adirato per quelle mosse 
nemiche, affrettò i suoi Capitani a respin- 
gere le Regie truppe : ed egli stesso con 
forte esercito volò a scorrere la Provenza 
col Duca di Savoja, con Antonio da Leva, 



(1) Muratori Ann. à' hai., e Rer. hai. Script, 
supplem. T. I. p. 1044, e altri. 

(a) Gionta Fioretto p. 82, Murjtori Ann. 
d'hai, e Meni. mss. 

(3) Muratori 1. e. Veggasi il diploma di 
Carlo V. in data del giorno 3 di maggio dell'anno 
1540 riportato dall' Affò Storia di Guastalla 
L. Vili, all' anno i55 7 . 



i536 



16 STORIA DI MANTOVA 

e con Don Ferrante (ij; l'ultimo dei 
quali, benché i Cesarei venissero ridotti a 
mal partito, col nerbo della Cavalleria, 
che serviva di retroguardo, ruppe un cor- 
po Francese sotto Bregnuola, e tenne in 
soggezione Giampaolo Orsino, che cercava 
di venire alle mani (2) . Carlo V. per 
togliere al Re Francesco ogni speranza, 
avea ai 5 di Luglio investito il Principe 
Filippo suo filio del Ducato di Milano, e 
della Contea di Pavia (3) : e ritornato a 
Genova, dove accorse subito il nostro 
Duca, con diploma del giorno 3 di Novem- 
bre decise la causa del Monferrato a be- 
neficio di Margherita Paleologa e del Du- 
ca stesso, dichiarando però che al Duca 
di Savoja competevano ottanta mila scudi 
per ragioni dotali, e che a Giulia di Ara- 
gona si dovevano pagare la dote e la do- 
nazione obnuziale (4J . Non indugiò il 
Duca Gonzaga a trasferirsi alla Città di 
Casale accompagnato da un Commissario 
Imperiale: ma alcuni malevoli v' intro- 

([) MuiiAToM Rer. hai. script, supplem. T. I. 
p. 1045, Bbietii Annal. Mundi T. II. P. IV. 
p. i85. 

(a) Roseo Hist. del Mondo L. III. p. 109 e 
• c gg- 

(3) Lunig cit. T. I. p. 53i. 

(4) Lunig cit. T. I. p. 141 3, Dumont Sup- 
plem. Corp. Dipi. T. UT. p. 119. 



LIBRO UNDECIMO 17 

«lusserò le truppe Francesi , che si die- i536 
dero a saccheggiare le famiglie dei par- 
tigiani di lui : e forse le cose sarebbe- 
ro ite a mal fine, se il Marchese del Va- 
sto, che era Capitano generale di Carlo V., 
non si fosse mosso da Asti, e ajutato dal 
presidio del Castello non fosse entrato in 
Casale, ove fece prigioni i Francesi, e pu- 
lii i Cittadini colpevoli ; e il Duca ai 29 
di Novembre ottenne il desiderato posses- 
so col titolo di Marchese del Monferrato 
(1). In questo anno medesimo la Cbntes* 
sa Polissena de' Castiglioni Boschetti face* 
va ristaurare in S» Andrea la Cappella di 
S» Longino, adoperandovi il nostro pittore 
Rinaldo Mantovano; e si lavorava da Giu- 
lio Pippi nella magnifica Cavallerizza di 
Corte (2) . Intanto il Duca Federico ri- 
volgeva il generoso suo animo alla edu- 
cazione del figlio; e, quantunque fossa 
questi nella età di soli tre anni, volle as- 
sicurargli la istruzione de' più insigni Mae- 
stri. Al servizio della Marchesana Isabella 
era quel Timoteo Bendidio Ferrarese, che 
distinguevasi nella Poesia (3) ; il Cardi- 

(1) Muratori Ann. d' hai., Amadei Scor. 
mss- di Mant. T I. p 579. 

(2) Antoldi Guida di Mant. p. 18, %\ e 53, 
e Mem. mss. 

(3) Mazzucchelli Scrit. d' hai T II. p. 797, 
TiBABoscm ci*. T. VI. p. 11 33, Andres Catal. 
de* Cod. Capilupi p. 224. 

Tom. III. » 



i8 STORIA DI MANTOVA 

i536 tial Ercole procurava di ridurre a Manto-' 
va Candido Albino erudito nelle lingue 
della Grecia e del Lazio, buon Oratore e 
Poeta (i): e il Duca col mezzo del cele- 
bre Monaco Benedettino Don Gregorio 
Cortese, che divenne poi Cardinale, chia* 
rtiava da Padova V insigne Benedetto Lam- 
pridio Cremonese collo stipendio di tre- 
cento ducati, oltre Y abitazione e le spese 
per tre persone (2) . Con Bolla di questo 
anno in data de' 4 di Giugno il Sommo 
Pontefice, superati non pochi ostacoli, in- 
timò il Concilio generale da tenersi in Man- 
tova come Città sicura, comoda, e copio- 
sa di buone abitazioni , e circondata di 
fertile Territorio (3) ; e con altra Bolla 
t 53« de' i5 di Febbrajo del mdxxxvii. eccitò il 
nostro Duca ad allestire quanto dovesse 
occorrere pe' Cardinali, Vescovi, Principi, 
ed Oratori, trasmettendogli ai 21 di Mar- 
zo in attestazione di gratitudine la Rosa 
d' Oro, che il Papa solea benedire ogni 
anno alla quarta Domenica di Quaresima. 



(1) Mazzucchelli cit. T. I. p. 334, Tira- 
boschi cit. T. VII. p. 2089. 

(2) Cortese Opnsc. T. I. p. 104, Tiraboì chi 
cit. T. VII. ]>. i85i. Mal si appose il Bettinelli 
1. e. p. 78 dicendo , che il Lampridio venisse t 
Mantova nel 1540. 

(3) Raynaldj Ann. Eccl. T. XIII. p. 411. 



LIBRO UNDECIMO 19 

Ma il Duca, non estimandosi abbastanza i55? 
forte a guarentire la tranquillità dei suo 
Stato dai tanti armati, che sarebbero in- 
tervenuti col seguito dei molti Principi, e 
Signori di tutte le parti d' Europa ; sup- 
plicò il Sommo Pontefice a spedirgli trup- 
pe, e denari per mantenerle : la qual co* 
sa non convenendo alla libertà del Con- 
cilio, costrinse il Papa a prorogarlo, e a 
cercare altra Città che fosse a tutti soddis- 
facente ( 1 ) . Nuovo giubilo apportò ai 
Mantovani Tanno mdxxxviii. per la na- i538 
scita di Gulielmo, che fu poi terzo Duca 
(2); e pel compimento della Dogana, che 
venne aperta sulla Piazza de' Birri a 
pubblico benefizio (3) . Le Canonichesse 
Lateranensi, da cinquantanni stabilitesi nel 
Borgo di S. Giorgio, cominciarono a fab- 
bricare la loro Chiesa sotto il titolo del- 
l' Annunciata , la quale però non giunse 
a termine che dopo assai lungo tempo (4). 
Cade ora in acconcio di parlare di Batti- 
sta Fiera nostro Letterato, che morì n,el- 



(1) Raynaldi cit. p. 4*6 e segg., Muèatori 
Ann. d'hai., DonesmoNdi cit. P. IL p. 160. 

(2) Gionta cit. p. 82., Daino cit., e Mem. 
mss. 

(3) Mcm. mss.> Bettinelli Lett, e Art. 
Mant. p. ia6, Amadei cit. T. I. p. 585. 

(4) Donesmondi cit. p. 16 a, Amadei 1. e. 



so STORIA DI MANTOVA 

tS38 T armo corrente. Da giovanetto si dedicò 
alla Filosofia, e alla Medicina, e indirizzò 
al Cardinale Riario un opuscolo latino 
sulla Pestilenza. Attese in progresso alla 
Letteratura, e alla Teologia ; e scrisse con- 
tra il Pomponazzo sulla immortalità del- 
l' Anima un Trattato, in cui si mostrò più 
mordace che ragionevole : compose un 
dialogo intorno alla Predestinazione; e nel 
i522 pubblicò il Poema sulla Umanità di 
Gesù' Cristo, dedicandolo al Sommo Pon- 
tefice Adriano VI. Ciò nulla ostante si 
applicò sempre agli esercizj di Medico, 
ne 1 quali non solamente si acquistò molto 
nome, ma accrebbe d'assai le proprie ric- 
chezze: e nel i5i5 e nel 1524 stampò 
diverse operette di medicina , alle quali 
univa sempre i versi latini, che compone- 
va di mano in mano, e che nel i537 fi*" 
rono pubblicati in un volume in foglio a 
Venezia. Niccolò d' Arco (1), e Giulio 
Cesare Scaligero lo attaccarono fortemente 
per la sua durezza di stile, e per la poca 
felicità delle immagini : e dittata si riscon- 
tra un verseggiare gonfio, ed insulso che 
conduce alla noja . Invitato a Roma dal 
Papa Giulio lì. vi andò con onorevole 
provvisione, e divenne Archiatro di Leo- 
ne X., dopo la morte del quale rivide la 

(1) Numeri L. III. N. i5. 



LIBRO UNDECIMO ai 

Patria, ove terminò i suoi giorni nella età 1 538 
di cinquantanove anni. Egli fu, che inal- 
zò T Arco presso il Ponte di S. Francesco 
collocandovi i busti di Virgilio, del Mar- 
chese Francesco Gonzaga, e di Battista 
Spagnuoli ; e volle essere sepolto appiè 
dell'Arco medesimo verso la Chiesa (i). 
Il dì i. di Ottobre morì Francesco Maria 
della Rovere Duca di Urbino, e marito di 
Leonora sorella del nostro Duca (2); e 
ai 4 del successivo Novembre il fiume Pò, 
rompendo V Argine a Mirasole, tornò ad 
inondare miseramente le Campagne di 
Gonzaga, Revere, e Sermide. (3) . 

V. Mentre a Ferrara si facevano grandi 
Feste pel matrimonio di Don Francesco fra- 
tello del Duca Ercole con Maria di Cardo- 
na Marchesana della Padula; morì a Man- 
tova in Corte Vecchia la notte successiva 
al dì i3 di Febbrajo dell'anno mdxxxix. i539 
Isabella d' Este vedova del Marchese Fran- 
cesco Gonzaga, e Madre del Duca Federi^ 
co, la quale fu sepolta nella Chiesa dì 

(1) Diario di Mantova del 1^83, TirAboschi 
€it. T. "VII. p. 181 a, Bettinelli cit. p. 99. 

(2) Alessandro Sardi , citato dal Mvbatobi 
Ann. d' Ita}., dice, che il Puca d'Urbino morì di 
veleno propinatogli da Luigi Gonzaga detto Ro-^ 
domonte. Ma abbiam provato abbastanza, che 1} 
Gonzaga era morto sei anni avanti, cioè nel i53?* 

f*) Memorie mss* 



22 STORIA DI MANTOVA 

l539 S. Paola. La perdita di questa Donna, la 
quale fu tanto insigne per pietà, per pru- 
denza, per amore verso i suoi Sudditi, e 
per una soda splendidezza nel favorire le 
Lettere, e le Arti, gettò il più profondo 
cordoglio nel cuore de' Mantovani , che la 
consideravano come loro benefattrice, e 
loro sostegno, e come una maraviglia del 
secolo (1): e ben presto i Cittadini sen- 
tirono gli effetti della mancanza di cotale 
Eroina; perocché il Duca, il quale dal pro- 
prio buon animo, e dal suo pacifico sen- 
timento misurava quello degli altri, si la- 
sciò facilmente circondare da alcuni Mi- 
nistri che oppressero la Patria con abusi t 
con prepotenze, con ingiustizie (2). Ciò 
non pertanto, siccome la Tregua stabilita 
fra Carlo V,, e il Re Francesco avea ri- 
messa la traquillità nell'Italia; così pres- 
so noi con maggiore alacrità progredivano 
gli abbellimenti della Patria medesima: 
e diffatti erano appena compiute le ma- 
gnifiche opere nel Palazzo del Te, che si 
diede mano ad altre eccellenti nelT ap- 
partamento di Corte-, ove Giulio Romano 
coli' ajuto del nostro Rinaldo si fece a 

(1) Ogni Storico di quel tempo ne parlò sem- 
pre con somma venerazione , e noi le più volte 
ne abbiamo accennato i pregi nei Libri IX. e X. 
di questo Compendio. 

(a) Memorie mts. 



LIBRO UNDECIMO 2Ì 

dipingere a fresco i più interessanti avveni- l &*) 
menti delia guerra di Troja: nella quale 
impresa e per eleganza, e per robustezza , 
e per verità di maniere riuscì in tutto 
mirabile (t). Si terminò anche di cingere 
di mura il Borgo di Porto, sì che per 
essere difeso dalle acque del Lago, e da 
propugnacoli divenne una fortissima Cit-* 
tadella (2) ; e lo stesso Carlo Nuvoloni , 
che avendo a tale opera presieduto si era 
meritato il titolo di Cavaliere, iqtraprese 
il risarcimento del Ponte di S. Giacomo , 
ove restrinse ¥ Alveo della fossa, che at- 
traversa la Città, per dirigere il corso 
dell" acque a comodo de' diversi Editìzj y 
che vi si andavano fabbricando (3) . In 
egual tempo V Abate di S. Benedetto di 
Polirone, che era il chiarissimo Gregorio 
Cortese, prevalendosi della eredità lino 
dal t5oo lasciata a quel Monastero da 

(1) Il Cavaliere Mejvgs Opere T. I. p. 146 
tacciò Giulio Romano di un gusto duro e freddo, 
e di timidezza nei lavori della Sala di Troja , 
benché li dichiari poi liscj e finiti. Tutti pero 
gl'Intelligenti, che accorrono ad esaminarli, non 
saprebbero mai distaccarsene, né cessare di som- 
mamente lodarli. 

(a) Amadei cit. p. 591, e Mem. mss. 

(3) Amadei cit. p. 589, Bettinelli cit. p. 14^ 
e la iscrizione marmorea che esisteva a fianco del 
Ponte. 



24 STORIA DI MANTOVA 

I0 ^9 Lucrezia Pico della Mirandola moglie del 
Conte Gherardo di Aragona d' Apiano , 
fece dar principio alla magnifica nuova 
Chiesa, che oggidì pur sussiste, e alla cut 
erezione vigilò Giulio Pippi, fino a che do- 
po cinque anni ebbe il suo compimento 
( i ) . Ai 3 di Ottobre Don Ferrante Gon- 
zaga, previo T assenso di Carlo V., e del 
Senato di Milano, giunse ad ottenere F ac- 
quisto della Contea di Guastalla con tut- 
te le artiglierie, e gli attrezzi militari, che 
esistevano nella Rocca, sborsando alla 
Contessa Lodovica Torelli ventiduemila 
duecento ottanta Scudi d" oro Italiani, e 
comperando dai figliuoli dei Conti Federi- 
co, e Lodovico Torelli tutti i beni allo- 
diali, che loro appartenevano in quel do- 
minio : e sul finir del mese di Dicembre 
andò egli a prenderne il possesso ; ne die- 
de il Governo al Cavaliere Alessandro 
de* Donosinondi ; e poi si diresse in Ger- 
mania chiamatovi dall' Imperatore, il qua- 
1640 le con diploma dei 3 di Maggio del mdxl. 
stando in Gante donò al medesimo Don 
Ferrante le miniere di Allume sul fiume 
Niso con un territorio di venticinque m}- 



O) Luchino Cranica di Matilde Gap. XC. 

pt io3, il Calendario Poliron. p. 65, e le Memo- 
rie in marmo esistenti a S. Benedetto. 



LIBRO UNDECIMO a5 

glia in Sicilia (i) . In tale epoca appunto 1540 
il Duca nostro cadde ammalato 1 e non 
potendosi riavere, si trasferì per consiglio 
de' Medici nel suo delizioso Palazzo d$ 
Marmirolo; ove ben presto si vide al ter- 
mine de' suoi giorni. Dispose allora per 
testa mento, che il primogenito Francesco 
gli avesse a succedere nel Principato, e 
che agli altri suoi figliuoli Gulielmo, Lo- 
dovico, ed Isabella fossero corrisposti ot- 
tomila annui Ducati per ciascheduno : or- 
dinò il 27 di Giugno, che fosse totalmen- 
te abolito il Magala ffb , che era una ga- 
bella pei commestibili (2); e nel dì seguen- 
te sul mezzogiorno passò ad altra vita nel- 
la età di anni quaranta: e vestito dell'abi- 
to di S. Francesco ebbe sepoltura nel Co- 
ro di S. Paola f3). È comune opinione 
degli Storici, che il Duca Federico non 
valesse meno de* suoi Antenati nel mestie- 
re delle Armi, e che li superasse di av- 
vedutezza per conservare i suoi Sudditi 
nella pace. Fu amantissimo della sua Re- 
ligione ; leale, e sincero; osservatore gelo- 
sissimo d' ogni sua parola e promessa; pa- 

(1) Affò Stor. di Guastalla L. VII. e Vili, 
il quale ampiamente tratta di queste materie. 

(2) Si vegga il T. II. L. JX. p. 3o5 di que- 
sto Compendio. 

(3) Muratori Ann, d* hai., Daino geneal 
dJ'G.onz., e Mem. dell' Archivio segreto. 



a6 STORIA DI MANTOVA 

1540 ziente ed affabile, ma acuto di mente, 4 
della più soda fermezza. La sua liberalità 
non avea limiti, ma la dirigeva sempre a 
vantaggio pubblico; sì che coli' onorare 
gF Imperatori ottenne privilegi , e ampli- 
ficazione de' suoi Stati ; colla erezione di 
insigni Fabbriche diffuse nel popolo P in- 
dustria, e il guadagno ; e col premiare ge- 
nerosamente i celebri Artisti abbellì Man-: 
tova delle loro opere, e sparse ne' Cittadi- 
ni lo studio delle Arti belle,, onde sorsero 
gP ingegni , e si andarono perfezionando 
le comodità della vita (1). Due cose però 
debbono a Federico rimproverarsi; V una 
è la notoria sua corrispondenza con Isa- 
bella Boschetti, dalla quale ebbe due figlj, 
(2) ; P altra è P essersi troppo dedicato 
personalmente a sorvegliare i lavori nelle 
suddette Fabbriche , lasciando ad alcuni 
suoi favoriti P amministrazione della Giu- 
stizia*, i quali, come testé dicemmo, abu- 
sarono della confidenza del Principe. 

VI. Il giorno 5 di Luglio nella con- 
sueta forma solenne sulla Piazza di S. 
Pietro, fu acclamato Duca Francesco in 
età di poco più di sette anni* ma la Reg~ 

(1) Agnelli Maffei Ann. di Mant. L. XI. 
e. Vili. j). 879, Guazzo Cronica j>. $j$, Amadei 
cit. p. 5(^3, ed altri. 

(a) Po* siivi no Gonzaga L. VII. p, 7^6. 



LIBRO UNDECIMO a 7 

genza restò in mano del Cardinal Ercole 1840 
suo Zio , il quale dal defunto Federico 
era stato eletto per tutore del Figlio in- 
sieme a Don Ferrante , e alla Duchessa 
Margherita (1). Il Cardinale adunque di 
concerto colla Cognata , e a nome del 
nuovo Duca, si accinse con tutto V animo 
al difficile incarico : e siccome non avea 
pari nella prudenza , e nella cognizione 
del cuore umano; così ben presto pose i 
solidi fondamenti del suo giusto e savio 
governo. E prima di tutto cambiar volle 
in gran parte gli Ufficiali addetti alla Corte, 
de 1 quali un buon numero fu cacciato ia 
bando , ed altri in carcere ; e fra questi 
ultimi il Sindaco Antonio Delfino, e Carlo 
da Bologna, convinti di estorsioni, e di 
sceleraggini , andarono condannati al pa- 
tibolo (2) : regolò in appresso la maniera 
di tener le udienze , e di giudicare negli 
oggetti criminali e civili; restrinse il po- 
tere del Giudice dei Dazj , e delle Appel- 
lazioni ; stabilì norme per le entrate Du- 
cali; ed elesse persone integerrime a pre- 
siedere alla formazione di una statistica 
de' sudditi , e dei bestiami del Mantova- 
no f3). Né attese unicamente alla Politica, 

(1) Nell'Archivio segreto esistono i documenti- 
(a) Possevini cit. p. 738, e Mem. mss. 
(3) Queste Leggi, o Editti esistono nelle patria 
collezioni, che si appellano Gridarj* 



38 STORIA DI MANTOVA 

1540 e a fare esattamente eseguire i nostri Sta- 
tuti; ma volle eziandio provvedere contro 
al mal costume , onde col materiale del- 
l' abbandonata Chiesa di S. Maria Mad- 
dalena, che esisteva fuori della Porta Pra- 
ilella, fece inalzare a canto al Pio Luogo 
della Misericordia un piccolo Convento 
con un Oratorio sotto il nome di quella 
Santa per ricoverarvi le femmine conver- 
tite (1). Inoltre si accinse a riparare la 
Città; e per mostrarsi grato a Giulio Ro- 
mano, il quale avea rifiutato di portarsi 
a Roma allo stipendio del Papa , lo co- 
stituì Prefetto delle acque, e degli edifizj; 
e gY impose di regolare il piano delle vie 
pubbliche, come avesse meglio creduto, 
acciocché rimanessero difese dalle frequen- 
ti inondazioni, e più salubri divenissero 
le abitazioni dei Cittadini. E , a dir vero, 
Giulio, che per la munificenza de' Gon- 
zaghi godeva un' annua rendita di oltre a 
mille Ducati, si mise air opera colla mas- 
sima diligenza : e in pochi anni asciugando 
stagni e paludi , rialzando e dilatando 
strade, e aprendone di nuove, risarcendo 
case e atterrandone altre, costruendo sot- 
terranei condotti , e facendo tante simili 
cose, cambiò quasi tutta la faccia di Man-» 



(l) D0NESM0NDI Cit. p« l65. 



LIBRO UNDECIMO 29 

tova, sì che più non pareva l'antica (1). *54© 
Essendo morto quest* anno Benedetto Lam- 
pridio, gli succedette Candido Albino nella 
qualità di precettore del Duca , e de' fra- 
telli di lui (2) : e della scelta è da lodare 
il Cardinale; perocché F Albino era dot- 
tissimo^ e nelle belle Lettere e nelle Lin- 
gue (3) superava Niccolò Franco da Bene- 
vento 1 che tenea privata Scuola in Man- 
tova, e che avea fama di scostumato (4). 
Era passato da questa vita anche Giovanni 
Benivolo , o Buonavoglia , che dopo la 
metà del secolo XV. avea tratto i natali 
a Pietole 5 e che avendo insegnata Retto- 
rica a Pesaro, era fino dal i5o6 divenuto 
Arcidiacono di quella Cattedrale : e di esso 
ne giova fare menzione , perchè fu autore 
del poema in sette libri di versi eroici in- 
titolato Gonzagium monumentimi, in cui 
encomia le azioni del Duca Federico, e 
che per eleganza di stile e per le notizie 

(1) Bottani descriz. del Te p. 19, Betti nel* 

li cit. p. 82, e diversi scritti de' nostri Archivj. 

(a) Mazzucchelli Scritte hai T. I. p. 334, 

TlRABOSCHl 1. C. p. 2089. 

(3) Archii Numeri L. II. carm. »3. 

(4) TmABOscm cit. p. i53a. Il Bettinelli 
1. e. p. 78 nota, che il P. Andrea Franco istruisse 
il Buca a Quingentole ; ma, non avendo mai po- 
tuto ritrovare nessuna notizia di Andrea , dubi- 
tiamo che il Bettinelli non sia Caduto in equivoco. 



3o STORIA DI MANTOVA 

1540 storiche de' suoi tempi sarebbe meritevole 
della stampa (1). Intorno a quest'anno fu 
istituita in Casale di Monferrato F Acca- 
demia degli Argonauti, i quali fecero stam- 
pare in Mantova pel Ruffinelli nel 1547 
diversi Dialoghi, e Rime (2) -, e forse tale 
Accademia è quella stessa che il Doni (3) 
disse fiorente in Mantova ai giorni suoi: 
ma più veramente la nostra patria fioriva 
allora nei disegno e nella pittura. La lun- 
ga dimora, che vi avea fatto il Mantegna, 
e il pregio, in che tenuti erano i suoi di- 
pinti, aveano allettato a studiar quelle 
Arti; e alla Scuola di Giulio crebbe vie 
maggiormente il fervore per esse in guisa, 
che ad un tempo stesso forse in verun' al- 
tra Città Lombarda non si trovò V egual 
numero di lodevoli Artisti. E a convali- 
dare F argomento, poiché in un compen- 
dio non v' ha campo di trattenervisi più 
a lungo, sia bastante il far cenno di un 
Ippolito Andreasi, di Lorenzo e Luigi Co- 
sta fratelli di Girolamo, di Teodoro Chigi, 
di Fermo Guisoni, e di Rinaldo Mantova- 
no, tutti discepoli di Giulio ; i quali ar- 
ricchirono dei loro lavori i Templi, e le 
abitazioni de' Cittadini, e le Sale dei Pnn- 

(1) Il Poema è custodirò nella pubblici Bi- 
blioteca. 

(a) TìnAEOscm cit. p. *a6. 

(5) Librerìa Tratt. UT. p. 1^6 



LIBRO UNDECIMO 3i 

eìpi, e dei Magistrati, e per sino Y esterno *54* 
degli edifizj (i): molte delle quali pitture 
tuttavia rimangono; e di altre, fra cui le 
migliori, fummo, non ha molti lustri, spo- 
gliati dalla rapacità di Stranieri, che ne ab- 
bellirono le oltramontane pinacoteche (2)* 
VII, Colla morte di Lodovico Gonzaga 
di Bozolo, avvenutali dì i del Luglio, si 
fece luogo alla successione di Vespasiano 
Gonzaga figliuolo di Rodomonte nel Prin- 
cipato di Sabbioneta. Siccome però insorta 
era fra Isabella Colonna madre di Vespasia- 
no e la costui zia Giulia Gonzaga la quistio- 
ne a chi di esse due appartener dovesse la 
educazione di lui, che non contava ancora 
la età di dieci anni; così Y Imperatore, al 
quale spettava di dargli la investitura, de- 
putò il Cardinal Ercole, e Don Ferrante per 
Amministratori di quello Stato, il che si ri- 
leva da Diploma in data 6 di Settembre 
del mdxli; e fu deciso, che il giovanetto - 
fosse consegnato a Giulia, che il condusse 

(i) Il Vasari Vite de* Pittori in diversi luoghi 
e specialmente nella "Vita di Giulio Romano, trat- 
ta delle Opere del Te, e della Corte, e de' nostri 
Artisti. 

(2) Abbiamo già in pronto di molte e buone 
notizie su questi oggetti; le quali, se Dio ne dà 
vita , pensiamo fra qualche anno di pubblicare 
in un breve Corso di Storia della Mantovana Let- 
teratura. 



32 STORIA DI MANTOVA 

1541 a Napoli per farlo istruire (1). Dopo ciò 
per quest' anno niente altro resta a sape- 
re, se non che agli 8 di Marzo era dalla 
Duchessa vedova Margherita nato il po- 
stumo Federico (2); e ai i3 di Agosto ven- 
nero spediti Girolamo de' Medici, Cesare 
Gonzaga, Sigismondo della Torre, e Gio- 
vanni degli Agnelli a chieder pel Duca 
la Investitura del Ducato di Mantova, e 
del Marchesato di Monferrato, e a giurare, 
la debita fedeltà al medesimo Carlo V. (3)< 

1542 Ma il seguente anno mdxlii. recò gravis- 
simi danni alla Lombardia, in cui dalle 
parti del Levante e del Settentrione giun- 
se a fermarsi infinito numero di Locuste, 
che devastarono i seminati (4), il qual 
flagello fu in qualche maniera diminuito 
nel nostro territorio per le cure del Car- 
dinale, che con Editto del 17 di Settem- 
bre ordinò a tutte le Comunità di ucci- 
dere quegl' insetti, e di subito sotterrarli 

(1) Memorie dell 1 Archivio segreto; e Affò 
Vita di Vespasiano. 

(a) Come lo attestano il Daino cit., e le carte 
dell' Archivio segreto * onde si convincono d'er- 
rore il Gionta, e V Amadei , che notarono la 
nascita al 1S40. 

^3) La procura a Rogito di Odoardo Stivini 
esiste nel detto Archivio. 

(4) Roseo cit. L. IV. p. 170, Mubatoiii Ann. 
d* hai 



LIBRO UN DECIMO 33 

(i). Oltre a che sul principio di Luglio l *^ 
il Re di Francia mosse da quattro lati 
fiera guerra ali* Imperatore, e per deside- 
rio di vendetta non si vergognò di chia- 
mare nel mare Ligustico la flotta degli Ot- 
tomani, che poi cagionò ruine alle Terre 
marittime de' Cristiani (2), senza dar van- 
taggio alla Francia. AIT annunzio de' qua- 
li movimenti ostili Y Augusto Carlo nel- 
V anno mdxliii dalla Spagna passò in Ita- |£,$ 
ìia, e a Busseto tenne lungo colloquio col 
Sommo Pontefice; e poi si trasferì a Can- 
neto accoltovi da tutta la famiglia Gon- 
zaga con molti onori: nel qual Castello, 
dopo avere pubblicamente coronato di al- 
loro Giampietro Penci Mantovano, con- 
chiuse il matrimonio da effettuarsi a suo 
tempo tra il Duca Gonzaga, e Catteriua 
d'Austria figliuola di suo fratello Ferdi- 
nando Re de' Romani; e in quella circo- 
stanza porgendo al Duca un anello d'oro, 
lo confermò nel dominio degli Stati del 
padre, rilasciando a lui la Investitura con 
Diploma del giorno seguente, che era il 
28 di Giugno, dal Castello di Medile, stan- 
do nel!' abitazione di Francesco Zappagli^ 



(1) 1/ Editto è nel Mentovano Gridario». 

(2) Muratoti cit,, Bautix Ajin. Mundi ? e 
altri. 

Tom. IlL $ 



34 STORIA DI MANTOVA 

IS48 cui volte crear Cavaliere (!)* Anche il 
Sommo Pontefice Paolo III. da Busseto 
venne sul Mantovano per vedere il cele- 
bre Monastero di Polirone; e colà si tro- 
vava certamente sul cadere del Giugno 
stesso, e non in Aprile come altri scris* 
sero (2)* E poiché abbiamo testé fatto un 
cenno di Giampietro Penci, di cui non si 
conosce V anno della morte ; daremo qui 
alcun conto di lui. Nacque egli in Man- 
tova di famiglia non illustre, ma comoda; 
e da giovane col fratello Paolo andò pres- 
so lo Zio Filippo Pincio , che esercitava 
gl'arte della stampa a Venezia, dove stu- 
diò le belle lettere, e la Filosofia. Secondo 
che si usava dagF Individui dell' Accade- 
mia del Pontano, latinizzò il suo nome 
chiamandosi Giano Pirro Pincio, e passò 
maestro di Grammatica a Trento, ove tut- 
tavia dimorava nel 1 5 1 4, e dove lasciò il 
figlio Lucio Romolo, che vi divenne Ca- 

(1) Il diploma sta nelF Archivio segreto. 
Daino cit. Agnelli cit. L. XI. e. IX. p. 880. 
Erra quindi il Possevino Gonz. L. "VII. p. 742, 
mettendo avvenuto in Medole l 1 affare del matri- 
monio. 

(a) LuccMNO Cronica di Matilde e. XCIII. 
p- 167-, A ma dei Stor. ms. di Mant. T. I. p. 599. 
Ma il Do nes mondi I. e. p. 170. confuse le epoche 
e le circostanze , e trasse in fallo chi prestò fede 
alla sua narrazione. 



LIBRO UNDECIMO 35 

nonico. Si esercitò da prima in liriche io43 
poesie latine, che esistono inedite in quel- 
la Vescovile Biblioteca (i); e in difesa 
delle quali scrisse il Conte d* Ateo (2): e 
compose in seguito in tre libri il poema 
eroico de navigatione Philippi Hegis in 
Hispaniarriy e poi la Storia de' Vescovi di 
Trento col titolo De gestis Ducum Tri- 
dentinorum (3). E convien dire, che con 
queste opere si avesse acquistata non pò- 
CJ& riputazione; se fu da Carlo V. creduto 
meritevole della coronazione, come abbia- 
mo esposto più sopra (4). Alcune patrie 
memorie assegnano al presente anno la 
traslazione del Corpo di S. Giovanni Buo- 
no nella Chiesa di S. Agnese in Mantova; 
ma altre forse più precise non parlano che 
del trasporto dall' aitar Maggiore di detta 
Chiesa alla Cappella di S. Maria Egiziaca 
in occasione, che tenendosi in S. Agnese 

(1) Bo nelli Monum. Ecch Trid. p* 173. 

(2) Abchii Numeri L. III. Carm. 5. 

(3) 11 Poema nel i53<), e la Storia nel 1546 
furono stampate a Mantova dal Ruffinelli-, e que- 
8t' ultima fu anche data in luce in Trento del 
1648 col titolo di Croniche di Trento. Il Poema 
sembra che fosse incognito al Tiraboschi, il quale, 
non ne ha fatta parola. 

(4) Il Balcianelli Canneti Belatio p. r4, 
mette la coronazione al i$4t, ma Carlo V. in tale 
anno non passò per Canneto. 



a6 STOETA DI MANTOVA 

la Congregazione Agostiniana di Lombar~ 
dia si stabilì di rifare il Coro, che minac- 
ciava di ruinare (i). 
1,544 Vili. L'anno mdxliv. viepiù bollivano 
i furori di guerra nella Germania, e nella 
Francia; e terribili anche alla Italia ne 
sarebbero state le conseguenze, se i Cesa- 
rei non avessero rintuzzate le armi Fran- 
cesi. Né tenue gloria si meritò Don Fer- 
rante, che era Luogotenente generale di 
Carlo V. ; perocché in quindici giorni ri- 
conquistò Lucemburgo, indi prese Ligni 
ed altri luoghi importanti, e pose Tasse- 
dio a S. Desire : nella quale impresa cor- 
se pericolo della vita. Stava egli osservan- 
do i lavori delle sue truppe , quando giun- 
se a trovarlo il Principe d* Oranges : e ap- 
pena Don Ferrante per rispetto gli ebbe ce» 
xluto il suo posto, una cannonata nemica 
colpì T Oranges, che morì sul momento (2). 
Fu nulla ostante costretta la Città ad ar- 
rendersi; dopo di che V Esercito Imperia- 
le a gran passi si rivolse verso Parigi met- 
tendo la costernazione in quella Metropoli 
(3). Sentì allora il Re Francesco la neces- 
sità della pace; e ben presto vennero coni- 

(1) Mem. mss.y alle quali è conforme il Do~ 

NESMONDI Ist, luci. P. IL |). 170. 

(>) Roseo Uut. del Mondo L. V. p. 198. 
(3) Muratomi Ann. d'hai. 



LIBRO UN DECI MG 3? 

binati, mercè le sollecitudini di Ferrante, i0 ^* 
i capitoli, che furono ai 1 8 di Settembre 
sottoscritti in Crespi*, e tra i quali si con- 
tava quello di dare Maria figliuola di Cai> 
lo V. a Carlo Duca d Orleans in moglie, 
colla Dote del Ducato di Milano (t). Per 
la concbiusione di questa pace si fecero 
in Mantova le grandi allegrezze, e si la- 
sciarono andar liberi i Carcerati (2); e 
Don Ferrante, dopo essere stato a compli- 
mentare il Ee Francesco, che lo regalo di 
vasellami d'oro, e d'argento, fece ritor- 
no a Guastalla, dove ai 12 di Novembre 
dal Conte Paolo Fregoso eomperò la Cor- 
te Sa viola detta la Motteggiarla, la qua- 
le fu ridotta a luogo di delizie pei suc- 
cessori Prii ipi di Guastalla (3). Questo 
medesimo anno, essendo Podestà il Cava- 
liere Ascanio Merlo, si cominciò a fabbri- 
care il sostegno, che si chiama Vaso di 
Porto ; il qual lavoro, eseguito ad insi- 
nuazione di Don Ferrante, oltre all'essere 
riuscito eccellente, divise affatto dalla Cit- 
ta il Borgo di Porto, e servi come tuttora 
serve, a regolare le acque dei Laghi (4). 

(0 Affò Stor. di Guast. L. Vili. p f 1,544» 
Denina Fdvol. d'Jtat L> XXI. e IX , Gwyio 
Stor. L. XLV. 

(«0 Mcm. mss. 

(3) Affo eie, e M,em. mss. 

(4; Amadei eie. p. 6o3, Bettinelli ci*, p, 
143 , e Mem. ?nss» 



38 STORIA DI MANTOVA 

l H4 Ai 9 di Dicembre terminò i suoi giorni 
Teofiio Folengo, uno de' più vivaci inge- 
gni delF età sua , e più conosciuto sot- 
to il nome di Merlino Coccaglio. Pres- 
so Mantova agli 8 di Novembre del 1491 
nella Villa di Cipada nacque di nobili 
genitori; e studiò grammatica sul Ferrare- 
se, e la Filosofia in Bologna sotto il cele- 
bre Pomponazzo* Nel i5o,7 vesti V abito di 
S. Benedetto, e dopo due anni ne lece la 
Professione solenne: ma troppo ardente 
era il suo spirito, e troppo era instabile nei 
pensare. Sedotto infatti da passione amo- 
rosa abbandonò il Chiostro, e per oltre a 
due lustri andò vagando in preda de 1 suoi 
pazzi capriccj : e fu in questo frattempo 
che compose e pubblicò nel i5i9 in Ve- 
nezia in versi esametri la sua opera Ma- 
caronica ; la quale, benché bizzarramente 
tessuta di Latino e di voci e frasi del no- 
stro Dialetto latinizzato, divenne in breve 
assai stimata e ricercata da ogni classe di 
persone anche oltremonti; sì che ne segui- 
rono poi non poche altre edizioni. Fu egli 
autore di altro poema romanzesco in ot- 
tava rima intitolato Orlandino, che fu 
stampato a Venezia nel i526 col nome di 
Limerno Pitocco : ma se in ambedue que- 
sti suoi parti è a lodarsi la facilità , e la 
lantasia, e specialmente nel primo la na- 
turalezza e la forza e la verità delle ini- 



LIBRO UNDECIMO 39 

magini, onde nel genere maccaronico il Fo- i<>44 
lengo si acquistò nome di originale; sono 
poi sommamente a rimproverarglisi le scur- 
rilità, di cui ha voluto con sua vergogna 
imbrattarli. Ravveduto in seguito de' suoi 
errori, nel i52Ó si restituì alla Patria, e 
ottenne di essere riammesso nel suo Ordì? 
ne: e allo scopo di riparare agli scandali* 
che avea dati al mondo, stese e pubblicò 
V anno seguente il Caos del Tri per uno^ 
opera mista di prose, e di poesie, ora in 
italiano, ora in latino, e divisa in tre selve, 
in cui dipinge allegoricamente la sua pue- 
rizia, i suoi traviamenti, e la conversione; 
e scrisse un altro poema in ottava rima 
sulla Umanità di Cristo, che fu messo in 
luce a Venezia nel i533. Dal Monastero 
del Promontorio di Minerva nei Regno di 
Napoli, dove si era ricoverato, passò in 
Sicilia; e là compose alcune sacre Trage- 
die, e a richiesta del Viceré Don Ferran- 
te il Poema la Palermita in 48 canti di 
terza rima, che restarono inedite. Final-- 
mente dopo il 1541 chiamato al Mona- 
stero di Campese sul Padovano, ivi cessò 
di vivere colla maggiore rassegnazione (i). 
IX. Fino dal i535 Calvino erasi intro- 

(1) Diario Mant* del 1784, Vita del Folengo 
premessa alle sue Maccaroniche nell' edizione del 

I768.J DONESMONDl Cit. p. I7I., AGNELLI Clt. \h 

881 .,, Tirajsoschi cit. T. "VII. p. 1971, 



40 STORIA DI MANTOVA 

1544 dotto a Ferrara col nome di Carlo di Hip-* 
pe ville, ed aveva co' suoi raggiri avvilup^ 
pata Renea moglie del Duca Ercole (i); 
costretto però a partirne per timore di ve- 
nire scoperto, si crede che si trasportasse 
anche a Mantova* d' onde quanto prima 
fuggisse (2). Ma convien dire, che egli stesso, 
o col mezzo di altri seminasse anche nella 
nostra patria i torbidi, e le Eresie: peroc- 
ché, oltre agli Editti dal Cardinal Ercole 
pubblicati a reprimere i novatori (3), ab. 
1045 biamo la Bolla de' 7 di Febbrajo del mdxlv 5 
con cui Paolo Uh encomia quest' ultimo 
per le, severe ordinanze emesse in tale ma- 
teria, e lo delega a processare anche if 
Clero sì secolare che regolare in qualun- 
que evento, e a pronuncutr sentenza de- 
, finitiva (4). Nuovo splendore alla Famiglia 
Gonzaga fu aggiunto l'anno appresso per 
la destinazione di Don Ferrante a Capita- 
no generale delT Imperatore in Italia, e a 
Governatore del Ducato di Milano; il qua- 
le continuò ad appartenere a Carlo V* 
per la morte del Duca d' Orleans avvenu- 
ta prima di elfettuare il matrimonio con 
Maria d' Austria (5). Erasi già (ino dall'ani 

(l) TlRABOSCHT Cit. p 62. 

(a) Memorie mss. 

(.*) (ìrid* Mant. al J.H5. 

(4) Raynaldi Ann* lìcci . T. XIV. p. 117. 

(5) Muratori Ann. a" hai, Campo Stor. iU 
Órcni. L 111. p. 167., fiosso cit. L V. p jo 4 



LIBRO UNDECIMO 41 

no scorso per ordine del Cardinale fatto l5^6 
atterrare tutto Y interno del nostro Duo- 
mo; e sul disegno, e sotto la direzione di 
Giulio Pippi erasi co' materiali della vi- 
cina Chiesa di S, Paolo, che da tale epo- 
ca andò derelitta, cominciato a rifabbricar* 
lo m guisa più maestosa (1), cioè in cin* 
que navate sostenute da bellissime colon* 
ne di marmo; e già sotto l'Aitar Mag- 
giore erasi collocato il Corpo del Vescovo 
S. Anselmo: quando a' 5 di Novembre del 
1546 cessò di vivere lo stesso Giulio. In- 
credibile fu il dolore dai Mantovani ester- 
nato per una perdita cosi grande: e sic- 
come godeva della confidenza de' Principi» 
e quasi tutti gli Artisti erano suoi disce* 
poli; così tutte le classi di persone il pian- 
sero, e r onorarono accompagnandolo al 
sepolcro nella Chiesa di S. Barnaba, pres- 
so la quale si aveva egli eretta una bel* 
lissima casa, che pur esiste oggigiorno (2). 
Ad estendere le lodi di sì eccellente Pit- 
tore, ed Architetto non basterebbe un vo* 
lume; perocché innumerabili sono le ope- 
re, che egli eseguì e fece eseguire in Man* 
tova nel corso di ventidue anni, sì che 

(1) Daino geneal. de' Gonz. al 1 545,, Do~ 

NES MONDI Clt. p, I7 a. 

(2) Molti sono i nostri Scrittori, che parlano 
di Giulio; e tutti combinano co* Forestieri nel 
•piuma mente encomiarla. 



4^ STORIA DI MANTOVA 

1546 p U ò dirsi che ne sia stato rinnovatore (i} : 
Rimase allora interrotta la riedificazione 
della Cattedrale; e il proseguimento fu ad- 
dossato al nostro Ingegnere Giambattista 
Bertani, il quale deviò in parte dal disegno 
di Giulio nel Presbitero, e nel Coro ; onde 
quello restò tetro e convenne poi colla 
cupola dargli lume, e il Coro diventò trop- 
po stretto in proporzione della lunghezza 
(2), Morto il Re Francesco nel Marzo del 

1547 MI)XLVII i * Piacentini stanchi delle violen- 
ze del Duca di Parma Pierluigi Farnese, 
che si mostrava aderente alla Francia, me- 
ditarono di scuoterne il giogo; e assicu- 
rati della protezione di Carlo V,, ai io 
di Settembre lo trucidarono consegnando 
la loro Città in mano a Don Ferrante, che 
la presidiò co' Cesarei (3): dal qual fatto 
trasse origine 1' avversione de' Farnesi alla 
Casa Gonzaga (4). Si andavano frattanto 
riproducendo le controversie sui contini 
dei Territo/j di Mantova , e di Verona, e 

(1) Vasari Vite de' Pittori in quella del Pippi, 
Bottani, e Antoldi Descriz. del Te., Bettinelli 
jcit. p. 82 e i32, e altri assai. 

(2) Memorie mss. di Mant. 

(3) Affò Suor, di Guust. h. Vili, p 1 547. 
Muratori Ber. hai. Script. SupjrL T. I. p, io5 7 ., 
Campo eie L. III. p. 167. 

(4) Si leggano le Lettere del Caro scritta a 
Home del Cardinale Alessandro l'arneae 



LIBRO UNDECIMO 48 

pei diritti d' irrigazione delle Campagne 
di Ostiglia; ed avrebbero cagionate delle 
dispiacevoli conseguenze, se il Cardinale 
colla sua saviezza non si fosse maneggiato 
a conchiudere ai i5 di Marzo del mdxlviii. 1548 
colla Repubblica di Venezia una Conven- 
zione, che servì a regolare F uso delle ac- 
que del fiume Tartaro (1). Anche siccome 
di frequente avvenivano degFincendj, ai 
quali male potevasi riparare; egli non 
dubitò di accondiscendere alle istanze dei 
Portatori di Vino, concedendo loro di ar- 
rotarsi in corpo sotto Y osservanza di ap- 
posite discipline, colle quali si fissava ad 
essi il diritto di tre soldi per ogni soglio, 
e l'obbligo di innaffiare le piazze, di as- 
sistere ai Teatri, e di accorrere in qualun- 
que caso d'incendio (2). Ai 9 di Giugno 
arrivò dalla Germania Massimiliano d*' Au- 
stria figliuolo di Ferdinando Re de 1 Ro- 
mani, e fratello di Catterina promessa 
Sposa del nostro Duca. A tal Principe, 
non meno che ai Personaggi, che lo ac- 
compagnavano nelle Spagne , si resero 
grandi onori con archi trionfali, tornei, e 
feste d' ogni maniera; sì che dovette re- 

(1) Gionta Fioretto p. 83., AmApei cit. p. 
608 -, Tonelli, Ricerche Stor. p. 99,*e Menu mss> 

(2) Menu mss. che al i554 notano la sanzione 
del Duca Gulielmo. 



44 STORIA DI MANTOVA 

i548 starne maravigliato (i). Altre allegrezze 
poi si fecero in Mantova per V arrivo di 
Anna figliuola di Ercole Duca di Ferrara, 
la quale con molta pompa andava in Fran- 
cia moglie di Francesco Duca di Umala (2). 
Luigi Gonzaga secondogenito di quel Ri- 
dolfo , che fu ucciso alla battaglia del 
Taro nel 1495 (3), dopo avere il giorno 
6 di Giugno fatto il suo Testamento, man- 
cò ai vivi il 19 di Luglio* Succeduto egli 
al Padre nel Marchesato di Castiglione 
delle Stiviere, di Castelgoffredo, e di Sol- 
ferino, amò di scegliere a sua Residenza 
Castelgoffredo, e nel i52o lo cinse di mu- 
ra, lo fortificò con Terrapieni e Fosse (4), 
e ne abbellì 1' interno., e i contorni per 
renderlo delizioso. Presa in moglie Cat- 
terin 1 Ànguisciola sorella del Conte Gio- 
vanni, che fu uno degli uccisori del Duca 
di Parma, cadde in odio ai Farnesi, che il 
sospettarono consapevole della congiura* 
ebbe delle forti inimicizie col Conte Lodo- 
vico Barbiauo di Belgiojoso a segno da sfi- 
darlo a duello ; e fu aiiehe imputato di 

(1) VOLTA Saggio Storico del Preziosissimo 
|>. 16 ; Cremonesi Framm. Storici p. 62., Dones- 
mondi cit. p. 176, e altri. 

( u) Mvratoui Aut. Est. P. II. p. 370. 

O) Veggaai il T. 11. 1*. IX. p. 249 di qnc- 
Uo Compendio. 

C4) Esiste tuttavia la memoria in un mar inox. 



1549* 



LIBRO UNDECIMO 4$ 

tentata propinazione di veleno al Duca 1848 
di Urbino Francesco Maria della Rovere; 
ma fa riconosciuto innocente (t). Militò 
onorevolmente da prima al soldo de' Ve- 
neziani, e poi nelle truppe Imperiali; e 
dall' Imperatore ottenne una pensione vi- 
talizia in premio delle sue militari fatiche. 
1 suoi tre figlj in esecuzione del paterno 
testamento si divisero lo Stato ; e al pri- 
mogenito Alfonso toccò Castelgoffredo, a 
Ferrante Castiglione delle Stiviere, e Solfe-- 
rino ad Orazio (2). Altri due insigni Citta- 
dini perdette Mantova nel? anno mdil; 
cioè Luigi Gonzaga figliuolo di Giampietro 
della discendenza di Corrado nipote di 
Luigi Gonzaga primo Capitano, e Giorgio 
degli Andreasi. Il primo si prese diletto 
della poesia italiana e latina; ma le sue 
rime, che non son molte, a grave stento 
e non tutte si distinguono da quelle di 
Luigi Gonzaga detto Rodomonte ; e in 
quanto a' suoi versi latini viene assai com- 
mendato dal Conte d' Arco (3). Si occu- 
pò anche dell' Astronomia, pel quale stu- 
dio si avea formata una specie di speco- 

(1) Un diploma di Carlo V. del i5 di Set- 
tembre 1541 riportato dall' Amadei cit. p, 6o§ 
fa conoscere la calunnia. 

(a) Daino cit., Awavzi cit, p. 608., che ne 
yarla distesamente , e Menu. mss. 

(3) Abchu Numeri L. II. $i. 3r. 



4 6 STORIA DI MANTOVA 

l$49 la sopra il suo Palazzo, che era in vici- 
nanza di S. Agnese (i); e in un altro Pa- 
lazzo a Borgoforte avea fatto dipingere 
le imprese de' suoi antenati, e raccoglie- 
re una quantità di pitture, cui recavansi 
a vedere con sollecitudine i Forestieri 
(2). Dalla seconda sua moglie Isabella de' 
Lampugnani ebbe diversi figliuoli, tra cui 
Curzio, che si distinse nella Letteratura 
(3). Giorgio Andreasi fu di Casato nobile 
Mantovano, e fin da fanciullo palesò non 
ordinaria vaghezza di studio, e amabi- 
lità di maniere unite alla più soda pru- 
denza; per lo che assai giovane divenne 
Segretario del Cardinale Ascanio Sforza 
fratello di Lodovico Duca di Milano, e fu 
dal Duca stesso adoperato per suo Amba- 
sciatore alla Corte Cesarea. Spedito poi 
in simile qualità al Sommo Pontefice Cle- 
mente VII. non esitò questi a nominarlo 
Vescovo di Chiusi , e di lì a poco di Reg- 
gio, inviandolo suo Nunzio a Venezia. Lo 
stesso Paolo III. lo mandò Governatore a 
Bologna; d'onde T Andreasi divenuto in- 
fermiccio si restituì in Reggio per vivervi 

(r) Campana Arbori delle Famiglie Domi- 
nanti di Mantova grado Vili. p. 3i, Amadei eie. 
p. 6i3. 

(a) Fuscelli Imprese L. IH. p. 261. 

(3) Affò Vita di Luigi C.onz. detto Rodomon- 
te p. aev, Tirabosciu cit. T. VII. p. 90., Amadei cit. 



LIBRO UNDECIMO 47 

in pace il restante de' giorni suoi, che si i549 
compirono nel Gennajo di quest 1 anno. 
Trasportato a Mantova il cadavere fu se- 
polto nella Chiesa dei Carmine in un ma- 
gnifico monumento, che oggidì si conser- 
va nella Basilica di S. Andrea (i). 

X. Al Podestà Pietro Antonio Brusati 
Cavalier Carpigiano, che era stato assunto 
nel 1546, troviamo sostituito al principio 
dello stesso anno mdil Bernardino Biglia- 
no da Nizza (2), che proseguì nella carica 
un altro biennio. Sapevasi da Don Ferran- 
te, che dalla Spagna era stato chiamato 
in Germania dall' Imperatore Carlo V. il 
Principe Don Filippo suo figlio; e mentre 
faceva a Milano i maggiori preparativi per 
riceverlo solennemente, avvisò il Cardinal 
Ercole à non risparmiare spese per ono- 
rarlo degnamente anche in Mantova. Fu 
subito allestito riccamente il Castello di 
Corte , e furono ordinati archi , trofei , 
iscrizioni ed emblemi per tutte le vie, in 
guisa che F ingresso del Beai Figlio non 
riuscisse men grandioso di quello del Pa- 
dre. Giunto infatti Filippo a Canneto fu 
colà incontrato dal Cardinale, e dalla 

(i) DONESMONDI CÌt. p. I76., AGNELLI cit. 

L. XI. c. IX. p. 884-, Amadei cit. p. 6i5, e altri. 
1/ epitafio accenna la morte ai 2* di Gennajo del 
1549. in età di 82 anni. 
(a) Mem. mss. 



48 STORIA DI MANTOVA 

**49 più nobile gioventù riccamente vestita! e 
all' avvicinarsi alla Città nostra fu accolto 
fuori della Porta Predella da Ercole Duca 
di Ferrara, e dal Duca nostro* Erano le 
tre ore pomeridiane dei i3 di Gennajo, 
quando entrò in Mantova fra il rimbombo 
delle artiglierie, il suono delle campane e di 
musiche, e gli evviva di popolo senza nume- 
ro» Precedevano gii Archibugieri Spagnuoli 
della guardia, e una schiera di Cavalleggierii 
venìvan dopo i Gentiluomini e Cavalieri 
di Mantova, e di Milano e quei del seguito 
del Duca Ercole, del Duca Gonzaga , e di 
Don Ferrante; succedevano altri Baroni, e 
Signori Italiani; e poi gli Arcieri Spagnuo- 
li e Tedeschi colle insegne Reali, a canto 
alle quali venivano il Marchese di Pesca- 
ra, il Marchese d' Astorga, il Duca di Ses- 
sa, F ammiraglio di Castiglia, e Don Fer- 
rante Gonzaga; e dietro loro stavano gli 
Araldi colle mazze regie. U Augusto Prin- 
cipe cavalcava un supèrbo gaietto sotto 
ricchissimo baldacchino portato da otto 
gentiluomini Mantovani, e attorniato da 
altri cinquanta tutti vestiti di velluto 
bianco a ricami (F oro: avanti ai quali era 
Don Antonio di Toledo Cavallerizzo mag- 
giore. Da presso andava il nostro Cardi- 
nale col Duca Ercole a destra, e col Duca 
Gonzaga a sinistra; e poi venivano il Duca 
d'Alba, e i quattro Capitani delle genti 



LIBRO UNDECIMO 49 

d'arme Mantovane, cioè Alessandro Gon- *549 
zaga, il Conte Filippo Tornieili, il Conte 
Francesco delia Somaglia, e Don Francesco 
di Biamont coi loro stendardi, paggi e com- 
pagnie di soldati, che chiudevano, questa 
pompa. Per tal guisa fu accompagnato Don 
Filippo al Castello, ove col suo numeroso 
corteggio ebbe il più splendido trattamen- 
to. Nei tre giorni, che a Mantova si trat- 
tenne, moltiplicaronsi le feste, le caceie, ^ 
e ogni altra sorta di tripudj , e di passa- 
tempi; e il quarto giorno si trasferì nel 
Castello di Mar miralo, d" onde continuò 
il suo viaggio alla volta della Germania 
(1). Altre gioje per altro si apparecchia- 
vano ai Mantovani, e altre consolazioni 
ai Gonzaghi. Anna Duchessa di Alansone, 
avola materna del nostro Duca, avea dis- 
posto con testamento delle Baronie di 
Guierce, Povanzay, Gontier, Senonces, e 
Bressoles in Francia a favore di Lodovico 
suo terzo nipote, perocché Gulielmo, che 
era il secondo, per essere difettoso di cor- 
po, non le era sembrato capace di acca* 
samento: ed essendo morta a questo tem- 
po, Lodovico fu chiamato al possesso del- 
la eredità. Dovette egli adunque, benché 

(1) UlloA Vita di Carlo V. L. IV. p. 256 
se gg., PossEViNiGonz. L. VII. p. 745., Agnelli 
1. e, e Mem. mss. 

Tom. Il L 4 



So STORIA DI MANTOVA 

*549 non avesse ancor compiti i due lustri, ai 
io del mese di Agosto abbandonar la pa- 
tria, e portarsi in quel Regno, raccoman- 
dato dalla Duchessa madre, e dagli Zii a 
persone di merito che lo educassero, e lo 
facessero eutrare in grazia del Re Enrico 
IL (i^: e noi lo Vedremo in avvenire al- 
zarsi al grado di Duca di Nivers, e Retel 
e conservare co' suoi discendenti la suc- 
cessione al principato di Mantova nella 
Casa Gonzaga. Finalmente ai 21 di Otto- 
bre entrando dalla Cittadella per la bel- 
lissima nuova porta, che erasi appena co- 
struita d' ordine della Duchessa vedova e 
del Cardinale (2), giunse Catterina d' Au- 
stria riglia di Ferdinando Re de' Romani, 
che sino dal 1843 era stata dallo stesso 
Imperatore Carlo V. offerta in moglie al 
nostro Duca Francesco. Era dessa accom- 
pagnata dal fratello Arciduca Ferdinando, 
dal Cardinale Principe di Trento, dal Mar* 
chese di Brandemburgo, e da altri nobi- 
lissimi Personaggi. E siccome il Duca le 
ira ito incontro (ino a Trento col fiore dei 
Cavalieri, e il Cardinal Ercole e Don Fer- 
rante con altro seguito di Mantovani e 
Milanesi si erano a tale uopo portati a 

(1) Ciò nt a 1. e, Agnelli cit. p. 884, e Me* 
morie esistenti nelT Archivio segreto. 

(1) La iscrizione a lettere cubitali collocata 
sulla porta medesimi ne fa tuttavia piena fede. 



LIBRO UNDECIMO 5i 

Verona; e il Duca di Ferrara tornato era 1049 
a Mantova con numeroso corteggio: così 
V ingresso dell' Arciduchessa fu simile al 
più glorioso trionfo (t). 1 primi passi fu- 
rono diretti alla Basilica di S. Andrea, in 
cui il Vescovo d' Alba con tutto il Clero 
ricevette i Principi, e fece cantare F Inno 
di grazie a Dio: e si rivolsero poi al Ca- 
stello, dove la Duchessa vedova, la Gio- 
vanetta Isabella figlia di lei, Ippolita fi- 
gliuola di Don Ferrante, e cinquecento 
fra Dame e nobili Donzelle, ornate pre- 
ziosamente, accolsero F Arciduchessa. Per 
otto giorni consecutivi furono a spese del 
Gonzaga trattati a sontuose Mense tutti 
i Forestieri, che erano intervenuti alle Noz- 
ze, colle genti di loro servizio, che ascen- 
devano a parecchie migliaja; e incessanti 
furono i divertimenti di suoni^, e canti, 
di drammatiche rappresentazioni, di cac- 
cie, di giuochi equestri, e di macchine 
d' ogni genere; e si profusero grandi som- 
me di denaro a sollievo de' poveri, a ma- 
ritar zitelle, e a premiare gli artisti che 
in tale occasione aveano saputo dare le 
migliori pruove del loro ingegno. Prose- 
guivano anche nel Novembre le allegrez- 
ze, mentre Don Ferrante conduceva F Ar- 

(1) Muratori Mer. ItaL Script, SuppL T. I. 
p. io58, e Ann. d' Ital. y Possnvim % e, Agnelli 
1. e 



52 STORIA DI MANTOVA 

\549 riduca e gli altri Signori di Germania à 
veder Milano, e le altre città di Lombar- 
dia (i) ; e sta vasi già in procinto di an- 
dare su magnifici Bucentori a Venezia, ove 
r Ambasciator Veneto a nome della Re- 
pubblica avea pregato a portarsi tutta la 
famiglia Gonzaga, e gli altri Principi, che 
allora si trovavano in Mantova: quando 
arrivò la notizia della morte di Paolo III. 
(2). S* interruppero subitamente le feste ; 
V Arciduca Ferdinando co" suoi riprese il 
viaggio di Vienna ; i Cardinali di Mantova, 
e di Trento si diressero a Roma per en- 
trare in Conclave; e Don Ferrante accorse 
a Milano per essere pronto ad ogni mo- 
vimento, qualora avessero a insorgere per- 
turbazioni o scompiglj (3)« 

XI. Ma troppo presto il gaudio mutossi 
in tristezza. Recatosi nel cuor del verno 
il Duca Francesco a caccia di uccelli ac- 
quatici sul nostro Jago, si rovesciò la bar- 
chetta ; e caduto egli nelF acqua corse pe- 
ricolo della vita. Salvato però dai Cava- 
lieri , che gli stavano da presso in altri 
battelli, e tostamente trasportato in Ca- 
stello; gli furono bensì apprestati sul mo- 

(1) Si veggano 1 nostri Storici, e special- 
niente il Daino. 

(2) Uaynaldi cit T. XIV. p. 38c, SAnuixr 
Vitcd Pont, p. 527. 

(3) DàINO cit., e Man. mss. di Mantova, 



LIBRO UNDECIMO 53 

mento i più opportuni rimedj; ma tra per 1049 
la paura di affogare, e pel rigore della sta- 
gione fu sovrapreso da brivido; e divenu- 
to fortemente ammalato, dopo quindici 
giorni esalò l'anima il dì 21 di Febbrajo 
dell'anno mdl (i) nella età di quasi di- l **° 
ciasette anni. Una profonda costernazione 
all' annunzio della sua morte si diffuse per 
tutta Mantova; e specialmente le Duchesse 
rinchiusesi in una stanza si diedero in pren- 
da al più intenso dolore e a disperati la- 
menti, sì che a grave stento aprirono l'u- 
scio a Don Ferrante, che in quel punto 
era arrivato. Il dì seguente si fecero le 
esequie, e il Cadavere ebbe sepoltura nei 
Coro di S. Paola presso il suo Genitore» 
Non sapevasi, se V Arciduchessa si trovasse 
incinta; e per ciò fu preso, che la Duchessa 
Margherita, e il Cardinal Ercole con Don 
Ferrante continuassero ad amministrare 
come Governatori, lino a che giusta le cir- 
costanze venisse altrimenti deliberato. Era- 
si frattanto inviato a Roma un corriere 
con lettere al Cardinale per sollecitarne 
il ritorno: ed egli infatti, essendo già ai 
22 di Febbrajo stata eseguita la coronar- 
ci) Agnelli \, e, Possevini 1. e. p, 747, 
Giùnta cit. p. 85., Daino cit., e diverse memo- 
rie patrie : oncT è a correggersi il Muratori che 
negli Ann. d y hai. dice il nostro Duca anuegaro, 



54 STORIA DI MANTOVA 

zione del nuovo Pontefice Giulio III. (i), 
non indugiò a mettersi in viaggio, e arri- 
vò a Mantova il 4 di Marzo. Sapeva Er- 
cole, che il Duca Federico suo fratello nel 
testamento avea mostrato desiderio, che il 
suo secondogenito Guiielmo si dedicasse 
alla carriera Ecclesiastica, perchè a moti- 
vo di personali imperfezioni non lo avea 
creduto atto agli esercizj cavallereschi, e 
molto meno al Governo: e si fece quindi 
ad insinuare allo stesso Guiielmo la con- 
venienza di secondare le paterne inten- 
zioni, e di cedere al fratello Lodovico il 
diritto di succedere nel Ducato ; al che 
pur miravano le idee della madre. Ma Gu- 
iielmo, quantunque contasse soli dodici 
anni, invece di arrendersi, ricusò ferma- 
mente di aderire: anzi nel suo ragionare 
esternò tanta prudenza, e consiglio, e nel 
difendersi e sostenersi tanta calma e schiet- 
tezza, che la Madre e lo Zio non solamen- 
te cessarono le insistenze, ma si convin- 
sero che il Dominio di lui sarebbe per es- 
sere laudabile ed eccellente (2). Chiaritosi 
* col tempo, che 1' Arciduchessa Catterina 
non portava figliuolo, e divenuto Duca 
Culielmo, pensò ella a ricondursi in Ger- 

0) Muratori Ann. <f* Ital, Sandini cit. 
(i) Possjcvini, AgmellIj Amadei citati. D At- 
ro* ed altri. 



LIBRO UNDECIMO 55 

mania; il che mise ad effetto ai i3 di Giù- i55o 
gno regalata dal Duca di ventimila Scudi 
e di un diamante del valore di altri dieci 
nula, compianta grandemente dai Cittadi- 
ni, e accompagnata con moltissimi Cava- 
lieri dal Cardinale ai limiti del Man-? 
tovano (i). 

Fjn£ del Libro U^deci^o. 



(l) POSSEVINI cit. p 749, ÀMADEI CU. p. 6i l . 

Jacopo Daino qui finisce la sua opera intito^- 
lata Series Chronologica Capitaneorum , Marchio- 
num, ac Ducum Mantuce, la cjuale ha in ogni sua 
parte il fondamento dei diplomi , dei pubblici , e 
degli autografi documenti-, e meriterebbe di essere 
data alla luce per togliere le tante favole, e cor- 
reggere i tanti anacronismi, che di sovente s' in- 
contrano negli Storici nostri e negli Stranieri , 
che hanno parlato degli affari di Mantova. Il 
Daino era Notajo registratore di questo Archivio 
segreto , e attinse quindi a puri fonti le cogni-: 
zioni, che ha voluto ai posteri tramandare^ e visse 
dal i5co fin dopo il i56o. 



si 

1544 COMPENDIO 



DELLA 



STORIA DI MANTOVA 



LIBRO DUODECIMO 



i55 tè JLl giorno 24 di Aprile dell' anno mdl, 
Gulielmo Gonzaga venne riconosciuto per 
terzo Duca di Mantova. Si portò egli col 
Cardinale suo zio e tut re nella Catte- 
drale fastosamente addobbata, e in mezzo 
alla Nobiltà, e ai Magistrati, dopo la so- 
lenne Messa, sulla porta maggiore del Tem- 
pio da Marsilio de" Grossi Patrizio e Mas- 
saro del Comune ricevette lo scettro del 
Dominio ; e poi, preceduto dai Ministri, 
e dai Gentiluomini, e dal Cavalier Vin- 
cenzo Guerrieri suo Maggiordomo, tra le 
musiche e gli applausi si recò alla Chiesa 
di S. Giorgio nel borgo di cotal nome: e 
resi a Dio i dovuti ringraziamenti , lece 
ritorno al Castello, e assunse il Governo 
sotto la direzione della Duchessa Marghe- 
rita Paleologa sua madre, e del Cardinal 



LIBRO DUODECIMO 5 7 

Ercole zio paterno (i). Quantunque in sì i55o 
tenera età, col far distribuire grossa som- 
ma di denaro alla plebe, e specialmente 
alle vedove e agli Orfanelli, col volere a 
povere zitelle assicurata una dote pel lo- 
ro collocamento, e col pregare il Cardinale 
a tenerlo a parte degli affari, e ad am- 
maestrarlo nella Politica, e nella giusta 
amministrazione de' proprj Stati, fece as- 
sai palese, che quanto era piccolo e dif- 
forme di corpo, tanto era grande di ani- 
mo e fornito del più sano intelletto (2). 
Nel seguente anno mdli, alla metà del i55i 
quale coprì la carica di Podestà Lodovico 
Frontorio da Cento, il Cardinale rinvigorì 
le più amorevoli sollecitudini pel miglior 
bene de 1 Cittadini: e non solamente pose 
ogni sforzo a richiamare in (iore le arti e 
i mestieri , che parevano andare in qual- 
che decadimento (3), ma con Editto a 
stampa de' 24 di Gennajo per frenare lo 

(1) Dàino Cron. de'Gonz.j e Memorie del- 
l' Archivio segreto* 

(a) Mera, mss., PossEVlNo Gonz. L. VII* p. 760., 
Agnelli Ann. di Mant. L. XI. G. IX. p. 885. 

(3) Esiste un Editto del 3i Ottobre i553, 
con cui per la ristrettezza delle piazze destinate 
al Commercio si permette di liberamente eseguire 
ogni maniera di contratti e di erigere botteghe 
nella strada di Pescheria, in quella di S. Silvestro, 
e in tutta quella della Cicogna. 



58 STORIA DI MANTOVA 

l55l smoderato lusso, che a mina delle fami* 
glie si~ era introdotto nel vestire e man- 
giare, pubblicò una savia prammatica, mer- 
cè la quale le spese venissero ad essere 
corrispondenti alle rendite di ognuna del- 
le stesse famiglie, e si avessero a distingue- 
re fra di loro le diverse classi delle per- 
sone (i). Oltre a ciò, mentre progrediva 
la fabbrica del Duomo già da cinque an- 
ni intrapresa, ad istanza del Duca aveva 
ordinato al nostro Architetto Bertani di 
formare tra il Castello e la Cavallerizza 
un Antiteatro, che servisse di divertimen- 
to alla Corte: e accintovisi il Bertani, lo 
costruì in guisa , che da una parte rima- 
nesse il palco per le teatrali rappresenta- 
zioni, e dall" altra fosse attorniato di sca- 
glioni a semicircolo (ino al tetto, sui qua- 
li seder dovessero gli spettatori; ma di ta- 
le edifizio che il fuoco ridusse in cenere 
dopo sei lustri, non rimase che la memo- 
ria (2), Nuova occasione si presentò per 
mostrare quale allora tosse la magnificen- 
za della Casa Gonzaga; perocché aspettan- 
dosi a Mantova reduce dalle Spagne colla 
moglie Maria figliuola di Carlo V. V Arci- 
duca Massimiliano, oltre al disporsi le 

(i) Questa legge è riportata anche dall' AmA- 
PEI Star. mss. di Mani. T. I. p. 628. 

(a) Bettinelli Leti, e An. Mant. pag. 140. 



LIBRO DUODECIMO Sg 

maggiori feste, che per onorarlo si erano i55ì 
eseguite tre anni addietro, fu fatto un 
lungo ponte di barche, che attraversava 
il Lago inferiore , e metteva direttamente 
al Castello, e sul quale ai 6 di Dicembre 
fece maestoso ingresso quel Principe coi 
numeroso suo seguito (i). 

IL Ma ciò, che più interessava il cuore 
del Cardinale , era il mantenere i sudditi 
in pace. Ottavio Farnese Duca di Parma 
crasi dato al partito del Re Enrico di Fran- 
cia, dal quale aveva ricevuto anche il pre- 
sidio (2); il Supremo Pontefice avea stretta 
alleanza coir Imperatore contra il Farnese; 
Don Ferrante Gonzaga, che era anche Ca- 
pitano generale di S. Chiesa (3), si era già 
mosso co' Cesarei a stringere Parma; e un 
esercito Francese dal Piemonte calava 4 
invadere il Monferrato (4): quando i Pon- 
tifici posero r assedio alla Mirandola a 
danno di Casa d' Este , e si cominciarono 
scorrerie ne' limitrofi Territorj. Allora il 
Cardinale, per togliere ogni pretesto di 

(1) Gì onta Fioretto p. 85. Il PossEViNO 1. e* 
espone che Massimiliano fosse diretto per la Spagna; 
ina invece se ne tornava in Germania. 

O) Muratori Ann. d' Iteti., Campo Stor. di 
Crem. L. III. p. 172. 

(3) Lunjg Cod. hai. diplem. T. II. p. 1 519. 

(4) Muratori cit., e Rer. hai. Script. Suppl. 
T. I. p. 1059, Roseo Hist. del Mondo L, Y. p. 241 



6o STORIA Di MANTOVA 

i55i nimicizia alle Potenze belligeranti, fece 
smantellare affatto il Castello di Serrande, 
onde non servisse di rifugio a chiunque ; 
e poi ridusse un buon nerbo di cavalleria 
al Poggio, a Quistello, e a Viadana, ac- 
ciocché fossero rispettati i confini (i). Né 
a rhnoverlo dal suo proposito valsero le 
incursioni de' Francesi, che s' impossessa- 
rono di non pochi luoghi del Monferrato, 
e fra gli altri di S. Damiano, e della Città 
d' Alba : che anzi i rumori della guerra nel- 
le Provincie circostanti vie più lo deci- 
sero a limitarsi alla salvezza del Manto- 
vano ; al quale scopo nella Primavera del 
l552 MDLI1 accrebbe di varie compagnie la guar- 
nigione di Mantova (2). A questa epoca 
avvenne la morte di Marcantonio Antimaco, 
uno de' migliori ingegni del tempo suo» 
Era nato in Mantova nel 1473 da Matteo 
di assai antica famiglia ; il quale , dotto 
com'era, tutte pose le sollecitudini a bene 
educare il tiglio nella via delle lettere, e 
lo mandò anche in Grecia per apprendervi 
quella lingua. Marcantonio stette colà 
cinque anni sotto la disciplina di Giovan- 
ni Mosco Lacedemone , e ne tornò pieno 
d* erudizione. Volea poi trasferirsi in Si- 
cilia presso il famoso Costantino Lascari; 



altri 



(1) Meni, mss.y e Amadei eie. p. 6a3. 

(a) Muratori eie, Agnelli 1. e. p, 886, © 



LIBRO DUODECIMO 61 

VȈ, essendosi renduta pericolosa la navi- i55# 
gazione a motivo della presa di Lepanto 
fatta dai Turchi, pensò meglio di ricove- 
rarsi a Venezia. Si ridusse quindi a Man- 
tova, e vi aprì scuola di belle lettere e di 
lingua greca sino al 1527, in cui fu chia- 
mato a professarle nella Università di Fer- 
rara, dove insegnò per vent' anni, e dove 
chiuse i suoi giorni. Si rese egli celebre 
sopra tutto per la profonda cognizione del 
greco idioma ; e ne abbiamo argomenti 
nelle sue traduzioni di Gemisto Pletone , 
di Dionigi d' Àlicarnasso, di Demetrio Fa- 
lereo, e di Polieno stampate a Basilea nel 
1540 colla orazione in lode della greca 
letteratura. Anche molti greci epigrammi, 
e diverse latine orazioni già pubblicati, e 
alcune poesie latine di non poca elegan- 
za^ di cui una parte inedita si conserva 
in Ferrara con altri suoi manoscritti, con- 
fermano il merito singolare di Marcanto- 
nio, che fu assai lodato dai più illustri 
Scrittori contemporanei (1). Esiste tutta- 
via in Mantova la sua casa colla epigra- 
fe in marmo antimachum ne longius 
quaeras. Benché anche nell'anno mdliii 
camminassero le cose di guerra sul piede 
stesso, sì che gravi spese ne derivavano 

(1) Gir aldi de Poet. nostr. temp.* Lollio Ora* 
zioni y Mazzucchelli Scritt. d' hai. T. I. P. IL 
p. 843, TiRABOscm cit. T. VII. p. 14-85. 



i553 



6a STORIA DI MANTOVA 

i553 all' Erario Ducale; non tralasciò il Duca 
di procurar vantaggi alla patria collo spin- 
gere alla sua perfezione la Cittadella di 
Porto anche dalla parte de' Laghi (i); no* 
minò giudice delle appellazioni Gianfran- 
cesco Persichello, che divenne poi Vicario 
di Vespasiano Duca di Sabbioneta (2) ; 
elesse a Podestà il Cavaliere Pietro Bisio 
da Correggio (3); e da Massimiliano Gon- 
zaga comperò Luzzara colle adiacenze pel 
Duca Gulielmo (^). In egual tempo si rin- 
novava la Chiesa di S. Egidio riducendo- 
la più ampia di prima (5) ; e da Giulio 
Cesare Ceruti si faceva ristaurare la Torre 
dello Zucchero che era stata malconcia 
da un fulmine, onde rimase accorciata (6). 
Per non impedire le operazioni militari 
intorno alla Cittadella erasi demolito V an- 
tico Monastero e la Chiesa di S. Rufino 
fuori di Porto, non meno che un vetu- 
stissimo palazzo Imperiale (7) che gli era 
dappresso; e dei materiali si era fatto uso 

(1) Amami cit. p. 629. 

(») Campo cit. L. III. p. 193. 

(3) Mem. mss. 

(4) Affò Stor. di Guastalla L. IX. ali 1 anno 
i56i. 

(5) DoNEs MONDI Tsfor. Feci. P. II. p. 179, 

(6) PossEyiNo cit. p. 736., Amadei l. c. 

(7) Così lo chiamano il DoNEsmondi cit. p. 
180, e P Amadbi 1. e. p. 63o. 



LIBRO DUODECIMO 63 

a costruire le mura della medesima Cit- i5S3 
tadella e diversi fabbricati annessi alla 
Chiesa di S. Sebastiano, ove erasi pur tras- 
ferito T Abate di S. Rufino coi Monaci, 
che vi restavano. Si volle però conservare 
la memoria di quel famoso Convento col 
lasciarvi un' ampia Cappella e V abitazio- 
ne per un Monaco, che esercitasse la cu* 
ra delle anime de' contorni, e che godesse 
un benefizio col titolo di Priore: ma col- 
T andar del tempo si atterrò anche questa 
reliquia della celebre Abazia di S. Rufino; sì 
che più non si conosce nemmeno il luogo, do- 
ve esisteva. Il Donesraondi nota, che a que- 
st'epoca la Terra di Piubega, la quale nello 
spirituale dipendeva dal Vescovo di Brescia, 
si sollevò da tale soggezione, e spontanea- 
mente si sottomise alla ubbidienza del Ve- 
scovo di Mantova, governando questa Dio- 
cesi in assenza del Cardinal Ercole, che 
era a Roma, il Suffraganeo Leonardo Ma* 
rino Vescovo Laodicense (i). Diverse Leg- 
gi Ducali emanarono nel successivo anno 
mdliv a favore de' Cittadini; due tra le 1554. 
quali furono severissime, Y una contro 
r abuso di vendemmiare le uve immature, 
e T altra sui debiti incontrati dai figliuoli 
tuttavia soggetti per età alla tutela dei 
genitori (2). L' Editto però, che produsse 

(i) DONESMONDl 1. C. 

(a) Si trovano stampate nel patrio Gridario. 



64 STORIA DI MANTOVA 

i554 il maggior vantaggio, quello fu* che sta* 
bili un metodo net pesi, e nelle misure. 
1/ avidità del guadagno, e la mancanza di 
valide discipline a comprimerla, special- 
mente nella vendita delle cose più neces- 
sarie all'umano sostentamento, avean por- 
tato all' eccesso le piccole ma pubbliche 
ruberie in ogni bottega ed eziandio sulle 
piazze; né a toglierle erano state sufficien- 
ti le ammonizioni, e le minaccie. Ma il 
Cardinale, cui stava a cuore il vero bene 
dei Sudditi, e la giustizia , porse rimedio 
al disordine coir abolire ogni sorta di pe- 
si e misure, e coir istituirne di nuovi, i 
cui modelli in marmo dovessero continua- 
mente stare esposti all' ingresso del palaz- 
zo Municipale, ed altri in bronzo rimane- 
re custoditi in una stanza , ove a chiun- 
que fosse lecito di eseguirne i confronti: 
e stabilì le più gravi pene a chi sarebbe 
convinto di essere caduto anche nella più 
leggiera contravenzione (i). In questo an- 
no medesimo (2) lasciò di vivere Camilla 

(1) I modelli in bronzo non sappiamo, se più 
esistano: ma le misure in marmo della capienza 
giacciono anche oggidì derelitte sulla piazza del 
Duomo presso il Regio Palazzo. La marmorea iscri- 
zione poi relativa a un tanto savio regolamento, 
serve di gradino alT uscio di un vestibolo della 
Chiesa di Romanore. 

(2) V Amadei cit. p. .^71. mette la morte di 
Camilla all'anno i5j9- appoggiandosi ali 1 asser- 
zione dell' Agnelli cit p, 859 , ma entrambi an- 
darono errati. 



LIBRO DUODECIMO 65 

Valenti, che per bellezza, per virtù, e per T ^H 
sapere tramandò fino a noi illustre il sqo 
nome. Era nata a Mantova intorno al i52o 
dal Cavaliere Valente Valenti, e da Vio- 
lante Gambara sorella della celebre Veror- 
nica: e sino dalla sua fanciullezza tanto 
si dedicò agli studj delle Lettere , e dello 
Lingue Italiana e Latina, e tanto ingegno 
esternò, che andarono a gara nel lodarla 
gli Scrittori contemporanei (i). Volle in- 
ternarsi nella cognizione de 1 Classici ; e si 
diede poi alla più profonda meditazione 
delle sacre Scritture, che la rassodarono 
ne' costumi e nella Cattolica Religione: e 
di tale esercizio potè giovarsi per avven- 
tura a que' tempi calamitosi, e specialmen- 
te pel carteggio che ebbe con Pier Paolo 
Vergerio, il quale non si era ancora di- 
chiarato apertamente seguace de' Novatori. 
Scriveva essa con molta facilità ed ele- 
ganza in prosa, e in versi nelle due Lin- 
gue; ma del suo sapere non rimane altro 
monumento-, che una lettera al Vergerio, 
la quale trovasi stampata fra le Lettere 
volgari di diversi pubblicate nel 1544 a 
Venezia. Si era nel i543 maritata col Con- 
te Giacomo Michele del Verme da Verona: 

(1) Corso Vita di Veronica, Archii Numeri 
L. UT. N. 48, e L. IV. N. 14,, Aretino Leu. 
L. Ili, p. 3ai„ Bernardo Tasso nelP Amadìgi, ce» 
Tom. IIL 5 



66 STORIA DI MANTOVA 

l554 e sl g* an de affetto portavagli, che, venu- 
to egli a morte dopo undici anni di ma- 
trimonio, compresa da estremo dolore si 
gittò sul cadavere del marito, e in pochi 
istanti spirò (i). 

Ili- Prima che succedesse con solenne 
pompa il matrimonio d'Isabella Gonzaga 
sorella del rostro Duca con Francesco 
Ferdinando d Avalos Marchese di Pescara 
e del Vasto (2), i Francesi si erano impos- 
sessati della Città di Casale nel Monfer- 
rato per negligenza del Figueroa, che nel 
governo dell' Insubria succeduto era prov- 
visoriamente a Don Ferrante chiamato in 
Jspagna da Carlo V. Giovanni di Luna 
castellano, e Francesco Taverna gran Can- 
celliere del Ducato di Milano, prevalen- 
dosi di un foglio in bianco sottoscritto da 
Don Ferrante, si erano mossi ad accusarlo 
di fellonìa vestendo la calunnia di tutte 
le apparenze del vero: ma non sì tosto fu 
egli al cospetto dell' Imperatore, che si 
giustificò pienamente, e continuò ad essere 
adoperato in affari della maggiore impor- 
tanza; anzi il Cardinal Mandruccio, che fu 
spedito Governatore a Milano, diede ai 
calunniatori la debita punizione (3); e poi 

(1) Volta Diario del 1788 , Tiraboschi Stoi 
itila Lctt. hai., T. VII. y. 1601. 

(i) Memorie dell* Archivio segreto. 

(3) Muratori Ann. a" hal. % Affò Stor. di 
Guasti L. Vili., Campo clt. L. III. p. 177., 
JlOSMO cit. L, VI. p. »9$« 



LIBRO DUODECIMO 67 

Carlo V. con diploma de' io di Ghigno i555 
dei mdlv volle compensare i danni soffer- 
ti da Don Ferrante col dichiararlo inno- 
cente, e col donargli la Terra di S. Seve- 
rino in Regno di Napoli (1). Questo anno 
medesimo alcune altre cose presenta da 
memorare, cioè la convenzione che per 
le vertenze insorte fra gli abitanti di Osti- 
glia, e di Mellara sul regolamento delle 
acque fu conchiusa in Ferrara al penul- 
timo di Gennajo (2); la riassunzione in 
Podestà del Cavalier Salvato Galeazzo da 
Gubbio (3)-, e la morte, che neir interval- 
lo di cinque settimane accadde de' Sommi 
Pontefici Giulio III., e Marcello IL, alf ul- 
timo de' quali nel Maggio succedette Paolo 
IV* (\). Tre illustri persone nostre Concit- 
tadine passarono a miglior vita intorno a 
questo periodo: delle quali la prima è la 
Monaca dell' Ordine di s. Benedetto Teo- 
dosia Catani , che visse nel Convento di 
s. Giovanni delle Carrette ; e la seconda 
fu Tomasina de' Tridapali, che menò una 
vita Angelica nella stessa sua casa presso 

(i) Affò 1. e. Il Diploma esiste nel Codice 
CIX. della Libreria Capilupi. 

(a) Si vegga il Trattato fra la S. Sede^ e 5 ? 
M. V Imper* Regina ec. p. 53. 

(3) Mem. mss. 

(4) Mvbatort Ann. a" ItaL> S andini Vita* 
Pontif. 



68 STORIA DI MANTOVA 

i555 la Fiera : e ambedue si tennero in concet- 
to di Venerabili (i). Il terzo poi fu il Mar- 
chese Carlo Gonzaga figliuolo di Pirro de* 
Principi di Bozzolo; il quale nella batta- 
glia di Ceresuola rimasto era prigione de' 
Francesi insieme ad altri nobili Capitani , 
dopo aver date pruove di assai distinto 
valore, come ne avea date nelle guerre di 
Parma, e di Siena (2). Erasi ammogliato 
con Emilia Cauzzi Gonzaga , da cui ebbe 
molti figliuoli; tra i quali Pirro, Scipione 
che fu poi Cardinale, Giulio Cesare Prin- 
cipe di Bozzolo , e Annibale che divenne 
Vescovo di Mantova, e di cui parleremo 
a suo luogo: e morì nel dì 1 3 di Giugno 
a s. Martino dall' Argine , di cui teneva 
il dominio (3). Aveva il Duca Federico 
tra le pie disposizioni testamentarie or- 
dinato d' istituire dodici Cappellani nel- 
la Cattedrale , ai quali fosse assegnata 
tin' annua rendita sufficiente al loro so- 
stentamento ; e il Cardinale Ercole nel 
l556 mdlvi compì la volontà del fratello con- 
cedendo ad essi la comunione cogli altri 
in tutti i profitti , ma obbligandoli del 

(l) DONESMONDI Cit. p. l8l., ÀMADEl cit. 

p. 63 7 . 

(a) UlloA Vita di Carlo V. L. III. p. i-c. 

(3) Amadei cit., Meni, mss., e V Epitafio che 
-ra nella Cappella di S. Croce in l. Martino dal- 
l' Argine. 



LIBRO DUODECIMO 69 

pari a tutti gli ufficj, e alle residenze (1). i556 
Un fierissimo temporale scoppiò agli 11 di 
Luglio sopra la Città nostra, accompagna- 
to da un turbine , e da impetuosa gra^- 
gnuola di straordinaria grossezza ; sì che 
restarono atterrate alcune case , e tutti i 
fumajuoli, si profondarono tetti, e rima- 
sero fracassate le finestre, spargendo lo 
spavento ne' Cittadini : nessun danno però 
ricevettero le adjacenti campagne (2). Don 
Ferrante Gonzaga volle finalmente rivedere 
il suo Stato ; e portatosi a Guastalla si 
diede a regolare i suoi affari, e a provve- 
dere al miglior essere de' suoi Sudditi , 
che nella lunga assenza di lui erano stati 
governati assai male. Dispose quindi quan- 
to stimò più opportuno per F andamento 
de' proprj interessi; scacciò diversi de' suoi 
Agenti , che si erano abusati del loro im- 
piego; riformò buona parte delle Magistra- 
ture; e a tutela delle proprietà, e dei di- 
ritti delle famiglie istituì il pubblico Ar- 
chivio, in cui si dovessero raccogliere tut- 
te le carte e i Rogiti de' Notaj defunti, e 
i pubblici documenti (3). Ma la rinuncia 
di Carlo V. all' Impero a favore del fra- 
tello Ferdinando I. servì di pretesto a 
nuovi sconvolgimenti, Il Papa non voleva 

(1) Costituzioni per la Cattedrale p. 33. 

(a) Stèm. mss. 

(3) Affò Stor* di Guastalla L. VIIL 



7 o STORIA DI MANTOVA 

l556 riconoscere legittima la rinuncia, e prepa- 
rava una Lega colla Francia, e costringeva 
Ercole Duca di Ferrara ad accettare il co- 
mando dell'esercito Pontificio, e rinchiu- 
deva in Castello S. Angelo gli aderenti 
air Imperatore, fra i quali Ippolito Capi- 
lupi nobile Mantovano agente del Cardi- 
nal Ercole in Roma: Filippo Re di Spagna, 
che si era accorto di tale unione, spediva 
truppe nel Regno di Napoli ; e ordinava 
al Viceré Duca d' Alba d' indurre il Papai 
a desistere ad ogni modo da qualsiasi moto 
d'armi; e restituiva al Farnese Piacenza 
per tornarselo amico : il Re di Francia 
per mantenersi in Italia spingeva dalle 
Alpi sotto il comando del Duca di Guisa 
nuove truppe nel Piemonte e nel Monfer- 
rato ; e per incutere timore minacciava di 
scagliarsi sul Milanese, e sul territorio di 
altri Principati per devastarli. Pareva uni- 
versale T incendio della guerra ; e Don 
Ferrante stesso si vide astretto a trasferir- 
si nella sua Signoria di Molletta , d' onde 
per ordine del Re di Spagna si porto nel- 
le Fiandre per dirigere T esercito contro 
la Francia : e colà infatti in premio della 
sua fedeltà, e del suo valore ottenne dal- 
l'Augusto Ferdinando in data del 14 di 
i557 Agosto del MDLVii. il privilegio di batte- 
re ogni sorta di Monete a Guastalla. Frat- 
tanto a sua insinuazione Emanuele Fili- 



LIBRO DUODECIMO 7 t 

berto Duca di Savoja e Generalissimo del- iSSj 
la Spagna avea cinto S. Quintino di asse 
dio, e lo avea ridotto agli estremi; e ap- 
pena V esercito Francese si avvicinò per 
soccorrere quella Piazza* si venne a bat- 
taglia, che terminò colla sconfitta di esso 
rimanendo prigioniere degli Spagnuoli fra 
i molti Duci Francesi anche Lodovico Con- 
2aga fratello del nostro Duca, L^ onore 
della qual vittoria in gran parte si dovet- 
te a Ferrante, che poco dopo costrinse ad 
arrendersi S. Quintino (i). Ma le fatiche 
di questo Guerriero lo aveano ridotto a 
mal termine ; laonde sentendosi venir me- 
no, il dì 1 5 di Novembre dispose le su^ 
cose con testamento , dichiarando erede 
del Principato di Guastalla il primogenito 
Don Cesare, cui raccomandò alla pruden- 
za del Cardinal Ercole, e lasciando agli 
altri suoi tìglj il rimanente de' suoi beni* 
La sua morte, che accadde il 1.6 del detto 
mese (2) , fu compianta non solamente 
da' suoi amici , e dallo stesso Monarca di 
Spagna., ma eziandio da' suoi nemici me- 
desimi, che in varie riprese lo aveano co- 

(1) Roseo cit. L. VII. p. 319, e segg., Mu- 
ratori Ann. cT hai., Affo cit> L. Vili, e altri. 

(2) Gionta Fioretto p. $5, e Dojxesmondi 
cit. p. 1 83: ne mettono la morte al 1 556; ma sono 
a correggersi; come lo è V Agnelli eie p. 890; 
che la segnò ai io di Novembre dell' anno ifrSjr, 



7 2 STORIA DI MANTOVA 

1557 nosciuto di animo generoso : e il Cadave-* 
re fu trasmesso a Mantova, e collocato 
entro un cassa coperta di velluto nella 
Sagrestia della Cattedrale, dopo le più 
solenni esequie, alle quali intervenne tutta 
la Ducale Famiglia (1). Mentre però que- 
ste cose succedevano altrove ; anche il 
Mantovano si risentiva degl' incomodi del- 
la guerra, benché il Duca persistesse nel 
proposito di stare in pace. Il Duca di 
Ferrara tenea le mire sopra Guastalla ; 
e impossessatosi di Novellara , e poi di 
Luzzara, tentò di avere anche quella Cit- 
tà colla forza ; ma troppa resistenza gli 
oppose Francesco Sanseverino che difende? 
vaia, e vani riuscirono gli sforzi messi in 
opera per conquistarla : per la qual cosa 
l'Estense estimò miglior partito di riti- 
rarsi, dopo aver consegnato Luzzara all'Am- 
basciatore del Duca Gulielmo (2) . Sai 
terminare dell'anno nella carica di Pode- 
stà a Salvato Galeazzo fu surrogato il 
Cavaliere Luigi Betta di Roveredo; e al 
i558 principio del mdlviii. fu spedito Biagio 
dall' Osso da Ravenna come Luogotenente 

(1) UlloA, e Goselini Vita di Don Ferrante, 
Agnelli Ann. di Mant. L. XI. e. IX. p. Sgc. 
Muratori cit.., Affò eie. 

O) Muratori Ann. d y Hai, Affò eie, e Men 



LIBRO DUODECIMO 78 

Ducale nel Monferrato (1), e il Cavalle* i558 
re Annibale de* Cavriani fu mandato a 
Vienna a chiedere la investitura del Du- 
cato di Mantova e del Marchesato di Mon=- 
ferrato, la quale con Diploma del 1. di 
Giugno venne conceduta insieme air ap- 
provazione della compera di Luzzara a 
favore dello stesso Guhelmo. (2), 

IV. Il Duca nostro , che per le saggio 
esortazioni della Madre, e dello Zio Cardi- 
nale cresceva nella prudenza, e nell' amore 
de' Sudditi, e cominciava a dirigere gli af- 
fari del Principato, ayea già da qualche 
mese pel miglior governo istituito il nuovo 
Magistrato della Rota composto di tre in-- 
dividui giureconsulti, che furono Marcan- 
tonio Natta da Asti, e Piergiorgio de' Vi- 
sconti, e Lodovico Bianco ambidue da Mi- 
lano (3): ma di ciò non contento fece nel 
Marzo scavare Y alveo del Porto Catena 
per più comodità delle navi (4) ; e minorò 
alcune imposizioni , che aggravavano spe- 
cialmente le famiglie de' Cittadini. E in 
egual tempo il Cardinale fece consecrare 
dal Vescovo Suffraganeo Fra Bartolomeo 
Ghiselini della Mirandola la ricostrutta 

(1) P asolino Lustri Ravcnn. P, IV. p. 107, 
(a) I documenti sono nell' Archivio segreto. 

(3) 11 Decreto, che istituisce quel Magistrato, 
porta la data de' 18 di Ottobre dell' anno i£5a, 

(4) Mem. rrpsf. 



74 STORIA DI MANTOVA 

i558 Chiesa di S. Spirito (i); pubblicò le sue 
Costituzioni per la Cattedrale, che conten- 
gono tutte le ottime discipline degli Eccle- 
siastici (2) ; e ordinò, che dall' Arte della 
Lana nel Sobborgo di S. Giorgio si desse 
mano a quegli Arazzi, che istoriati sul 
disegno di Raffaello Sanzio da Urbino 
formano anche oggidì uno de' più begli 
ornamenti del Palazzo di Corte, e muo- 
vono lo stupore de 1 Forestieri (3). Né a 
ciò solo si circoscrissero le sollecitudini 
del Cardinale ; che a più alto fine mira- 
vano. Deplorando egli le conseguenze fu- 
nestissime di una guerra , la cui cagione 
più dalla brama d' ingrandimento, che da 
ragionevoli diritti si doveva ripetere ; rac- 
colse tutto il suo senno, e si accinse ad 
insinuare nel cuore de' Principi lo spirito 
della pace. E infatti il primo suo passo 
quello fu di ammorzare ogni discordia tra 
Ottavio Farnese Duca <li Parma e Dori 
Cesare Gouzaga Signore di Guastalla ; e 

(1) Diario del « 8o5., e Amadei cit. p. 65o. 

(2) L'edizione è del i558 in 8.° 

(3) Taluni hanno preteso, che quegli Arazzi 
derivassero da un regalo del Granduca di Firenze 
all' epoca , in cui avvenne il matrimonio di Vin- 
cenzo Gonzaga, che fu poi quarto Duca, con Eleo- 
nora de' Medici. Ma quel maritaggio accadde nel 
ròB^, cioè 26 anni dopo le memorie che abbiami 
della fabbricazione dei detti Ar.u/< 



LIBRO DUODECIMO 7$ 

ne ottenne l'intento: e l'alleanza, che i558 
ne discese, fece aprire gli occhj al Duca 
di Ferrara ; il quale acconsentì ad una 
tregua col Farnese, e si ridusse in grazia 
del Re di Spagna (1). Il che divenne for- 
te motivo della pace, che ai 3 di Aprile 

i55q 
del MDjuix: fu conchiusa tra il Re stesso, y 

e quello di Francia. In virtù della quale 
tornate essendo al nostro Duca le Terre 
occupate dai Francesi nel Monferrato (2) 9 
i Mantovani tripudiarono d" allegrezza , e 
fecero grandi Feste per quattro giorni ; 
Xiel primo de" quali, che fu il 17 di detto 
jnese, tutta Mantova fu illuminata; negli 
altri due si cantarono nelle Chiese Inni 
di ringraziamento, e si distribuirono alle 
povere famiglie alimenti, e denari; e nel 
quarto sul mezzo del Lago Superiore si 
costrusse una gran Rocca di legnami, che 
alla sera fu coperta di fiaccole, e sosten- 
ne un finto assalto di soldati che la in- 
vestivano con barche, sparando le artU 
gliene, e rapidamente solcando le acque 
per difendersi dai medesimi (3). Don Ce- 
sare pertanto, che aveva ottenuta la iar 
vestitura del paterno Stato dall' Impera- 
ti) Affò 1. e, Muratori cit. 
(a) Muratori Ann» d'hai.-, eAnt. Est. f. Ij. 
p. 586. 

£3} Meta jnss* di ]Uaì}tov&>, 



7 6 STORIA DI MANTOVA 

i559 tor Ferdinando, e dal Re Filippo era sta- 
to creato Capitano Generale degli Spa- 
gnuoli in Lombardia , e gran Giustiziere 
del Regno di Napoli (i); diede ogni ope- 
ra ad abbellire la Città di Guastalla, e a 
renderla più munita e più forte ; al quale 
effetto il Comune gli somministrò mille 
e cinquecento Scudi d'oro; de" quali si ser- 
vì egli a farvi rifiorire il Commercio, e le 
Arti, che erano quasi perite nelle decor- 
se vicissitudini (2). Era già morto Enrico 
di Francia^ cui succedette il figlio Fran- 
cesco II; quando cessò di vivere ai 18 di 
Agosto il Sommo Pontefice Paolo IV. (3). 
Si chiusero allora nel Conclave i Cardi- 
nali; e poco mancò che il nostro Ercole 
non divenisse Capo di S. Chiesa (4) : e 
forse il sarebbe stato ad onta di alcuni 
avversar], se non avesse pregato a desi- 
stere, onde non fosse più a lungo protrat- 
ta la elezione del Papa a grave danno 
della Chiesa medesima. Per la qual cosa 
i Cardinali si avvicinarono, e strinsero le 
opinioni ; sì che , grandemente operando 
il Cardinal Ercole, 1 voti emersero a fa- 

(1) Affò Stor. di Guast. L IX al 1 558. 
(1) Affò cit. al 1559. 

(3) Sandini cit. p. 535., Muratori cit. 

(4) Caro Lettere pel Card. Farnese, Palla- 
rie ino Stor. del Corte, di Trento. L. XIV. e X 
p 533. 



LIBRO DUODECIMO 77 

vore di Giannangelo de' Medici, che la i559 
notte del Natale fu acclamato , e prese il 
nome di Pio IV. (1). A questo luogo ne 
giova accennare, che per opera del Duca 
Gulielmo i Cappuccini, i quali da 24 anni 
si erano stabiliti a Marmirolo, vennero 
traslocati nella Chiesa di S. Marta presso 
a Gradaro, ove si fabbricarono un Con- 
vento (2) : e non dobbiam passare sotto 
silenzio la morte di Giambattista Folengo 
fratello del celebre Teofilo, di cui altrove 
parlammo (3). Nacque egli nel 1490, e 
nell'Aprile del i5o6 vestì l'abito di S. 
Benedetto, sotto il quale rese chiaro il 
suo nome. Datosi indefessamente allo stu- 
dio della sacra letteratura, divenne in bre- 
ve uno de' più stimati commentatori del- 
T età sua ; e abbastanza sono conosciute 
le sue Interpretazioni dei Salmi stampate 
a Padova nel 1542, ristampate a Basilea 
nel i557 (4)i * nc *i a Roma nel i585 d'or- 

(1) Sandini cit. p. 536., Muratori 1. ©*, 
Affò cit. L. IX. 

(l) Donesmonbi cit. P. II. p. 189., Auadii 
cit. T. I. p. 65i 

(S) T. III. L. XI. % Vili, di questo Com- 
ptndio. 

(4) Il TiRABOsCHi nella sua Stor. della Lett. 
Itah T. VII. p. 535 parla della edizione di Basi- 
lea, come se fosse la prima., e trae quindi alcune 
conseguenze-, che non reggono in fatto. 



78 STORIA DI MANTOVA 

l559 dine del Papa Gregorio XIII, e poi a Co- 
Ionia dopo nove anni : e sono pur noti i 
suoi Commenti sulle Epistole di S. Pietro, 
di S. Giacomo, e di S. Giovanni stampati 
in Anversa , e ristampati a Venezia nel 
1546; i quali poi furono messi neir Indice 
per una soverchia licenza di giudicare , 
senza che niun fastidio ne derivasse al- 
l' Autore. Che anzi dopo avere lodevol- 
mente coperta la Carica di Priore in S. 
Giustina di Padova, indi a S. Benedetto 
di Polirone, andò Abate del Monastero di 
S. Maria del Pero nella Marca di Treviso : 
e nel 1 555, essendo a Roma, da Paolo IV 
fu spedito in Ispagna a ridurre in migliore 
disciplina que* Monasteri ; il che è indub- 
bia pruova della sanità delle dottrine , e 
della integrità de' Costumi di Giambattista. 
Reduce da viaggio sì faticoso ammalò, né 
potè più riaversi ; ed ebbe a morire in 
Mantova ai 5 di Ottobre del 1559: (1). 
Quest' anno stesso era stato nostro Pode- 
», sta Attilio Tondo ; e nel seguente mdlx 
gli venne dapprima sostituito il Cavalier 
Betta di nuovo, e nel secondo semestre 
per la seconda volta Lodovico Frontorio 

(1) DoNisMONDi cit p. 168, che errò nel 
tiotarne la morte al 1540, Diario del 1786 ., Ti- 
fi ABOsc Hi cit., che lo fa morto a Roma, N oh eri 
Dizionario S?or., che lo dice morto nel Convento 
di S Giustina, etc, 



LIBRO DUODECIMO 79 

(i^); al qtial tempo il Cavaliere Leonardo 1560 
Arrivabene era Governatore del Monfer- 
rato (2). 11 Duca avea spedito nel Gen- 
naro a Roma Giammaria Luzzara di fa- 
miglia Patrizia per trattare diversi impor- 
tanti affari presso la Santa Sede (3), e fra 
gli altri quello del Matrimonio di Don 
Cesare Gonzaga Principe di Guastalla con 
Camilla Borromea sorella di S. Carlo, e 
nipote del Coturno Pontefice Pio IV ; il 
qual negozio si conchiuse ai 12 di Marzo 
per procuratori avanti il Papa medesimo, 
che costituì alla Sposa la dote di quaran- 
ta mila Scudi d' oro, e nominò Governa- 
tore di Benevento Don Cesare, il quale 
delegò a far le sue veci il Giureconsulto 
Giustiniano Cignacchi (4). Ma le brinate 
straordinarie di primavera aveano rovina- 
te le campagne in guisa da far temere una 
carestia generale : e la più grande miseria 
si sarebbe certamente diffusa sul terri- 
torio, se il Duca non avesse compartito 
a buon' ora dei generosi provvedimenti. 
Proibì egli tosto sotto gravi pene il condur 
granaglie fuori del Mantovano, e per vie 
meglio assicurarsene ingiunse Ig immedia- 
ti) Mem. m,s$. 

(a) Zucchi Famiglie Mant. mss., Volta No- 
tizie della Tamigi. Arrivab . 

(3) Mem. inss n e Lettere mss. del Luzzara 

(4) Muratori cit. ? Affò cit. 



80 STORIA DI MANTOVA 

i56o ta denunzia della quantità loro, che esi- 
stesse a disposizione delle famiglie ; e sul 
dubbio, che non fossero per essere suffi- 
cienti, il Cardinal Ercole a sue spese ne 
comperò in Baviera pel valsente di sedici 
mila Ducati, ordinando che fosse venduto 
ai poveri a lire ventuna al sacco il fru- 
mento, a lire quindici il miglio e i fagi- 
noli, e a lire quattordici gli altri legumi (i ). 
i56t V. L'anno mdlxi : fu per la Casa dei 
Gonzaghi uno de* più brillanti e felicL 
Era appena con Bolla de' 14 di Febbrajo 
stato dal Sommo Pontefice eletto il Car- 
dinal Ercole per suo Legato $ Presidente 
al Concilio di Trento (2) ; quando il 26 
del mese stesso fu creato Cardinale anche 
Francesco Gonzaga fratello di Don Cesare 
(3). Ai 2 di Marzo il Duca Guliélmo in- 
tervenne alle giostre, che Alfonso II. Du- 
ca di Ferrara avea bandite ; e fra i molti 
Principi, e Cavalieri riscosse egli Y ammi- 
razione e gli applausi (4). Ma non ostan 

(l) QlONTA CÌr. p. $6, DONESMONDI Clf 

p. 191, Amadei cit. p. 653, e Mem. mss. 

(a) Raynaldi Ann. Eccl. T. XV. p. 116., 
Affò cit., e Mem. mss. 

(3) Affo cit., e Mem. mss. 11 DoNESHONDl 
però, e il Gionta sbagliarono nel metterlo Car- 
dinale Tanno anteriore. 

(4) Muratori Ant. Est. P. II. p, 39 t, e Ann. 
£ Irai. 



LIBRO DUODECIMO 8r 

te che continuassero quelle feste, volle 1 ^ 1 
Gulielmo tornare a Mantova per solleci- 
tare, e sorvegliare in persona i preparati- 
vi eh' egli avea disposto di eseguire per 
ricevere Eleonora d' Austria figlia dell'Ini* 
perator Ferdinando statagli accordata in 
isposa. Per tale occasione si dipinsero di 
nuovo le case, che da S. Gervasio e pro- 
cedendo da S. Tomaso, e da S. Agnese co- 
steggiano le vie pubbliche sino alla Piaz- 
za del Duomo, e quelle situate lungo la 
strada che dal Duomo stesso attraversan- 
do la piazza dell' Erbe mette sino al pon- 
te S. Giacomo : si allargarono , e si diriz- 
zarono alcuni tratti delle vie medesime , 
che da prima erano incomodi : si rifab- 
bricarono non poche case troppo vili o 
cadenti: e la stessa Corte vecchia del Ca- 
stello fu in parte ampliata , e in parte 
renduta più dignitosa colf atterrare delle 
piccole camere per adattarvi uno scalone, 
e ricostruirvi alcune Sale, che servissero 
non tanto alle udienze e al ricevimento 
di personaggi, quanto alle notturne con- 
versazioni (i). Finalmente il giorno 26 di 
Aprile, che era Sabbato, fece il suo solen- 
ne ingresso dalla Cittadella di Porto l'Ar- 
ciduchessa Eleonora accompagnata da va- 
rj Principi , e dal Cavaliere Annibale de' 

(1) Mem. mss. di Mant, 

Tom, III. 6 



82 STORIA DI MANTOVA 

i56f Cavriani, che come Ambasciatore del Du- 
ca ne avea fatta all' Imperatore Y inchie- 
sta (r): e innumerabile fu il seguito di Ca- 
valieri e Gentiluomini sì Tedeschi che 
Italiani accorsi per onorare la Principessa» 
la quale fu ricevuta con pompa straordi- 
naria da tutta la famiglia Gonzaga e con 
indicibili applausi dei Cittadini, che da 
simile matrimonio speravano i maggiori 
vantaggi. E infatti il nostro Duca non so- 
lamente divenne genero dell' Imperatore, 
ma cognato di Sigismondo Re di Polonia , 
di Alberto Duca di Baviera, di Alfonso 
Duca di Ferrara, e di Francesco Duca di 
Toscana ; per la qual cosa assai crebbe 
nella grandezza, e nella estimazione poli- 
•tica dell' Italia (2). Per queste nozze otto 
giorni continui stettero imbandite le men- 
se pe' Forestieri; e a trattenere la Nobil- 
tà in esercizj cavallereschi il dì 29 di Apri- 
le si diede nella Corte del Castello un fin- 
to combattimento, dopo il quale furono 
premiati 1 guerrieri più valorosi; e anche 
nel giorno 1. di Maggio si fece una pub- 
blica giostra, che durò sino a sera (3). 
Ma il popolo si abusò di quel tempo di 

(1) Agnelli cit. L. XI. e. X. p. 896., Ama- 
dei cit. 

(2) AmAdei cit.j e Mem. mss. , Do NES MONDI 
cit. p. 192., Possevini G011*. L. VII. p. 759. 

(3) Mem. mss. 



LIBRO DUODECIMO - 85 

giubilo, perocché mise a ruba le case I ^6l 
degli Ebrei situate ne' diversi Quartieri 
della Città; e fra le notturne illuminazio- 
ni e i fuochi artifiziati si appiccò incen- 
dio all'Archivio del Comune, onde rima- 
sero consunti infiniti documenti, che la 
Patria interessavano, e il bene de' Cittadi- 
ni (i). Mancava a compimento del ma- 
gnifico Palazzo di Corte una Cappella ; e 
appunto nel mdlxii. il Duca fece dar ma- i5Ó2 
no alla Chiesa di S. Barbara affidando la 
direzione del lavoro al nostro Architetto 
Bertani; che lo compì fra quattro anni, 
e si meritò le lodi de' contemporanei, e 
de' posteri per V ingegno manifestato in 
queir opera ; la quale riuscì non solo con- 
forme alle regole dell' arte , ma opportuna 
a qualsivoglia ecclesiastica funzione; e spe- 
cialmente per le esattissime proporzioni il 
Campanile è sommamente a lodarsi. Fu 
poi la detta Chiesa arricchita dal Duca di 
pitture eccellenti, de' famosi Arazzi rappre- 
sentanti gli Atti degli Apostoli^, e di pre- 
ziose suppellettili d' ogni genere, e d' in- 
signi Reliquie : né di ciò contento otten- 
ne che vi fossero traslocate dieci delle 
dodici Cappellanie^ che per la Cattedrale 
erano state istituite dal Duca Federico 
suo Padre, impiegando per esse sei mila 

(i) Amabili cit. p. 664, e Mem. ms$. 



84 STORIA DI MANTOVA 

J 56a scudi in sacri arredi, e Y annuo frutta 
de* dieci mila disposti dal Padre stesso per 
la dotazione de' Cappellani (i). Quest'an- 
no fa conoscere* quanto i Gonzaga stimasi 
sero le lettere, e quanto fossero Mecenati 
de' Letterati. A Mantova Don Cesare Signor 
di Guastalla' nel suo palazzo, che poi fu 
demolito per ergervi il Teatro Scientifico, 
fondò l'Accademia degl' Invaghiti (2), del- 
la quale fu sempre benefico protettore. 
Dessa in pochi giorni divenne celebratis- 
sima pei grand' Uomini, che la compone- 
vano; tra i quali erano Giulio Castellani, 
Silvio Calandra, Silvio Pontevico,, Giulio 
Cesare Gonzaga, Ercole Udine, Stefano 
Guazzo , Marcello Donato , Giambattista 
Susio, alle cui lezioni accorrevano perfino 
le Dame , e quello Scipione Gonzaga, che 
fra pochi mesi, ito a studiare nella Uni- 
versità di Padova, vi eresse Y altra Acca- 
demia degli Eterei, alla quale fra tanti 
altri appartennero Gioacchino Scaino, Tor- 
quato Tasso, e Battista Guarini (3). Quel- 

(1) Donesmondi cit. p. aoi., Bettinelli 
cit. p. 126., Antoldi Guida di Mantova p. t 8, e 
Dispaccj e Privilegi di S. Barbara. 

(a) Don ics mondi cit. p. ai 6., e Bettinelli 
cit. p. 85 ne mettono V istituzione tre anni dopo, 
ma tono privi di fondamento. 

(3) Tiraboschi cit. T. VII. p. 241., Scir* 
Gonz. Commentar. L. I. p. 36. e p. 376. 



LIBRO DUODECIMO 85 

la degF Invaghiti poi si mantenne lungo l *v% 
cempo in molto splendore; e Pio IV. le 
concedette de 1 bellissimi privilegi e la fa-* 
colta di addottorare, e ai suoi membri il 
titolo di Cavaliere ad istanza del suddet- 
to Don Cesare (i). Anche Vespasiano Gon- 
zaga si rese benemerito della Letteratura 
collo stabilire una Scuola di" lingua Grec^ 
e Latina nella sua Sabbioneta* chiamati* 
dovi collo stipendio di trecento Scudi il 
dottissimo Mario Nizzoli, che per F apri-» 
mento- di quello studio recitò una eloquen* 
te Orazione (2). Ai 4 di Maggio scoppiò 
un terribile temporale accompagnato da 
grandine, che in un istante portò via tut- 
te le speranze degli Agricoltori (3); sì che 
si sparse una generale costernazione : la 
quale però venne raddolcita dalla mira-» 
bile carità del Cardinal Ercole, che per 
la salvezza de' Cittadini non dubitò di 
spendere oltre a trentamila Scudi d' oro 
a provvederli di commestibili (4), e dalle 
sollecitudini del Duca, che sborsò grossa 
somma di denaro per introdurre una quan* 



(1) DonesmoNdi cit., Tiraboschi cit.p. a56., 
Lettere mss. di Dori Cesare , Affò cit. L. IX. 
(a) Tiraboschi cit. p. 94. 

(3) Mem* mss. 

(4) B.AYNALDI Cit. T. XV. p, 380,, PAU.4* 

Vicino cit. L. XX» e. VI. 



86 STORIA DI -MANTOVA. 

-*5Ó2 t j t à di biade nel Mantovano (i) : e ap- 
punto nel colmo della penuria al Duca 
stesso nacque Vincenzo suo primogenito(2). 
VI. Il Cardinal Ercole deputato suo 
malgrado a Presidente del Concilio di 
Trento, preceduto da Ippolito Capilupi 
Vescovo di Fano erasi portato in quella 
Città conducendo seco Marco de' Fedeli 
Gonzaga Vescovo d' Ossero, Giambattista 
Grossi Arcivescovo di Reggio in Calabria, 
Ippolito Arrivabene Vescovo di Geropetra, 
Giulio Soperchj Vescovo d' Ajaccio, e Ales- 
sandro Gabioneta Arcidiacono della Cat- 
tedrale e Vicario Vescovile, tutti nostri 
Concittadini-, e inoltre avendo al suo 
seguito diversi Teologi, e i Mantova- 
ni Federico Pendasio , Antonio Cavriani , 
Francesco Borsati , e Francesco Soardi 
dottori nel diritto Canonico, e nel Civile. 
Fu ricevuto dal Cardinal Madruccio Ve- 
scovo di Trento con altri Padri, e col 
Clero e Popolo, come si conveniva al Vi- 
cario del Sommo Pontefice: e tutto lo ze- 
lo adoperò per riaprire il Concilio, e per- 
chè le cose da trattarsi riuscissero al mi- 
glior line. E infatti il dì 18 di Gennajo 
si ripigliarono le Sessioni di queir Augu- 
sta Assemblea, sedendo da prima i Cardi- 

(i) Mem. mss., GioNTA cit. p. 86. 

(2) I documenti dell* Archivio «egreto notan 
tale nascita ai ai di Settembre. 



LIBRO DUODECIMO 87 

nali, indi il Duca Gulielmo, che si era l 5v% 
colà trasferito due giorni avanti, e poscia 
i Vescovi e gli altri Padri : e tutte le Sto- 
rie abbastanza parlano delle esimie azioni 
di Ercole nel Concilio, e delle fatiche so- 
stenute anche dallo stesso Pendasio. Ma 
era scritto, che questo gran Porporato non 
gustasse su questa terra il premio de' suoi 
sudori , né giugnesse a vedere terminato 
il Concilio , come vivamente desiderava. 
Eragli appena giunta la notizia, che il dì 
6 del Gennajo dell'anno mdlxiii Fede- 1553 
rico suo nipote, e fratello del Duca Gu- 
lielmo aveva ricevuto il Cappello Cardi- 
nalizio, onde si facevano in Mantova le 
allegrezze (1) ; quando si sentì sorpreso 
da malattia, che in breve lo ridusse agli 
estremi. Viaggiava allora il nostro Duca 
insieme a Don Cesare alla volta d' Inns- 
bruch per ossequiarvi V Imperatore ; ma 
inteso lo stato dello Zio Cardinale, diresse 
a Trento il cammino, ove fu presente alla 
santa morte di lui accaduta la sera de' % 
di Marzo. Le esequie, che gli vennero ce- 
lebrate , furono uno spettacolo straordi- 
nario : perocché non solo molti Cardinali, 
gli Arcivescovi, i Vescovi, gli Abati, gli 
Ambasciatori di tanti Principi, e Teologi, 
e Dottori vollero intervenirvi solennemen- 

0) Raynaldi cit. p- 337: Gwnta cit. p. $6, 
e Meni, dell' Archivio segreto. 



88 STORIA DI MANTOVA 

*5o3 te; ma ogni classe di Cittadini versava 
lagrime di dolore , considerando quale 
sostegno mancasse al Cristianesimo, e qual 
padre ai poveri. Il Cadavere rinchiuso in 
una cassa fu da Don Cesare, e da molti 
Prelati, e da Gentiluomini accompagnato 
a Mantova , ove il Duca fece rinnovare i 
funerali con grandissima pompa , collo-* 
candolo nella Sagristia della Cattedrale fra 
i gemiti, e i singhiozzi di tutto il popolo. 
Né la stessa morte interruppe le benefi- 
cenze di Ercole, il quale nel suo Testa- 
mento volle perpetuarle. Assegnò da prima 
al Sacro Monte di Pietà tren:asettemila 
scudi a benefizio de' bisognosi; venticinque 
mila ne dispose a favore de' suoi dome- 
stici ; altri quattro mila ne costituì per 
fondare in patria il Collegio de' Gesuiti, 
ai quali poi si desse un' annua somma pel 
loro sostentamento ; e dopo altri legati 
dichiarò eredi i suoi Nipoti Gulielmo, Lo- 
dovico e Federico. Le lodi di questo in- 
comparabile Cardinale sono così di fre- 
quente ripetute dagli Scrittori sacri, e pro- 
fani, che non è mestieri di enumerarle. 
Ci limitiamo quindi a dire, che alla no- 
biltà de' natali congiunse altezza d' inge- 
gno, assiduità di studio, generosità di Ben* 
timenti, profondità di vera politica , illi- 
batezza di carattere, fermezza d 1 animo, e 
ieventà di costumi; cosicché riiuna uman4 



LIBRO DUODECIMO 89 

forza lo avrebbe mai rimosso da' suoi savj i563 
divisamente Bembo , e Sadoleto lo enco- 
miarono sommamente; lo rispettarono i 
più potenti Monarchi , lo venerarono i 
Padri del Concilio , e lo amarono tenera- 
mente i popoli di Lombardia , ai quali 
negli anni della fame estese senza limiti 
la propria misericordia. Fu prossimo ad 
essere inalzato al Sommo Pontificato : e 
non ne fu escluso per demeriti o per di- 
fetti, ma per eccesso di pregj, e forse per 
malvagità dell 1 invidia (t): né egli per le 
incontrate opposizioni cadde mai nella 
viltà del più piccolo risentimento, né cessò 
dall 1 esercizio del dover suo. Lontano anzi 
da ogni spirito di grandeggiare, e d'in- 
gerirsi nelle vicende, cui i 1 Italia per varj 
lustri tu sottoposta; governando egli lo 
Stato de' nipoti suoi mantenne sempre la 
massima di conservare i Sudditi nella pace, 
e di procurarla con ogni sforzo anche fra 
le altre Potenze belligeranti ; per le quali 
esimie virtù visse amato e temuto, e morì 
colmo delle più sincere benedizioni (2), 
Altra perdita fece Mantova quest' anno 



(1) Si leggano le Lettere del Caro a nome 
del Cardinale Farnese. 

(a) Pallavicino cit., Iìaynaldi 1. e, Mu- 
ratori Ann. d y hai. , Uohelli Ital. Sacr. T- l» 
p. 943, ec, ec. 



90 STORIA DI MANTOVA 

i563 medesimo colla morte d/ Ippolita Gonzaga 
figliuola di Don Ferrante, e di Donna Isa- 
bella di Capua. Educata ella per tempo 
alle lettere , ed alla virtù , seppe appro- 
fittarsene in guisa , che fu una delle più 
esimie donne dell'età sua, e come tale 
encomiata da pressoché tutti gli Scrittori 
d'allora: nel che grande merito ebbe il 
Cardinal Ercole , che procurò ad Ippolita 
la migliore istruzione nella lingua, e nelle 
scienze. Maritata da prima a Fabrizio Co- 
lonna, che mori ai 24 di Agosto del i55r, 
si unì a seconde nozze con Antonio Ca- 
rafa Duca di Mondragone tre anni appres- 
so, col quale vissuto avrebbe vita l'elice , 
se le asprità del Suocero non la avessero 
costretta ad allontanarsi e a seppellirsi 
nella tristezza per alcun tempo, sino a che 
si cambiarono le circostanze : ma furono 
brevi i giorni della sua contentezza ; che 
chiuse gli occhi al mondo nella età di 28 
anni non ancora compiuti, e nello stesso 
mese di Marzo poco dopo la morte dello 
zio Cardinale. Dotata di non ordinaria 
bellezza seppe conservarsi sommamente 
onorata; colpita dalle avversità le sosten- 
ne con animo forte; e amante delle Let- 
tere e specialmente della poesia, nella 
quale si distinse, 11011 permise giammai 
che le sue composizioni si pubblicassero, 
benché taluna di soppiatto vedesse la luce 



LIBRO DUODECIMO gt 

pubblica (i). E tanta fu la stima, in che *563 
Ippolita era tenuta, che molti letterati la 
piansero , e al merito di lei coniate ven- 
nero tre medaglie (2). 

VII. A così gravi disgrazie subentrarono 
altre gioje pe* Mantovani; perocché ai 7 
di Aprile il Principe Vincenzo fu tenuto 
al Battesimo dal Cardinal Morone a nome 
di Pio IV. (3) ; e il Cardinal Federico, che 
era andato a Roma a ringraziare dell 1 onore 
compartitogli il Sommo Pontefice , fu da 
questo consacrato Vescovo di Mantova, e 
il dì 1. di Maggio venne a ricevere il pos- 
sesso del Vescovato fra le esultazioni di 
ogni classe di Cittadini (4). Ai primi di 
Luglio era stato assunto in Podestà il ca- 
valiere Anselmo Tinti da Pistoja (5), e il 
Duca Gulieiaio avea eletto in suo Segre- 
tario il Poeta Bernardo Tasso (6) : quando 
a Don Cesare nacque Don Ferrante suo 
primogenito (7); e d' ordine del nuovo Ve- 

(1) Quadrio Stor. della Poesia T. II. p. 362, 
Affo Memorie delle tre Gonza&he p. 95. 

(2) Tiraroschi cit. T. VII, p. 83. 

(3) Mem. mss. di Mant., Donesmondi cit, 
p. 207. 

(4) Donesmondi 1. e, Amadei cit. p. 657, 
Oionta cit. p. 87, e Mem. mss. 

(5) Mem. mss. 

(6) Bettinelli cit. p. 98, Tiraboschi 1. e. 
p. 1662. 

(7) Affo Stor. di Guastai. L. IX. 



92 STORIA DI MANTOVA 

iS63 scovo si trasportarono a Mantova le Sante 
Reliquie, che irei 1492 si erano scoperte 
in Ostiglia (1), e che poi dal Duca furono 
con altri doni regalate alla Chiesa di S. 
Barbara (2). Alla metà di Dicembre Er- 
nesto e Ridolfo figlj di Massimiliano Re 
di Boemia si fermarono a Mautova quat- 
tro giorni, dopo i quali viaggiarono alla 
volta di Spagna (3): e ai 3o del mese 
stesso T Imperatore emanò diploma , col 
quale, per evitare qualunque ingiuria y 
negò al Duca Gulielmo la facoltà di com* 
perare beni feudali dai Marchesi Gonzaga, 
e di conoscere delle lor cause , benché il 
Duca fosse Vicario Imperiale (4). Nel se- 
l5Ó4 guente anno mdlxiv, fu eletto Podestà il 
Cavaliere Giulio Cesare Castelvetro di Mo- 
dena; e il fiume Po rovesciando gli argini 
a Riva inondò i Vicariati di Gonzaga, di 
Reggiolo, e di S. Benedetto nel mese di 
Aprile : e appena fu riparato a quella 
disgrazia, di nuovo sul tinire di Maggio 
si ruppero gli stessi argini , e le acque 
portarono via tutte le biade di quelle 
campagne (5). Mentre Don Cesare col mez- 

(c) Ved. T. II. p. 1S7 di questo Compendio. 

O) Meni, mss., DonesmoNDI cit. p. ao8, 
Dispaccj e Pnvilcgj di S. Barbara p. 84. 

(3) Man. mss. 

(4) Il Diploma è nell* Archivio secreto. 

(5) Meni, m$s. 



LIBRO DUODECIMO 93 

jbo di Francesco da Volterra faceva erigere 1&64 
il suo Palazzo a Guastalla, ed alzava altri 
edifizj per abbellirla (1), il Duca Gulielmo 
stava tutto occupato a mantenere in fiore 
la nostra Mantova, e le Arti. À quest' anno 
infatti troviamo, che essa conteneva oltre 
a quarantatremila abitanti; che nel borgo 
di S. Giorgio vivevano più di mille lavora- 
tori di seta e lana; che almeno cinquanta 
fabbriche di tal genere esistevano in Città: 
e che i nostri drappi venivano assai sti- 
mati anche in Inghilterra ed in Francia (2); 
così che tra per la lunga pace, e per 
1' esteso commercio Mantova era divenuta 
una delle più ricche città dell' Europa (3). ' 
Né solamente le cure del Duca si circo- 
scrissero al bene temporale de' Cittadini ; 
che si estesero anche alle cose di Religione. 
E tanto si maneggiò a rendere cospicua 
la nuova Basilica di S. Barbara, che il 
medesimo Pio IV. con Bolla de' 14 di Ot- 
tobre vi istituì una Collegiata capitolare 
esente dalla giurisdizione del Vescovo y e 
immediatamente soggetta alla S. Sede ; e 

(1) Affò Stor. di Guasta L. IX. 

(a) Possefini cit. L. VII. p. 761., Betti- 
nelli cit. p. 79 e 161, e Mera. mss. 

(3) Non piccolo numero di Famiglie a tale 
epoca incominciò ad acquistar titoli , e Signorie > 
e pruova ne arrecano i molti Epitafi, che parlano 
di Nob. Mercator Mantuat* 



94 STORI! DI MANTOVA 

*564 composta di cinque Dignità infoiate, e di 
Canonici , che vennero decorati del titolo 
di Conti Palatini, e di Protonotarj Aposto- 
lici. Tutte le Dignità, e i Canonicati fu- 
rono per fondazione e dotazione dichiarati 
di Regio giuspatronato con facoltà ai Duchi 
di presentare gì' idonei a simili Beneh'cj : 
ed ebbero fin dall' origine i privilegi di 
farsi de' particolari Eegolamenti con li- 
cenza del Principe ; di crear fra loro un 
pubblico Notajo; di adottare un Rito spe- 
ciale, e un Messale e Breviario parimente 
particolari ; di vestire il pavonazzo ; ed 
anche i Canonici di far uso di mitra. In 
forza di detta Bolla si unì all' Abazia di 
S. Barbara il Priorato di S. Antonio, che 
annualmente rendeva ottocento ducati 
& oro di Camera ; come dopo tre anni il 
Papa Pio V. assegnò al Capitolo la Pre- 
positura di S. Tomaso, indi la Cappella 
della SS. Trinità. Finalmente il medesimo 
Pio IV. a petizione del Duca concedette 
all' Abate di S. Barbara la facoltà di con- 
ferire a' suoi Chierici gli Ordini minori , 
e di amministrare anche la Cresima col- 
T assenso del Vescovo; e di esercitare nel 
recinto della Corte Ducale il Ministero di 
Parroco (i). Per tutte le quali cose questa 

(i) DON IMMONDI cit. y>. tll, Dispacci e 

PrivìL di S. Barò* , Amàdmì cit. p. f>6i ove ri- 
porta la Bolla , e Meni. Otti, 



LIBRO DUODECIMO 9 5 

Basilica divenne celebre, e si fece ricchis- J 5Ó4 
sima di suppellettili mercè la pietà e Y im- 
pegno dei Duchi, che sempre la protes- 
sero, e la colmarono di donativi: e quan- 
tunque il primo Abate di essa , che fu 
Bartolomeo de 1 Cavazzi , fosse messo nel 
possesso della sua carica fino dal i5 di 
Febbrajo, ciò nulla ostante non cominciò 
ad essere officiata che ai 27 di Settembre, 
e non fu compiuta la fabbrica che nel- 
l'anno appresso (1). 

Vili. Il mdlxv. riuscì assai funesto; pe- i565 
rocche ai 22 di Febbrajo morì per una 
malattia di due giorni il nostro Vescovo 
Federico nella età di 25 anni, mentre co- 
minciava appena a dar pruove del cri- 
stiano suo zelo; e dopo le solenni esequie 
fu sepolto nella Cattedrale dietro Y Aitar 
maggiore (2). Alla Primavera per le pas- 
sate inondazioni, e per le continue piog- 
gie si previde una infelice ricolta; e se il 
Duca non avesse a tempo provveduto al- • 
trove dei grani, la fame sarebbe divenuta 
molto più terribile e generale (3). Era 
scoppiato del malcontento nel Monferrato 
a pregiudizio del Duca, che sulle prime 

(1) Catalogo mss. degli Ab. di S. Barbara, e 
la Iscrizione che tuttora esiste sul Campanile. 

(a) DONESMONDI cit. p. 21 C, QloNTA €Ìt. 

p. 87, Amadzi cit. p. 658. 
(3) Mem. mss. di Mant. 



96 STORIA DI MANTOVA 

l565 non v i appose rimedio: ma, levatasi a ttì? 
multo aperto la Città di Casale, fu in prò* 
cinto a svilupparsi una Serissima ribellio* 
ne; la quale però venne sulF istante sopi- 
ta dal Governatore di Milano, che accorse 
colle sue truppe, e costrinse i sollevati ad 
implorar dal Duca il perdono (i). Al prin- 
cipio di Dicembre questi era andato a 
Ferrara colla moglie Eleonora per assiste- 
re alle nozze di quel Duca Alfonso con 
Barbara d ? Austria figlia del defunto Im- 
perator Ferdinando (E): ma per pochi gior- 
ni tenne sollevato il suo animo dalle an- 
goscie ; perchè il Cardinal Francesco Gon- 
zaga figlio di Don Ferrante, che il di 28 
di Novembre avea preso il possesso del 
Vescovato di Mantova ad esso lui confe- 
rito, chiusosi per la morte dj Pio IV. in 
Conclave, colà entro ammalò sì gravemen- 
te, che uscì di vita nella età di soli ven- 
totto anni e mezzo il 6 di Gennajo del 
i566 MDLXVI (3)i il giorno prima dell' esalta- 
zione di Pio V. (4) \ e dopo magnifici fu- 
nerali ebbe distinta sepoltura a Roma nel- 
la sua Chiesa titolare di S. Maria in Lu- 

(1) Mubatori Ann. d'hai. 

(a) Muratori Ant. Est. P. II. p. 393. 

(3) Agnelli Ann. di Mant. L. XI. e. X. 
p. 898, e Man. dell' Ardi, segreto. 

(4) Muratori Ann. i* hai, Sandixi Vita* 
Ponrif. p. 539. 



LIBRO DUODECIMO 97 

dna (1). Ai 4 di Marzo Lodovico Gonzaga 
fratello del Duca Gulielmo col benepla- 
cito del Re Carlo IX si unì in matrimo.* 
nio a Parigi con Enrica di Cleves unica 
erede dei Ducati di Nivers, e Retel, e fi- 
gliuola di Margherita di Borbone zia del 
Re Enrico IV; e dalla quale ebbe quel 
Carlo, che divenne in appresso Duca di 
Mantova. Quantunque Enrica fosse non 
bella, era dotata di ottiene qualità di spi- 
rito: e siccome avanti la morte di suo 
fratello Francesco niuno la corteggiava, 
ad eccezione di Lodovico, che giusta Y uso 
di Francia se le era dedicato per Cava- 
liere; così, fatta erede degli Stati paterni, 
preferì dessa ai molti pretendenti la ma- 
no di lui, e lo mise a parte del Princi* 
pato., di cui per le sue valorose azioni 
era conosciuto ben degno (2)- Un formi- 
dabile esercito veniva messo in ordine da 
Solimano verso il Danubio* minacciando 
d' invadere le vicine Provincie a danno 
de] Cristianesimo: ma l'Imperatore Mas- 
similiano non frappose indugio a convo-* 
care la Dieta dell'Impero in Augusta, al* 

(1) Affò cit.; Lettera rhs. a Don Cesare Goni, 
SulV epoca della morte del Card. Francesco erra- 
rono il Gionta , il Donesmondi P V Ughelli , e ìù 
«tesso Amadei, che ne rimprovera i tre suddetti. 

(2) Gionta 1. e, Amadei cit. p. 659., e Mem. 
mw. dell 9 Arch. segr. 

Tom. ìli 7 



98 STORIA DI MANTOVA 

l566 l a quale il 26 di Marzo intervennero gli 
Ambasciatori de' Principi d'Italia^ ed Ema- 
nuele Filiberto Duca di Savoja, e lo stes- 
so nostro Duca Gulielmo, che per la co- 
mune difesa s' impegnò di sborsare una 
somma in denaro (1): e tali furono gli 
apparati di guerra de' Cristiani, che sareb- 
bero bastati a far desistere dall' impresa 
il Re Barbaro, quand'anche la morte non 
avesse tronchi i suoi vasti disegni. Ai 6 
di Agosto Massimiliano confermò al Duca 
nostro le precedenti Investiture imperiali 
(2): e mostrò poi in altre occasioni quale 
alta stima avesse della magnanimità del 
medesimo. Tre distinti personaggi vennero 
a mancare a Mantova in breve tempo; 
cioè la famosa Giulia Gonzaga, Marcan- 
tonio Oradino da Perugia, e la Duchessa 
Margherita Paleologa* Da Lodovico figlio 
di Gianfrancesco Gonzaga Principe di Boz- 
zolo, e da Francesca de' Conti Fieschi da 
Genova nacque Giulia ; la quale in breve 
spazio si distinse nello studio delle Lette- 
re, e qualunque altra fanciulla dell'età 
sua superò nella bellezza, e nel candor 
de' costumi. Destinata dal genitore ad es- 
sere compagna indivisibile di Vespasiano 

(1) Muratori Ann. iV ltcd., Roseo cit. L. IX. 
p. 61. 

(a) L' originale è nelT Ardi. scgr. 



LIBRO DUODECIMO 99 

Colonna Duca di Trajetto, vi aderì ella ^66 
più amante del grand' animo, che della 
venustà dello Sposo; al quale fu sì accet-*- 
ta, che, oltre a tredici mila Ducati di so- 
pradote, le lasciò la Signoria di tutti i 
suoi beni durante la vedovanza* Morto 
però il marito nel 1628, soffrir dovette 
molte avversità per opera di Ascanio Co- 
lonna, e dell' inquieto Napoleone Orsino 
Abate di Farfa, che pretendevano agli Sta* 
ti di Vespasiano; ed ebbe a saper grado a 
suo fratello Luigi detto Rodomonte, che 
colle armi la ripose nel possesso pacifico 
de' medesimi, benché poco dopo avesse a 
piangere Y amara perdita di lui, e quella 
del Cardinale Pirro altro suo fratello. Tan- 
ta era la virtù, e la bellezza di Giulia, 
che la fama ne fece risonare tutta FErn- 
ropa; sì che lo stesso Solimano^ ardente 
di averla nelle sue mani, spedì il corsaro 
Barbarossa nel Luglio del i534 a ^ assalir 
Fondi, ov' ella si tratteneva. Ne sarebbe 
riuscito vano queir attentato ; se Giulia 
spaventata dalle gride de/ Cittadini non si 
fosse calata da una finestra, e rifugiata 
a cavallo di notte ne* dominj del Sommo 
Pontefice. Parecchie persecuzioni Giulia 
ebbe in appresso a soffrire per parte della 
figliastra Isabella; che dopo averla priva- 
ta deir usufrutto delle sostanze di Vespa- 
sianoj tentò anche di rendere inferma la 



ioc STORIA DI MANTOVA 

!566 S opradote: onde le fu d' uopo contentarsi 
dell' assegno di cinquecento annui Duca- 
ti . Si ritirò allora a Napoli, ove si diede 
ad una vita ritiratissima, ed esemplare i 
ma siccome Pietro Carnesecchi già Segre- 
tario di Clemente VII. , e poi caduto nel- 
r Eresia, avea avuto alcun carteggio con 
Giulia; così a lei convenne sostenere qual- 
che disturbo: la quale, benché innocente^ 
più che di ogni altra disavventura di si- 
mile sospetto si prese un vivo rammarico, 
che le diede uno sconcerto nella salute*. 
Cadde quindi gravemente ammalata; e ai 
19 di Aprile del i566 pagò il comun de- 
bito di natura, compianta dagli uomini 
onesti e virtuosi, e dai migliori Letterati 
del tempo suo (1). Un' altra vita la mor- 
te avea mietuta il dì 6 di Ottobre nella 
persona di Marcantonio Oradino giure- 
consulto, Vescovo di Utica, e Suffraganeo, * 
Vicario del Vescovo di Mantova (2); quan- 
do infermò la Duchessa Margherita Pa- 
leoioga, e ai 28 di Dicembre chiuse i suoi 
giorni nella Città di Casale (3). Per la 

(1) Il Padre Affò ne ha scritta, e stampata 
la vita, che assai merita di esser letta. 

(l) DONESMONDI cit. p. 217, AtfADEI cit. 

p. 665. 

(3) Il Po nes mondi, e il G io NT A la farina 
morta del 156^, e il Possevino p. 765 lo nota 
al i565, ma V epitaffio li convinca di «rrore 



LIBRO DUODECIMO toc 

sua pietà verso i poveri, per la saviezza 
de' suoi costumi, e per le sue sollecitudi^ 
ni nel cooperare al buon governo dello 
Stato nella minore età de* figliuoli, si cat- 
tivò T amore de' Sudditi in guisa, che aU 
l'annunzio del suo passaggio da questo 
mondo si diffuse la tristezza per tutto il 
Mantovano, e nel Monferrato. Dopo i fu- 
nerali fatti a Casale, il cadavere fu por- 
tato a Mantova, dove nel Coro del Con- 
vento di S. Paola ebbe la sepoltura, ed 
altre esequie solenni (i). 

IX. Fioriva quest' anno a Mantova la 
celebre Diana figliuola del nostro Inta- 
gliatore Giambattista Briziano. Dalle ope- 
re del genitore, e da quelle di Giulio Pip- 
pi seppe trarre tanto profitto nel disegno, 
che divenne in simil arte la gloria del 
proprio sesso* 11 Vasari la vide esercitarsi 
neir intaglio questo medesimo anno, e ne 
rimase altamente maravigliato (2); corner 
che non tanto facilmente fosse inclinato 
a lodar gli artisti stranieri alla Toscana* 
E a dir vero Diana meritò somme lodi 
nell' intagliar bellissimi disegni del Sai-» 
viati, del Gampi, del Parmigianino, del 
Primaticcio, del Pippi, e del medesimo 

0) Agnelli cit. p, 905, Amadei cit. p. 666 ? 
e Mem. mss. dell' Arch. segr. 

(*) Vasari Vito, di GiroU da Carpi* 



i566 



102 STORIA DI MANTOVA 

i566 Raffaello (i) ■; e forse dovremo altrove en, 
comiarla per egregie opere a bassorilievo, 
se ne avverrà di trovar pruove, che rin- 
forzino gli argomenti che abbiamo. Distin- 
guevasi in egual tempo nell' incidere a 
bulino, e ad acqua forte Andrea Andre- 
ani altro nostro Concittadino, di cui si 
hanno il Trionfo di nostro Signore del 
Tiziano, e in più foglj il Trionfo di Ce- 
sare del Mantegna, il Mosè colle Tavole 
della Legge, il Faraone, e il Sacrifizio di 
Àbramo (2), Dopo la morte del Cardinal 
Francesco, insorte erano a Roma delle se- 
rie difficoltà sul diritto di nominare al 
Vescovato di Mantova. Il Duca Gulielmo 
presentava a tale dignità Frate Ambrogio 
degli Aldegati; e il Sommo Pontefice Pio 
V. voleva mettervi i Cardinal d' Aragona, 
pretendendo devoluta alla Santa Sede la 
nomina : e le cose stavano per prendere 
un serio aspetto a motivo della insisten- 
za di entrambi; quando colla interposizio- 
ne di alcuni Ambasciatori, e di Cardinali 
il Papa s' indusse a rimuoversi in parte 
dal suo primiero proponimento, e a lasciar 
che il Duca presentasse un'altra persona. 
Gulielmo allora si decise per Gregorio 



(1) Bottami descr. del Te p. 3r. 
O) Metri. mss*> e Catalogo de' più ccleÙri In* 
tagliat. 



LIBRO DUODECIMO io3 

Boldrino da Mantova dell' Ordine de' Pre- l5 66 
dicatori, al quale fu dal Papa nel Conci- 
storo dei 7 di Febbrajo del mdlxvii con- 155» 
ferito il Vescovato, di cui era rimasto al 
governo Marco de' Fedeli Gonzaga Vesco- 
vo di Ossero (1), Don Cesare frattanto si 
occupava ardentemente a raccogliere mo- 
numenti di antichità per erigere a Gua-^ 
stalla un Museo. Nel mdlxviii era Po- f ^* 
desta di Mantova il Conte Luigi Celesio 
di Pistoja; cui nel seguente anno mdlxix 1569 
fu sostituito Gianjacopo Beccaria (2), sot- 
to il quale il Duca non solo obbligò di 
nuovo i Notaj ad inscrivere nell' Ufficio 
del Registro ^ Rogiti, ma ingiunse che al- 
la loro morte tutte le carte e le scritture 
di essi fossero depositate ne* più vicini Ca- 
stelli a tutela degl'interessi delle famiglie 
(3). Altro Editto ai io di Novembre pub- 
blicò il Duca contro le bestemmie, inti- 
mando pene pecuniarie la prima volta, 
e anche la forca in caso di recidiva (4): 
il che conferma i gravi sospetti di Eresia 
elevatisi sopra diversi nostri Concittadini, 
ond' erasi introdotta in Mantova la sacra 
♦ 

(1) Dqnesmondi cit. p. a 18^ Notizie Storiche 
mss. intorno al jaspadronatq sul Vescovato di 
Mantova, e altre Mem. mss, 

(2) Mem. mss. 

(3) Gridario di Mantova. 

(4) Esiste nell 7 Arch- segr. 



104 STORIA DI MANTOVA 

*5p9 Inquisizione, ed era venuto a predicarvi 
con fervore e con frutto lo stesso S. Car- 
lo Borromeo Arcivescovo di Milano fi) ? 
11 giorno 4 di Settembre morì nel Castel-r 
lo di Ostiglia il chiarissimo Bernardo Tas- 
so , che ne era Governatore ; e per 
ordine del Duca fu portato indi a Man-» 
tova, ed ebbe tomba nella Chiesa di S. 
Egidio ; dalla quale iu seguito furono le- 
vate le ceneri e tradotte a Ferrara (2)4 
Intorno alla quale epoca reduce dalla Spa- 
gna V Arciduca Carlo d' Austria si fermò 
nella nostra Città qualche giorno per go- 
dervi gli spettacoli, e i più gioviali trat- 
tenimenti, coi quali il Duca volle distin- 
tamente onorarlo (3). Cade a questo luo- 
go in acconcio di far menzione di alcune 
cose, che alla Religione appartengono, e 
che a lode risultano de' Gonzaghi. Dal- 
l' aver voluto tre anni addietro Giambat- 
tista Guardini con altri suoi compagni 
stare armato sempre in guardia del Santo 
Sepolcro per quarant'ore continue, nac- 
que il desiderio di formare una Confra- 
ternita secolare; e la si stabilì infatti il 



(1) Donesmondi cit. p. aa3, Amadej cit 
p. 668, Qionta cit. p. 88. 

O) Bettinelli cit. p. 98, Tiraboschi cit, 
T. 'Vìi. p. 1662, e Meni. mss. 

(%) Roseo cit. L. XI, p. 140. 



LIBRO DUODECIMO io5 

corrente anno nella Chiesa Parrocchiale J 5Ó9 
di S. Gervasio (1), E in egual tempo il 
Duca concedette agli Eremiti di S. Giro- 
lamo la Chiesa e Convento di S. Giuseppe 
presso a Marmirolo, d' onde due lustri 
prima erano stati levati i Cappuccini; e 
li provvide del bisognevole, acciocché pn> 
sperassero (t). Agli 1 1 di Aprile era usci-* 
ta di questo Mondo nella età di oltre a 
sessant' anni Paola Gonzaga figlia di Fran- 
cesco Marchese IV di Mantova, e di Isa- 
bella T Estense. Messa ^d essere educata 
dalla sua fanciullezza nej Convento di S* 
Paola, sì le piacque quell' Ordine, che non 
volle più dipartirsene; p vesti V abito Se- 
rafico conducendo una vita sì umile ed 
esemplare, che fu riguardata come il mo- 
dello delle più esimie virtù. Poco prima 
di morire fu visitata dal Duca Gulielmo, 
e al suo felice transito fu assistita dalla 
Duchessa Eleonora, che ne ammirò V ero- 
ismo. E tanta era la estimazione, in cui 
era salita, che il Popolo la disse Beata ; 
e qual Venerabile fu registrata nel Fran- 
cescano Martirologio (3). Nel successivo 

(i) DoNESMONDl Cit. p. %%<}.<, AMADEI CÌC. 

p. 674. 

(a) Donesmondi cit. ? Amadei 1. e. , e Metn. 
mss. 

(3) GlONTA Cit. p. 88., DoNESMONDl CU. 

p, a*6., Possevjni cit. p. 705, e Diario del itqó. 



io6 STORIA DI MANTOVA 

t$7° anno mdlxx, e nello stesso Monastero di 
S. Paola lasciarono di vivere altre tre 
Gonzaghe in concetto di Santità: cioè ai 
14 di Febbrajo suor Angelica figliuola di 
Giovanni, la quale fu cinque volte Abba- 
dessa ; ai 23 di Aprile suor Ippolita che 
avea scritta 1$ vita della Beata Paola, di 
cui era imitatrice 4 e ai 16 di Ottobre suor 
Cornelia sorella d'Ippolita (1). Anche nel 
Monastero di S. Vincenzo dell' Ordine Do- 
menicano morì ai 16 di Marzo un'altra 
suor Ippolita figlia del suddetto Marchese 
Francesco; la quale colla protezione del 
Cardinale Ercole suo Fratello aveva ami 
pliato quel sacro ritiro; vi aveva costrut- 
to un bellissimo dormitorio ; e avea in- 
dotto a ricoverarvisi le nipoti Anna, ed 
Eleonora figliuole di Federico Duca primo 
di Mantova (2), 

X. Ma il Duca Gulielmo alla Religio- 
ne sapeva congiungere la sana Politica 
per dirigerla al vero, ed unico scopo, qual 
è il bene de' Sudditi. Avea provato per 
esperienza sotto la savia tutela del Cardi- 
nal Ercole quanto fosse difficile, a non 
dire impossibile, il difendere i proprj Sta- 
ti colle truppe straniere; e la invasione 

(1) DonesmoNDI cit. p. a3o, Diario del J7960 
Amàdei cit. p. 674. 

(a) Amapfi 1. e, e Menu mss. 



LIBRO DUODECIMO 107 

del Monferrato, e le scorrerie sul Manto- lb 7® 
vano operate nelle ultime guerre, gli avea- 
no fatto sentire la necessità di stabilire 
una forza interna composta de' medesimi 
Sudditi. E appunto a ciò da alcun tempo 
tendevano le sue mire ; e cominciò a por- 
le in esecuzione ai 18 di Febbrajo con un 
Editto, nel quale invitava i Cittadini ad 
inscriversi spontanei alla patria milizia, 
accordando a chiunque si arrolasse dei 
non piccoli privilegi (1), E se a quell'e- 
poca i Soldati Mantovani non furono in 
tal numero da bastare alla sicurezza in- 
terna, ed esterna della Città in tempo di 
guerra; ciò nulla meno divennero suffi-* 
cienti per il tempo di pace : il che sperar 
fece di rimettere in hreve air onor antico 
le armi, e il valore de' Mantovani. E sic- 
come si erano andati moltiplicando i de- 
litti, senza che si potessero avere nelle 
mani i colpevoli, i quali si rifugiavano 
nel Veneto territorio; cosi nel Luglio del 
mdlxxi. giunse a conchiudere colla Re- 
pubblica una convenzione per la reciproca 
consegna dei delinquenti (2). Né trascu- 
rava la soda educazione del Principe Vin- 
pepzo suo figlio ; cui avea dato per mae- 

(1) V Editto è nel nostro Gridario, 
(a) L 1 atto è del 3 di Luglio , ed esiste nel- 
V Archivio segr. 



l57C 



io8 STORIA DI MANTOVA 

*5^f stro Francesco Grotto conoscitore delle 
Lingue Greca e Latina; nelle quali il fan* 
ciullo facea progressi non ordinar] in gui- 
sa da spargere di sé gran nome nella età 
di non ancora due lustri (i). Oltre a ciò 
il Duca tenne ogni modo per avere alla 
sua Corte Frate Paolo Sarpi de' Servi di 
Maria nella qualità di Teologo; il quale, 
benché non contasse che V età di venti 
anni, era venuto in molta fama nella sa- 
cra Letteratura (2). Pensò finalmente a ri* 
formare la Giustizia civile e criminale , 
e mal contento del Magistrato della Rota, 
che era stato istituito quattordici anni ad- 
dietro (3), la notte del 3i di Ottobre lo 
abolì, sostituendovi il Senato, di cui no- 
minò Presidente Giampaolo de 1 Medici, e 
Consiglieri col titolo di Senatori Paolo 
Emilio Bardelloni, Lelio Montaliero, Teseo 
Strata, Gianjacopo Beccaria, e Camillo Gat- 
tico, tutti uomini insigni nella Giurispru- 
denza e nella saviezza; elesse Francesco 
Scardi per Avvocato Fiscale; e iti luogo 
del Beccaria scelse a Podestà il Cavaliere 
Alessandro degli Angelini da Cesena: il 

(1) Si hanno sull' argomento una lettera tT Ip- 
polito Capilupi , e altra del Grotto in risposta al 
medesimo. 

(j) Tiraboschi cit. T. VII. p. 68a. 

(3) Veggasi il L. XII, % iv del presente Coro 
pendio. 



LIBRO DUODECIMO 109 

qnal Senato in breve si rese celebre nel- 1 ^? 1 
r Italia, ed anche Oltremonti per le fa- 
mose sue decisioni, e continuò a sussiste- 
re fino dopo la metà del Secolo decimot- 
tavo (1). Né meno in Patria che fuori si 
distinsero questo anno i nostri Concitta- 
dini; che nella gran battaglia navale, in 
cui fu distrutta la potente armata dei Tur- 
chi presso le Isole Curzolari, non poca 
lode ebbe a meritarsi Ottavio Gonzaga 
figlio di Don Ferrante, che insieme ai fra- 
telli Ferdinando^ e Giulio Cesare figliuo- 
li di Carlo Gonzaga si era portato a quella 
impresa, alla quale intervennero al ser- 
vizio de* Veneziani anche il Cavaliere Asca* 
nio Andreasi, Giambattista de' Gorni, Giù-* 
lìo Salatti, il Cavaliere Giammaria de'Ca- 
vriani, Francesco Groppello, Federico del 
Fieno, il Conte d' Arco, Pallavicino Ean- 
goni, ed altri nostri, collocati in diverse 
cariche militari (2). Al cominciar dell' an- 
no mdlxxii il Duca Gulielmo tanto si |g* a 
adoperò, che ottenne^ per arricchirne la 
Basilica di s. Barbara, una particella del 
Preziosissimo Sangue di GESÙ' CRISTO, 
che si venera in S. Andrea, la quale fu 
riposta in un'ampolla entro un vaso d'oro 

(1) Agnelli cit. p 89*, Metri. tnss. e i 
documenti dell' Arch. segr. 

(a) Giùnta eie. p. 88. f Donesmondi cit* 
p. a5a, 



ito STORIA DI MANTOVA 

I ^7 2 chiuso in una cassetta bellissima di cri- 
stallo (i): e fu per la sua devozione a 
quella insigne Reliquia, che fece poi 
mettere in S. Andrea la sua Statua di 
marmo ginocchioni in atto di adorarla 
(2). Morto il Sommo Pontefice Pio V., e 
sostituitogli ai f3di Maggio Gregorio XIIL 
(3), che era il Cardinale Ugo Buoncom- 
pagni; il Duca, che gli professava amici- 
zia, volle andare egli stesso a Roma per 
ossequiarlo: ove giunto appena, ebbe mo- 
tivo di dolore ; perocché Scipione Gon- 
zaga tìglio di Carlo, che là trovavasi in 
Prelatura, ardì citarlo in Giudizio rinno- 
vando le sue pretese sopra le Terre di 
Gazzuolo, e di Dosolo, che Federico Gon- 
zaga con testamento avea lasciate al Duca 
Gulielmo, e che con decreto Imperiale 
erano state a quest* ultimo concedute. Del- 
la imprudenza di Scipione prese sdegno 
il Sommo Pontefice, e lo fece chiudere in 
Castello S. Angelo: ma a petizione del 
Duca lo liberò poco dopo, e lo promosse 
al Patriarcato di Gerusalemme; e il Duca 
stesso non mancò di attestargli in avve- 

(i) Amadèi cit. p. 677., Cremonesi Framm. 
•tor. p. 63, che citano i due Rogiti. 

(a) Anche oggidì si vede a lato dell 1 Altare 
maggiore. 

(3) Muratori Ann* d' Ical, , Sandiisi eie 
p. 544- 



LIBRO DUODECIMO Hi 

hire la più sincera benevolenza (l)< Gu- l5 7 1 
lielmo andò poi nel 28 di Giugno del 
Mdlxxiii. al libero possesso de 1 due Ca- 1573 
stelli suddetti ; e spedì a Vienna Agostino 
Bagazzola come procuratore onde otte- 
nerne T Investitura, che gli fu concessa con 
diploma de 1 24 di Ottobre ; dalla quale 
apparisce essersi il Duca convenuto con 
Pirro, Scipione, Ferdinando, e Giulio Ce- 
sare Gonzaga nipoti di Federico, che pre- 
tendevano a quel Marchesato; e a lui e 
ai legittimi successori nel Ducato appar- 
tenere quel Feudo nobile ed onorifico con 
mero e misto Impero, e con ogni giuris- 
dizione (2). Nuovo lustrò derivò que- 
st' anno alia Basilica di S. Barbara: pe- 
rocché non solamente Gregorio XIII au- 
torizzò con Bolla ad accrescerne le entra- 
te incorporando nel Capitolo diverse altre 
Prebende ; ma si stamparono a Venezia il 
Breviario, il Diurno, e il Messale, che si 
erano conceduti per privilegio particolare 
alla stessa Basilica, e intorno ai quali a- 
veano lavorato molti insigni Teologi, fra 
cui il Padre Ottaviano da Mantova det- 

(1) Possevini cit. p. 771 , Amadei cit. p. by^i 
Mem. mss.y e Scipionis GoNZ. Commentar, p. 17» 
a52 e a66. 

(a) I monumenjti autografi ti conservano ncl- 
V Archivio «egr. 



ii2 STORIA DI MANTOVA 

1573 y Ordine Francescano (1). È opinione, che' 
gl'Inni del suddetto Breviario sieno stati 
composti dal celebre Marcantonio Mureto 
à petizione del riostro Duca: né. sembra 
ciò lontano da credersi ; perocché sappia- 
lo essere quest' ultimo stato sempre Me- 
cenate di quel chiarissimo ingegno, e a* 
verlo spinto a scrivere gì' Inni sacri, e a 
stamparli, accettandone dal Mureto la de- 
dicai ^2). Esistevano allora in Mantova il 
Massaro generale del Comune, che era il 
Cavaliere Gianfrancesco Arrivabene; i due 
Mastri delle Entrate Giulio Faccini, e Giu- 
lio Mainoldi; e il Fattore generale Carlo 
Agnelli: i quali esercitavano le loro in- 
combenze senza dipendere 1' uno dall' al- 
tro, essendone gli Uffizj affatto distinti. 
Siccome quindi da un solo individuo di- 
-pendeva Y esercizio delle facoltà rispetti- 
ve, e non sempre potevano trovarsi per- 
sone che lo adempissero con onoratezza 
e giustizia: così il Duca pensò di unire 
tutte le attribuzioni de' suddetti in un 

(1) DomsMòNDl cit. p. ai 3., Dispaccj e Pri- 
vilegi di S. Barbara p. 24 e 84. Queste Liturgie 
vennero poi formalmente approvate nel 1 583 dal- 
li S. Sede, e furono ristampate a Mantova in mi- 
glior forma nel i586. 

(a) Si veggano le opere del Mureto nella 
edizione Cominiana del 1741 al T. T. pag. V. 
T. II. p. 353, e T, ITT. p. 7 



LIBRO DUODECIMO n3 

Collegio di quattro; e con Editto de' 21 x 5?3 
di Luglio mandò ad effetto il suo pensa- 
mento, costituendo il Magistrato, di cui 
nominò Presidente V Àrrivabene, e Mae- 
stri o Consiglieri i tre altri. I principali 
obblighi del Magistrato erano di aver cu- 
ra delle entrate, e delle spese Ducali; di 
tener conto della popolazione, e delle bia- 
de necessarie air annuale sostentamento ; 
di vigilare sugli oggetti d' Annona, sul 
provvedimento del Sale, e sulle monete ; 
e di mantenere in buono stato le argina- 
ture, e le acque d' irrigazione: ed affinché 
gli affari avessero a procedere con solle- 
citudine; gli furono assegnati tre Notaj* 
e diversi Scrittori, che godevano di una 
stabile provvisione (1). In questo anno 
medesimo morì nel fiore dell' età sua a 
Roma Giambattista Possevino il Seniore* 
fratello di Antonio celebre Gesuita ; men- 
tre prometteva di se grandi cose nella 
via letteraria. Conosceva infatti le lingue 
Latina, Greca, ed Ebraica, e di lui abbia- 
mo alcuna traduzione dal Greco (2), co- 
me diverse Poesie Latine pubblicate in va- 
rie Raccolte (3J. Quello però che gli fece 

(0 L' Editto lunghissimo esiste nelP Archivio 
segreto. 

(») Atanagi Raccolta di Rime L. II. 

(3) Grutero in parte le diede in luce nel 
T. IL delle Deliciae Poetarum* 

Tom. III. 8 



H4 STORIA DI MANTOVA 

! ®73 acquistare assai fama a quel tempo, in 
cui erano in vigore le sottigliezze Caval- 
leresche, fu il suo Libro dell'onore e del 
duello, il quale non solamente fu ristam- 
pato più volte, ma venne eziandio tradot- 
to in Latino, in Francese, in Tedesco, e 
in Polacco fi). 

XI. Nuovo splendore ai Gonzaga derivò 
r anno medesimo ; perocché Y Imperatore 
Massimiliano volle decorare il nostro Gu- 
lielmo del titolo di Duca di Monferrato ; 
mercè il quale venne questi parificato 
neir onore ai più grandi Principi del suo 
ordine (2). E tale infatti era la ricchezza 
e potenza di lui da mettere ombra agli 
Stati vicini , ove il Mantovano non fosse 
fatalmente così disgiunto dal Monferra- 
to (3). Troviamo, che ai 17 di Luglio del 
1574 mdlxxiv il Duca Gulielmo coi Duchi di 
Savoja, e di Ferrara era giunto a Venezia 
per visitare Enrico, che rinunciando il 
Regno di Polonia andava a prendere pos- 
sesso di quello di Francia , la cui succes- 
sione gli apparteneva per la morte di 

(1) Atanagi Lettere L. I. p. 81, ove riporta 
una Lettera del Giovio; Tiraeoscki cit. T. VII, 
p. 781, Possevini cit. p. 77%, e Mem. mss. 

(a) Possevini cit. L. VII. p. 771., Agnelli 
cit. p. 908:, Amadei cit. p. 681., Muratosi Arni, 
d* hai. ce. 

(S) Luca de Linda dtscriptio Otbis p 6o5. 



LIBRO DUODECIMO u* 

Carlo IX» (i). Lo accompagnò egli con un ! ^74 
drappello di nobili Cavalieri per alcun 
giorno , e poi si ricondusse a Mantova ad 
apparecchiare quanto abbisognasse per de- 
gnamente ricevere un tal Monarca. Verso 
la sera adunque de' 2 di Agosto , e cor- 
teggiato dai predetti Duchi, da Lodovico 
Gonzaga Duca di Nivers, e da altri Prin- 
cipi e Grandi di Francia arrivò per acqua 
il Re Enrico alla Virgiliana , ove montò 
a cavallo , e si diresse al palazzo del Te, 
avanti al quale stavano schierati tremila 
Archibugieri e cinquecento cavalli. Di là 
entrò in Mantova al rimbombo delle ar- 
tiglierie , e sotto baldacchino attorniato 
dal fiore della Nobiltà ; e prese alloggio 
in Castello. Quantunque tutta la Città fos- 
se in trionfi , e piena di spettacoli ; amò 
Enrico di trattenersi alla caccia, e fu con- 
dotto nel magnifico parco di Marmirolo : 
ma giunto un corriere da Parigi , ruppe 
ogni indugio , e partì per la Francia ma- 
ravigliato della magnificenza del Duca Gu- 
lielmo (2). Ai 2 di Novembre lasciò di vi- 
gere il Vescovo Gregorio Boldrini, che fu 
sepolto in s. Domenico entro un bellissimo 



(1) Brietii Ann. Mundi , Muratori cit. 

(a) Possevini cit. L. "Vili. p. 776., Agnelli 
1. e, Amadei 1. e, Dionigi da Fano Aggiunte 
al Roseo L. IL p. a6$. 



u6 STORIA DI MANTOVA 

^74 Mausoleo fra le lagrime de' Cittadini , i 
quali lo amavano per lo zelo, e per la 
carità , con cui esercitava il suo mini- 
stero (i). Ben presto però fu a questa per- 
dita riparato col nominargli per succes- 
sore Marco de 5 Fedeli Gonzaga già Vescovo 
d' Ossero , e poi d' Alessano ; al quale fu 
dato il possesso ai 21 di Gennajo del 
l5y5 mdlxxv; e ai 26 di Febbrajo consecrò so- 
lennemente la Chiesa di s. Marta , come 
si ha da lapide , la quale basta a confu- 
tare Y Agnelli e TUghelli (2), che lo met- 
tono nostro Vescovo tre anni dopo. Altra 
grandiosa funzione si eseguì in S. Barbara 
il giorno 23 del suddetto Gennajo^ in cui 
T Abate Bernardino Franceschini con som- 
ma pompa coronò pubblicamente Guliel- 
mo in Duca del Monferrato (3): dopo di 
che venne istituita la Guardia degli Ar- 
cieri , che armata di tutto punto servì 
d' allora in avanti alla persona , ed alla 
famiglia del Duca (4). A tale epoca Jacopo 
Lunardi da Ravenna era Capitano delle 

(1) Il Donesmondi cit. p. aS8 lo fa morto 
il dì 4, e T Agnelli cit- ciò mette al 1578. Ma 
T Epitafio , oltre alle altre memorie , che ne ab- 
biamo, li convince di errore. 

(a) Italia suor. T. I. p. 946. 

(3) Donesmondi cit, e Meni, mss., 

(4) Amadei cit. p. 688, e Man. dell' Arth. 
segr< 



LIBRO DUODECIMO ri 7 

milizie Ducali (i); e i due Letterati Lo- l *7* 
dovico Arrivabene come Vicario del nostro 
Vescovo, e Ascanio Andreasi come Gover- 
natore di Casale onoravano la Patria colle 
cariche, e cogli scritti (2). Di tre illustri 
persone dobbiamo però compiangere la 
perdita, cioè di Don Cesare Gonzaga Prin* 
cipe di Guastalla , di Gianfrancesco Arri- 
vabeoe, e di Lucrezia Gonzaga. Cesare fi- 
gliuolo del famoso Don Ferrante, non solo 
coltivò la bella letteratura e le arti, ma 
si pregiò di essere protettore delle une, e 
delle altre : la maggior cura si prese per 
rendere illustre la sua città di Guastalla, 
dove istituì un Museo di antichità, dopo 
aver fondata in Mantova 1* Accademia 
degP Invaghiti ; e non mancò di procurare 
la migliore educazione a suo figlio Fer- 
rante IL, che nel dominio gli succedette, 
tenendo a tale uopo un lungo carteggio 
co' più dotti uomini del suo tempo (3). 
Nella ultima sua malattia fu assistito dal 
cognato Carlo Borromeo Arcivescovo di 
Milano , che ebbe in appresso V onor 
degli Altari; e dopo aver deputata la 

(1) Pasolini Lustri Ravennati P. IV. p. 5a. 

(a) Bettinelli cit. p. io5 e 107, e Meni* 
rnss. 

(3) Un siffatto carteggio si conserva nell'Ar- 
chivio di Guastalla, e noi abbiamo la copia delle 
lettere più importanti. 



u8 STORIA DI MANTOVA 

i575 moglie Camilla Borromea per tutrice del 
figliuolo Ferrante, che contava dodici anni 
di età, passò di questa vita ai 16 di Feb- 
brajo (1). Gianfrancesco Arrivabene, nato 
da famiglia patrizia sul principio del se- 
colo^ fu stimato uno de' più begli spiriti 
del suo tempo, e di non mediocre ingegno 
nella Politica , e nelle Leggi* Si distinse 
egli colle sue Rime qua e là sparse in di- 
verse Raccolte stampate ed inedite, e per 
la sua Orazione agli Amanti (2), e cori 
altre prose : e conosciuto di gran merito 
dal Cardinale Ercole Gonzaga fu spedito 
per gravi affari a varie Corti d' Italia , e 
scelto fra altri a Consigliere di Stato* Nò 
solamente i Gonzaga lo compensarono lar- 
gamente de' suoi servigj ; che anche il Re 
di Spagna lo decorò dell'Ordine di S. Jago: 
e da ultimo il Duca Gulielmo istituendo 
il Magistrato ne lo creò Presidente ; nel- 
T esercizio della qual carica sul terminare 
deir Agosto chiuse i suoi giorni (3). Lu- 
crezia Gonzaga da Pirro, e da Camilla dei 

(1) Lombardi Notizie di Molfetta p. 1 53., 
Tjraboschi Stor. della, Lettor. ItaL T. VII. p. 
13: e «egg., e Mem. mss. 

(a) Essa è nella Eaccolta di Lettere di di' 
versi stampata in Mantova nel 1547 dal Ruffinelli. 

(3) Bottazzi Dialoghi marittimi, Cafilv- 
fORUM Carmina p. icq., Mazzucchelli Scntt' 
d' hai. T. 11. p. 11 S7., e Mem. mss. 



LIBRO DUODECIMO 119 

Bentivoglj nel iSaa nacque in Gazzuolo: l *7& 
e , divenuta orfana di sette anni , fu da) 
Cardinal Ercole Gonzaga collocata a Ca~ 
stelgoffredo presso Luigi Gonzaga Marchese 
di Castiglione delle Stiviere, che le era 
cugino. Quivi sotto F insegnamento di 
Matteo Bandelto, di Francesco Robortello, 
e di altri, che frequentavano quella fe- 
stevole Corte, ricevette una diligente edu- 
cazione , e cominciò ad aver fama nelle 
lettere Greche e Latine , e nella Filosofia. 
Maritata però a Giampaolo Manfrone Con- 
dottier d' armi allo stipendio de' Veneti , 
infiniti dispiaceri e cordogli soffri a ca- 
gione di quest* uomo bestiale: che, resosi 
facile ai delitti ed ai tradimenti , cadde 
aitine in mano al Duca di Ferrara; il quale 
dopo averlo condannato al patibolo, mosso 
dalle lagrime di Lucrezia convertì la pena 
a carcere perpetuo. Tornati inutili i ma- 
neggi , e le preghiere della infelice per 
farnelo liberare, il Manfrone videsi dispe- 
rato,, e, perduto il senno, morì nel i552» 
Lucrezia ne' sei anni della prigionia dei 
marito fé palese quanto fosse grande il 
suo animo: perocché, mentre poneva ogni 
cura a procurargli la grazia della scarce- 
razione , né cessava dalF inviargli lettere 
per temperargli V affanno; né trascurava 
di educare le sue figlie Isabella ed Eleo- 
nora, e di attendere agli affari domestici; 



i2o STORIA DI MANTOVA 

I ^75 n è alle proprie sventure procurava al- 
tronde alleviamento che collo studio della 
Beligione, e della sana Letteratura. Sciolta 
poi del vincolo conjugale si ritirò a Man- 
tova ; e ri6utando altre nozze , ad altro 
più non badò che al bene della famiglia, 
in seno alla quale agli li di Febbrajo del 
1576 mdlxxvi lasciò questa vita. Abbiamo di 
Lucrezia un volume di Lettere , che da 
taluni si attribuiscono ad Ortensio Landò; 
ed avremmo anche altre prose, e le poesie, 
che Ella aveva composte, ove per la mo- 
destia sua non fossero andate smarrite, 
Non fu però la insigne donna defraudata 
delle lodi ben meritate; che i più chiari 
Letterati di quel tempo gareggiarono nel 
colmarla di encomj , e nelF esaltarla sopra 
ogn* altra dell' età s'K\ per sublimità d' in- 
telletto , per fortezza nelle disavventure, 
e come singolare esempio alle madri ed 
alle matrone, e vivo specchio d'onora- 
tezza (1). 

XII. Ma la pestilenza, che in varie Città 
d'Italia si era ditfusa, si manifestò anche 
in Mantova, essendo Podestà Giambattista 



(1) Rime in lode di Lucrezia Stampate a Bo- 
logna nel i565..> Ban dello Stanze in lode di 
Lucrezia, e Novelle XXI, e LVIL, Landi Dia- 
logo della consolaz , Bayle Diction. hist. affò. 
Tita di Lucr. Gonz. ec. 



LIBRO DUODECIMO 121 

Moraggio da Piacenza; e sparse la coster- *5t< 
nazione fra gli abitanti (1). 11 Duca Gu- 
lielmo allora spiegò,, più che in ogni altra 
occasione , il suo animo eroico : perocché 
ricusò di trasferirsi a Re^ere, e a Canneto, 
dove la sua fanliglia avea preso un riti- 
ro ; e volle fissare iti Mantova la dimora 
per assistere con tutte le sue forze a' suoi 
Sudditi. Aprì infatti il suo erario a soc- 
corso de' Cittadini.; stabilì Commissarj del- 
la sanità pubblica i più cospicui Cavalieri; 
cambiò in Lazzaretto il Convento di su 
Pietro fuori di Porto; ordinò che a giu- 
dizio de' Medici si distribuissero letti, e 
medicinali ; istituì in diversi luoghi le 
dispense de' viveri pei miserabili ; e spinse 
i Cittadini ad allestire delle case, che ser- 
vissero di ricovero ai derelitti (2). E da 
ciò appunto trassero origine V Ospizio degli 
Orfanelli aperto presso la Chiesa di s. An- 
tonio dalla Confraternita della Trinità; la 
Compagnia di s. Rocco eretta nella Chiesa 
d' Ognissanti per soccorrere gli appestati, 
e i pellegrini; e la Scuola delle povere 
fanciulle fondata presso la Chiesa di s. Ste- 
fano per comando della Duchessa Eleono- 

(1) Donati De Medie, hist. mirai. L. IV» 
p. 195.) Campo Stor. di Cremona L. III. p. 20Q., 
Muratovi Ann. d' hai. 

(a) Amedei eie. p. 690, e Mem. mss. 



122 STORIA DI MANTOVA 

^76 ra (1). Durante l'orribile flagello, che nel 
periodo di un anno trasse al sepolcro in 
Mantova oltre a dieci mila persone , ac- 
caddero molti gravi delitti : ma il Duca 
con processi sommar] perseguitò i colpe- 
voli , e li fece punire coir estremo sup- 
plizio^ senza risparmiarne Alessandro Vi- 
valdini giusdicente di Ostiglia , il quale 
si era de* suoi poteri abusato (2). Fino al 
f ^77 Giugno del seguente anno mdlxxvii durò 
il contagio ; e fu maraviglia > che lungi 
dallo scemarsi le biade in Città , vi si 
mantennero in abbondanza; sì che il fru- 
mento si pagava sei lire al sacco, e dodici 
il vino alla botte : e a quest' epoca fu sta- 
bilito che ogni anno il giorno 20 di Gen- 
najo la Compagnia delle Quarant' ore do- 
vesse andare processionahpente a visitare 
la Chiesa di S. Sebastiano in rendimento 
di grazie a Dio , che avea cessata la pe- 
stilenza (3). Altro delitto la notte de' 22 
di Agosto fu commesso in Mantova da tre 
fratelli del Casato Pompei da Verona , i 
quali assassinarono Orazio Gorni gentil- 
uomo nostro concittadino: invano però 
gli uccisori si rifugiarono in S. Francesco, 

(1) DONESMONDI cit. p. 142., ÀMÀDEl 1. C. 

(2) Amadei cit. p. 691, To nelh Ricerchi 
Stor. T. III. p. i58, e Metri. Mft#f< 

(i) Amadei cit. j>. 69*., Diario del j 747. 



LIBRO DUODECIMO 123 

perchè a viva forza ne vennero estratti^ l0 77 
e a furore di popolo messi in pezzi (i)» 
Avea chiesto il nostro Duca al novello 
Imperatore Rodolfo IL di comperare libe- 
ramente i feudi delle altre famiglie Gon- 
zaga, quando esse aderissero a venderle; 
ma non ebbe V intento ; e Y Imperatore 
con Diploma de" 17 di Gennajo prescrisse, 
che ad ogni contratto di cotai genere do- 
vesse precedere V assenso Imperiale. Otten- 
ne però ai 20 di Agosto la conferma del- 
le Investiture pel Ducato di Mantova, e 
pei Marchesati di Viadana, di Gazzuolo^ 
di Dosolo, e di Luzzara senza veruna ec- 
cezione^ né restrizione (2). Quest' anno 
medesimo Giambattista Vigilio passò Agen- 
te del Duca nel Castello di Marmirolo ; 
e ne facciamo un cenno pel suo mano- 
scritto., che contiene dal i56i fino al i6o3 
la narrazione di parecchj eventi, dei quali 
fu testimonio ; come pure V illustre Mar- 
cello Donato abbandonò affatto la profes- 
sione di medico per essere maestro di 
Filosofia, e Segretario del Principe Vincen- 
zo figlio del Duca (3). Neil' egual tempo 
le Canonichesse Lateranensi terminavano 
la bella Chiesa di S. Maria Annunziata 
nel Borgo di S. Giorgio ; ad istanza del 

(1) Mem. mss. 

(2) I documenti si conservano nelP Arcli.segr- 

(3) Mem. mss* 



124 STORIA DI MANTOVA 

l ^77 Duca si sopprimevano gli Eremiti della 
Congregazione di S. Maria di Gonzaga , 
che si erano diramati anche ad Ostiglia, 
presso a Mantova, e a Gaidizzolo (i); dal 
nostro Vescovo si teneva un Sinodo per 
la ordinata elezione dei Metropolitano, 
che si scieglieva nel Patriarca di Venezia 
colla protesta di non pregiudicare né il 
Vescovo , né la Diocesi (i)\ e per opera 
di Fra Francesco Gonzaga figliuolo di Car- 
lo si rifabbricava in S. Martino dall' Ar- 
gine il Convento e la Chiesa di S. Seba- 
stiano ad uso de' Minori Osservanti (3). 
Nuovi onori pertanto vie più illustravano 
la Casa Gonzaga : e basti fra tanti memo- 
rare, che r Imperatore Rodolfo inalzò con 
Diploma del 18 di Novembre al titolo di 
Ducato la Città di Sabbioneta a favore di 
Vespasiano Gonzaga, che n' era Principe , 
e che la aveva rinnovata dai fondamenti, 
e arricchita di antichità greche e latine, 
di un fiorito studio, e di una eccellente 
Tipografia Ebraica (4) : al che si aggiugne 
F essersi verso il cadere del Febbrajo del 

(1) Amadei 1. C„ e Meni. mss. 
(a) Gonzaga Costituz. Sinod. p. 9$., Uguel- 
li hai. Sacra T. I. p. 5o3. 

(3) Donesmondj cit. p. 245. 

(4) Affo Vita di Vespasiano., Dionigi da 
Fano Aggiunte alle S(or. del Jìoseo L. II. p. Si 7. 
De fiossi Annali tipografici di Sdbbiontta. 



LIBRO DUODECIMO 125 

Ihdlxxtiii dato il Cappello Cardinalizio l5 ? 8 
a Gianvincenzo Gonzaga figliuolo di Don 
Ferrante (1); e il salire a gran fama nel- 
la carriera militare in Fiandra Ottavio 
Gonzaga Capitano di Cavalleria contro i 
ribelli (2)', e la elezione nel Capitolo ge- 
nerale degli Osservanti, tenuto nel seguen- 
te anno mdlxxix a Parigi, del testé no- ^79 
minato Fra Francesco Gonzaga a Ministro 
generale di tutto l'ordine (3). Diverse Leg- 
gi il Duca Gulielmo andava pubblicando 
pel buon governo del popolo; e siccome 
la pestilenza avea diminuito il numero 
de' Cittadini, così egli procurò reintegrar- 
lo col chiamare i Forestieri, e promettere 
loro dopo dieci anni d' incolato la man- 
tovana cittadinanza (4). Erasi già in avan- 
ti conchiuso il matrimonio di Margherita 
figlia del nostro Duca con Alfonso li. Du- 
ca di Ferrara -, ma solamente ai 24 di Feb- 
brajo di questo anno la Sposa accompa- 
gnata dal Principe Vincenzo suo fratello, 
e da una sceltissima comitiva di Dame, e 

(1) Donesmondi cit. p. 245., e Memor. del- 
l* Arch. segr. 

(2) Bentivoglio Guerre di Fiandra P. I. L. 
X., Muratori Ann. d* hai., I>ionigi da Fano 
cit. p. 3o6. 

0) Sacco Vita di Fra Franc^ Gonz. p. 14,, 
e Mcm. mss. 

(4) Queste Leggi sonò nel nostro. Gridario. 



126 STORIA DI MANTOVA 

'S'79 di Cavalieri si diresse a Ferrara; ove ma* 
gnifichc riuscirono le feste, alle quali era- 
no intervenuti V Arciduca Ferdinando 
à' Austria, Massimiliano figlio dell' Impe- 
ratore, Ferdinando Principe di Baviera, 
Enrico Principe di Brunsvich, ed altri Si- 
gnori (r). Desiderando poi il Duca Guliel- 
mo di ottenere da Lodovico Vescovo di 
Trento V Investitura di Castellar©, Susano, 
Cavallerio, Villagrossa, e Pampuro in Feu 
do onorifico con mero e misto impero; 
la ebbe infatti in data de" 29 di Ottobre 
col mezzo del suo rappresentante Simone 
Gherardi di Pietrapiana (2). L 5 anno stes- 
so era Podestà di Mantova il giurecon- 
sulto Giambattista Rotelio di Reggio (3): 
fu demolita la Chiesa di S. Lorenzo, che 
esisteva sulla Piazza dell' Orologio, e ne 
venne trasferito il titolo e la Parrocchia 
nella Basilica di S. Andrea (4). Antonio 
Guidi da Medole fu promosso nelle pre- 
lature ecclesiastiche (5J: e il santo Car- 
dinale Carlo Borromeo donò alla Confra- 

(1) Muratori Ann. d* Ital, e Ant. Est. P 
II. p. 399 , Agnelli Ann. di Mant. L. XI. p* 
91 3., Possevini Gonz. L. Vili, p 779 

(2) L' atto è neir Ardi, segreto. 

(3) Meni. mss. 

(4) G IO NT A Fioretto p. 80 ■. A M AD il tfc. p. 
496. 

(5) DONXStfONDl C\t p »^t 



LIBRO DUODECIMO 1*7 

ternita di S. Croce Y Oratorio di questo Io 79 
nome, il quale da prima si appellava di 
S. Maria del Melone (i). 

XIII. Il giorno 6 del mese di Maggio 
dell'anno mdlxxx nacque in Francia a i58e 
Lodovico Gonzaga Duca di Nivers il figlio 
Carlo: del che vogliamo far cenno, per- 
chè vedremo quest' ultimo in appresso di- 
venire V ottavo Duca di Mantova (2). In- 
torno a tale epoca la morte accadde di 
Ippolito Capilupi, onore delle lettere, e 
della Patria. Nato a Mantova agli 8 di 
Luglio del i5ii (3) dal Cavalier Bene- 
detto, e da Taddea Grotti, e rimasto or- 
fano di sette anni, fu debitore al fratello 
Lelio della più amorosa educazione pro- 
eviratagli a Roma. Colà si diede con som- 
mo impegno ad ogni maniera di studj; sì 
che in breve come poeta latino e italia- 
no, come erudito filologo, e come cono- 
scitore del Greco idioma, potè acquistarsi 
la stima di chiarissimi personaggi; dai qua- 
li venne adoperato di sovente in gravi 
negozj. Aderente al partito imperiale, e 
Ministro di Don Ferrante Gonzaga, ap- 
pena Paolo IV mosse guerra agli Spagnuo» 
li, venne nel 1 556 rinchiuso con altri nel 
Castello di S. Angelo; d" onde osci V an- 

(1) Volta Diario del i8o5, 

(2) Documenti dell' Arch. segr. 

(3) M*m. mss. della Famiglia Capilupi» 



123 STORIA DI MANTOVA 

?58o no dopo. Fatto poi Vescovo di Fano nel 
i56o, seguì al Concilio di Trento il Cardi- 
nal Ercole Gonzaga suo protettore; il qua- 
le, se avesse vissuto più lungamente sa- 
rebbe riuscito ad ottenergli il Cappello. 
11 Pontefice Pio IV lo delegò Nunzio Apo- 
stolico presso la Repubblica di Venezia; 
nel quale incarico fece il Capilupi cono- 
scere una somma saviezza, e una profonda 
politica: tal che il medesimo Imperator 
Carlo V. se ne servì in oggetti importanti, 
e lo compensò largamente. Volle nel i568 
rinunciare il suo Vescovato per attendere 
con più diligenza agli ardui impieghi, che 
dai Principi gli venivano conferiti: e de- 
dicò T ultimo periodo della sua vita nel- 
r esercitare a Roma e a Napoli V onore- 
vole uffizio di Ministro del Re di Svezia. 
Consumato infine più dalle fatiche che 
dagli anni, chiuse i suoi giorni a Roma 
non ancor compiuti i quattordici lustri 
delP età sua. Quantunque considerato uno 
de' migliori Letterati del Secolo XVI, non 
si ha di lui a stampa altro che le poesie la- 
tine insieme a quelle de" suoi fratelli Lelio, 
e Camillo, e i suoi versi italiani: ma non po- 
chi pregievoli manoscritti ha egli lasciato, 
che tuttavia si conservano nella Biblioteca 
Capilnpiana, e che meriterebbero la luce 
pubblica; tra i quali voglionsi distinguere 
la traduzione di tre Orazioni paieneuche 



LIBRO DUODECIMO 129 

d' Isocrate e di alcune Lettere di S. Ba- l ^° 
silio, e di Libanio, le Lettere per gli af- 
fari di Svezia e Polonia, e in particolar 
modo le Lettere della sua Nunziatura a 
Venezia, che somministrano di assai belle 
notizie sul Concilio di Trento, e sulla Sto- 
ria d'allora (1). Alcuni Ordini Religiosi 
si andavano dilatando sul Territorio Man- 
tovano : e mentre il Duca Vespasiano chia- 
mava a Sabbioneta i Carmelitani nel Con- 
vento di S. Maria; il Duca Gulieimo con- 
cedeva loro il Convento degli Eremiti Ago- 
stiniani eretto nel 1490 sotto Gonzaga, se- 
condando così lo zelo del Padra Lattan- 
zio Domanini, il quale ergeva nel Chiostro 
de' Carmelitani di Mantova una Libreria 
doviziosa di scelti volumi in ogni ramo 
scientifico (2). Anche i Cappuccini Tan- 
no mdlxxxi si stabilirono in Acquanegra, i58l 
e in Ostiglia, e alcun tempo dopo si di- 
ramarono a Bozzolo nel Convento di S. 
Francesco fabbricato fuori della Porta, che 
conduce a Cremona: nel qual anno stes- 
so la Duchessa Eleonora fece più am- 
piamente riedificare la Chiesa e il Con- 

(1) Caro Opere T. IV. p. a58 dell' ediz, i8© 7 > 
Capiluporum Carmina, Mureti Opera T. II. p. 
222., Andres Codic. Capilup.y Ughelli cit. T. I. 

p. 669., TIRABOSCHT Cit. T. VII. p. 1899. 

(a) Donesmondi cit. p. 253., Amadmi cit. 

p. 699. 

Tom. III. 9 



i3o STORIA DI MANTOVA 

J5#i vento di S. Maria Maddalena a comoda 
delle Convertite, che si assoggettarono al- 
la clausura con pubblica professione (i). 
Ai 1 6 di Dicembre il Duca incominciò a 
dare in affitto le Zecche di Mantova, e dì 
Casale ad Ottaviano Ardizzoni da Trino, 
e ad Ottavio Polino da Brescia (2), essen- 
do Podestà nostro il Cavaliere Orazio Sa- 
crati di Reggio, al quale poi succedette 
il Cavaliere Fabricio degli Ardizi di Pe- 
saro (3). . Era Y anno addietro stato con- 
chiuso il matrimonio del Principe Don 
Vincenzo Gonzaga con Margherita figliuo- 
la del Principe di Parma Alessandro Far- 
nese, che trovavasi nelle Fiandre Gover- 
natore pel Monarca di Spagna; ma l'in- 
gresso della Sposa in Mantova erasi dif- 
ferito a questo anno per motivi partico- 
lari. Ai 2 di Marzo adunque seguirono a 
Parma gli Sponsali, che furono accompa- 
gnati da grandissime Feste; e la mattina 
de* 3o di Aprile entrò Margherita nella 
nostra Città da Porta Pusterla con un nu- 
meroso corteggio di Ambasciatori, e di 
Cavalieri, e col Duca Gulielmo, il quale 
attorniato dalla Nobiltà Mantovana la ave- 

(1) Donesmondi, e Amadei citati, e Mem. 
mss. 

(i) 11 Rogito è in data del giorno 18 di Ih 
cembre. 

(3) Mcm. mss. 



LIBRO DUODECIMO i3i 

\a incontrata, ed accolta nel Palazzo del ^ 8r 
Te» 1/ avolo Ottavio Farnese Duca di Par- 
ma, lo zio Cardinale Alessandro, e il fra- 
tello Principe Ranuccio entrarono tosto 
dopo la Sposa: ed intervennero eziandio 
il Duca di Ferrara Alfonso II. colla sua 
Consorte Duchessa Margherita figlia del 
Duca Gulielmo, Scipione Gonzaga di cui 
abbiamo altrove fatta menzione (i), e che 
si era col Duca nostro rappatumato, e i 
Cardinali Gianfrancesco Gambara, e Gian- 
vincenzo Gonzaga (2). Incredibile fu il 
concorso di gente di ogni condizione uel 
tempo di quelle nozze: e i divertimenti, 
e gli spettacoli, che varj giorni si succe- 
dettero, non ebbero numero, né misura, 
e costarono somme immense, e riempirono 
di stupore (3). Altre allegrezze si rinno- 
varono Tanno mdlxxxii, perocché arri- i58a 
vato Ferdinando Duca di Baviera a chie- 
dere per T Arciduca Ferdinando d' Austria 
AnnaCatterina terzogenita di Gulielmo, sul 
cadere dell' Aprile avvenne lo sposalizio 

(1) L. XII. ^ X. all' anno ihj 2. 

(2) Muratori Ann. d' hai > Gonzaga Coni* 
ment. L. III. p. 227. 

(3) DonesmoNDI cit. p. a56. , QioNTA Fio- 
retto p. 90., Amadei cit. p. 699., Muratori 1. e, 
ed altri. L' Agnelli cit. p. 9(5 mette quel Ma- 
trimonio al i58i, e tal altri lo anticipa: ma «ano 

«in errore. 



iS2 STORIA DI MANTOVA 

l582 n ella Cattedrale, adempiendo il Bavaro alle 
pubbliche cerimonie come rappresentante 
dell' Arciduca (i). Ma assai differente esito 
ebbero i predetti due matrimonj: Anna fu 
madre di varia prole, e di colei che si 
maritò coli' Imperatore Mattia (2); laddo- 
ve Margherita Farnese fu costretta a ri- 
tornare alla casa paterna. Si sospettò da 
prima, che quest' ultima fosse sterile ; e 
poi si conobbe, che per naturale impedi- 
mento era incapace di procreare. Si con- 
sultarono Medici, e Teologi; lo stesso Car- 
dinale Borromeo, che ne era incaricato 
dal Sommo Pontefice, non omise di pie- 
namente informarsene: e si verificò da ul- 
timo, che sussisteva il difetto, il quale era 
stato imprudentemente taciuto da Marghe- 
rita,, e da sua madre la Duchessa di Parma. 
E la conchiusione di sì importante negozio 
fu lo scioglimento del matrimonio formal- 
mente pronunziato ai 12 di Ottobre del 
i583 mdlxxxiii, e il ritorno a Parma della Far- 
nese; la quale ad insinuazione del mede- 
simo Cardinale andò a finire in un Con- 
vento i suoi giorni (3). Ai io di Novelli- 
ci) DONESMONDI 1. C, GlONTA I. C, A M. IDEI 

cit. p. 70T, Agnelli 1. e., Gonzaga cit. j>. ->35- 
II V OSSEVI NO pierò p. 778 malamente ascrive al 
1579 il matrimonio di Anna ioli* Arciduca. 

(l) Ai.Mlll 1. c.| Amadei 1. e. 

( |) Gli Storici Mantovani in generale, Gon- 
zaga Commenta L. III. p. 246., Muratori cit., e 
AFem. dell' Ardi. Se&n 



LIBRO DUODECIMO i33 

bre il Papa Gregorio XIII a petizione del 1 583 
Duca s' indusse a concedere al Capitolo 
di S. Barbara il solenne uso del Breviario, 
del Diurno, e del Messale, che erano sta- 
ti semplicemente permessi, e stampati die- 
ci anni addietro per lo stesso Capitolo 
(l)j Defunto ai 28 di Settembre il Vesco- 
vo Marco Gonzaga che per un novennio 
avea governato con molta diligenza e zelo 
la nostra Diocesi (2), gli venne sostituito 
Alessandro della nobile famiglia Andreasi 
di Mantova, che era Vescovo di Casale 
nel Monferrato, e che ai 5 di Gennajo del 
mdlxxxiv venne a prendere il possesso ^g^ 
fra il giubilo de' Cittadini, i quali ne co- 
noscevano il merito (3). la conseguenza 
di tale promozione il Mantovano Aurelio 
Zibramonti dal Vescovato di Alba fu tras- 
ferito a quello di Casale, e Lodovico Mi- 
cheli altro nostro Concittadino passò Ve- 
scovo à' Alba: e siccome il Zibramonti era 
Consigliere del Duca, e anche Presidente 
del Senato, e del Maestrato di Mantova; 
cosi ottenne di far adempiere il Vescovile 

(1) Cremonesi Tram* stor. p. 9., Dispaccj 
e PriviL di S. Barbara p. 33. 

(a) Donesmondi cit. p. 260., Agnelli cit. 
p. 91 5 , Ughelli cit. T. I. p. 946. 

(3) Ughelli 1. e, Donesmondi 1. eh., Ama- 
dei cit. p. 7© 3, e Mem. mss. V Agnelli per al- 
tro mette le epoche in confusione. 



134 STORIA DI MANTOVA 

1584 suo ministero col mezzo di un Prelato 
nella qualità di Vicario, e di proseguire 
a rimanere presso il Duca nell' esercizio 
delle sue cariche (1), essendo nostro Po- 
destà il Giureconsulto Timoteo Crota di 
Trento (2). 

XIV. Premeva al Duca Gulielmo di nuo- 
vamente ammogliare il Principe Vincenzo 
non tanto per avere una discendenza ma- 
schile, quanto per distoglierlo da un vi- 
vere dissoluto, al che lo scorgeva incli- 
nato: e dopo avere ponderato varj partiti, 
che potevano riuscir vantaggiosi, era di- 
sceso a trattative con Francesco de* Me- 
dici Granduca di Toscana, il quale gii ac- 
cordò la figlia Eleonora a condizione, che 
Vincenzo desse pruove della sua attitudi- 
ne al matrimonio. Non so se dalla Casa 
Farnese per vendicare 1' onore della ripu- 
diata Margherita, o da qualche occulto 
nemico ai Gonzaga, erasi sparsa voce sul- 
la inabilità di Vincenzo, la quale in al- 
cun modo dalla sua troppo libera con- 
dotta veniva convalidata: ed essendo tor- 
nati inutili tutti i mezzi adoperati dal Du- 
ca, e le preghiere della Arciduchessa Eleo- 
nora sua moglie per distogliere il Gran- 
Duca dalla pretensione; tu conchiuso che 

(1) Donesmondi cit. p. %5<), e aegg., Amadei 
1. cit., e Mem. iélV Ardi. segr. 

(1) Menu m.9j. 



LIBRO DUODECIMO t35 

il Principe vi consentisse : la quale infa- ^84 
mia percosse certamente ambedue le Fa- 
miglie, e si divulgò per tutta l'Italia (1). 
Ai 29 di Aprile si effettuarono queste noz- 
ze, le quali recarono a Vincenzo la dote di 
trecento mila scudi d' oro (2): e se stra- 
ordinarie pompe furono eseguite a Firen- 
ze, di assai più magnifiche e durevoli fu 
prodigo il nostro Duca ; le quali però ven- 
nero in parte funestate dalla morte di 
oltre a venti persone occorsa per la ca- 
duta di alcuni palchi eretti per una festa 
sulla piazza del Duomo (3). Mercè le bra- 
me del Duca Gulielmo, ai 2 di Settembre 
i Monaci Camaldolesi presero pubblica- 
mente il possesso della Chiesa e del Mo- 
nastero di S. Marco, la quale per la sop- 
pressione de' Canonici di S. Marco era 
passata in Commenda (4). Ma Gulielmo 
non era egualmente favorevole ai Gesuiti; 

(1) Possevini cit. p. 783. , Andreas! Vita 
ms. del Duca Vincenzo, e Meni. mss. 

(a) I documenti dell' Arch. segr., il Done- 
smondi 1. cit. p. 261., il Muratori Ann. d'Iteti.* 
il Gonzaga Commenta L. III. p. 246 convincono 
d' errore P Agnelli, che ciò mette al i58% e il 
Possevino 1. e, che lo asserisce al i585 # 

(3) Muratori cit.^ Possevini h e, Andreasi 
1. e , Amadei cit. p. 703. 

(4) Donesmondi cit. p. 262. , Gioita cit. 
p. 90 , Possevini cit. p. 7B5. 



m STORIA DI MANTOVA 

*5o4 anzi avea sempre contrastata la loro am- 
missione ne' proprj Stati, quantunque il 
Cardinal Ercole li avesse caldamente rac- 
comandati, e avesse auche disposto un le- 
gato di quattro mila Scudi a loro favore 
(i): del qua! ritinto erano state cagione 
le calunnie, che da alcuni maligni si spar- 
gevano sin d'allora contro l'Istituto del- 
la Gompagnia. Convinto per altro del suo 
inganno dalP Arciduchessa Eleonora, non 
esitò a riceverli con ogni affetto; e agli 
1 1 dello stesso Settembre ne accolse quat- 
tro, ai quali assegnò la Chiesa di S. Sal- 
vatore ed una Casa abitabile e il neces- 
sario sostentamento (2), oltre a tre censi 
di seicento Scudi d 1 oro in oro (3). Al Car- 
i585 neva l e P * dell'anno mdlxxxv andò a 
diporto alcuni giorni a Vicenza per vede- 
re quel Teatro Olimpico (4J; e tornato in 
patria emise diverse leggi, tra cui quella 
che regolava i diritti de' forestieri i quali 
si ammogliassero con ricche femmine Man- 



(1) Ved. L. XII. %. VI. di questo Compendio. 

(2) Possevini cit. p, 783, Done^smondi cit. 
p. 269., Amadei 1. e. : e si corregga il Gionta 
p. 91 , che accenna al 1 58^ 1' introduzione dei 
Gesuiti. 

(3) Risulta dai Rogiti del Notajo Bonasi if 
Aprile, e i5 Giugno del 1584. 

(4) Marx ari Stor. di Vicenza p. 208. 



LIBRO DUODECIMO 137 

tovane (1). Defunto il Sommo Pontefice ^585 
Gregorio XIII, e succedutogli Sisto V sul 
termine dell' Aprile , cominciò Scipione 
Gonzaga ad inalzarsi nella carriera eccle- 
siastica; e questo anno medesimo ottenne 
il Patriarcato di Gerusalemme senza per- 
dere i Benefizj che possedeva, e la pro- 
messa di essere noverato quanto prima 
fra i Cardinali, al che gli giovò certamente 
la raccomandazione fatta al Papa dal Du- 
ca Gulielmo col mezzo dei suo Ambascia- 
tore Carlo Gonzaga tìglio di Sigismondo 
(2). Quattro Ambasciatori Giapponesi era- 
no stati a Roma a dichiarare la Fede Cat- 
tolica in nome de' loro Principi; e, con- 
dotti dai Gesuiti a vedere le più nobili 
Città d' Italia, anche il nostro Duca volle 
onorarli. Spedi a tale uopo ad incontrarli 
a Marrairolo il Principe Vincenzo con ven- 
tidue carrozze a sei cavalli e con una 
scorta di Archibugieri; e quando giunsero 
in Cittadella, li salutò collo scaricare tut- 
te le artiglierie. Li obbligò quindi ad al- 
loggiare nel palazzo di Corte, ove furono 
trattati come Sovrani; e nel dì seguente, 

(1) Si vegga il nostro Gridario. 

(a) Gonzaga Comment. p. a5a, e aó3, e i 
documenti riportati a p. 38 1; onde male si ascrisse 
al i584 la elezione di Scipione in Patriarca dal 
Donesmondì p. a 6 3, dall' A ma dei p.\^o4, e d*i 
qualche altro. 



i38 STORIA DI MANTOVA 

i585 che era il i ^ di Luglio^ li fece signoril- 
mente accompagnare in S. Andrea, e alla 
Madonna delle Grazie; e il terzo giorno 
dopo aver loro fatti de* ricchi doni li di- 
resse al Monastero di S. Benedetto di Po- 
lirone, in cui vennero accolti colla mas- 
sima distinzione (i). Tra i famosi artisti 
di questa epoca^ anzi del secolo XVI deb- 
be noverarsi Federico Giambelli nostro 
Concittadino, il quale trovandosi in An- 
versa assediata dal Principe di Parma* che 
era alla testa dell'esercito del Re di Spa- 
gna, per la difesa degli abitanti inventò 
e costrusse le celebri barche da fuoco sul 
fiume Schelda, colle quali fece gran dan- 
no agli Spagnuoli, e sostenne V assedio 
fino alla metà d 9 Agosto, in cui per man- 
canza di forze la Città fu necessitata ad 
arrendersi (2). Ferrante Gonzaga Principe 
di Castiglione delle Stiviere aveva adope- 
rato ogni maniera per indurre Luigi suo 
primogenito a non ritirarsi dal Mondo: ma 
il generoso Giovane superò tutti gli osta- 
coli; e finalmente ai 2 di Novembre a 
Mantova alla presenza dei Duca Gulielmo, 

(1) Donesmondi cit. p. a66. , Agnelli cit. 
p. 916, e la marmorea Iscrizione che tutt' ora 
esiste a S Benedetto. 

(2) Bentivoglw Guerre di Fiandra P. II. L. 
III., TiRABOSCHi Stor. della Lctter. hai. T. VII. 

p. ina 



LIBRO DUODECIMO 139 

e di tutta la famiglia Gonzaga fece la *585 
rinuncia di ogni diritto al Principato a 
benefizio del fratello Ridolfo, e andato a 
Roma, entrò a fare il Noviziato nella So- 
cietà Gesuitica (r); dove proseguì quella 
vita immacolata, che lo fece mettere nel 
catalogo de* Beati. Appena però si fu egli 
per tale guisa allontanato dalla casa paterna, 
lo stesso Ferrante sorpreso da malattia 
terminò la sua vita ai 23 di Febbrajo del 
mdlxxxvi in Milano, d' onde il Cadavere i586 
fu portato a Mantova, e con pubbliche 
esequie sepolto in S. Francesco nella tom- 
ba degli altri Gonzaga- Egli allo stipendio 
del Re di Spagna era intervenuto all' impre- 
sa di Tunisi con Don Giovanni d'Austria; 
era stato Governatore del Monferrato, e 
pei servizj resi alla Maestà Cesarea aveva 
ottenuto i titoli di Marchese di Castiglio- 
ne suddetto, e di Principe del Romano 
Impero (2). Anche Claudio Gonzaga figlio 
d'Alvise, e Andrea Gonzaga figlio di Don 
Ferrante Signore di Guastalla finirono i 
loro giorni a quest'anno: de' quali il pri- 
mo morì a Pozzuolo di Napoli ai 22 di 
Agosto, dopo di essere stato adoperato da 
Gregorio XIII, e da Sisto V in affari del- 

(1) Mem. mss., e Gonzaga Commenta L. IV, 
p. 555 

(a) AmAdei cit. p. 707» 



140 STORIA DI MANTOVA 

*586 ] a maggiore importanza (i)*, e il secondo,, 
che era Conte di Specchia e di Aìessano 
in Regno di Napoli, avea onorevolmente 
militato cogli Spagnuoli contra i Turchi y 
e ne aveva ricevuto in premio il Capita- 
nato delle navi di Spagna in Italia, e V Or- 
dine d' Alcantara (2). Ma ai 7 di Maggio 
si empì Mantova di allegrezza per la na- 
scita di Francesco primogenito del Prin- 
cipe Vincenzo; il quale fu tenuto il dì 
i5 al sacro fonte da Vespasiano Gonzaga 
Duca di Sabbioneta a nome dell' Impera- 
tore Rodolfo II, e di Filippo II Re di 
Spagna, coir intervento dei Vescovi di Man- 
tova, di Verona, e di Brescia, che cele- 
brarono messe solenni nella Cattedrale, in 
S. Barbara, e in S. Andrea. Il Duca Gu- 
lielmo più non capiva in se stesso dal giu- 
bilo*, e dopo aver ordinata la liberazione 
de' Carcerati, e la distribuzione di grossa 
somma di denari ai poveri, e ai Luoghi 
Pii, spedì quindici Ambasciatori ad altret- 
tante Corti per annunziare il fausto av- 
venimento (3): e successivamente volle 
con decreto a stampa regolare esattamen- 
te le istituzioni dello Spedale, di cui egli 

(1) Amadei 1. e. 

(2) SansoVTNO Famiglie illustri p. 3 ho. 

(3) Affò Vita di Vespaùaao y DonesmoNdi 
cit. p. 167., Amadei cit. p. 708 , e i documenti 
dtli' Ardi. aegr. 



LIBRO DUODECIMO 141 

medesimo si dichiarò Presidente, stabilen- 
do le funzioni di ciascun impiegato, e il 
trattamento degF infermi, e delle famiglie 
veramente bisognose. Non dobbiamo qui 
passare sotto silenzio una delle più belle 
azioni del Principe Vincenzo, la quale tor- 
na anche a gloria di nostra Patria. Fino 
dal 1578 aveva egli per alcun giorno gu- 
stata la compagnia del celebre Torquato 
Tasso, eh' erasi trovato a Mantova insie- 
me a Scipione Gonzaga suo amico ; e , 
avendo poi intesa la prigionia di lui in 
Ferrara, non avea mancato d* interporsi 
presso quel Duca onde ottenerne la liber- 
tà: vane però riuscite le preghiere di esso 
e quelle di altri Principi, che vivamente 
si adoperavano a favore deli' infelice; non 
si avvilì punto, nò si ritirò da così no- 
bile impresa; anzi ito a Ferrara V anno 
corrente, rinnovò in persona le sue istan- 
ze., e dopo aver indotto il Duca Alfonso 
II. a rimetterlo nelle stanze di Corte, 
ebbe la contentezza di farlo sciogliere da 
ogni custodia, e di seco condurlo a Man- 
tova nelT Autunuo, ove non lasciò pre- 
mura né spesa per ritornargli la sanità 
della mente, e la quiete dell'animo. Il 
Tasso si fermò un anno alla Corte de* Gon- 
zaga, sempre visitato da Vincenzo, che lo 
amava teneramente, sempre circondato da 
"Uomini di lettere, e sempre provveduto 



i58Ó 



142 STORIA DI MANTOVA 

looo (jj qualsiasi cosa avesse saputo desiderare: 
e lo stesso Duca Guhelmo, benché a ri- 
guardo del Duca Alfonso da prima gli 
avesse proibito di uscire di Mantova, ri- 
vocò in seguito questo suo ordine, e lo 
rimise nel pieno esercizio de 3 suoi natu- 
rali diritti (l)m Sul cominciare dell' anno 
i58y mdlxxxvu morì Giampaolo de" Donati 
fratello dell' illustre Marcello. Studiò egli 
la Teologia in Bologna sotto Teodoro Ma- 
sio Mantovano; lesse Teologia iti Casale 
di Monferrato, d' onde passò a Milano co- 
me Consultore del Sauto Cardinale Carlo 
Borromeo, che seco lo condusse al Con- 
cilio di Trento; e divenne quindi Detini- 
tore generale dell' Ordine Carmelitico, a 
cui si era ascritto fino dal i554. La sua 
prudenza, e dottrina gli acquistarono non 
ordinaria riputazione; talché il Duca Gu- 
lielmo, e il medesimo Borromeo non omet- 
tevano di servirsi de* consiglj di lui negli 
affari della maggiore importanza. Si era 
egli adoperato col Padre Lattanzio Doma- 
nini ad arricchire la insigne Biblioteca 
Carmelitana di Mantova (i); e fu autore 

(i) Serassi Vita del Tasso in varj luoghi, 
Tirabosciii cit. T. VII. p. 1694 e segg.. An- 
dreas! CÌt.f e Mtììi. mss. 

(2) Ved. L. XII. %. XIII del presene Coni- 
pendio. 



LIBRO DUODECIMO 143 

di varie opere Latine, tra cui ne piace J *>°7 
indicare quella intitolata Solutiones appa~ 
rentium contradictionum in dictis Aristo- 
telis et Divi Thomae Aquinatis, il Cate- 
chismo Teologico; e un Discorso sulla 
elezione de' Sacerdoti (1). li nostro Duca 
intanto, quasi presago del termi ne del vi- 
ver suo, si era dato ad opere di pietà : 
e mentre nel Castello di Goito faceva in- 
traprendere T erezione della Chiesa di S. 
Martino pei Monaci Benedettini; comin- 
ciava in Mantova ai 22 di Febbrajo dai 
fondamenti la fabbrica delle abitazioni 
dell* Abate, e dei Canonici di S. Barbara 
annesse al suo Palazzo Ducale, che nello 
spazio di soli venti mesi furono compiute 
perfettamente (2). Anche i Gesuiti nel 
tempo stesso diedero principio alla loro 
Chiesa della SS. Trinità; e siccome dal 
Duca Gulielmo, da Lodovico Gonzaga Du- 
ca di Nivers, e da altri, e particolarmen- 
te dalT Arciduchessa Eleonora aveano ri- 
cevuto di buone somme; così affrettarono 
a stabilire a miglior uso diverse case, che 
ivi presso aveva il Duca loro assegnate, 
adattandole per Convento, e per le pub- 
bliche Scuole, alle quali con assai buoni 

(1) Vaghi Comment. Carmeh L. Ili p. 208., 
Diario del 1786, A ma dei cit. p. 7 11. 

(a) Dojsesmondi cit. p. a68., Amadei 1. e* 



144 STORIA DI MANTOVA 

1587 auspicj avcano dato cominciamento (1). 
Una nuova consolazione ebbe in fine il 
Duca Gulielmo per la nascita di Ferdi- 
nando secondogenito di Vincenzo avve- 
nuta ai 26 di Aprile (2); al cui Battesimo 
amministrato dal Cardinale Gaetano Le- 
gato di Bologna intervennero pel Re, e 
per la Regina di Francia V Ambasciator 
Francese residente a Venezia, e la Con*» 
tessa della Mirandola (3): intorno alla 
qual epoca con Bolla de' io di Marzo il 
Pontefice Sisto V. permise, e fu eseguita 
nella Chiesa di S. Agnese la traslazione 
del Corpo di S. Giovanni Buono in luogo 
più decoroso, onde fosse venerato dai 
Mantovani quantunque noa ancora cano- 
nizzato (4). 

XV. Il Duca Gulielmo negli anni scorsi 
avea messa tutta la sollecitudine per ri- 
durre a delizioso soggiorno il Castello di 
Goito; e avea consumate ingenti somme per 
costruirvi un magnifico palazzo, per ri- 
staurare il Castello, per farvi un giardino 
con molte fontane, e per mettervi un ani- 

(1) DoNEsmondi cit. p. 274, e Storia ms. 
de' Gesuiti di Mantova* 

(i) 11 CioNTA 1. e. la nota ai 24 Maggio. 

(3) DONESMONDI cit. p. 268. P ossevi MI cit. 
p. rW, A M AD hi cit. p, 7!$, 

(4) L 1 A mad 1:1 e ir. p. 18 a. ne offre le pruove, 
e mette il principio ili detta Bolla. 



LIBRO DUODECIMO i 4 5 

pio serraglio di fiere tutto circondato da l *°7 
muraglie e abbellito di boschetti e di ac- 
que correnti. Colà soleva egli ritirarsi nei 
caldi estivi, e divertirsi dalle cure del 
Principato, e colà appunto sul declinare 
del Giugno si era condotto, lasciando al 
Senato le ordinarie incombenze del Go- 
verno, e incaricando degli affari di Stato 
Tulio Petrozzani Capo del Consiglio se- 
greto, e Marcello Donato Consigliere e Se- 
gretario di Stato; ne' quali due avea ri- 
posta meritamente la piena sua confiden- 
za (i). Ma sorpreso da lenta febbre, e ri- 
dotto agli estremi per malattia di renella 
cessò di vivere la sera de' 14 di Agosto 
(2) dopo avere praticati tutti gli atti di 
Eeligione: e il suo cadavere portato a 
Mantova ebbe le più solenni esequie col- 
P intervento de' Vescovi di Mantova, di 
Nicomedia, e d' Acqui, e fu sepolto avanti 
F Aitar maggiore nella Basilica di S. Bar- 
bara fra le lagrime de* suoi Sudditi. Re- 
gnò trentasette anni; e ne visse quaran- 
tanove; che a dir vero pochi furono pel 
vantaggio de' Cittadini, e per V. utilità del- 
la Patria, alla quale assiduamente veglia- 
va. Né poteva non amarsi da ogni classe 

(1) Possevini cit. p. 788. 
(a) Si corregga il Muratori Ann. d'hai, che 
lo dice morto a Bozzolo il giorno avanti. 
Tom. III. ia 



146 STORIA DI MANTOVA 

I ^7 di persone un Sovrano, che procurata ave- 
va, e mantenuta sempre una pace onori- 
fica, e che di continuo esercitava le virtù 
più convenienti ad un Principe. Fu egli 
infatti di animo leale, ed aperto; e oltre 
ogni credere esecutore della giustizia, sì 
che ninno ebbe mai ad esternar querele 
o lamenti; anzi in ciò era tale la sua di- 
ligenza, che conosceva egli stesso di essere 
forse troppo insistente presso i Ministri: e 
se il suo temperamento, assai proclive al- 
la iracondia, talora lo trasportava alla in- 
sofferenza; come se ne accorgeva, metteva 
ogni sforzo a calmarlo; e giunse pure a 
moderare il difetto. Geloso dei diritti dei 
Cittadini sembrava di sovente diffidare 
delle sue cognizioni; e a procedere colla 
dovuta equità si era dato allo studio del- 
le Leggi, e a consultare i più insigni uo- 
mini del suo tempo, e a leggere da se so- 
lo le cause civili e criminali, che per la 
loro importanza meritassero una speciale 
attenzione: col qual metodo giunse a ta- 
le fama di prudenza e saviezza, che i più 
grandi Monarchi lo tennero in sommo ono- 
re, e talora non dubitarono di chiedere 
il suo sentimento ne' più gravi affari, e di 
abbracciarne i consigi j; e fu perciò, che 
la Repubblica di Venezia lo volle inscri- 
vere nel libro della sua Nobiltà. Quan- 
tunque da giovane fosse debole di corpo, 



LIBRO DUODECIMO 147 

e paresse inetto a serie e pesanti occupa- 
zioni; seppe non pertanto regolarsi nel 
sistema di vivere per tal modo, che arrivò 
ad acquistare bastevole robustezza per adem- 
piere ai molteplici suoi doveri, ajutato in 
questo dalla sua tenace memoria, e da una 
perspicacità d' intelletto, che lo rendeva- 
no superiore a chiunque nel conoscere Y in- 
dole e la natura degli uomini: dal che 
dobbiamo ripetere la scelta, eh' ei fece, dei 
più accorti Ministri, e di ottimi Magistrati. 
Né fu soltanto protettore, ed amico dei 
più dotti dell' età sua, di cui tenne sem- 
pre buon numero alla sua Corte: ma fu 
egli medesimo Letterato, e conoscitore del- 
le Arti, fra le quali ebbe in maggior con- 
to la musica, e T Architettura; e si era 
accinto a raccogliere i migliori libri, che 
potesse avere, nella idea di formare una 
compiuta Biblioteca. Quanto alle fabbriche 
ne abbiamo fatto cenno nel corso della 
sua vita; e qui basti aggiugnere, che quel- 
la di S. Barbara non gli costò meno di 
centocinquantamila scudi d' oro, e che 
spese il doppio nelle sue delizie di Goito. 
Somma lode poi gli si debbe per V attac- 
camento alla sua Religione, dalla quale 
gli derivarono i sodi principj della Poli- 
tica, onde i Mantovani godettero una fe- 
licità permanente ali 1 ombra della pace e 
delle ricchezze: e particolarmente negli 



1587 



148 STORIA DI MANTOVA 

1 587 ultimi suoi anni, rubando il tempo al son- 
no, avea saputo dedicare alcune ore ogni 
giorno air esercizio regolare degli atti del- 
la medesima Religione, Se non fu prodigo 
il Duca Gulielmo, non fu nemmeno avaro; 
perocché tenne sempre una Corte fiorita, 
ma senza pompa; fa talora splendidamen- 
te magnifico nelle pubbliche allegrezze per 
matrimonj, per arrivo di Principi, e per 
altri lieti avvenimenti, ma ben presto ri- 
entrò nel suo sistema economico: e quan- 
do eresse Chiese e Palazzi, soccorse di ele- 
mosine i Monasteri e i Luoghi pii, e si 
decise a spendere per oggetti di belle Ar- 
ti; il fece con savia moderazione, e senza 
depauperare il suo Erario, che conteneva 
grandi tesori (1). 



Fine del Libro Duodecimo. 



(i) Donesmondi cit. p. 269., Agnelli cit. 

p. 917., POSSEVINI Cit. p. 788., FlORETA Vita 

ms. dì Gulielmo,, Andreasi Vita ms. di Vin- 
cenzo, Tiraboschi cit. L. VII. p. 8x, ecc. 



COMPENDIO 



DELLA 



STORIA DI MANTOVAi 



LIBRO DECIMOTERZO 



,.T, 



erminati i funerali del Duca Gu~ rg^ 
lielmo, eh' essere non potevano più ma- 
gnifici^ ai 22 di Settembre dell' anno 
mdlxxxvii Y unico suo figlio Vincenzo 
assunse pubblicamente le redini del Go- 
verno, e fu riconosciuto per quarto Duca 
di Mantova, e secondo Duca del Monfer- 
rato. E siccome Vincenzo superò tutti i 
suoi antecessori nella splendidezza a se- 
gno da venir tacciato di prodigo; e la 
funzione del suo avvenimento al Princi- 
pato riuscì veramente straordinaria : così 
crediamo di farne singolare menzione. Al- 
la mattina per tempo del detto giorno il 
Duca si portò nella Cattedrale riccamente 
addobbata; e durante la solenne Messa 
stette su un trotlo nel presbiterio dalla 
parte dell' Evangelo, avendo a destra Don 



i5o STORIA DI MANTOVA 

1087 Ferrante Gonzaga, che fu poi Duca di 
Guastalla, e il Principe Doria, e a sinistra 
T Ambasciatore di Scipione Gonzaga testé 
eletto Cardinale, quantunque non ancora 
decorato del Cappello: e fuori del presbi- 
terio per lungo tratto erano disposti dei 
palchi a varj gradini per comodo degli 
altri Gonzaga, dei Ministri^ e dei Cava- 
lieri d' ogni Nazione. Il lusso, e la ricchez- 
za dei vestiti, e degli ornamenti era in- 
credibile: ma quelli del Duca erano più 
preziosi senza confronto; perocché la sola 
berretta Ducale colla corona valeva cento- 
cinquantamila scudi, oltre a diciotto mila 
altri spesi in un carbonchio incastratovi ; 
e la veste, e il lungo manto di raso bian- 
co ricamati di gemme e d' oro ne costa- 
vano il doppio. A rendere più brillante 
la funzione, accompagnato da' suoi Cappel- 
lani di Corte il Cerimoniere del Monarca 
delle Spagne comparve ad assistere alla 
Messa, cui erano intervenuti i tre Vescovi 
di Mantova, d' Acqui, e di Nicomedia, e 
innumerevoli personaggi cospicui per no- 
biltà e per le cariche. Compiute le ceri- 
monie ecclesiastiche, il Duca andò ad as- 
sidersi fuori della Porta maggiore del Duo- 
mo sopra una sedia imperatoria posta su 
alto Trono più maestoso ; alla cui destra 
erano due Vescovi in abito Pontificale, e 
alla sinistra Don Ferrante, e il Doria pa- 



LIBRO DECÌMOTERZO i5i 

riniente seduti, rimanendo in piedi tutti *5'8(7 
gli altri. Allora il Cavaliere Giovanni Ali- 
prandi Presidente del Maestrato, invece 
del Massaro del Comune, genuflesso pre- 
sentò al Duca lo scettro; e il Dottore Lo- 
dovico Cremaschi declamò un' Orazione 
latina a nome del Popolo in attestazione 
di fedeltà, e di ossequio: dopo di che Mon- 
signore Marcantonio Gonzaga Primicerio 
di S. Andrea, avvicinatosi al Trono, apri 
il Messale; e n rivolto V Evangelo verso la 
moltitudine, chiamò ad alta voce i De- 
putati delle diciasette Parrocchie, i quali 
a due a due ginocchioni prestarono al Du- 
ca il debito giuramento. Si alzò quindi 
Vincenzo, e toccando V Evangelo promise 
di attendere alla felicità de' suoi Sudditi, 
e di amministrare una imparziale giusti- 
zia; e fece subito bandire la condonazio- 
ne perpetua della metà del Dazio del vi- 
no : il quale atto di beneficenza mosse 
una generale acclamazione di gioja, che 
fu susseguita dal suono di musicali stru- 
menti, e delle campane, e dai rimbombo 
delle artiglierie. Si dispose poi il Duca a 
cavalcare per la Città: ed ecco V ordine 
tenuto in simile circostanza. Lungo le vie 
erano distribuite sei Insegne di fanti ar- 
mati di tutto punto. Precedevano il cor- 
teggio gli Archibugieri a cavallo con ca- 
sacca di velluto nero ricamata di giallo, 



i52 STORIA DI MANTOVA 

l $°7 e con cintura di bianco ermesino: succe- 
devano sessanta Gentiluomini della guar- 
dia Ducale a cavallo con casacca di vel- 
luto nero a trina d'oro, con catena d' oro 
al collo, e con cappello ornato di piume 
e di nastri ricamati con perle, oro, ed 
argento: venivano dopo due compagnie 
di Gentiluomini Mantovani , e Monferrini, 
i Feudatarj del Monferrato, e i Marchesi 
e i Conti sì Mantovani che forestieri, tut- 
ti a cavallo, e vestiti pomposamente ; e 
diciotto Camerieri Ducali, e diciotto Gen- 
tiluomini della Tavola con drappi ricama- 
ti in oro, e con somiglianti copertine pei 
loro cavalli: quindi tutti i Marchesi della 
famiglia Gonzaga, e le guardie del Corpo* 
precedute dal Conte Mattia Ippoliti di Ga- 
zoldo Capitano della caccia, e dal Conte 
Baldassare Langosto Capitano della guar- 
dia Tedesca: in appresso dodici giovanetti 
Cavalieri paggi del Duca,, riccamente ve- 
stiti alla^ Spagnuola sopra scelti ginetti 
con selle ornate di iiori d' oro; e poi i 
Cavallerizzi di Corte, dopo i quali il Ca- 
valiere Ercole de/ Cavriani, Cavallerizzo 
maggiore. Andava solo il Mastro delle ce- 
rimonie del Re Cattolico in abito di gran- 
de gala. Il Marchese Guido Gonzaga dei 
discendenti di Corrado stava alla testa de- 
gli Arcieri, che vestivano di scarlatto con 
ricami bellissimi, e di cappello adonto di 



LrBRO DECIMOTERZO i53 

ermesini rossi, e di piume gialle e bianche; ^87 
fra i quali andavano del pari il Marche- 
se Prospero Gonzaga Maggiordomo, il Ca- 
valiere Tulio Guerrieri Mastro di Camera^ 
e il Commendatore Sangiorgio generale 
dell 1 armi : e dopo questi si vedevano col- 
le più superbe livree tutti i Paggi, e gli 
Staffieri de' nobili Personaggi. Avanti al 
Duca cavalcava il Tesoriere, che ad ogni 
passo facea gettar denari d' oro e d* ar- 
gento in mezzo al popolo, al quale in sif- 
fatto modo si dispensarono dieci mila Du- 
cati, oltre ad altrettanti distribuiti nel cor- 
so della giornata alle famiglie bisognose, 
e a sussidio de" parecchj Stabilimenti. Il 
Duca sopra un maraviglioso cavallo bian- 
chissimo stava sotto un baldacchino di 
tela d' argento, le cui aste erano sostenu- 
te da dodici de* principali Mercatanti ( che 
tal privilegio veniva conceduto per onore 
dell' Arte ): i quali avevano i vestimenti 
di ermesino bianco, la spada indorata, 
una catenella d' oro al collo, e la berret- 
ta ricamata d' oro, e guarnita di vaghe 
piume: e ai fianchi del Baldacchino erano 
gli Alfieri del Duca vestiti in tela d' ar- 
gento, e colla spada indorata. Subito do- 
po cavalcavano Don Ferrante Gonzaga, e 
il Principe Doria, dietro cui V Ambascia- 
tore del Cardinale Scipione coi due Ve- 
scovi d' Acqui e di Nicomedia, e col Pri-* 



154 STORIA DI MANTOVA 

l ^7 micelio di Sant' Andrea. Succedevano 
finalmente i Consiglieri di Stato, i Se- 
natori, il Presidente del Maestrato, i Se- 
gretarj, il Capitano di giustizia, e il Po- 
destà con tutti gli altri Ufficiali nobili di 
ogni classe: e due Insegne di Cavalleg- 
gieri elegantemente vestiti, e armati di 
lancia chiudevano quel trionfo, di cui for- 
se Mantova non aveva mai veduto Y e- 
guale. Furono poi trattati a mensa nel Pa- 
lazzo di Corte i Principi, i Vescovi, e tut- 
ta la Nobiltà: e se squisite furono le vi- 
vande, mirabili apparvero i vasellami d'oro, 
e d'argento, i cristalli, e le porcellane; 
notandosi, che queste ultime nel!' essere 
cambiate venivano infrante per eccessiva 
dimostrazione di grandezza» e di gioja. À 
notte poi i 1 incendiò in mezzo del lago 
una macchina di legno fatta a guisa di 
un castello con fuochi bellissimi d' artifi- 
zio; il che servì di ultimo grandioso spet- 
tacolo. E quantunque le spese occorse 
per tali feste ammontassero a somma enor- 
me, nel che il Duca non fu esente dalle 
censure; le coronò non pertanto con un 
atto il più lodevole, quale fu di mettere 
in concordia i Cavalieri del Monferrato, 
che divisi in due contrarie fazioni erano 
stati più volte a repentaglio di attaccarsi 



LIBRO DECIMOTERZO i55 

colle armi alla mano (\). Si dedicò in *587 
appresso al Governo ; e fu colmato di lo* 
di per avere scelto a suoi intimi Consi- 
glieri e Ministri Tulio Petrozzani uomo 
prudentissimo ed integerrimo , Federico 
Cattaneo gran politico, Marcello Donato 
illustre nelle scienze, Aurelio de' Pompo- 
nazzi dottissimo nella pubblica economìa, 
Camillo Gattico eccellente giureconsulto, 
ed Annibale Chieppio sperimentato negli 
affari di Gabinetto: le quali sei persone 
di somma probità, e raccomandate dallo 
stesso Duca Gulielmo, furono poi distinta- 
mente premiate da Vincenzo al fine di 
conservarle sempre al proprio servizio; pe- 
rocché il Petrozzani ebbe in dono col ti- 
tolo di Conte la Villa di S. Secondo (2) , 
il Cattaneo divenne Primicerio di S. An- 
drea, il Donato fu creato Conte del Ca- 
stello di Ponzano nei Monferrato, e fu 
regalato della Villa di Montanara ; il Pom- 
ponazzi andò Abate di S. Barbara; il Gat- 
tico passò Presidente del Senato; ed il 
Chieppio fu pure decorato del titolo di 
Conte e maneggiò i più importanti nego- 
zj presso i Sommi Pontefici, e nelle Corti 

(1) Foli ni Coronaz* del Duca Vincenzo; 
Amadei Cronaca di Mant. Tom. li. P. I. e segg , 
Fio reta Vita ms. del Duca Vincenzo, e Mem. 
mss. 

(a) Il Documento è dell' anno 1694. 



i56 STORIA DI MANTOVA 

1587 di altri Sovrani (j). Il Duca Vincenzo non 
frappose indugio a promuovere caldamen- 
te a Roma la canonizzazione di S. Gio- 
vanni Buono col mezzo del suo Amba- 
sciatore Tulio Carretti: e dimostrò il suo 
amore pe' Sudditi, allorché ai 16 di Otto- 
bre per la rottura degli argini del Po a S. 
Jacopo essendosi inondato tutto il Serra- 
glio con buona parte della Città, fece a 
sue spese quotidianamente distribuire il 
necessario vitto a tutte le povere fami- 
glie percosse da quella disavventura (2). 
Confermò finalmente diverse grazie ordi- 
nate dal genitore, fra le quali la distri- 
buzione di venticinque mila ducati; re- 
golò stabilmente sotto pene gravissime il 
peso, e il prezzo de' viveri, e de* combu- 
stibili; e per mantenere in onore le tele 
e le stoffe della nostra università de' Mer- 
canti, nella fabbrica delle quali s* intro- 
ducevano degli abusi, prescrisse le più 
savie cautele, e stabilì severe punizioni a 
chi avesse osato contravenirvi (3). Coi 
quali provvedimenti, che tanto da vicino 
interessavano il bene pubblico, e il van- 
taggio di nostra Patria, riuscì non sola- 

(1) I nostri Storici in generale, e le memo- 
rie dell' Archivio segreto. 

(1) Amami cir. p. 8, e Meni, mts* 

(3) Cli Editti esistono nel nostro Gridario. 



LIBRO DECIMOTERZO i5 7 

niente a riscuotere la più sincera benevo- , ^ ) ^7 
lenza de' Mantovani, ma a cattivarsi ezian- 
dio una straordinaria estimazione de' mag- 
giori Monarchi dell' età sua. E, a dir vero 
sarebbe divenuto quasi il prodigio de' Prin- 
cipi e per grandezza di animo, e per pru- 
denza, e per valore; se non si fosse la- 
sciato di sovente trasportare dall' impeto, 
dair eccessivo desiderio di comparire ma- 
gnifico e liberale, e più di ogn' altra pas- 
sione da un vivere licenzioso, che gli fe- 
ce spendere somme enormi anche nel man- 
tenere continuamente Musici, e femmine 
da Teatro (i). 

IL II di 16 di Maggio Fra Francesco 
Gonzaga uscì della carica di Ministro ge- 
nerale dell' Ordine degli Osservanti: ed 
erasi già ritirato a S. Martino dalP Argine 
per terminarvi quietamente i suoi giorni; 
quando a petizione del Re di Spagna, che 
lo teneva in molta venerazione, il Sommo 
Pontefice Sisto V. a' 26 di Ottobre lo pre- 
conizzò Vescovo di Cefalù in Sicilia. Do- 
vette Fra Francesco suo malgrado accet- 
tare la nomina, e portarsi a Mantova; do- 
ve nella Chiesa di S. Francesco a presen- 

(1) Agnelli Ann. d y ItaL L. XII. p. 910, 
Amadei 1. c Donesmondi Istor. Eccl. P. II. p- 
373, Andreast Vita ms. del Duca Vincenzo, Mu- 
ratori Ann. d' ItaL? e Mtm. delV Arch. segr. 



i58 STORIA DI MANTOVA 

l ^7 za del Duca, dal nostro Vescovo Andreas], 
da Jacopo Roveglio Vescovo di Feltre, e 
da Matteo Brumani Vescovo di Nicome- 
dia fu consecrato solennemente ai i5 del 
successivo Novembre. Si diresse quindi 
a Roma, e vi arrivò ai 23 di Dicembre, 
cioè due giorni dopo che suo fratello 
Scipione avea formalmente ricevuta la 
sacra porpora (\). Quest'ultimo infatti 
era bensì stato promosso al Cardinalato 
fino dal Settembre; ma la solenne cerimo- 
nia del suo esaltamento non era avvenu- 
ta che ai 21 di Dicembre (2): il che ab- 
biam voluto accennare per la diversità 
delle epoche erroneamente esposte da di- 
versi de* nostri Storici (3). 1/ anno stesso 
mancò ai vivi assai vecchio Giambattista 
Cavallara oriundo della Piubega, al quale, 
oltre ad essergli stata affidata la cura di 
Torquato Tasso durante la costui perma- 
nenza alla Corte de' nostri Principi, furo- 
no tributati molti encomj come profondo 
nella medicina, e assai pregiato ne' con- 

(1) Sacco Vita di Fra Francesco p. a6, e «egg.; 
Fio RETA Vita ms. di Fra Francesco. 

(a) Agnelli cit. p. 9180 Sacco cit. p. 27., 
Gonzaga Co/nment. p. a68. e Documenti ivi accen- 
nati, e riportati a pag. 385 e segg. 

(3) DONESMONDI cit. p. 281., GlONTA Fio- 
retto, che lo notano al i588, e Fossevino Gonz. 
p. 786, che lo mette al i5X r >. 



LIBRO DECIMOTERZO 159 

sulti dell'arte sua (i): e Lattanzio Doma- *587 
nini Carmelitano ottenne da Sisto V. la 
facoltà di fondare in Mantova P Accade- 
mia de Felici, e di conferire la laurea 
teologica agF Individui dell' Ordine (2). E 
Tanno seguente mdlxxxviii. mentre Ve- i588 
spasiano Duca di Sabbioneta faceva erige- 
re in quella Città da Vincenzo Scamozzi 
il bel Teatro sul disegno del celebre Olim- 
pico di Vicenza (3); in Mantova dalla 
pietà delF Arciduchessa Eleonora madre 
del Duca Vincenzo si inalzava dai fonda- 
menti F Oratorio delle Quarantore sotto 
il titolo dell' Annunciazione, e 1' Oratorio 
de' Catecumeni con uno Spedale a como- 
do de' pellegrini ammalati (4). Siccome 
una delle passioni dominanti del Duca 
nostro era la splendidezza; così egli dopo 
avere stabilito il sistema della amministra- 
zione de' proprj Stati, e pubblicati non 
pochi regolamenti a vantaggio de' Citta- 
dini, volle accrescere il numero de' Cor- 
tigiani, e quello de' musici, e degli attori 

(1) Mori da Ceno in varie sue lettere. , e 
Mcm. mss. 

(a) Volta Diario del 1786., A ma dei cit. p. 77* 

(3) Temanza Vira degli Architetti T. I. p. 
453., Tiraboschi Stor. della Letter. hai. T. VII. 
p. 1788., Affò Vita di Vespas. p. 106. 

(4) DoNESMONDI Cit. p. 378., AmADFI CÌt« 

p. io, € ilfem. mw, 



i6o STORIA DI MANTOVA 

li> °° teatrali; nel che le spese uscivano d' ogni 
limite: né dimenticò alcuni suoi Favoriti, 
ai quali compartì doni e rendite senza 
misura (i). E appunto per queste, ed al- 
tre liberalità giunse a cattivarsi F animo 
de' Regnanti: e appena ricevette dall' Im- 
peratore Rodolfo II. la consueta Investi, 
tura del Ducato di Mantova, e de' Mar- 
chesati di Viadana, Dosolo, Gazzuolo, e 
Luzzara (2); il Sommo Pontefice gli spedì 
lo Stocco benedetto, e un cappello ornato 
d' una corona, e il Re di Spagna col mez- 
zo del Duca di Terranuova gli fé presen- 
i58o te del Toson d'oro (3). Nel mdlxxxix 
Guido Avellani da Acqui era Podestà di 
Mantova, allorché il Duca pubblicò un 
Regolamento sulle poste, il quale proibi- 
va ai particolari di portar lettere, che non 
fossero di commercio (4): e sul terminare 
di Aprile il Duca stesso colla Duchessa, e 
col Cardinale Gian-Vincenzo Gonzaga si 
trasferì a Firenze con grande pompa per 
onorare le nozze del Granduca Ferdinando 
de* Medici, e di Cristina figlia di Carlo Du- 
ca di Lorena, nella quale occasione e di- 

(1) Andre asi Vita ms. di Vincenzo. 

(a) Il Diploma fu dato in Praga ai 18 di 
Maggio del i588. 

(5) Dones mondi cit. p. *7$><> GiontA Fioret- 
to , Andueasi ci: , e altri. 

(4) Gridario Mantovano al a- Marzo, 



LIBRO DÈCIMOTERZO 161 

mostrò nelle giostre un valore non ordi- Ió °9 
nario, e ostentò la solita magnificenza eol- 
io spendere in pochi giorni oltre a cento 
mila Ducati (i). Ritornato a Mantova eb- 
be la consolazione di vedersi padre del 
terzogenito Gulielmo, il quale nacque ai 
4 di Agosto, e mori poi dopo tre anni (2). 
Era pur morto ai 20 di Giugno il Zibra- 
monti Vescovo di Casale, cui venne sosti- 
tuito Marcantonio Gonzaga Primicerio di 
S. Andrea; e nel costui luogo fu collocato 
Federico Cattaneo, di cui non ha guari 
abbiamo fatto menzione (3): e ai 4 di Ot- 
tobre cessò di vivere Alfonso Gonzaga Con- 
te di Novellala della linea di Feltrino; 1L 
quale dopo avere ricusate a Roma le più 
cospicue cariche ecclesiastiche si era am- 
mogliato con Vittori^ da Capua , e dive- 
nuto era padre di dodici figliuoli , e avea 
nobilitato il suo dominio con una Colle- 
giata composta di un Arciprete, di otto 
Canonici, e di otto Prebendati (4). 

III. Air anno mdxc troviamo essersi nel 1^90 
Feudo di Gazoldo, che era uno de' Campi 
franchi per le sfide cavalleresche, battuta 

(1) Muratori Ann. d' ItaL, Andreasi cit., 
Amadei cit., e altri. 

(2) Andreasi cit., e Mem. dtlV Arch. segr. 

(3) Donesmondi cit* p. 285, Amadei cit. p 
1;., e Meni. mss. dì Mant* 

(4) Amadei 1. e. 

Tom. III. 1 1 



i62 STORIA DI MANTOVA 

ÌS90 una moneta d'argento del valore <T xrn 
Ducatone colla effigie di S. Ippolito da 
una parte, e dall' altra collo Stemma de- 
gl J Ippoliti, e col nome di sei Condomini; 
ed esiste il documento, col quale da que- 
sti ultimi si concede la Zecca di Gazoldo 
a Teodoro Bozzi da Bergamo (1). Fabbri- 
cavasi a tale epoca in Mantova la Chiesa 
di S. Lorenzo nella Contrada del Bacchio 
per opera di Tulio Petrozzani Consigliere 
Ducale (2), facendo uso de' materiali ri- 
cavati dall' abbandonata Chiesa di S. Pao- 
lo; nella quale occasione vennero da que- 
sta trasportate in quella di S. Pietro le 
ossa de' Bonacolsi (3); inalzavasi d' ordine 
di Vincenzo presso al porto di Catena T Ar- 
senale atto a comodamente l'istaurarvi i 
naviglj e a formarne di nuovi (4^); e si er- 
geva la importante Cittadella di Casale nei 
Monferrato, onde contener meglio a do- 
vere que' sudditi, e prevenire ogni tenta- 
tivo de' Principi di Savoja, che pretende- 
vano a quel Ducato (5) : e Don Ferrante 
Gonzaga Signore di Guastalla ad istanza 

(1) Il Documento in data de* io di Luglio è 
Odi 1 Archivio de' Marchesi Ippoliti. 

(à) DoNES MONDI cit. p. 287. 

(3) Amadei 1. e, Andiìeasi cit., e Meni, mss* 

(4) Esiste tuttavia la iscrizione marmorea. 

(5) Ciò nt A Fioretto ms. , Possmvino Gon*^ 
L, Vili. p. 801. 



LIBRO DECIMOTERZO i63 

di Bernardino Marliani assegnava nel suo l * ) 9° 
palazzo di Mantova un appartamento or- 
nato di Arazzi per le unioni dell' Accade- 
mia degr Invaghiti, di cui era magnanimo 
protettore (i). Le dirotte pioggie cadute 
in tutta la primavera avevano rovinati i 
ricolti in guisa da far temere una gene- 
rale penuria; per lo che il Duca mise ogni 
cura ad evitarne le conseguenze: e dopo 
avere ingiunto ai Vicariati di ricevere le 
denuncie delle granaglie esistenti nel Man- 
tovano, ne vietò rigorosamente le vendite 
air estero, e prescrisse il prezzo del pane; 
sì che i Cittadini si trovarono provveduti, 
benché il frumento valesse quattro Du- 
catoni al sacco, e la carestia angustiasse 
pressoché tutta Italia (2). Anche Y anno 
mdxci, in cui fu Podestà il Cavaliere Ot- l *9 x 
tavio Dalla Valle di Monferrato, aggiunse 
nuove disgrazie alla Patria : perocché un 
incendio, che si sospettò procurato, ridus- 
se in cenere il Teatro di Corte, e la bella 
Armeria, in cui si custodivano i trofei dei 
Dominanti antecessori, e ogni sorta d* ar^ 
mi dei tempi scorsi, e andò pericolo la 
stessa abitazione del Duca; il quale poi 

(1) TiRABoscm cit. p. 258, e tfetn. dell'Ar- 
chivio di Guastalla. 

(2) Muratori Ant. Est. P. II. p. 403., e le 
Men*. esistemi nelP Archivio «egr., e nel Gridario* 



iÓ4 STORIA Di MANTOVA 

l ^9 { fece ricostruire la medesima Armeria, eia 
riempì di arnesi da guerra i più rari e 
scelti, che vennero a sue spese raccolti in 
varie parti d'Europa (i): e in tale occa- 
sione, cioè ai 18 Novembre, ordinò, che 
per T avvenire i rottami delle fabbriche 
demolite fossero portati sulla Fiera, o sul- 
r Argine di Gattamarcia per alzare quei 
luoghi di sovente inondati dal Lago. Tre 
illustri personaggi della famiglia Gonzaga 
perdette Mantova in questo anno, vale 
a dire il Santo Luigia il Cardinale Gian- 
vincenzo, e il Duca Vespasiano. Nacque 
Luigi a Castiglione delle Stiviere da quel 
Marchese Don Ferrante, e da Donna Mar- 
ta Tana da Chieri ; e quantunque assai 
per tempo dal genitore fosse mandato in 
Ispagna come Paggio di quella Corte, né 
gli mancassero tutti gli agj e gli onori; 
passato appena il terzo lustro si decise 
ad abbracciare la carriera ecclesiastica. In- 
darno si dimostrò al magnanimo giova- 
netto che qual primogenito dovea succe- 
dere nel Marchesato-, indarno il Padre per 
distrarlo da quella risoluzione procurò di 
metterlo al servizio di varie Corti; indar- 
no si adoperarono i maneggi, Le persua- 
sioni, e qualunque altro argomento: che 
Luigi ai 2 di Novembre nel [585 rinun- 
ci) rossEviNO 1. e, Gioita cit., Amadzi 

Ctt. p. I 7- 



LIBRO DECIMOTERZO i65 

zio formalmente la primogenitura e lo Sta- Ij 9* 
to a suo fratello Ridolfo, e volò a Roma, 
dove entrò nel noviziato de' Gesuiti ad 
esercitarvi quelle austerità, che congiunte 
alia sua vita immacolata lo rendevano og- 
getto di stupore alT Italia. Si applicò allo 
studio della Filosofia, e della Teologia nel 
Collegio Romano, e vi sostenne pubbliche 
conclusioni: ma una lite insorta fra suo 
fratello Ridolfo, già divenuto Marchese di 
Castiglione, e il Duca di Mantova, per lo 
Stato di Solferino, lo costrinse a qua ri- 
tornare nell 1 Autunno del 1589 onde pa- 
cificarli, come infatti li rappattumò con pie- 
na loro soddisfazione. Restituitosi a Roma 
ripigliò gli studj intermessi, cui di nuovo 
interruppe nel 1591 per dedicarsi ad as- 
sistere gF infermi di pestilenza: nel qual 
esercizio contrasse la malattia ,, che lo 
condusse al sepolcro* Conobbe egli il ter- 
mine de' suoi riorni e lietamente lo incon- 
trò ai 20 di Giugno del 1591 nella età di 
poco più di ventitré anni, e fu se- 
polto nella Chiesa del suddetto Collegio 
con molti onori. Siccome un Angelo era 
venerato ancora vivente, e vie più lo di- 
venne dopo morte per le grazie operate ; 
sì che nel i6o5 essendo preconizzato nel 
numero de' Beati, si cominciò nel 1618 a 
solennizzarne la festa in Mantova, che lo 
dichiarò suo Comprotettore; e Benedetto 



i66 STORTA DI MANTOVA 

*59 £ XIII nel 1726 lo canonizzò e lo pose nel 
catalogo de' Santi (1). Gianvincenzo Gon- 
zaga, che fino dal 1S78 era stato ascritto 
nel numero de* Cardinali, morì a Roma ai 
li di Dicembre, mentre il Duca Vincenzo 
ritrovavasi in quella Metropoli ad osse- 
quiare il nuovo Sommo Pontefice Inno- 
cenzo IX, che in segno di distinzione lo 
tenne alloggiato nel Vaticano. E siccome 
Gianvincenzo era Cavaliere Gerosolimitano, 
e godeva il Priorato di Barletta, V Abba- 
zia di Lucedio, e la Prepositura di S. Be- 
nedetto di Polirone; così il Duca impetrò 
dal Papa, che i detti tre beneh'zj eccle- 
siastici venissero a passare al Cardinale Sci- 
pione Gonzaga (2). 

IV. Ai 26 di Febbrajo lasciò di vivere, 
anche Vespasiano Gonzaga Duca di Sab- 
bioneta, figliuolo di Luigi Gonzaga detto 
Rodomonte, e d'Isabella Colonna Contes- 
sa di Fondi. Era egli nato in questa ulti- 
ma Città il 6 di Dicembre del 1 5 3 1 ; ma 
avendo perduto V anno successivo il padre 
a Vicovaro, rimase per alcun tempo sotto la 
direzione della sua genitrice, sino a che non 
venne affidato alla custodia di sua zia Giu- 

(1) Bocchi Ragion* mento in lode del B. Luigi 
del 1606; CePAIìI e jf ÀI NERI Vita di 6\ Luigi. 11 
Gionta, e il Donesmondi, e altri, copiandosi 1' un 
T altro notarono malamente nel i5go la morte del 
Santo. 

(2) Amadei cit. p, 3i. T r Epitimo esistente 
a Roma, e Mem. mss. 



LIBRO DECIMOTÈRZO T67 

lia Gonzaga, la quale lo allevò nella più r *9 r 
soda educazione. Ne Vespasiano mal cor- 
rispose; che anzi ben presto palesò il suo 
grande ingegno, e il suo animo generoso; 
si che la Casa Farnese, e il Sommo Pon- 
tefice Paolo IH ne desideravano il paren- 
tado. Si trasferi a Roma, e poi alla Corte 
di Spagna; e ritornato in Italia si diede 
allo studio della Filosofia, e alF esercizio 
delle armi; nel che riuscì sommamente, e 
si distinse fra i Capitani dell' età sua mi- 
litando agli stipendj del Re Filippo li. In- 
oltre per la sua Città di Sabbioneta non 
risparmiò spese: e dopo averne con ma- 
gnificenza rinnovate le abitazioni e le mu- 
ra, vi raccolse una quantità di antichi in- 
signi monumenti; vi eresse un bel teatro; 
vi aprì una zecca; vi fabbricò luoghi di 
delizie; e vi fondò una scuola di latina e 
greca letteratura affidandone F incarico al 
celebre Mario Nizzolio con trecento scudi 
d'oro di provvisione (1). Offuscò per al- 
tro la gloria sua colF eccedente brama del- 
le ricchezze, col privare a forza di ma- 
neggi i suoi Cugini della Terra di Com- 
messaggio, e col procurar Ja morte della 
sua prima moglie Diana di Cardona per 
sospetto d' infedeltà conjugale: dopo di 
che si strinse in matrimonio con Anna 
d* Aragona, dalla quale ebbe una figliuola 

(1) L* Editto è de" 6 di Ottobre del i56>. 



i68 STORIA DI MANTOVA 

i h9 i di nome Isabella. In appresso ito nuova-» 
mente in Ispagna, il Re Filippo lo ado-* 
però in difficili imprese, e lo costituì Vi-» 
cere di Navarra, e Generale della Provine 
eia di Guipuscoa, e poi Viceré di Valen^ 
za: nelle quali cariche Vespasiano, che in^ 
tendentissimo era delle Matematiche, for- 
tificò diversi castelli, e varie Città di quel 
Regno» Aveva ottenuto ai 5 di Maggio 
del i565 dall' Imperatore. Massimiliano II 
il diploma di Marchese dipendente dal 
solo Romano Impero: ma aspirando a mag- 
giore dignità implorò e conseguì ai 1 8 di 
Novembre del 1577 da Rodolfo II Impe- 
ratore di inalzare la sua Sabbioneta al ti- 
tolo di Ducato. Allora volle munirla di 
gran numero d'artiglierie; e la arricchì di 
pitture eccellenti, di dodici statue eque- 
stri rappresentanti i suoi antenati, e di 
una scelta biblioteca, invitando alla sua 
Corte, e grandemente onorando i più illu- 
stri Letterati ed Artisti d' ogni maniera ^ 
Dedicatosi in seguito alle cose di Religio- 
ne, riedificò la Chiesa deir Assunzione, ed 
alzò da' fondamenti V altra bellissima di 
S. Maria Incoronata in Sabbioneta; eresse 
una Chiesa e Convento a Bozzolo, e un 
altro Convento fuori di Sabbioneta pei Cap- 
puccini; donò quivi un suo palazzo alT Or- 
dine Carmelitico; e fece trasferirà nella 
Chiesa de' Minori Osservanti di Ostiano le 



LIBRO DECIMOTERZO 169 

reliquie del Vescovo S. Gaudenzio. Cinse l $9 l 
anche di forti mura il Castellò di Bozzolo, 
ove stabilì per la caccia un Parco vastis- 
simo; e costrusse a Commessaggio un pon- 
te sul fiume, e una Torre per custodirlo. 
Ad altrui persuasione prese nel i582 per 
terza moglie Margherita Gonzaga sorella 
di Don Ferrante 11 Principe di Guastalla: 
ma, poiéhè conobbe di non aver prole, 
si decise dopo due anni a maritare la fi- 
gliuola Isabella con Luigi Carrafa Principe 
di Stigliano; alla quale con testamento 
de' 25 di Febbrajo del 1 89 1 lasciò tutte 
le sue Terre in retaggio, e nel dì appres- 
so chiuse 1 suoi giorni. I più insigni Let- 
terati del tempo suo lo colmarono di lo- 
di, e tennero seco lui frequenti epistolari 
corrispondenze, e scambio di rime volgari, 
delle quali si prese egli nobil diletto. Né 
fu men caro ai più potenti Monarchi, che 
gareggiarono neir onorarlo; e infatti se 
dagT Imperatori fu dichiarato Principe e 
Duca; il Re di Spagna lo decorò del To- 
son d' oro, e la Veneta Repubblica lo scris- 
se nel libro della sua Nobiltà, e lo desi- 
derava suo Capitano (1). Sembrava, che 

(x) UlloA Vita di Ferrante Gonzaga p. ify6 
e segg.; Scipion. Gonz. Comment. L. I., Amadzi 
cit. p. 17, e segg., TiRAEoscm cit. T. VII. p. 
92, e 1788, e Afjò Vita di Vespasiano. 



i 7 o STORIA DI MANTOVA 

l $9 l dalla morte di Vespasiano dovessero deri- 
vare gravissime contenzioni: ma ciascuno 
de' pretendenti usò la prudenza, e di con- 
senso del Principe di Stigliano, e del Car- 
dinale Scipione e suoi fratelli venne il dì 
6 di Marzo estesa la convenzióne, per la 
quale il Duca Vincenzo doveva possedere 
il Castello di Rodigo, e la Terra di Rival- 
ta come Feudo nobile ed onorifico col ti- 
tolo di Contea, di cui il Duca stesso ot- 
1592 tenne ai 3 di Settembre del mdxcii la In- 
vestitura da Rodolfo II Imperatore (1). 
Poco prima, cioè ai 3 r di Lùglio la Città 
di Alba nel Monferrato^ stanca delle vi- 
cende di guerra, cui era andata pet varj 
anni sottoposta, credette del miglior par- 
tito di assoggettarsi al nostro Duca senza 
eccezione, e ricevette il presidio de" Man- 
tovani (2). Ma se prosperavano gli affari 
del Duca Vincenzo, quelli de' Marchesi di 
Castiglione delle Stiviere andavano rovi- 
nati. Si è già accennato, che per la rinun- 
cia del Santo Luigi Gonzaga quel Marche- 
sato era caduto in dominio di suo fratel- 
lo Ridolfo. Ora costui sapendo, che lo zio 
Alfonso, il quale era Signore di Castelgof- 

(i) I Documenti originali esistono nelT Ar- 
chivio segreto, e smentiscono le dicerie di altri 
Scrittori. 

(a) Du-MoNT Corp. Diplom. Supplcm. T. Ili 
p. ai 3 



LIBRO DECIMOTERZO 171 

fredo, tenea maneggi alla Corte Imperiale, *^9 2 
onde succedere nel Marchesato, perchè il 
nipote non aveva discendenza maschile; 
e nutrendo forse il desiderio di aggiugne* 
re Castelgoffredo al suo Principato; ne de- 
cise la perdita: e intatti il fece d* improv- 
viso uccidere da otto assassini a Gamba- 
redolo il dì 6 di Maggio con un colpo di 
archibugio e con innumerevoli pugnalate. 
Spargendo allora egli la voce, che la mor- 
te di Alfonso fosse stata fortuita, si av- 
viò con gente armata verso Castelgoffredo 
per tosto impossessarsene: e quantunque 
Ettore Ragazzoni Capitano delle milizie 
di quel Castello si disponesse alla difesa, 
ciò nulla ostante per ordine della infelice 
vedova Ippolita Madia furono aperte le 
porte air iniquo, il quale non solamente 
obbligò gli abitanti a giurargli fedeltà, ma 
pose sotto custodia Ippolita, e Catterina 
figlia di Alfonso. Divulgatasi la notizia di 
simili tirannie; mentre il Duca Vincenzo 
spedì a Vienna un Commissario per in-* 
formarne l'Imperatore, il Papa Clemente 
Vili inviò con suo breve apostolico Set- 
timio Borsieri a Castelgoffredo per levare 
dalle mani di Ridolfo- quelle due Donne, 
temendo che costui per mantenersi padro- 
ne del detto Castello o non attentasse ai 
giorni di Catterina, o non la maritasse a 
suo modo con obbligarla a rinunciare ogni 



172 STORIA DI MANTOVA 

1S92 diritto di Signoria. Molto si adoperò il 
Borsieri per riuscirvi; e finalmente, scor- 
gendo la pertinaccia di Ridolfo, gli con- 
venne minacciarlo della indignazione del 
Sommo Pontefice: con che ottenne la li- 
bertà delle due donne, che furono con- 
segnate come in deposito al Duca Vincen- 
zo fino alla decisione del processo, il qua- 
le per decreto Imperiale era stato calda- 
mente commesso al Duca medesimo. In 
pari tempo Ridolfo era stato accusato a 
Roma per falsificatore delle monete Pontifi- 
cie; e dopo avere ricusato di comparirvi alle 
discolpe era stato fulminato della Scomu- 
nica: per le quali cose vedendosi a mal 
partito, né volendosi sottomettere alla giu- 
risdizione del nostro Duca, si diede a sti- 
molare il Duca di Savoja e il Governatore 
di Milano a soccorrerlo colle armii E for- 
se la faccenda avrebbe terminato con guer- 
ra aperta, ove Ridolfo non avesse quanto 
prima pagato il fio di tanti misfatti. Co- 
nosceva di essere venuto in odio a tutti 
i suoi sudditi anche per le angherie, per 
gli omiciclj commessi di suo ordine, e per 
la malvagità de/ costumi; e stava quindi 
pronto a guarentirsi.d'ogni attentato, man- 
tenendo spie dovunque, e buon numero 
di guardie e di munizioni. Ma non andò 
lSo3 ? lian > c ' ie *' ( '* 3 c ' 1 Gennajo del mdxoiu, 
mentre Ridolfo si portava alla Messa, ginn- 



LIBRO DECIMOTERZO i 7 3 

tp sul limitare della porta fu colpito d' un l ^9^ 
archibugiata nel cuore, si che esalò Y a- 
nima sull' istante. Si manifestò subito il 
tumulto ne 5 terrazzani, che posero a fil di 
spada que' soldati e confidenti di Ridolfo, 
i quali non ebbero la opportunità di sal- 
varsi; e nello stesso mentre le donne in 
truppa corsero sul cadavere del Principe, 
e lo calpestarono colmandolo d* ogni ma- 
ledizione. Il Comune spedì subito un Mes- 
saggio a Mantova,, che narrasse le tirannie 
di Ridolfo, ed implorasse la protezione del 
Duca come Commissario Imperiale. Né que- 
sti frappose indugio a mettere in Castel- 
goffredo un forte presidio, e a prendere 
le debite informazioni: e il risultamento 
dei due processi quello fu della condanna 
al patibolo per gli assassini di Alfonso, e 
delT assoluzione del Comune per V uccisio- 
ne di Ridolfo, che si era usurpato iniqua- 
mente il dominio, ed aveva operate nelle 
famiglie crudeltà senza esempio. Francesco 
terzogenito di Ferrante, appena seppe il 
tragico fine del fratello Ridolfo, volò da 
Vienna a Castiglione delle Stiviere a pren- 
dere possesso del Marchesato: e siccome 
sua madre Donna Marta Tana avea inten- 
tata lite sul dominio di Castelgoifredo con- 
tra il Duca Vincenzo ( che vi pretendeva 
e perchè Alfonso era privo di discenden- 
za maschile, e perchè gli altri figliuoli di 



174 STORIA DI MANTOVA 

I093 Ferrante erano decaduti dal diritto d* es- 
serne investiti a cagione del parricidio 
commesso dal loro fratello Ridolfo ) ; cosi 
il Marchese Francesco pose egli pure in 
campo le parziali sue pretensioni come le- 
gittimo successore di Ridolfo, e perchè il 
Feud,o di Castelgoffredo appartener dove- 
va alla linea de* Principi di Castiglione. 
Diversi anni durò avanti alla Corte Cesa- 
rea la controversia: e quantunque Vincen- 
zo avesse alcun diploma in contrario; sep- 
pe egli opporvisi, fino a che nel 1602 si 
terminarono le liti colla cessione di Ca- 
stelgoffredo al Duca, il quale lo presidiò 
per suo conto, e col dare in assoluto do- 
minio del Marchese di Castiglione la Ter- 
ra di Medole. Tanto la vedova di Ridolfo 
Elena Aliprandi, quanto le sue figliuole 
Cinzia, Elena, Olimpia, e Gridonia eransi 
ricoverate a Mantova sotto la protezione 
del Duca per togliersi dalle mani del loro 
zio Francesco: e infatti il Duca stesso non 
solamente vendicò le doti di Elena in cen- 
to mila scudi; ma la collocò nel 1596 in 
matrimonio col Marchese Claudio Gonza- 
ga della linea di Corrado, e fece educar 
le predette fanciulle nel Monastero di S. 
Elisabetta di Mantova in guisa che tre 
di esse riuscirono venerabili, come diremo 



LIBRO DECIMOTERZO 175 

a suo luogo (1). Né qui cessarono le tri- *59* 
stezze de' Mantovani; perocché Tanno i593 
6tesso morirono il Cardinale Scipione Gon- 
zaga, e il Vescovo Andreasi. Scipione fu 
figliuolo di Carlo Conte di S. Martino dal- 
l' Argine*, ove nacque nel 1542. Educato 
eccellentemente nelle lettere greche e la- 
tine, ne dimostrò il profitto colla tradu- 
zione latina del primo libro di Senofonte, 
cui spedì al Cardinal Ercole suo zio nel- 
la età di sedici anni (2). Essendo agli stu- 
dj in Padova, vi fondò nel i563 l'Acca- 
demia degli Etexei, della quale abbiam 
parlato a suo luogo (3); e si procurò Y a- 
micizia de' migliori ingegni, di parecchj 
de* quali divenne poi Mecenate. E tanta 
fu la fama, cui salì pel sapere; che in ap- 
presso il Guarini gli affidò a correggere il 
suo Pastor fido, e il medesimo Tasso gli 
spedì la Gerusalemme da rivedere. Dedi- 
catosi quindi alla carriera ecclesiastica, si 
applicò allo studio indefesso della Teolo- 
gia, e vi riuscì in tale maniera, che pochi 

(1) Zi Lio lo Stor. memorab. P. I. L. III. p. 
59 e segg., Possevino Gonz. L. Vili. p. 804.» 
Amadei cit. p. 34 e segg., Mcm. inss. di Casjti. 
glione, e i documenti dell' Archivio segreto. 

(a) La abbiamo letta in un Codice della Bi- 
blioteca Capilupiana. 

(3) Si vegga il L. XII. al ^ V. del presente 
Compendio* 



i*5o3 



ì 7 ó STORIA DI MANTOVA 

lo pareggiarono. E appunto per la sua va- 
sta dottrina e per le sue belle qualità del- 
l' animo entrò per tempo in prelatura, fu 
inalzato al Patriarcato di Gerusalemme; e 
poco dopo, cioè nel 1587 fu decorato del 
Cappello Cardinalizio. I Sommi Pontefici, 
e i più potenti Monarchi lo tenevano in 
somma estimazione; e forse a maggiore 
dignità sarebbe asceso, se gF incomodi di 
una penosa podagra non lo avessero de- 
ciso ad una vita metodica e ritirata. Mal- 
grado però tutti i rimedj adoperati, ridot- 
tosi a S. Martino dall' Argine, ammalò gra- 
vemente, e chiuse agli n di Gennajo i 
Suoi giorni. A qualunque scienza atten- 
desse il nostro Scipione, ne riusciva feli- 
cemente; ond' era assai versato in ogni 
genere della Lerfemura: e se gli tornano 
a grande onore le lodi de' più insigni con- 
temporanei, più d 1 ogn' altra cosa lo im- 
mortalarono i Commentar] della sua vita 
da esso lui scritti latinamente , e pubbli- 
cati a Roma nel 1791 dal Cardinale Luigi 
Valenti Gonzaga, e le poesie in italiano 
idioma qua e là stampate in varie raccol- 
te (1). Alessandro Andreasi figliuolo di 
Silvio della nobile famiglia de' Conti di 

(1) MtfRtTl opera praefat., Agnft.lt cit. L. 
II. C. X. p. 918 , Qu ad lì lo Stor. della poes. T. 
I. p. 85., TifiALosc/ti cit. T. VII. p. 96 e segg ., 
Raccolta ms di urne Mantovane ecc. 



LIBKO DFCTMOTERZO 177 

Rivalta trasse 1 natali in Mantova nel i539, l ^9° 
e dopo avere coltivate le belle lettere Ita- 
liane e Latine fu nel 1 563 addottorato a 
Bologna nella Giurisprudenza. Datosi po^ 
scia al servizio del Duca Gulielmo, e del- 
la Chiesa, venne spedito a Roma, e a Mi- 
lano col carattere di Oratore per affari 
importanti; indi fu eletto Presidente del 
Senato di Monferrato, dalla qual carica 
non cessò che per divenire Vescovo di Ca- 
sale. Nel 1684. f u a petizione del Duca 
trasferito al Vescovato di Mantova, ove 
cessò di vivere ai 23 di Marzo del cor- 
rente armo, ed ebbe sepoltura nella Chie- 
sa del Carmine in una bellissima urna di 
marmo. Era egli membro della nostra Ac- 
cademia degF Invaghiti, e compose alcune 
poesie volgari e latine; ma il suo merito 
veramente si appalesa dalle sue Costitu- 
zioni Sinodali stampate nel i586, le qua- 
li il dimostrano valentissimo Canonista (1). 
V. Morto il Cardinale Scipione, il Duca 
Vincenzo impetrò, e ottenne dal Sommo 
Pontefice di distribuire a suo beneplacito 
i tre pingui beneficj posseduti dallo stesso 
Scipione: epperò conferi a Fra Francesco 

(1) Ughelli hai- sacra T. IV Del Buono 
de Casalens. EccL orig. p io;., DonesmoNDI 
cit. P. II. p *45 e 3oi., TiRABoscHi cit. T. VH. 
p a56., Volta Diario del 1784. 

Tom. IH. n 



178 STORIA DI MANTOVA 

,0 9 3 Gonzaga, che ai 29 di Gennajo era stato 
traslocato dal Vescovato di Cefalù in Si- 
cilia a quel di Pavia , 1* Abbazia di Luce- 
dio nel Monferrato; a Monsignor Tulio Pe- 
trozzani Primicerio di S. Andrea la Pre- 
positura di Polirone; e il Priorato di Bar- 
letta al proprio secondogenito Ferdinando, 
che contava soli sei anni di età, e che 
era già stato creato Cavaliere Gerosoli- 
mitano (1). Ne qui si ristettero le solle- 
citudini del Duca ; che anzi col mezza 
del Re di Spagna riuscì a far preconizza- 
re nostro Vescovo il suddetto Fra Fran- 
cesco ai 27 di Aprile, senza che neppure lo 
vedessero fra le loro mura i Pavesi, che tan- 
to lo avevano desiderato; e ne succedette 
l'ingresso in Mantova dalla Porta Pradel- 
la ai 3o di Maggio fra le più grandi al- 
legrezze de" Cittadini (2); essendo Podestà 
di Mantova Ortensio Faa giureconsulto di 
Casale (3). Fra Francesco era uno di quei 
santi Vescovi, che sempre hanno in men- 
te il bene della lor Diocesi, e che per riu- 
scirvi darebbero iti sacrifizio la vita stessa; 
e propostisi in esempio un Carlo de' Bor- 
romei, e il suo antecessore Cardinal Er- 

(l) DoNESMONDI CÌt. p. 299., ÀMADEl Clt p. 
63., e Mem. mss. 

(a) Vigilio lìelaz. ms , Donesmondi 1. e. , 
Sacco Vita di Fra Frane p. 87. 

(3) Mem. mss. 



LIBRO DECIMOTERZO 179 

cole Gonzaga, li emulò nel fervore, nella l $9* 
dottrina, e nella grandezza dell' animo» 
Appena infatti assunse in Mantova F Epi- 
scopato, non frappose indugio a rimettere 
nel più stretto vigore le ecclesiastiche di- 
scipline; a scegliere le più dotte e pie per- 
sone che lo coadiuvassero, e a dimostrare 
una irremovibile fermezza nelle proprie 
risoluzioni. E siccome per la morte di 
Pirro Gonzaga Signore di Bozzolo, che non 
avea lasciata successione, a Fra Francesco 
era pervenuta la Terra di Ostiano col ti- 
tolo di Marchese, e di Principe delP Im- 
pero; così egli rivolse in egual tempo le 
sue paterne cure a migliorarne il governo 
temporale collo spedirvi un Vicario, che 
attentamente vegliasse alla amministrazio- 
ne della giustizia (1). Fece quindi opera, 
che la Chiesa antichissima di S. Simone 
in Mantova fosse rifatta con più decente 
disegno: e dopo avere fatta compiere la 
marmorea facciata, e la esterna gradinata, 
nonché abbelliti gli Altari della Cattedra- 
le, agli 11 di Febbrajo delF anno mdxciv 159^ 
volle consecrarla solennemente. Ristaurò 
poi il Palazzo Vescovile; e una porzione 
del medesimo destinò a Seminario per 
educarvi cinquanta Cherici, assegnandovi 



(1) Amadei cit. p. 5a., Doaesmonvi cit. p- 
a 96., t. Mexn* dell' Arch, scgr* 



i8o STORIA DI MANTOVA 

^94 la perpetua rendita di cinquecento annui 
Scudi del proprio, onde assicurare il loro 
sostentamento: ed ivi appresso comperò 
varie case, e vi fabbricò un ampio rico- 
vero per le povere Zitelle, e per le Don- 
ne mal maritate, il quale si appellò del 
Soccorso. Celebrò il primo Sinodo Dioce- 
sano, e successivamente ne convocò uno 
ogni anno; nei quali, oltre alle tante ma- 
terie di ecclesiastica disciplina, stabilì che 
in tutti i Martedì non festivi i Parrochi 
della Città si unissero dinanzi al Vescovo 
a conferire sopra oggetti dell' una e del- 
l' altra Teologia, e che parimenti avanti 
ai Vicarj Foranei si congregassero ogni 
mese i Sacerdoti del Vicariato per somi- 
gliante esercizio. Colle quali pratiche il 
Vescovo conseguì lo scopo di rendere 
esemplare il contegno degli Ecclesiastici, 
e di costringerli a fondatamente erudirsi 
nelle cose di Religione (i): e indusse mol- 
ti Patrizj, e non poche famiglie cittadine- 
sche a cooperare con generose elemosine 
alle sue sante intenzioni. E a questo pro- 
posito giova fare onorevole menzione del 
Mantovano giureconsulto Federico Op;>ia- 
ni, che con testamento de' 23 di Marzo, 
quantunque morisse nel 1606, lasciò delle 

(i) DOAESMONDI 1. C, SACCO 1. C-, ÀMÀDEt 

cit., e altri. 



LIBRO DECIMOTERZO i8x 

sue sostanze erede il Vescovato con di- x ^94 
versi obblighi, fra i quali quello di apri- 
re una Scuola di legali istituzioni pei po- 
veri Cittadini (i). Ai 7 di Gennajo era 
nato ai Duca il terzogenito Vincenzo Lo- 
dovico, che venne dal nostro Vescovo bat- 
tezzato in S. Barbara assistendovi il Ve- 
scovo di Lodi Monsignor Taverna come 
Padrino a nome di Clemente Vili Sommo 
Pontefice (2). Ma tutte queste prosperità 
della Patria furono contristate dalia mor- 
te dell' Arciduchessa Eleonora d Austria 
vedova del Duca Guhelmo Gonzaga ; la 
quale, mentre stava a diporto in un de- 
lizioso palazzo fuori della Cittadella, cad- 
de ammalata, ed ivi nella età di ses- 
santa anni cessò di vivere ai 5 di Agosto 
assistita dal Vescovo, e presenti il Duca 
suo tìglio, la Duchessa ed altri nobili Per- 
sonaggi. Di sì illustre Principessa le varie 
fiate abbiam tenuta parola; ma è forza 
qui aggiugnere altre cose da essa operate 
a benefizio di Mantova. E prima di tutto 
nella pietà, e nella fede conjugale diede 
specchiato esempio ; perocché se ricusò le 
nozze del Re di Danimarca, perch' egli 
non era Cattolico; è fama che dal 1567 

(1) Zuccht Mem. mss. dtlle Famiglie Mant. 
Il Donesmondi cit p. 3q3 errò mi mettere al 
1604 la morte dell' Oppiarli. 

(2) Mem. delV Arch. segr. 



182 STORIA m MANTOVA 

4 ^94 in appresso si convenisse col Duca Gu- 
lielmo di vivere in castità; e dopo la 
niorte di lui fermò con voto un tale pro- 
ponimento. Inoltre se ella ad imitazione 
di suo padre 1< Angusto Imperator Ferdi- 
nando protesse i Gesuiti , e li stabili an- 
che in Mantova; non risparmiò denari pel 
Luogo de* Catecumeni , p^l ritiro delle 
Convertite, per la Chiesa delle Quaran- 
tore, per migliorare ed ampliare il fabbri- 
cato dello Spedale, e il Pio Luogo della 
Misericordia. Istituì finalmente una Scuola 
di educazione per oltre a cento fanciulle > 
pagandone col proprio erario il vitto, il 
Vestito, le maestre, 1 medici, e quanto 
fosse stato occombile per un ben dispo- 
sto Stabilimento. Continue erano le sue 
elemosine ai Conventi, alle Chiese, alle 
famiglie indigenti, e specialmente a quel- 
le che per infortunj fossero decadute : né 
le preghiere, né i pericoli valsero a trat- 
tenerla dal visitare gli ammalati degli 
Spedali, e dei Luoghi pii, volendo essa 
personalmente assisterli, e apprestar loro 
gli opportuni riniedj, e andandovi vestita 
da semplice cittadina per non essere co- 
nosciuta. Per queste ed altre esimie virtù 
di Eleonora, appena si sparse la notizia 
della sua niorte, tutta la Città cadde in 
profonda costernazione, e pianse la per- 
dita di sì eccellente Madre, e generosa 



LIBRO DECIMOTERZO i83 

benefattrice: e furono commovente spet- i$94 
tacolo le esequie fatte ne' tre giorni se- 
guenti; in cui V affollato popolo non sep- 
pe che tributar lagrime di dolore, e ne 
accompagnò il Cadavere nella Chiesa dei 
Gesuiti, dove ebbe onorevole sepoltura. 
Il Duca Vincenzo poi ordinò ne' primi tre 
giorni di Ottobre i più magnifici funerali i 
che mai veder si potessero, nella Basilica 
di S. Andrea; ai quali egli stesso inter- 
venne con tutti i Principi e Marchesi Gon- 
zaga, coir Ambasciatore Imperiale e con 
quelli di altri Monarchi, in grand' abito 
di lutto (i); e furono in tale occasione 
recitate due funebri Orazioni V una dal 
celebre Antonio Possevino, Y altra dal Dot- 
tore Lodovico Cremaschi (2). Anche Lo- 
dovico Arrivabene di antica e nobile fa- 
miglia F anno medesimo terminò i suoi 
giorni. Egli era figliuolo di Leonardo, e 
attese con impegno ad ogni genere di stu- 
dj, e fu Dottore stimatissimo in ambe le 
Leggi. Si decise però ad abbracciare lo sta- 
to ecclesiastico; e, divenuto Canonico del- 
la Cattedrale, ben presto per la sua sa- 
viezza e dottrina fu eletto Vicario Vesco- 

(1) FoLCARlO Vita d' Eleonora, DoNESMoNDt 
cit. p. 3i3., Amadei cit. p. 59., Muratori Ann^ 
d' ItaLy e Mem. rnss. 

(a) Si trovano stampate ambedue nel 1608 
in Mantova. 



184 STORIA DI MANTOVA 

1094 vile, nella qual carica si mantenne fino 
a. che visse. Fu amante della poesia La- 
tina, é Italiana; e le sue composizioni si 
leggono ne' diversi opuscoli da lui pub- 
blicati in altri argomenti. Questi opuscoli 
poi, di cui aleuta sono interessanti per 
erudizione, e per raziocinio, furono stam- 
pati in varie epoche, e portano il titolo 
di Elogiurn Gulielrni Ducis Mantuoe, Vi- 
ta di Gali elmo Gonzaga, Dialoghi del- 
l' orìgine de"* Cavalieri del Toson d 1 Oro, 
Dialogo spirituale alla Serenissima Leo* 
nora d' Austria, il Liturgiftlo per la Mes- 
sa , il Mascheromascige , e 1 Dialoghi 
delle cose più illustri di Terrasanta, il 
Magno Vitei romanzo che tratta di cose 
dell'Impero Chinese (i), e finalmente il 
Silvius ocreatus operetta critica contro 
il celebre medico Jacopo Silvio inserita 
nelle costui opere stampate del i63o a 
Ginevra (2). Altri tre individui della Fa- 
miglia Gonzaga passarono ad altra vita 
l5o5 ne l successivo anno mdxcv, cioè Emilia, 
Camillo, e Lodovico Duca di Nivers. La 
prima, che al secolo aveva il nome di 
Laura, era figliuola di Carlo Signore di 

(0 Fu ristampato a "Verona nel i599 col ti- 
tolo cT Istoria della China. 

(j) Donesmondi 1. e, Mazzvccuellj Scrit- 
tori d'hall Volta Diario del J785., Amadei cit. 



LIBRO DECIMOTERZO 185 

bozzolo, e sorella del Vescovo Fra Fran- l $9* 
cesco; e ritiratasi per tempo fra le Mona- 
che Benedettine in S. Giovanni delle 
Carrette, vi condusse una vita illibata, e 
fu tenuta per Venerabile (i). Camillo Con- 
te di Novellara fu figliuolo di Alessandro 
della stirpe di Feltrino Gonzaga. Incli- 
nato alla milizia si arrolo come avventu- 
riere sotto i vessilli dell' Imperator Carlo 
V da prima contro Filippo Langravio d'As- 
sia, e poi nella guerra di Parma; e fatto 
Governatore di S. Donato, andò nelle 
Fiandre pel Re di Spagna contro degli 
Ugonotti, ove meritò lodi, e premj pel 
suo non ordinario valore. Ma stanco delle 
fatiche si ridusse a Novellara a vivere col- 
la moglie sua Barbara Borromea una vita 
ritirata. Si diede allora alle opere di Re- 
ligione, ne solamente eresse un Convento 
pe* Gesuiti dotandolo di pingue entrata, 
ma tutte le sue rendite di consenso della 
pia moglie andò distribuendo ai poveri fi- 
no alla sua morte, che avvenne ai 24. di 
Aprile (2). Lodovico Gonzaga figliuolo ter- 
zogenito del primo Duca di Mantova Fe- 
derico, era nato ai 18 di Settembre d,el 
153,9; e fino dal 1&49 erasi portato in 

(1) Donesmondi cit. p. 34*. , AmJdei cit. 

P 7 6 - 

(a) Amadei cit. p. 75. 



i86 STORIA DI MANTOVA 

i595 Francia per godervi la eredità lasciatagli 
dalla Duchessa di Alansone sua avola ma- 
terna. Colà nel i566 (1) si ammogliò con 
Enrica di Cleves, e per tal guisa divenne 
Duca di Nivers e Rethel, e Pari di Francia 
(2). E siccome egli fu valoroso in pace, 
e in guerra, e nemico capitale de* Nova- 
tori; così i Re di Francia si servirono con- 
tinuamente di lui, sì nel trattare ardui 
negozj presso le altre Corti, sì nel dirige- 
re eserciti e nell' attaccare battaglie : di 
modo che può dirsi essere egli stato a par- 
te di ogni segreto di gabinetto, ed avere 
agito in ogni combattimento da espertis- 
simo Capitano. Anche nelle virtù non eb- 
be chi '1 superasse: perocché fu sobrio ol- 
tre modo, avverso alla loquacità, e fedele 
alle promesse; ardentissimo in guerra del- 
l' onore e della vittoria, trascurò in pace 
le private vendette, perdonò le ingiurie, 
anzi porse ajuto a chi lo aveva persegui- 
tato: fin da giovine disprezzò le vanità 
amorose, e si diede per Cavaliere di En- 
rica di Cleves, che non possedeva attrat- 
tive lusinghiere di corpo; sposatala poi, co- 
me donna ricca delle virtù dello spirito, 

(1) I Documenti delT Archivio segreto servo- 
no a convincere di errore quelli fra i nostri Sto- 
rici, che notarono epoche differenti 

(i) Si veggano il S- X. del L. XI., e il ^. 
Vili* del L. XII. del presente Compendio. 



LIBRO DECIMOTERZO 187 

la amò sempre con sentimento, né verun'al- Ii> 9 
tra femina potè mai vantarsi di avere 
da lui ottenuta la più lontana corrispon- 
denza : esercitò sempre gli atti di Religio^ 
ne senza riguardo ; e lungi dal prestare 
orecchio alle serpeggianti eresie, ed alle 
insinuazioni degli apostati, egli stesso vi- 
gilava a difendere i suoi Stati da cosiffat- 
te infezioni, e si mantenne nel suo prò-* 
posito anche a pericolo di perdere la pro- 
pria vita. E quantunque la sua Corte fos- 
se delle più fiorite, e assai numerosa ; ciò 
nullaostante non vi permise giammai ¥ ac- 
cesso a chiunque avesse dato indizio dì 
malvagità o colle azioni, o colle parole. 
Per le quali cose tanto crebbe di fama 
nella Francia, e presso le altre Nazioni 
d' Europa; che, dovunque andasse, era da 
tutti ben accolto, e sommamente onorato. 
Ma i lunghi travaglj della guerra, in cui 
ricevette molte e gravi ferite, e le fatiche 
sostenute nelle sue difficili Nunziature lo 
trassero a mal partito nella salute; onde 
terminò il corso de' suoi giorni ai 23 di 
Ottobre nella età di cinquantasei anni. 
Egli ebbe cinque figliuoli, cioè Catterina, 
che nel i588 si maritò con Enrico d' Or- 
leans Duca di Longavilla; Enrichetta, che 
fu moglie del Duca Du-Maine; Federico, 
e Francesco, che morirono fanciulletti; e 
Carlo, che si uni nel 1599 in matrimonio 



188 STORIA DI MANTOVA 

l595 con Cattenna di Lorena, e fu poi l'otta- 
vo Duca di Mantova (1). Quest'anno stes- 
so ai i3 di Gennajo morì Alberto de' Ca- 
vriani, che era nato dal Cavaliere Giulio 
Ambasciatore de' nostri Duchi a Venezia 
celebre per essere stato padre di dodici 
figlj. Fece Alberto i suoi studj a Roma, 
dove vestì V abito ecclesiastico, ed acqui- 
stò la protezione del Papa Pio IV, che gli 
assegnò una pensione e gli conferì la ca- 
rica di Decano nella Cattedrale di Man- 
tova. Tornato in Patria fu dal Duca in- 
viato suo Ambasciatore iti Ispagna; e in 
premio de' suoi servigj ebbe in Commen- 
da P Abazia di S. Marco, e il primo po- 
sto di Consigliere Ducale, e in appresso 
fu nominato Vescovo di Alba, dove si tras- 
ferì sul finire dell'Agosto del 1590. Tut- 
to lo zelo adoperò in simile ministero, e 
ne'' primi tre anni tutta visitò la sua Dio- 
cesi, e dippoi convocò il Clero in un Si- 
nodo, e pubblicò le nuove Costituzioni 
della sua Chiesa (2). Diverse cose spet- 
tanti alla storia ecclesiastica rimarrebbero 
a dirsi : ma ci limiteremo ad accennare, 

(1) Possevino cit. L. VIII. p. 81 5., Dones- 
mondi cit. p. 5 SS., Amadei cit. p. 65 1 Mura- 
tori Ann. (V Ita!., ei documenti dell'Ardi, segr. 
che servono a correggere diverse epoche. 

(a) Do nes mondi cit. p. 3 18., Volta Diano 
del 1790., Ughelli hai. Sacra T. IV.,« Meni. mst. 



LIBRO DECIMOTERZO 189 

che appena d 1 ordine del Duca eransi sta- l $9& 
biliti i Cappuccini a Viadana (1), il Duca 
stesso di consenso del Vescovo di Verona, 
cui Ostiglia era soggetta nello spirituale, 
fece erigere in quel Castello pe' Minori 
Osservanti la Chiesa, e il Convento di S. 
Maria degli Angeli, e gliene diede il pos- 
sesso per mezzo di quel Podestà Lodovico 
Mainoldi (2); e in egual tempo i Minimi 
coir ajuto del Duca cominciarono fuori 
della Porta Pusterla la Chiesa e il Con- 
vento di S. Francesco di Paola a canto 
alla Chiesetta di S. Biagio, che era stata 
loro accordata due anni addietro (3). U 
nostro Vescovo intanto faceva riedificare 
il Coro del Duomo; introduceva la divo- 
zione della Madonna d' ltria dedicandole 
un Altare nella medesima Cattedrale, e 
formando in onore di essa una pia unio- 
ne a benefizio de' poveri; faceva inalzare 
una Sagristia e una Biblioteca nel Conven- 
to de' Francescani, e T Oratorio della Dot- 
trina Cristiana sotto il titolo dell' Assun- 
zione; e nella sua Terra di Ostiano pro- 
moveva la riedificazione di quella Chiesa 
primaria (4). 

(1) Il Decreto Ducale è de' 14 di Giugno del 
i$94- 

(a) DonesmoNdi cit. p. 33©., e i documenti 
dell* Arch. segr. 

(3) Donesmondi cit., Amabili cit. p. 6r. 

(4) DonesmondI) Amadei cit., e Mem. mss> 



i 9 o STORIA DI MANTOVA 

9 VI. Uno sterminato esercito degli Otto- 

mani, che era passato contra 1' Impero, e 
che colla invasione di parecchie Provincie 
minacciava persino la Capitale, mosse i 
Signori dell' Italia a spedir soccorsi al- 
l' Imperatore Rodolfo , che per meglio 
provvedere ai bisogni teneva aperta in 
Praga la Dieta de" Principi dell' Alemagna. 
Ma il Duca Vincenzo si distinse fra tutti 
col volere andarvi in persona con mille- 
quattrocento guerrieri a cavallo armati 
di tutto punto, e di valore sperimentato. 
Partì infatti ai 3i di Luglio, dopo avere 
mandata avanti buona parte delle sue 
truppe con Carlo Gonzaga della linea dei 
Marchesi Principe dell' Impero (i); e ten- 
ne al suo seguito altri sei della famiglia 
Gonzaga, e 1 Cavalieri Germanico Savor- 
gnano, Giambattista Guerrieri, Giulio e 
Uberto Strozzi, Marsilio Gambara, Galeaz- 
zo Canossa, Giulio Caffini,ed Antonio Bian- 
drati, oltre ai Capitani Carlo Rossi, Er- 
cole Rosa, e Alessandro Fantoni, e a Fer- 
dinando d' Avila Vescovo di Ascoli, il 
quale seco portava una particella del 
Sangue di Gesù* Cristo, che si vene- 
ra in S. Andrea. Arrivato a Praga fu 



(t) Carlo fu decorato del titolo di Principe 
con Diploma Cesareo del giorno t di Matto del 

iteti 



LIBRO DECIMOTEEZO 191 

sommamente onorato dall' Imperatore, che ity* 
andò egli stesso ad incontrarlo fino a pie 
delle scale, il volle alla sua mensa, e lo 
tenne alloggiato nel medesimo suo palaz- 
zo, e il fece sedere a canto a se nelle 
udienze; nelle quali il Duca compariva 
co' suoi Cavalieri vestito al pari de' più 
grandi Monarchi. Colà fu raggiunto dal 
Conte Cristoforo Castiglioni con altri tre- 
cento Cavalleggeri, che per la dispostezza 
e ferocia erano la maraviglia della intera 
Città. Frattanto Carlo Gonzaga e il Capi- 
tano Rossi, che avevano preceduto il Du- 
ca nel Campo, si colmarono di gloria nel- 
la impresa di Strigonia posseduta dai Tur- 
chi : perocché non essendo agi' Imperiali 
riuscito di guadagnare in queir assedio 
un bastione, Carlo si mise alla testa di una 
schiera di essi e coir ajuto di qualche 
centinaja di Mantovani diede un furioso 
assalto e lo guadagnò; del che il Rossi 
avvertito a tempo, co' suoi Soldati da 
un 1 altra parte si accostò al muro; e am- 
bedue quasi ad un" ora entrarono nella 
Città con tal furia, che i Turchi rimasero 
spaventati, e all' ingresso degl' Imperiali 
abbandonarono la Città e il Castello sen- 
za resistere* 11 nostro Duca desideroso di 
gloria, abbreviò la sua dimora in Praga, 
e regalato dall' Imperatore volse i suoi 
passi a Strigonia, credendo di arrivarvi a 



192 STORIA DI MANTOVA 

*^9*> tempo per segnalarvisi: ma tardi giunse 
a quella impresa, laonde si diresse sotto 
Vicegrado assediato dagl' Imperiali* dove 
fu ricevuto dall' Arciduca Mattia e dai 
primi Capitani colla massima distinzione. 
Appena colà arrivato con tutta la Caval- 
leria Mantovana, arrecò grande vantaggio 
ai Cristiani ; perocché essendosi ammuti- 
nate le Compagnie dei Valloni per difetto 
di paga, e propendendo altre schiere ad 
eguale risoluzione, il Duca solo fu quegli, 
che seppe ricondurle al dovere distribuen- 
do fra esse una grossa somma di denaro, 
e promettendo che in avvenire sarebbero 
regolarmente soddisfatte delle loro mer- 
cedi. Oltre a ciò essendo stato in vano 
dato 1' assalto per due volte a Vicegrado, 
d'onde i Turchi impedivano la naviga- 
zione del Danubio ai Cristiani; il Duca 
stesso col Marchese Carlo, e co' suoi Man- 
tovani risolvette di avvicinarsi a quella 
fortezza per riconoscerne le posizioni: e 
tale e tanta prontezza ed energia spiegò 
in quel frangente pericoloso, che tolse l'a- 
nimo agli Ottomani, i quali si arresero a 
patti al Duca medesimo. Prosperando in 
tal maniera le cose, già si meditava di 
prevalersi della occasione per fare altri 
tentativi a danno de' Tinelli: ma alcune 
malattie, che attaccarono gl J Italiani non 
avvezzi a epici clima, e le forti indisiio- 



LIBRO DECIMOTERZO iq3 

azioni di Mattias, di Gianfrancesco Aldo- tty* 
brandino Duce de'Pontifìcj, e finalmente 
del Duca stesso, indussero a limitarsi alla 
difesa de* paesi occupati: dietro a che il 
Duca se ne ritornò a Mantova. Qui arri- 
vò il dì 29 di Ottobre , e dispose tosta- 
mente che si compisse il Coro di S. An- 
drea, e si facesse il Sotterraneo di questa 
Basilica per collocarvi a pubblica vene- 
razione la insigne Reliquia del Sangue di 
G. Cristo (t). NelT anno appresso mdxcvi ^06 
volle che si riedificasse solidamente il luo- 
go del Monte di Pietà per assicurare i de- 
nari e gli oggetti, che vi si custodivano, 
da ogni pericolo d" incendio e di furto 
(2). E siccome per una straordinaria inon- 
dazione del fiume Po da cinquanta case 
minarono in Viadana colla morte di mol- 
te persone, e colla perdita di bestiami, e 
d'ogni sorta di biade in quei Vicariato; 
così il Duca, dopo aver fatto riconoscere, 
che i danni colà sofferti ascendevano a 
cinquantamila Scudi, ordinò generosamen- 
te che del proprio Erario si pagasse una 
egual somma a quelle famiglie, che non 

(1) Tutti i nostri Storici convengono, il Mu- 
ratori Ann. d y hai. , e alcuni diplomi, e memo- 
rie dell' Arch. segr. 

(a) Amadei cit. p. 77 , e la iscrizione in 
marmo, che vi esiste tuttora. 

Tom. Ili ' t3 



194 STORIA DI MANTOVA 

1596 cessarono di benedirlo (1). Il nostro Ve** 
scovo frattanto, che per le sue virtù era- 
si acquistata molta fama in Italia, fu dal 
Sommo Pontefice creduto il più idoneo a 
persuadere la pace ai due Monarchi di 
Francia, e Spagna; e venne quindi nella 
qualità di Nunzio Apostolico spedito a 
tale effetto a Parigi insieme al Cardinale 
de* Medici, che andava col carattere di 
Legato alla Corte di Francia (2). Altre 
perdite fece Mantova d' illustri suoi Cit- 
tadini nelle persone di Lattanzio Doma- 
nini, di Teodoro Masio, e di Antonio Gia- 
notti» Il Domanini abbracciò assai giovane 
T istituto della Congregazione Carmelitana 
di Mantova, e nel 1575 fu laureato in 
Teologia nella Università di Bologna. Di 
32 anni sostenne in Reggio con plauso 
pubbliche conclusioni su varie scienze, on- 
de il Duca Gulielmo se lo elesse a Teo- 
logo. Il Duca Vincenzo poi lo creò suo 
Consigliere, e tanto il protesse, che gli 
ottenne da Sisto V nel 1587 ^ privilegio 
J di fondare V Accademia de' Felici, e di 
conferire la laurea teologica ai Candidati 
dell' Ordine. Il Domanini, che fu due 



(1) Vita, ms. del Duca Vincenzo.., Amadei 
cit., e MeiiL. ìiiss. 

(1) Donesmondi cit. p. 340., Sacco Vita 
di Fra Frane. Goit%. p. 66. 



LIBRO DECIMOTERZO tpS 

-Volte Vicario generale della suddetta Con- ! ^9*> 
gregaziona, mise ogni sforzo a formare per 
essa una sceltissima Libreria; e sarebbe 
facilmente stato noverato fra' Cardinali, 
se nella età di non ancora dieci lustri 
non fosse morto. Scrisse in latino due 
volumi intorno alla divina Provvidenza, 
de' quali il primo fu stampato a Mantova 
nei 1592, e ristampato a Verona dopo 
quattr* anni. Compose altre operette sulla 
Immortalità dell'anima, sulla Creazione, 
sul Fine dell' Uomo, e sul IV delle Sen- 
tenze, che restarono inedite, e che lo di- 
mostrano assai versato in ogni parte della 
Letteratura sacra e profana (1). Teodoro 
Masio circa il i534 en t r ° pure nella Con- 
gregazione Carmelitana, e fu sempre de- 
dito agli studj filosofici e teologici, nei 
quali si distinse sì fattamente che ebbe 
la cattedra di Metafisica nella Università 
di Bologna. Il Cardinale Nicolò Sfondrati 
Vescovo di Cremona ( che ascese poi al 
Sommo Pontificato col nome di Gregorio 
XIV ) il volle seco al Concilio di Trento, 
e se ne aervì come di Teologo e Consul- 
tore. Sostenne lodevolmente le Cariche 
primarie del suo Ordine, e terminò la sua 

(1) Volta Diario del 1786, Amabili cit. p. 
^r6., Vaghi Chronol. Carmelit. L. III. p. ac8, e 
Mem. mss. 



196 STORIA DI MANTOVA 

1596 v i ta intorno al 1596. Diverse opere egli 
avea composte , che rimasero manoscrit- 
te ; e di lui non abbiamo a stampa che 
la Metafisica pubblicata a Bologna nel 
i559, e ^ e sue Orazioni Latine impresse 
nel i5Ó2. a Ferrara (1). Gianotti Antonio 
figlio di Girolamo, e di Barbara Luzzara 
nobili Mantovani, divenuto Cameriere Apo- 
stolico, andò Vescovo di Forlì nel i563, 
in cui fu destinato a portare al nostro 
Federico Gonzaga la berretta Cardinalizia. 
Promosso nel 1578 air Arcivescovato di 
Urbino, venne da Clemente Vili spedito 
suo Vicelegato in Avignone, dove adoperò 
le maggiori sollecitudini per conciliare il 
Re di Francia Enrico IV colla Sede Apo- 
stolica. Passò quindi Vicelegato a Bologna, 
e quivi compianto da tutti morì nel 
ifyn mdxcvii. U Ughelli lo disse nato a Mon- 
tagnana sul Padovano; ma invece dovea 
mettere Mottecciana, villaggio Mantovano 
sul Po, dove la famiglia Gianotti possede- 
va i suoi beni (2). Al 1." di Gennajo avea 
preso il possesso del Vescovato di Alba il 
nostro Concittadino Giannanselmo de* Car- 
minati (3): ed era divenuto Podestà di 

(1) Volta Diario del 1788. , AmAdei cit. 
p. 7 8. 

(è) Amavi 1 cit. j). 79., b quelli hai. Sacr. 
T. IL |). 6*8 e 884. 

(3) Amadei cit., Donesmondi cit. p. 343. 
Ughelli cit T. IV. p. 425. 



LIBRO DECIMOTERZO 197 

Mantova Girolamo Natta giureconsulto di l *97 
Casale, al quale quest' anno medesimo 
venne poi surrogato Giambattista Tornielli 
di Novara, che conservò tale magistratura 
oltre un triennio (1). 

VII. Nuove tragedie accadevano frat- 
tanto nel territorio di Castiglione delle 
Stiviere. Quel Marchese Francesco avea 
perseguitato gli autori, e i complici del- 
l'" assassinio di suo Zio Alfonso, e del fra- 
tello Ridolfo; ma non essendo riuscito ad 
averli nelle sue mani, li fece nondimeno 
condannare al patibolo da due giudici 
processanti, che furono Paolo Ruggeri Po- 
destà di Castiglione, e Niccolò Baldovino 
Podestà di Solferino. I ribaldi però sep- 
pero tenersi nascosti; e scorgendo poi ine- 
vitabile la propria infamia, qualora ca- 
dessero tra le forze della giustizia, si de- 
cisero a tentare da disperati V esterminio 
della Famiglia del loro Principe. Condot- 
tieri di cotesti assassini erano il Capitano 
Alessio e suo fratello Giovanni de' Berto- 
lotti, due fratelli de' Saraceni, ed altri due 
de' Ferrari; i quali si diedero a scorrere 
le campagne e le ville con orde di fuor- 
usciti in guisa da mettere lo spavento 
per sino fra gli abitanti di Castiglione» 
Finalmente vedutisi forti d'armi e di nu- 

(i) Meni. mss. 



198 STORIA DI MANTOVA 

1597 mero, la notte successiva ai 18 di Agosti 
penetrarono d* improvviso nella Rocca di 
Solferino, dove la infelice Marta Tana 
madre di S. Luigi stavasi ricoverata col 
figliuolo Diego dell'età d'anni 14; e la 
costrinsero col tìglio stesso a cavalcare 
con essi alla volta di Castiglione, accioc- 
ché ad inchiesta di lei si aprisse loro la 
porta di quel Castello, entro cui il Mar- 
chese stavasi ritirato. Ricusava Marta di 
prestar opera al tradimento, e persisteva 
nella sua negativa; per lo che appena 
arrivati a Castiglione, mentre discendeva 
dal cavallo., fu scaricato uno schioppo nel 
ventre di Diego, che cadde tra le braccia 
della madre tramortita. Portati allora nel- 
la Casa di Jacopo Ferrari, un Sicario sca- 
gliò varie pugnalate nel petto a Marta, 
che fu creduta estinta : ma per buona 
sorte le ferite non erano mortali, sì che 
rinvenne a tempo da porgere alcun con- 
forto al figliuolo , che poco dopo spirò. 
Allora il nerbo dei masnadieri poggiò 
le scale al Castello per darvi assalto; e 
già era per compiersi T impresa: quando 
alcune sentinelle se ne avvidero; e colle 
archibugiate uccisero e rovesciarono i più 
arditi, e chiamando a quella parte il Ca- 
stellano Ferrante Bellini con qualche sol- 
datesca, resero inutili gli sforzi di quegli 
uomini 6celeiati; 1 quali dai medesimi 



LIBRO DECIMOTERZO 199 

abitanti, che al suono della campana era- l ^97 
no accorsi al tumulto, vennero costretti 
a fuggirsi da Castiglione. In quello scom- 
piglio restarono morti alcuni Terrazzani, 
ed altri feriti; e gli aggressori si sbanda- 
rono per le campagne mettendo a ruba i 
caseggiati, fino a che molti di essi si al- 
lontanarono da que* contorni, ed altri im- 
prigionati pagarono il fio de* loro atroci 
misfatti (1). Anche questf anno F Impera- 
tore chiese dall' Italia nuovi ajuti per 
ostare alle poderose forze Ottomane; e il 
nostro Duca volle ritornare in Ungheria 
conducendo seco il fiore della Nobiltà 
Mantovana, e uno scelto corpo di Soldati 
a cavallo. Se ne partì ai 19 di Luglio; 
e appena colà giunsero le truppe Italiane 
ascendenti ad oltre a ventimila guerrieri, 
le cose della guerra cominciarono a pro- 
sperare: si che in pochi giorni la Fortezza 
di Pappa cadde in mano degli Imperiali; 
alla quale impresa il Duca cooperò molto 
colla propria cavalleria. Si strinse poi 
d' assedio Giavarino, che era difeso da 
una guarnigione assai numerosa; e il no- 
stro Duca, che era Capitano della Van- 
guardia, per soccorrere alcune compagnie 
assalite dagli assediati andò a pericolo 
della vita, quantunque poi riuscisse £ 

0) Amadei ciu p. 79., e Mem. mss, 



2oo STORIA DI MANTOVA 

*^97 a salvarle. Ma la stagione cominciava a 
divenir rigida, e avvicinavasi un forte eser- 
cito Turco a liberar Già varino: e fu per- 
ciò che i Cesarei si ridussero a' quartieri 
d'inverno, e il Duca a Mantova, dove en- 
trò ai 29 di Novembre (ì). Nel seguente 
1598 anno mdxcjviii con più felice esito si aprì 
la campagna; perocché Giavanno dovette 
cedere agi 1 Imperiali , che passarono ad 
assediare Buda capitale dell' Ungheria. E 
fu allora, che Carlo Conzaga Duca di Ni- 
vers, mentre colle truppe ausiliarie di 
Francia dava V assalto, restò gravemente 
ferito in una spalla, onde fu costretto a 
ritirarsi dall' armi (2}. Era morto senza 
figliuoli Alfonso II Duca di Ferrara, che 
avea nominato per successore Don Cesare 
suo Cugino. Ma il Papa Clemente Vili in- 
sorse a pretendere il Dominio di quella 
Citta devoluto alla Santa Sede per la li- 
nea finita in Alfonso, e siccome Don Ce- 
sare non sapea risolversi a silFatta cessione; 
così vi fu spinto dair Interdetto, e dalle 
mosse di un esercito Pontificio, e dovette 
ritirarsi nel suo Ducato di Modena. Il 
Papa stesso corteggiato da gran numero 
di Cardinali, e Vescovi andò a prendere 

(1) Tutti gli Storici di Mantova, Muratori 
Ann. iV Ital., e Meni. mss. 

(2) Amavel cit. p. $*.> Agnelli cit. p. 9*8- 



LIBRO DECIMOTERZO 201 ^ 

il possesso di Ferrara; dove fra altri Prin- ^98 
cipi, e Signori accorse a baciargli il pie- 
de il Duca Vincenzo, che venne incontra- ^ 
to solennemente, come se fosse stato un 
Monarca, da quasi tutti i detti Vescovi e 
Cardinali, il vestimento del Duca, e dei 
Cavalieri, che lo accompagnavano , e il 
trattamento, che usò egli ne' dieci giorni 
della sua permanenza, arrecò maraviglia*, 
perocché non solamente volea superar 
tutti nelle comparse, ma nel palazzo, che v 
avea preso a pigione, teneva corte ban- 
dita in guisa ch<5 il consumo negli appa- 
recchj e nelle vivande bastar poteva al 
mantenimento quotidiano di tre mila per- 
sone. Né qui cessarono le spese. Arrivata 
a Ferrara F Arciduchessa Margherita d' Au- 
stria figlia delF Arciduca Carlo , la quale 
con grande seguito veniva di Germania 
per andare in Ispagna moglie del Re Fi- 
lippo III, e giuntovi pure F Arciduca Al- 
berto, che deposte le insegne Cardinalizie 
dovea sposare F Infanta Isabella figlia del 
Re Filippo li, il nostro Duca li invitò 
tutti a Mantova : dove infatti li ricevette 
con istraordinaria pompa la sera de' 20 
di Novembre. Quattro giorni la Principes- 
sa sì fermò tra noi; e il Duca non guar- 
dò a spesa per trattenerla colle sette mila 
persone, ch'ella aveva di seguito, in con- 
tinui divertimenti di musiche, di tornei, 



202 STORIA DI MANTOVA 

1598 e di teatri, ove si recitò il Pastor fido 
del Guarini: anzi una solennissima fun- 
zione si eseguì in S. Barbara* ove il dì 

22 T Arciduchessa tenne al sacro fonte 
Eleonora figlia del Duca, che era nata ai 

23 di Settembre. Nel giorno 24 il nostro 
Vincenzo regalò a Margherita un diaman- 
te del valore di dodici mila scudi d' oro, 
e ad Alberto una spada tempestata di 
gioje: per lo che gli augusti Ospiti par- 
tirono stupefatti della generosità del me- 
desimo (1). Don Ferrante Gonzaga figliuo- 
lo di Cesare I Signor di Guastalla ebbe 
r onore di accompagnare Margherita in 
Ispagna; e là dalle stesse mani del Re fu 
decorato dell' Ordine del Toson d' Oro 
(2). Ai 28 di Marzo era stato ordinato dal 
Duca ai Vicarj del Territorio di spedire 
ogni settimana Corrieri a Mantova per 
portarvi le carte d' Ufficio, e per ricever 
quelle che dai Magistrati erano dirette ai 
detti Vicarj (3): e quest'anno stesso il 
Duca dispose che si fabbricasse V appar- 
tamento Ducale presso il Salone degli Ar- 
cieri sotto la direzione di Antonio Maria 
Viani Pittore, ed Architetto Cremonese 

(1) Fioreta Vita ms. de* Gonzaghi, Vigilio 
cit., And re Asi Vita di Vincenzo, Muratori Ann. 
d* Jral. , e documenti dell' Arch. ae^r. 

(a) Amadei cit. }>. 87., e Man mss* 
(3) Il Decreto a stampa sta nel gridario. 



LIBRO DECIMOTERZO 2o3 

(i). 11 Vescovo Fra Francesco Gonzaga, l ty% 
terminata la sua Nunziatura in Francia 
colla pace di Enrico IV, e di Filippo II, 
tornò in Mantova sul finire di Ottobre, e 
portò seco da Parigi, oltre a bellissimi ar- 
redi di Altare , quella Statuetta di lega 
metallica, che rappresenta Maria Vergine, 
e che si conserva gelosamente nella Cat- 
tedrale, dove si espone a pubblica venera- 
zione, qualora le calanuta pubbliche il 
richieggano (2). NelF anno mdig è degno j5qq 
da memorarsi il matrimonio di Carlo Du- 
ca di Nivers con Catterina di Lorena; e 
il diploma dell' Imperatore Ridolfo, con 
cui abolisce la Zecca stata permessa nel 
Feudo di Gazoldo (3) ; come pure la espo- 
sizione fatta da' Padri Domenicani dell' in- 
corrotta Salma della B. Osanna Andreasi 
alla comune venerazione (4); la consecra- 
zione della Chiesa di S. Barnaba de' Ser- 



(1) Antoldi Descrizione del R. Palazzo p. 
14., e Mem. dell' Arch. segr. 

(a) Amadei cit. p. 85. 
Abbiam veduto un giornale che comprende dal 
dì 8 di Febbrajo al 6 di Luglio 1598 quanto av- 
venne d' importante sul Trattato di pace di Wer- 
vins-, il quale fu scritto da Fra Francesco, e con- 
tiene cose molto interessanti. 

(S) Documenti dell' Arch. segr. 

(4) Amadei cit. p. 89., e Mem. mss. 



2C4 STORIA DI MANTOVA 

lJ Q9 vi di Maria (i); e il termine delle con- 
troversie colla Repubblica Veneta sul re- 
golamento delle acque del fiume Tartaro, 
mediante solenne Convenzione de' 29 di 
Ottobre, per la quale nel detto fiume do- 
vessi mantenere la quantità d' acqua suf- 
ficiente alla continua navigazione (2). Ai 
25 di Agosto morì Curzio Gonzaga figlio 
di Luigi de' discendenti di Corrado, al qua- 
le molte lodi si tributarono dagli Scritto- 
ri dell' età sua. Da prima diede opera 
agli studj con tanto impegno 9 che an- 
cor giovanetto si rese celebre : ma poi 
datosi al mestiere dell' armi, trattovi 
dal suo spirito ardente, ben presto anche 
in tale esercizio si acquistò molto nome* 
Trasferitosi per altro a Roma si accese 
nuovamente della Letteratura, e frequen- 
tò T Accademia delle Notti Vaticane, isti- 
tuita da S. Carlo Borromeo, fino al i5-5, 
in cui cominciò a scrivere il poema eroi- 
co intitolato il Fido Amante, che meritò 
gli encomj di Torquato Tasso, e che vi- 
de la luce in Mantova nel 1082, e fu ri- 
stampato a Venezia dopo nove anni. Pre- 
se diletto anche della lirica poesia ; e le 
sue Rime si ritrovano impresse del i585, 
e del IJ91. La fama di Curzio si estese 

(1) DoNMSMONDl cir. p. 356. 
(t) GlOMTÀ Fioretto p. 96. 



LIBRO DECIMOTERZO 2 5 

per Italia ed Oltremonti; sì che venne ^99 
più volte invitato a illustri Cariche in va- 
rie Corti: ma egli persistette nel suo ozio 
Letterario, e visse contento ora in Man- 
tova, ora nel suo Castello di Borgoforte, 
dove ai 5 di Aprile in età di 63 anni 
entrò nel sepolcro (i). Margherita Gon- 
zaga Vedova di Alfonso II Duca di Fer- 
rara erasi ritornata a Mantova per opera 
del fratello Duca Vincenzo, che la volea 
spedire governatrice del Monferrato, Sic- 
come però la nostra Duchessa Eleonora 
de' Medici, forse per invidia, avea frappo- 
sti ostacoli all' esecuzione di siffatto divi- 
samento; così Margherita, già persuasa del- 
le cose di questo mondo, si decise a ri- 
tirarsi dalle grandezze; e cominciò que- 
st 1 anno ai 3i di Ottobre a fondare nella 
Via delle Borre un piccolo Monastero per 
dodici Monache Orsoline del Terzo Ordi- 
ne di S. Francesco, le quali con pubblica 
processione furono dal Vescovo accompa- 
gnate nel sacro Chiostro (2). Ma 1' Erario 
del Duca trovavasi esausto per le prodi- 
galità usate finora. Avvezzo egli a spen- 
dere oltre misura sì ne' proprj diverti- 
ci) Quadrio cit. T. II. p. 267: e altrove, 
Tibaboschi cit. T. VII p. 101., Volta Diario 
del 1785, che malamente il notò morto nel t 594. 
(a) Donesmonvi cit. p. 356., Amadej eie- 
p. 91., e Mcm. mss. 



2o6 STORIA DI MANTOVA 

! ^99 menti che per comparire più d'ogn* altro 
Principe generoso, avea già venduto una 
porzione degF immensi suoi beni allodiali, 
ipotecata un' altra, e ricevute a prestito 
grandi somme; le quali però in breve era- 
no andate pure in malora. Costretto quin- 
di a cercar mezzi, da cui ritrarre alcun 
rimedio alle sue ristrettezze, si rivolse 
alla Corte di Spagna per ottenere con 
qualche luminosa Carica un assai grosso 
stipendio. E se a principio gli nacque la 
speranza di conseguirla, mercè le promes- 
se de' Ministri di quella Corte; si trovò 
poscia deluso: perocché, ne fosse cagione 
la fama del suo vivere sregolato, o non 
si avesse in lui una stabile confidenza, gli 
venne offerto il generalato delle galere di 
Portogallo colla dipendenza dall' Ammi- 
ragliato, che già sapevasi dover essere con- 
ferito ad un Principe di Savoja. Arse di 
sdegno il Duca per cotale proposizione, e 
V animo suo si riempì d' odio verso la 
Spagna. Portatosi quindi nelle Fiandre 
alla metà di Giugno per titolo di salute, 
la quale era veramente alterata, si trat- 
tenne colà in segreti colloquj con Carlo 
Duca di Nivers, e con altri Ministri di 
Francia; il che indusse qualche sospetro 
nel cuore degli Spaglinoli (r). Ritornato 

(i) Vita m*. di Vincenzo, • McM msi* 



LIBRO DECIMOTÉRZO 207 

egli a Mantova con un tesoro di sacre ^99 
Reliquie, che avea comperate a gran prez- 
zo, ne arricchì la Basilica di S. Barbara 
(1); promosse le arti e i mestieri in guisa 
che si numerarono in Mantova cinquanta- 
mila abitanti (2); e nelF anno appresso, 
che fu il mdg, chiamò il celebre Giannan- 1600 
tonio Magini, professore di Matematica e 
Astronomia nelP Università di Bologna, 
acciocché le insegnasse ai Principi Fran- 
cesco> e Ferdinando suoi figlj (3). La pia 
unione de 1 Confratelli di S. Croce, essendo 
divenuta assai numerosa, ampliò in mi- 
glior forma l 1 Oratorio di S. Maria del 
Melone; e il Vescovo, che aveva compe- 
rate alcune case vicino alla Chiesa di S. 
Agnese, vi eresse uno stabilimento per ri- 
coverarvi le Orfanelle derelitte sotto il 
titolo di S. Anna. Andò egli poi alla 
Mirandola a presiedere al Capitolo gene- 
rale de' Padri Carmelitani; quindi passò a 
Roma a visitarvi i Luoghi Santi aperti pel 
Giubileo: e, ritornatone, in una Sala del 
Vescovado fece dipingere le immagini di 
tutti i Vescovi Mantovani già trapassati 



(1) Vigilio cit. f Donebmondi cit. p. 554. 
(a) Mem. rnss., Bettinelli Lett. e Artr 
Mant. p. 79. 

(3) Tirasoschi cit. p. 653* 



208 STORIA DI MANTOVA 

x ^99 (i). Essendosi conchiuso il matrimonio cri 
Enrico IV Re di Francia con Maria sorel- 
la di Ferdinando de* Medici granduca di 
Toscana, mentre il Re stesso per quistio- 
ni insorte sul Marchesato di Saluzzo scac- 
ciava di Savoja quel Duca-, la nostra Du- 
chessa Eleonora ai 27 di Giugno partì per 
Firenze onde assistere alle Feste nuziali, 
e accompagnò fino a Marsilia la sorella 
Regina raccomandandole fortemente di 
mettere il Duca Vincenzo sotto la prote- 
zione di Enrico (2), La quale imprudente 
raccomandazione non servì che a ravvi- 
vare i sospetti della Spagna p carico di 
Vincenzo, e a dar motivo alle disavven- 
ture, che sapravennero in appresso ai 
Gonzaghi (3). 

Vili. Continuando la guerra contro i 
Turchi, Don Ferrante Gonzaga era stato 
chiamato dalF Imperatore al Governo del- 
l' Ungheria superiore, ed aveva anche a- 
vuto il comando delle truppe stanziate 
in quella provincia: ma crescendo i biso- 
gni dell' Impero , perchè a dismisura si 

(1) Donesmondi cit. p. 36t., Amadéi cit. p. o3. 
Fu lo stesso Done9mondi che diresse il lavoro 
della Sala de 1 Vescovi-, ma errò nel loro numero 
e nelle epoche. La Sala poi andò a male nel rico- 
struire del 1827 il Seminario novello. 

fa) Vigilio cit.. Muratori Ann, d'hai. 

(3) Andreas! cir. 



ióoi 



LIBRO DECIMOTERZO 2<y) 

aumentavano le forze Ottomane;- si torna- l ^ 00 
rono a chiedere gli ajuti de' Signori d'Ita- 
lia, che li spedirono per far argine ai pro- 
gressi del comune inimico* 11 Duca Vin- 
cenzo volle per la terza volta andar- 
vi in persona, preceduto da Carlo Rossi 
suo Capitano con due scelte schiere di 
soldati a cavallo: e colà giunto sul finire 
di Luglio del mdci, gli convenne prende- 
re il comando di uno de' tre corpi d'eser- 
cito all' assedio di Canissa, dove provò 
tiitto il suo grand' animo nello stringerla* 
e nel mettersi ai maggiori pericoli tra le 
prime file in qualsiasi movimento. Sorte 
però delle male intelligenze fra i Capi di 
quella impresa, e ritardatesi le operazioni 
militari, sopravenne la piovosa stagione 
dell'Autunno, che cagionò gravi malat- 
tie fra le truppe; e fu quindi forza riti- 
rarsi a' quartieri: onde il Duca se ne par- 
tì co' suoi, e arrivò a Mantova ai 19 di 
Dicembre (1), tanto più disgustato, in quan- 
to che Don Ferrante avea dovuto abban- 
donare il suo Governo per malcontento 
fra gli Ungheri insinuato da persone in- 
vidiose (2). Era allora nostro Podestà Rai- 
mondo Calori da Casale; e^ per opera del 

(1) Muratori Ann. ci' I?aL> Bonesmondi 
cit. p. 364., Vigilio cit. 

(a) Ziliolo Stor. memor* P. L L. IVfp. 10S» 
Tom. III. 14 



2io STORIA DI MANTOVA 

Tool Duca, S. Camillo de Lellis introduceva iti 
Mantova i Preti regolari Ministri degT in- 
fermi, cui fu assegnata la Chiesa di S. 
Tomaso con alcune case vicine (i). Nei 
1602 seguente anno mdcii ad insinuazione del» 
la Duchessa Margherita si ammisero in 
Mantova i Chierici Regolari Teatini , che 
dopo due anni presero possesso della Chiesa 
e Convento delle Orsoline situato nella via 
delle Borre, e poi passarono in quella di 
Cristo flagellato, dove fabbricarono la Chie- 
sa di S. Maurizio (2), Inoltre due Sorelle 
del Casato nobile degli Agnelli converti- 
rono le proprie sostanze nella fabbrica 
del Convento di S. Catterina da Siena, e vi 
si rinchiusero con altre Donne a professar- 
vi la regola di S. Domenico; mentre gli 
abitanti di Governolo akavano la Chiesa 
di S. Francesco di Paola (3J. Il nostro 
Vescovo pertanto si trasferiva a Guastalla 
per togliere alcuni dissidj fra il Clero, e 
il Popolo, e li ritornava alla pace: pre- 
siedeva qual Commissario Apostolico al- 
la Congregazione generale de' Carmelitani 
in Mantova., e cooperava alla elezione del 
Vicario generale nella persona di Frate 

(1) Donésmondi cit. p. 368., Vigilio cit 

(l) DoNESMONDl cit. p. ScjO , AmADEI cit 

p. 106, e Meni. mss. 

(3) Donesmondi cit. p. 386., Volta Dìciilo 
di! i8e5. 



LIBRO DECiMOTERZO 211 

Paolo Brunelli da Pomponesco: ordinava I " oa 
a valenti Artisti di fare a sue spese nel- 
la Sagristia della Cattedrale il bellissimo 
Scrigno ove si custodiscono le preziose 
Reliquie; e delegato dal Sommo Pontefice 
col Vescovo di Modena a comporre le 
differenze insorte a Reggio fra i Monaci 
di S. Pietro, e la Collegiata di S. Prospe- 
ro intorno alla Salma di questo Santo, e 
ai redditi dell' Abbazia; vi corrispose egli 
col maggior zelo, e contribuì a sedare an- 
che il tumulto manifestato ne' Cittadini 
(1). Ma più gravi disordini erano per ac- 
cadere a Mantova, ove a tempo non si 
fossero adoperati gli opportuni rimedj. Già 
da qualche anno per le usure degli Ebrei 
era nato ne' Mantovani dell 1 odio contra 
i medesimi; e il Duca stesso aveva loro 
proibito di abitare frammezzo ai Cristiani, 
di aprire le botteghe ne' giorni festivi, e 
di mostrarsi in occasione di processioni 
ecclesiastiche (2): quando arrivò ai 7 di 
Agosto il Padre Bartolomeo Cambi da So- 
lutivo dell'Ordine di S. Francesco, uomo 
di vita austera, e che colle sue prediche 
si era acquistata grande fama in Italia. 
Immensa moltitudine si raccolse il dì dopo 

(1) DONESMONDI CU. p 369- ? AfFABOSJ Metti. 
Stor. P. II. p. 244, e a5i. 

(2) V Editto è de' 3i Gennayo del i6oi. 



212 STORIA DI MANTOVA 

foc>2 ne i| a Piazza del Duomo, sulla cui porta 
maggiore da un pergamo arringò il popo- 
lo con tanta unzione e fervore, che lo 
forzò a straordinario commovimento. De- 
clamò egli, presente il Duca, contro il vi- 
zio, e specialmente contro la libertà degli 
Ebrei-, e conchiuse coli' esortare a circo- 
scriverne le abitazioni in un sol luogo, 
onde vivessero segregati affatto dai Citta- 
dini. Da ciò irritati gli Ebrei pensarono 
di schernire il Padre, e la nostra Religio- 
ne col farsene le beffe nella lor Sinagoga: 
ma il Vescovo, che ne fu avvisato, denun- 
ziò la cosa al Duca, il quale dopo un 
processo sommario ne fece il dì 19 di 
Agosto impiccare sette nelle persone di 
Giacobbe Sacerdoti, Salomone Meli, Salo- 
mone Furlani, Lucio Soari, Gioseffo Nati, 
Moisè Fano, e Raffaele Franciosi, che fu- 
rono trovati colpevoli ; condannando a 
perpetuo esiglio le loro famiglie coi di- 
scendenti (i). Non si era però il Popolo 
soddisfatto di simile punizione , e stava 
per avvenirne qualche generale solleva- 
mento; se il Vescovo non avesse calmato 
gli animi colle più vive esortazioni, e con 
un zelantissimo discorso tenuto dal ]>ul- 
pito; e se il Duca non avesse poste in ar- 

(1) DONMBMQNDl cit. p. Sfiy VIGILIO cit-> 
e T Editto a stampa clic abbiam fra le mani* 



LIBRO DEC1MOTERZO 2i3 

pji le milizie, e chiamati i sudditi al buon '602 
ordine sotto pene gravissime. A contener 
quindi gli Ebrei ne' soli limiti della mer- 
catura, e a rimovere ogni pericolo di som- 
mossa ne' Cittadini, con Editto de' 7 di 
Novembre ordinò ai primi di vendere fra 
un anno i terreni che possedessero, e di 
non tenere ordinaria abitazione fuori del- 
la Città e de* Castelli, e vietò ai secondi 
di avere con loro nessun' altra corrispon- 
denza fuori di quella che dal commercio 
si richiedesse (1). Né qui si arrestarono 
le sollecitudini dei nostro Principe pel 
bene di nostra Patria; perocché dopo aver 
regolato il valore delle monete, e pubbli- 
cato un limite al prezzo de' vini, giacché 
le vendemmie erano state scarse; si prese 
cura delle arti della seta e della lana, 
che andavano decadendo, coli' eccitare i 
Mercanti a più diligenza, e coli' invitare 
gli stranieri a stabilirsi in Mantova facen- 
doli esenti da ogni Dazio e gravezza per 
un intiero decennio (2); e per facilitare 
la vendita delle nazionali manifatture 
prescrisse in avvenire , che i Mantovani 



{l) DONESMONDI CÌt. p. 38o. , PoSSEVl NO 

cit. p. 83 1., Agnelli Ann. di Manu p. 933., e 
r Editto. 

(2) Gli Editti portano la data de' 29 di Mag- 
gio, e de' *5 di Settembre. 



214 STORIA DI MANTOVA 

1602 non potessero vestire panni né drappi stra- 
nieri (1). Anche all'amministrazione della 
Giustizia si dedicava il Duca , e forse più 
de' suoi antenati vi si distinse. Non fidan- 
dosi infatti delle proprie sue cognizioni, 
e temendo che non derivasse danno ai 
Cittadini dal limitato intendimento de' Giu- 
dici, avea scelto i più rinomati giurecon- 
sulti per membri del Senato Mantovano ; 
il quale ben presto colle sue decisioni si 
rese illustre per tutta Europa in guisa 
d' essere eletto arbitro nelle più difficili 
cause da varj Principi d' Italia, e dal me- 
desimo Imperatore (2). Nello stesso anno 
si terminarono le vertenze, che da qual- 
che tempo erano insorte fra il Duca, e il 
Marchese di Castiglione ; e coir interven- 
to del Vescovo di Cremona Commissario 
Imperiale si stipulò ai 7 di Novembre il 
documento della permuta di Castelgoffredo, 
che rimase al Duca, e di Medole e Solfe- 
rino dati in compenso al Marchese (3J. Due 
illustri individui perdette Mantova in que- 
sto tempo, cioè Marcello Donati, e Fede- 

(1) Si possono leggere gli Editti de 1 3o di 
Maggi» 1607, e 5 di Dicembre 1609. 

(2) Ne forniscono luminose pruove le Rac- 
colte delle medesime Decisioni già rese pubbliche 
colle stampe. 

(ò) Lùnig Cod. hai. Diploìd* T. 1. p. 14.6, 
e i Documenti dell* Arch. segr. 



LIBRO DECIMOTERZO 21 5 

rico Pendasio. Nacque Marcello del i538 *6o* 
in Mantova da Ettore de' Donati, e da 
Laura figliuola del celebre Pietro Pompo- 
nazzo; e dopo assidui studj riportò a Pa- 
dova con molto applauso la Laurea in 
Medicina* Di non ancora cinque lustri fa 
aggregato nel nostro Collegio de' Medici ; 
e nella sua professione e coir operetta sul 
Vajuolo pubblicata nel 1669, e con altri 
opuscoli ristampati nel 1591, e nel 1597, 
si acquistò somma riputazione, e molte 
ricchezze. Il Duca Gulielmo V ebbe caro, 
e dopo averlo nominato suo medico, lo 
elesse per Segretario e precettore del Prin- 
cipe Vincenzo nel 1577; e se ne servì col- 
lo spedirlo nella qualità di Inviato per 
gravi affari a diverse Corti d' Italia, e col 
volerlo presso di se come Segretario e 
Consigliere di Stato. Morto poi Gulielmo, 
il nuovo Duca Vincenzo non solamente 
lo confermò nella carica anzidetta, ma lo 
creò Conte e Feudatario del Castello di 
Ponzano nel Monferrato* Marcello però, 
che nel 1 589 divenne Commendatore del- 
l' Ordine di S. Stefano, seppe , malgrado 
le continue sue politiche occupazioni, tro- 
var agio di attendere agli studj della Me- 
dicina e delle Lettere; e diede infatti alla 
luce nel i586 la sua opera de Medica 
Historia mirabili, che fu ristampata in 
Francoforte nel 1664 con delle aggiunte; e 



2i6 STORIA DI MANTOVA 

1602 compose i Scolj latini sugli Scrittori del- 
la Storia Romana, che gli meritarono l'e- 
logio degli Eruditi (1). Si dilettò anche 
della Poesia Italiana, mentre fu membro 
dell'Accademia degP Invaghiti ; e abbiamo 
di lui alcune Rime qua e là sparse in va- 
rie Raccolte. Avea preso in moglie Ceci- 
lia de' Laziosi, che non gli diede mai fi- 
gliuolanza; e chiuse i suoi giorni agli 8 
di Giugno, compianto da ogni classe di 
Cittadini. Nella sua casa, situata sulla via 
di Pradella presso a S, Orsola, Marcello si 
era fatto un Orto botanico, che stava sem- 
pre aperto a chiunque; ed inoltre avea 
raccolta una quantità di antichi marmi 
con molta spesa da varie parti d' Italia: 
ma ben presto Y Orto andò a male; e i 
marmi, che furono venduti a vii prezzo, 
vennero adoperati a rendere solidi i fon- 
damenti della Chiesa di S. Orsola (2), 
meno que* pochi, che pervenuti in legato 
al Duca Vincenzo passarono poi ad accre- 
scere le antichità del Museo Mantovano 
(3). Ciò, che per altro muover debbe la 
nostra gratitudine, si è il testamento di 
Marcello, che tutto spira vero amore di 

(1) Si hanno stampati del 1604, e furono rr-» 
prodotti dal Gjwtebo Thesaur. critic. T. VI. 

(2) Amadei cu. T. I. p. 7. 

( ì) Codde* Elogio di 11<1ìas>ite p. 991 



LIBRO DECIMOTERZO 317 

Patria: perocché dispose che, estinto il *6o" ft 
Casato de' Donati, tutte le sue sostanze 
cadessero in dominio del Monte di Pietà, 
a condizione che nella sua casa si te- 
nesse pubblico insegnamento di Logica, 
e di Letteratura Greca e Latina; si desse- 
ro sessanta Scudi d' oro ogni anno a tre 
giovani poveri, che fossero a studio in 
qualche Università; e si mantenesse un 
esperto Naturalista per la conservazione 
del suo Orto botanico. Ma il patrimonio 
di Marcello soffrì in appresso delle per- 
dite rilevanti; sì che, quando il Monte 
nel 1772 ne prese il possesso, non pote- 
vano le rendite supplire alle accennate 
disposizioni, e appena bastarono a costrui- 
re nel L780 il nuovo Orto botanico (i)« 
Federico Pendasio trasse pure a Mantova 
i suoi natali da nobile famiglia (2) intor- 
no al i526; e, dopo aver compiuti i suoi 
studj a Bologna, si trasferì a Padova e vi 
ottenne la Laurea Dottorale. Ben presto 
si rese celebre per la sua dottrina; e an- 
cor giovanetto venne aggregato al Colle- 
gio de* Filosofi in Venezia, e a quel de' 

(1) Volta Diario del i^S3 y Castellani 
Vita di Marcello, TirAboschi cit. T. VII. p. 
916; e Mcm. mss. 

(a) Zuccm Memor. mss, delle Famiglie Man? 
dovane » 



218 STORIA DI MANTOVA 

1602 Medici in Mantova, e di soli 23 anni fu 
chiamato a leggere Logica in Pavia, Il 
Cardinale Ercole Gonzaga , che lo aveva 
in somma estimazione, il volle presso di 
se al Concilio di Trento come Teologo, e 
lo adoperò presso la S. Sede in oggetti 
della maggiore importanza. Morto poi que-> 
sto suo Mecenate, a richiesta del Senato 
Veneto lesse Filosofia nella Università di 
Padova negli anni 1564, e *565 (1); indi 
tornato a Mantova sposò Barbara Verrari, 
che gli morì di parto Y anno seguente; e 
riammogliatosi con una degli A ldegati,n' eb- 
be varj figliuoli, uno de" quali fu il primo 
de 1 Conti Pendasj di Bologna, la cui fa- 
miglia si estinse nel 1734 col Conte Lo- 
renzo (2), e un' altro fu di nome Fran- 
cesco , che nel i6o5 divenne Vescovo 
d 1 Alba. Voleva Federico stabilirsi in Pa- 
tria; ma per la morte del Professore Fran- 
cesco Fava essendo invitato a succedergli 
nella Cattedra di Filosofia air Università 
di Bologna, vi andò egli collo stipendio 
di seicento Scudi Romani, e cominciò le 
©uè lezioni nel Dicembre del 1571 con 
tanto applauso, che nella Scuola non po- 

(1) Facciolati Fast. Patas. P. III. p. 175, 
a8o. 

(<*) FANTUZZI Scrittori Bolognesi T. VI. p. 
34J. 



LIBRO DECIMOTERZO 219 

revano capir gli Uditori. E a dimostrare I ^° 2 
il valore del Pendasio nelT insegnamento, 
basti il dire, che furono suoi discepoli Tor- 
quato Tasso, i due Cardinali Federico 
Borromeo, e Scipione Gonzaga, Jacopo 
Mazzoni, Fortunio Liceto, Girolamo Amal- 
teo, Girolamo Muzio, i Pinelli, i Baldi, i 
Vizzani, e tanti altri, che primeggiarono 
nelle Lettere, e che non cessarono di tri- 
butare encomj al loro insigne Maestro 
(1). Continuò nella sua Cattedra sino al- 
l' anno MDciii; in cui si mise in riposo \^ i 
con una gloriosa pensione, e col godimen- 
to della Bolognese Cittadinanza: ma dopo 
pochi giorni terminò la sua vita ai 19 di 
Dicembre, e onorato di solenni esequie 
ebbe la sepoltura nella Chiesa di S. Gia- 
como (2). Di questo Filosofo sono le ope- 
re de natura corporum coelestiurn stam- 
pata a Mantova nel 1 555; e de physica 
auditionis textura impressa a Venezia nel 
i6o3 (3); e molte altre che si conservano 
manoscritte a Milano nella Biblioteca Am- 
brosiana ed altrove. 

(1) Gonzaga Comment. p. 35., Borromeo de 
fugìenda ostentat. L. I., C. I. 

(2) Fantuzzi 1. e, Possevijso cit. p. 832. 
Volta Diario del 1788, Tiraboschi cit. T. VII- 
p. 684, e Metri, mss. 

(3) La prima fu ignota al Tiraboschi, e la 
«econda al Fantuzzi. 



*2o STORIA DI MANTOVA 

too3 ix. Al principio del detto anno i6o3 
il Duca volle premiare il Conte Vincenzo 
Guerrieri col titolo di Marchese, e deco- 
rò di quello di Conte il nostro Concitta- 
dino Valeriano, non che i suoi nipoti Gv> 
lielmo, ed Alessandro della famiglia Cat-^ 
tanei oriunda di Milano, e stabilitasi in 
Mantova tino dalla metà del secolo XV: 
anzi prescelse il medesimo Valeriano per 
Ajo e precettore del Principe Francesco 
suo figlio (i). E poi o per cercare un'at- 
mosfera più confacente alla sua mal fer- 
ma salute, o per trovar motivo di spen- 
dere, comperò a Maderno presso il Lago 
di Garda sulla Bresciana una villa, che 
indarno gli era stata offerta in dono dal- 
la Repubblica di Venezia, e spese cento- 
mila Scudi d'oro a renderla deliziosa col 
fabbricarvi un magnifico palazzo, e col 
ridurre i dintorni a giardini, a viali, e a 
luoghi di caccia : nella qual opera si ser- 
vì dei famoso Architetto Antonio Maria 
Viani da Cremona, che il Duca avea seco 
condotto da Monaco con grosso stipendio 
fino dal i5j)5 (2). E giacche parliamo del 

(1) Possevino cit. p. 83 1. , Amadei cit. p. 
100. 

(a) Possevino cit. p. fUg, e Bossi Meni. Bresc. 
p. ?.t4- Si ha delle delizie di Maderno una carta 
disegnata dal Fiammingo Francesco Geffelf, * 
stampata del 16S9 colla dedica al Duca Carlo. 



LIBRO DECIMOTERZO 221 

dotto Artista, per non interrompere in av- 160$ 
venire le storiche narrazioni accenneremo, 
eh' egli diresse la costruzione del Palazzo 
Ducale nel bosco della Fontana di Marini- 
rolo a comodo delle caccie de' nostri Prin- 
cipi*, che ampliò egli, e piantò sovra co- 
lonne di marmo il Sotterraneo di S. An- 
drea, collocandovi nel mezzo un Altare, 
su cui custoditasi la insigne Reliquia di 
quella Basilica; che egli fece il nuovo gran- 
dioso appartamento di Corte, il quale di- 
venne residenza dei Duchi, e che doveva 
continuarsi fino alla Torre dello Zucchero 
sopra colonne di marmo per non impe- 
dire il passaggio dalla Piazza alla Chiesa 
di S, Barbara; che inventò ed eresse i cor- 
ridoj, i quali dal Palazzo mettono alla 
detta Basilica, alla Cattedrale, e al Teatro, 
che fu poi eretto in Castello; che fabbri- 
cò egli la bellissima Galleria chiamata la 
Mostra, quella di Passerino, e Y apparta- 
mento sotto la grande Armeria; che final- 
mente ridusse a miglior forma V altro ap- 
partamento del Paradiso, Per le quali co- 
se il Viani si acquistò un nome immorta- 
le; e Mantova gli è debitrice della magni- 
ficenza del Palazzo di Corte, il quale se fu 
lo stupore di que' tempi, sì che pochi al- 
tri delle più insigni Capitali il potevano 



222 STORIA DI MANTOVA 

l6c3 pareggiare (i); ove fosse stato compiuto, 
sarebbe tuttora per avventura il primo 
d" Italia (2). Frattanto che si eseguivano 
i lavori a Maderno, il Duca fu consigliato 
a portarsi a Napoli, onde coir uso de' Ba- 
gni a Pozzuolo procurare di liberarsi dai 
dolori, che di sovente gli si manifestava- 
no alla testa, al ventre, e ai ginocchj. Vi 
andò infatti, e venne da quel Viceré ac- 
colto con grandi onori; e dopo aver tro- 
vato giovamento nella salute , e visitati i 
Santuarj di Loreto e di Assisi, invitato 
dal Papa si portò a Roma, dove promos- 
se la beatificazione di S. Luigi Gonzaga, 
e si restituì a Mantova sul (ine di Giugno 
(3). Altro Sinodo diocesano erasi tenuto 
dal nostro Vescovo; e siccome vi si era 
ordinato di rimodernare le Chiese, che 
ne avessero di mestieri, così fra le altre 
venne rifatta quella di S. Martino più 
ampia di prima e più regolare. Anche 
Margherita Duchessa di Ferrara avendo 

(1) Il Bri Ezio ne' Paralelli geografici T. IL 
p. Su così si «sprime: Hic Ducis palatium tam 
amplum, tam m.agnificum, ut quinque Reges hospi- 
tio possit recipere > Duce ipso noti excluso; nani 
DL cubicula numerari tur* omnia praetìosis stra- 
guli s ecc. 

(a) ÀMADÈl eie. p. 101., And he Asi eie, e 
Meni. mss. di Mantova, 

(3) Andre asi cit., Amadfi cit- 



LIBRO DECIMOTERZO 223 

ottenuto dal Sommo Pontefice di ergere x ^ ^ 
un Monastero con clausura per cinquan- 
ta persone, comperò dai Marchesi Gonza- 
ga sul Borgo della Pradella un vasto ca- 
samento, e fece costruirvi un Convento, 
in cui trasportò le Orsoline dal ritiro che 
quattro anni avanti dessa avea fabbricato 
nella via delle Borre, assoggettandole al- 
la Regola di S. Chiara, ed entrandovi el- 
la medesima ai 2r di Ottobre (1). A que- 
sto luogo giova ricordare, che con Editto 
de' 22 di Marzo erasi vietato di fare qual- 
siasi testamento senza disporre alcun Le- 
gato a prò dello Spedale, e con altro Edit- 
to de" 22 di Ottobre si prescriveva la stret- 
ta santificazione delle Feste, che erano 
trentatre oltre alle Domeniche (2). Pel 
successivo anno mdciv ci limitiamo a far 
sapere, che sostenne la carica di Podestà 
un Mario Carbonelli da Paola; che ai i3 
di Febbrajo il Duca fu investito di Ca- 
stellaro da Carlo Mandruccio Vescovo e 
Principe di Trento (3); e che il Duca 
stesso ordinò nel Venerdì Santo la sacra 
Funzione del Preziosissimo Sangue di G. 
Cristo in S. Andrea, ingiugnendo di rin- 

(0 Donesmondi cit. p. 388., Giùnta Fio- 
retto p. 98. 

(1) Si vegga il nostro Gridario. 

(3) Il documento è nclP Arch. segreto, 



1604 



224 STORIA DI MANTOVA 

1604 no varla negli anni seguenti (1). Dobbitfmc" 
anche far menzione di Sigismondo Maisfc 
da Mantova dottissimo Francescano , il 
quale dopo aver calcati i pergami delle 
primarie Città morì nella Quaresima a 
Roma, dove predicava in S. Maria di 
Trastevere, e lasciò un libro sulla tolle- 
ranza degli Ebrei (i)\ di Benedetto Luc- 
chini, che scrisse la Cronaca della Con- 
tessa Metilde stampata a Mantova del 
1592, e morì nel Febbrajo essendo Abate 
del Monastero di S. Benedetto di Polirò- 
ne (3); e di Giannanselmo de' Carminati 
Vescovo d' Alba, che lasciò di vivere in 
i6o5 Luglio, e del quale nel prossimo anno fu 
successore Francesco Pendasio figlio del 
Filosofo Federico (4). Ma più di loro in- 
crebbe la perdita di Camillo de'Capilupi 
nato a Mantova nel 1 53 1 dall'altro Ca- 
millo, e da Lucrezia di Grado. 11 Vescovo 
Ippolito suo zio lo condusse a Roma per 
dedicarlo agli studj, e alla carriera eccle- 

(1) Cremonesi Fram. Stor. p. jo^Donesmon- 
di cit. p. 589., Amedei cit. p. io3., e Mem, mss. 

(a) Il Donesmondi cit. p. 390., e il Volta 
Diario del 1786 lo dissero conservato inedito nel 
Convento de' Francescani di S. Martino dall' Argine. 

(3) Donesmondi 1. e, Amadei cit. p. it6., 

TtBABoSCHI CÌt> T. VII- p. I200. 

(4) Donesmondi cit. p. 399., e UgMÌLJU 
Ital Sacr. T. IV. p. 4*5. 



LIBRO DEC1MOTEE20 225 

Mastica; e lo allevò infatti come deside- I ^4 
rava: perocché Camillo col molto ingegno 
e con maravigliosa diligenza avendo per* 
corse tutte le scuole filosofiche e teologi* 
che, quantunque assai giovane, divenne 
Protonotario Apostolico, indi Referendario 
della S> Sede. Pio IV > Pio V, e Gregorio 
XIII lo ebbero in grande stima, e lo ado^ 
perarono in varj affari; come il Granduca 
Francesco lo onorò della sua confidenza* 
e i Gonzaghi, che di lui si prevalsero, lo 
premiarono di sovente. Era subentrato ad 
Ippolito nel Ministero della Corte di Sve- 
zia presso quelle di Roma, e Napoli: ma 
stanco delle fatiche si ridusse a Mantova 
per riposarsi nella vecchiezza* e vi termi* 
nò la sua vita ai 4 di Dicembre colmo di 
gloria politica e letteraria (i)> Trovandosi 
egli in Francia, quando accadde nella 
giornata di S. Bartolomeo la memoranda 
strage degli Ugonotti, ne volle colle stam* 
pe di Roma dare la relazione col titolo 
di Stratagemma di Carlo IX Re di Fran- 
cia contro gli Ugonotti (2). Ebbe egli par- 
te nelle Lettere per gli affari di Svezia; e 



(1) DoNEsmondi eie. p. 41 3. j Volta Diario 
del ij88. 

(a) Il Volta 1. e. accenna un' altra opera col 
titolo di morte di Gasparo di Colignì e d* altri; 
ma questa è la stessa dello Stratagemma* 

Tom. III. i5 



226 STORIA DI MANTOVA 

1604 compose due Trattati sulle ragioni della 
S. Sede pel Ducato di Ferrara, un discor- 
so dopo il successo de' Francesi in Anver- 
sa del 1 583, un volume di Memoriali, e 
un altro in foglio di Curiosi aneddoti del 
Secolo XVI (1). Agli 11 di Febbrajo del 
i6o5 amcv per male di squinanzìa fu tratto al 
sepolcro quel Don Ferrante Gonzaga Prin- 
cipe di Bozzolo, che abbia m veduto ac- 
corso più volte in Ungheria contro i Tur- 
chi. Erasi egli accasato con Isabella Gon- 
zaga di Novellara, che poi divenne moglie 
del settimo Duca Vincenzo; e datosi al 
mestiere dell' armi, tanto si mostrò valo- 
roso nelle Fiandre, e neir Ungheria, che 
divenne Mastro di Campo generale dell' Ar- 
ciduca Massimiliano, e a maggior fortuna 
sarebbe asceso, se la sua vita non termi- 
nava coir undecimo lustro. Fu padre di 
sei figliuoli, il cui primogenito Scipione 
gli succedette nel Principato; e gli altri si 
distinsero nella carriera militare in Italia, 
e nella Germania (2)* Anche Donna Marta 
Tana vedova di Don Ferrante Gonzaga 
Marchese di Castiglione delle Stiviere, ter- 

(1) Tutte queste opere , che si conservano 
nella Libreria Capilupiana, servono a far cono- 
scere perfettamente lo spirito di quel Secolo, e 
meriterebbero la luce pubblica. 

(2) Ziliolo cit. P. I. L. IV. p. 10S., AmAdzì 
cìt. p, 107. 



LIBRO DECIMOTERZO 227 

&riìnò la sua vita ai 26 di Aprile, dopo 
sante sciagure, senza poter gustare della 
contentezza di sentire beatificato il figlio 
Luigi (1). Essendo stato inalzato sul finire 
del Maggio ai sommo Pontificato Paolo 
V, il Duca non solamente spedì a Roma 
il nostro Vescovo ad ossequiarlo; ma vi 
andò egli stesso, e adoperò tutte le solle- 
citudini, e ottenne Y intento per la cano- 
nizzazione del predetto Luigi. Appena in- 
fatti fu ritornato alla Patria, il Papa pre- 
conizzò fra i Beati quel santo Giovane; 
e giuntane la Bolla a Mantova, il Duca 
ordinò una solennissima processione alla 
Chiesa de' Gesuiti, e la erezione di un Al- 
tare a lui dedicato nella Basilica di S. 
Barbara, mentre il Vescovo un altro gliene 
consecrava nella Cattedrale. Anzi il Duca 
stesso volle inoltre, che nella Chiesa dei 
medesimi Gesuiti si inalzasse un sontuoso 
Altare maggiore di marmo in onore di 
Luigi, e ne adornò il Coro con tre pre- 
ziose tavole dipinte dal celebre Rubens* 
r una delle quali rappresentava il Batte- 
simo di Gesù' Cristo, V altra la Trasfigu- 
razione sul Monte Tabor, e quella di mez- 
zo il Duca Gulielmo con Eleonora d* Au- 
stria da una parte, e il Duca Vincenzo 
con Eleonora de' Medici dalF altra in atto 

(1) Amadei eie* p, ioB ? e Mem. mss. 



160S 



aa8 STORIA DI MANTOVA 

ì6o5 c |i adorare la SS. Trinità (i). Intorno a 
questa epoca si stabiliva a Mantova 1* Ac- 
cademia degl* Invitti^ la quale però dopo 
cinque lustri cadde in oblìo (2); e da 
Giambattista Arrigoni si era fondata a Pa- 
dova V altra degli Avveduti, che vi si mani 
tenne soltanto fino al 1619 (3)* In egual 
tempo il Parroco Giambattista Possevino 
riedificava la cadente Chiesa di S. Leo- 
nardo; mentre il Vescovo Fra Francesco 
rialzava dai fondamenti nella sua Terra 
di Ostiano il Monte di Pietà, dotandolo 
di grossa somma per vantaggio de* Po- 
veri (4). 

X. Ardentissima era la carità del Ve- 
scovo per la sua Greggia; né si limitava 
a savie ordinazioni, ad abbondanti elemo- 
sine, ad erezione di Luoghi pii, al man- 
tenimento delle ecclesiastiche discipline. 
Aveva a più riprese visitata la Diocesi; 

(i) DoNESMONDI cit. p. 401, GloNTA cit. p. 

99, e tutti i nostri Storici. Il Quadro poi di Ru- 
bens rappresentante la SS. Trinità fu sul cadere 
del Secolo XV III tagliato a pezzi da un gradua- 
to Francese, che il voleva trafugare; ma si scopri 
il furto, e ricuperato si collocò alla meglio odia 
R. Biblioteca, ove si ammira tuttora, 
(a) Mcm. iiiss. 

(3) Mazzucchelli cit. T. I. p. it32, Volta 
Diario del in 8 8. 

(4) Donesmondi cit. p. 400., e Mcm. msj 



LIBRO DECIMOTERZO 229 

aveva di frequente convocati de' Sinodi ; *6o5 
avea intrapresi penosi viaggi per trattar 
paci fra i Principi, per promuovere il be- 
ne de'popoli e specialmente de' Mantovani; 
e ogni anno spendeva a pubblico benefi- 
zio le rendite vescovili, e quelle del ricco 
suo patrimonio. Ma di ciò non contento, 
per adempiere a' suoi doveri andava egli 
stesso ad ammaestrare dal pulpito, ad ammi- 
nistrare i Sacramenti, a visitare le famiglie 
e specialmente le bisognose, soccorrendole 
di consiglj e denaro; e finalmente avea 
voluto essere avvisato quotidianamente 
dei moribondi della Città, ai quali di gior- 
no e di notte senza distinzione accorreva 
a prestare la maggiore assistenza, ne so- 
leva abbandonarli prima di avere eserci- 
tato pienamente il Ministero Sacerdotale. 
Vinto però dagli anni e da sì gravi fati- 
che, cominciò a vacillare nella salute ; sì 
che ad insinuazione de' medici, e alle pre- 
ghiere di autorevoli Personaggi si lasciò 
indurre a non più uscir di casa di notte. 
Continuò non pertanto fino alla morte ad 
operare nelle pastorali incombenze con 
un fervore sempre vivo, e quasi incredi- 
bile: e nell'anno mdgvi dopo aversi co- 1606 
strutta la sepoltura nel Presbitero della 
Cattedrale, che da lui venne lastricato di 
marmo, e dopo avere nella Chiesa di S* 
Marco de' Padri Camaldolesi eretto un al- 



23o STORIA DI MANTOVA 

1606 tro sepolcro al Vescovo Martino da Par- 
ma già defunto sino dal 1272 (1), indusse 
varj Cittadini ad inalzare la Chiesa di So. 
Lodovico Re di Francia sulla via degli 
Stabili per le Terziarie di S. Francesco; 
fece andar avanti la fabbrica dell'Orato- 
rio di S. Girolamo sulla Pradella già in- 
cominciato dal giureconsulto Oppiaci mor- 
to quest' anno: indi, quantunque la Terra 
di Gazoldo non sia soggetta alla episco- 
pale giurisdizione, vi si recò non ostante 
per rimediare a gravi disordini; e riuscì-* 
tovi, con Apostolica facoltà conferì il tito- 
lo d' Arcipretura a quella Chiesa, che è di 
giuspadronato de' Conti Ippoliti (2). Nuo- 
vi beneficj recò a Mantova il suo Sovrano; 
perocché ai io di Febbrajo ingiunse di 
mettere in attività il Manlio del ferro edi- 
ficato con molta spesa, proibendo V espor- 
tazione di questo metallo non lavorato ; 
ai 7 di Ottobre invitò i Cittadini a con- 
correre alla riparazione e al miglioramen- 
to della Chiusa delle acque del Mincio a 
Governolo, progettati dal nostro valente 
Matematico Gabriele de' Bertazzoli (3); e 
ai 19 di Giugno commise al medesimo di 

(0 Veggasi al T. I. L. IV § XI di questo 
Compendio. 

(2) Donesmondi cit. p. 403, Sacco Vita di 
Fra Francesco^ e Mem. ni. ss. 

(3) Si vegga il Gridano Mantovano. 



LIBRO DECIMOTERZO 23 1 

disegnare esattamente la Carta topografica I ^ c ^ 
del Mantovano, la quale venne poi pub- 
blicata (1). Eransi da varj mesi trattate 
3e aozze di Margherita figliuola del nostro 
Duca con Enrico Duca di Lorena; e furo- 
no conchiuse ai 24 di Aprile, in cui nel- 
la Basilica di S. Barbara con solenne pom- 
pa il Cardinal Madruzio Vescovo di Tren- 
to eseguì il Rito ecclesiastico, essendo rap- 
presentato il Lorenese dal Principe Fran- 
cesco fratello di Margherita: e dopo varie 
feste e spettacoli si avviò dessa con nu- 
merosa Corte verso la Francia (2) . Dal 
qual matrimonio derivarono molti figlj e 
nipoti, tra cui Francesco Duca di Lorena, 
e Gran Duca di Toscana, che fu eletto 
Imperatore nel 1745 (3). Nel prossimo an- 
no mdcvii il Vescovo fece inalzare dai ifoj 
fondamenti la Chiesa di S. Anna per le 
povere derelitte, di cui parlammo nel 1600; 
e venne riedificata quella di S. Gervasio 
per opera di Cornelio Brescia, che ne era 
Rettore (4): e ai 24 di Dicembre al Prill- 
ai) Amadei cit. p. 102, e Mem. mss. 
(a) DonesmoNDI cit. p. 4o5 ^ e gli Atti del- 
r Archivio Segreto convincono cT errore il Pos- 
sevino, il quale alla p. 839 narra tal matrimonio 
nel 1608. 

(S) Amadei cit. p. 109, Muratori Ann. à* 
Ital. agli anni 1740, e 1745. 

(4) DonesmoNDI cit, p. 41 *• 



23a STORIA DI MANTOVA 

H5°7 cipe Ferdinando secondogenito del Duca 
fu presentata la Berretta Cardinalizia, ben- 
ché non avesse ancora compiuto il ven- 
tunesimo anno: per la qual cosa si fecero 
non poche allegrezze (i). Ma vie maggiori 
feste si andavano apparecchiando per gli 
Sponsali del Principe Francesco colla In- 
fanta Margherita di Savoja figlia del Duca 
Carlo Emanuele. Non ostante che le nevi 
fossero alte più di due braccia (2), il Du- 
ca nostro col Principe, e con fastoso se- 
guito di Nobili e di Cavalieri si diresse a 
1608 Torino, dove ai 19 di Febbrajo del mdcviii 
si eseguirono le debite cerimonie matri- 
moniali, e fra tre giorni quelle si fecero 
di Alfonso figlio di Cesare Duca di Mo- 
dena con Isabella altra figliuola del Sa- 
vojardo. Otto giorni durarono gli Spetta- 
coli, e i tripudj per tali nozze; dopo i 
quali il Duca se ne ritornò a Mantova, 
onde preparare quanto occorreva per ri- 
cevere la Nuora con una pompa straor- 
dinaria: al che consentiva tutta la Citta- 
dinanza esultante, perchè credeva con tal 
nodo dissipate tutte le vertenze pel Mon- 
ferrato, e consolidata la pace d' Italia . Si 
rinnovarono allora le pitture sui muri e- 

(i) POSSEVINO 1. C, DoNESMONDl cit- \h 

416, Gioita cit. p. 99. 

(a) Gionta cit., Muratori cit. 



LIBRO DECIMOTERZO 233 

sterni delle case, si allestirono alla reale 1 ^ ^ 
gli appartamenti di Corte, si vestirono 
superbamente le Milizie, si eressero archi 
e trofei, si addobbò senza risparmio di 
spese la Basilica di S. Andrea, si appron- 
tarono pubbliche mense per molte miglia- 
ia di persone, e si adornarono i Teatri, 
e si spedirono per acqua su magnifici Bu- 
centori le più insigni Dame a Torino, on- 
de accompagnassero la Principessa Mar- 
gherita nel viaggio. Partì questa infatti di 
là con un treno da grande Regina, e 
giunse a Viadana accolta pel Duca da Don 
Ferrante di Guastalla, ivi a tale uopo tras- 
feritosi con un drappello di Nobili; e fi- 
nalmente sbarcata a Pietole fu condotta 
al Palazzo del Te il giorno 24 di Maggio. 
Quivi se le presentò a servirla in grand' 
abito di gala il Marchese Claudio Gon- 
zaga con quaranta Nobili giovanetti ve- 
stiti di tabi candido a ricami d' oro e di 
gioje, i quali dovevano portare il baldac- 
chino, e tenere le briglie e le staffe del 
cavallo, su cui sedeva Y Infanta. Il cor- 
teggio era preceduto dal Tenente generale 
dell' Armi Conte di Rivarrà co' suoi Li- 
vreati, e con cinque Compagnie di Sol- 
dati a cavallo tutti adorni di sopravesti, 
e di pennacchj sulT Elmo: seguivano i 
Marchesi Giannottavio, ed Ercole Gonzaghi 
col Cavallerizzo maggiore Marchese di 



234 STORIA DI MANTOVA 

1608 Montebello, e 200 tra Cavalieri e Gentil- 
uomini a cavallo colle loro livree; dopo 
essi era il Principe di Guastalla Don Fer- 
rante, e subito dopo il Principe di Pie- 
monte, che aveva a destra suo fratello, e 
a sinistra il Principe Francesco Gonzaga. 
Sotto ricchissimo baldacchino cavalcava 
F Infanta con vestimenti tempestati di 
gemme e d' oro, e con in testa la Corona 
Ducale; e le venivano appresso tutte le 
Dame parimenti a cavallo accompagnate 
a sinistra da Cavalieri, che gareggiavano 
a chi più potea comparire. Immensa era 
la moltitudine da Porta Pusterla sino alla 
Cattedrale lungo le vie per godere di sì 
grandioso trionfo; ed incessanti erano le 
acclamazioni di giubilo, che miste al suo- 
no di musicali stromenti, e al fracasso 
delle artiglierie assordavano la Città. Il 
Vescovo in abito Pontificale con tutto il 
Clero ricevette la Infanta sulla Porta del 
Duomo, e la benedisse intonando il Ter 
deum: e poi tutti si avviarono al Castello, 
dove le Duchesse di Mantova, e di Fer- 
rara abbracciarono la Sposa a pie dello 
Scalone, e il nostro Duca la accompagnò 
nella Sala, in cui diversi Principi ed Am- 
basciatori erano adunati per complimen- 
tarla. Vi si trovavano infatti il Principe 
di Modena colla novella Moglie, il Dura 
di Niveis Carlo Gonzaga, e i Rappreso»* 



LIBRO DECIMOTEEZO 235 

tanti degli Arciduchi d' Austria Ferdinan- !6o8 
do, e Mattias, e gli Ambasciatori di Ve- 
nezia, del Granduca di Toscana, dei Du- 
chi di Lorena, di Baviera, e d' Urbino; e 
innumerabili altri Marchesi, Conti e Si- 
gnori venuti a felicitare gli Sposi, e a go- 
dere dei pubblici divertimenti, che diversi 
giorni si succedettero senza interruzione, 
e senza risparmio di spese* In sì fausta 
occasione si aprì il nuovo Teatro costrui- 
to nel Castello sotto la direzione dell' Ar- 
chitetto Cremonese Viani, e che in bel- 
lezza superava quanti allora ne sussiste- 
vano; nel quale si rappresentarono i dram- 
mi del Guarini, e del Kinuccini, e si ese- 
guirono diverse cantate del Chiabrera, che 
fu assai premiato ed onorato dal Duca 
(i). Inoltre una sera si fecero illuminare 
il ponte di S. Giorgio e ambe le rive del 
lago inferiore per un combattimento na- 
vale, che fu inventato dal celebre Bertaz- 
zoli, e che riuscì a meraviglia pei fuochi 
d' artificio, pei cavalli marini, e per tante 
altre prospettive, e apparizioni di moli, 
di palazzi, e di macchine non più vedute 
in addietro. Per le quali feste il nostro 
Duca consumò trecento mila zecchini, ol- 
tre T importo de" vestimenti, delle gioje e 



(i) TlRABQSCfc CU. T. VII. p. I779. 



a36 STORIA DI MANTOVA 

1608 degli addobbi della sua Corte (1). Ma qui 
non terminarono le magnificenze del Duca 
stesso. Nel giorno 25 di Maggio si portò 
egli con tutta la sua Famiglia nella Chie- 
sa di S. Andrea, dove il Vescovo lo at- 
tendeva; e, fatta leggere la Bolla del Som- 
mo Pontefice, che gli accordava T istitu- 
zione deir Ordine cavalleresco del Reden- 
tore, ne pubblicò le Regole già registrate 
in un libro: e siccome egli, e i suoi sue. 
cessori erano dichiarati Capi delF Ordine; 
così nominò Gran Cancelliere il Primice- 
rio Tulio Petrozzani, e Segretario il Con- 
sigliere Annibale lberti , ed elesse poi in 
Cavalieri il Principe Francesco suo figlio, 
Giulio Cesare Gonzaga Principe dell' Im- 
pero e di Bozzolo, Andrea Gonzaga Prin- 
cipe deir Impero e di Guastalla, Girola- 
mo Adorni Marchese di Palavicino, Gior- 
dano Gonzaga Principe delF Impero e Si- 
gnore di Vescovato, Guido Sangiorgi Mar- 
chese di Volpiano, Alessandro Bevilacqua 
Conte di Manerbe, Carlo Rossi Capitano 
generale della Milizia, Galeazzo Conte di 
Canossa, Federico Gonzaga Principe del- 
l'Impero, Brambati Conte Francesco, Gi- 



(l) DoNESMONDl CÌt. p. 4.I7, AGNELLI Clt. 

p- 935, Muratori cit., e Menu mss. dell' Arcìu 
8$gr. 



LIBRO DEGIMOTERZO a3 7 

folamo Martinengo nobile Veneziano, Lati- I ^o8 
no Orsino Duca di Selice, Piermaria Gonza- 
ga Principe dell' Impero e Marchese, e Luigi 
Gonzaga Marchese di Palazzolo. Lo Statuto 
dell' Ordine è diviso in ventotto Capitoli, 
la somma de' quali è che il Cavaliere debba 
essere sommamente onorato, e giurare di 
essere sempre pronto alla difesa della Fe- 
de Cattolica, e alla protezione delle ve- 
dove e degli orfani, portando sempre la 
medaglia dell 1 Ordine appesa al vestito. 
L' abito poi da tenersi ne' giorni delle so* 
lennità principali, e nelle convocazioni 
dell' Ordine, consisteva in un manto di 
raso cremisino fregiato d' oro air intorno, 
e ricamato di tanti crogiuoli contenenti 
un fascetto di verghe d.- oro e sottoposti 
al fuoco, e col motto Probasti Demine ; 
in un collare fatto di pezzi d'oro defor- 
ma elittica, sui quali alternamente era 
T impronta di un crogiuolo, e del motto 
suddetto, restandovi in fondo appesa una 
medaglia d' oro, su cui era impresso il 
vasetto del Sangue di G. Cristo venerato 
nella Chiesa medesima di S. Andrea; e 
nella Spada, che si consegnava al Cava- 
liere al momento della sua elezione. Da 
ultimo si avverte, che al Capitolo XII è 
prescritto di aversi a solennizzare anche 
dai Cavalieri ogni anno il giorno del- 



i6c8 



238 STORIA DI MANTOVA 

P Ascensione (i). A tale epoca si riferisca 
il Decreto del Senato, che prescrive di 
non ammettersi libelli contenziosi nei Tri- 
bunali senza la sottoscrizione di im Av- 
vocato, a meno che la lite non riguardi 
somma minore di cinquanta scudi da lire 
sei (2) ; il risarcimento del ponte de' Mu- 
lini per opera di Angelo, e Giambattista 
Bertazzoli (3); e il principio della erezio- 
ne della bella Chiesa di S. Orsola a spese 
di Margherita Duchessa di Ferrara, che 
avea comperate diverse case a tale ogget- 
to, sul disegno del Viani (4). Anche a Ca- 
stiglione delle Stiviere fondavasi un sacro 
Ritiro di nobili Verginelle. Cintia, Olim- 
pia, e Gridonia figlie di Ridolfo Gonzaga 
Marchese di Castiglione, comprese di or- 
rore, e di spavento per F uccisione del 
loro padre, e meditando sulla caducità 
delle cose di questo mondo, con uniforme 
animo aveano risoluto di dedicarsi total- 
mente alla Religione in un Chiostre: ma 
per qualche tempo trovarono degli osta- 



(1) Donesmondi cit. p. 418 con tutti i no- 
stri Storici, e lo Statuto ms. che sta nell' Arch. 
Segr. 

(a) Il Decreto legge9Ì nel Gridario. 

(3) Esiste tuttora la lapide in marmo. 

(4) Donesmondi cit. p. 4*8, Amadzi cit. 
p. ia5. 



LIBRO DECIMOTEKZO 239 

coli nel mandare ad effetto un tale divi- 1 6oS 
samento. Ritornato però da Roma il loro 
zio Francesco Marchese di Castiglione, e 
indottosi ad accomodamento colle Nipoti 
intorno ai diritti, che avevano sulle pa- 
terne sostanze, coli 1 assegnare ad esse una 
quantità di terreni; elleno si prevalsero 
dell' occasione, e proposero di fargli la 
rinuncia de' beni, purché fondasse un luo- 
go comodo ad una Congregazione di no- 
bili Vergini, ed ergesse un Collegio pei 
Gesuiti, che dovessero essere direttori del- 
la medesima. Accolse il Marchese siffatta 
proposizione, e la eseguì con premura; sì 
che ai 21 di Giugno le tre illustri sorelle 
con altre tredici nobili giovanette si reca- 
rono processionalmente al desiderato Ri- 
tiro, che oggidì pur sussiste, e dove si 
educano tuttavia, le fanciulle di Gentil- 
uomini. In quel Convento vissero mai sem- 
pre le tre Gonzaghe esercitando le più 
esimie virtù; e morirono in concetto di 
santità, e i loro corpi si conservano tut- 
tavia nella Chiesa di S. Luigi a pubblica 
venerazione (1). Anche quest'anno il no- 
stro Duca nella State se ne partì per le 
Fiandre onde ricuperarsi in salute (2); ma 

(1) Sav azzini Vita <T Olimpia > Amadei eie, 
p. 47 "> Mem. mss., e le iscrizioni, che esistono a 
Castiglione nella Chiesa di S. Luigi. 

(a) DONESMONDI Cit. p. 427. 



24o STORIA DI MANTOVA 

tooo p r obabilmente il vero fine del viaggio fi> 
quello di andare in Francia alla Corte di 
Lorena per insinuarsi nelF animo del Re 
Enrico IV, e farselo protettore: per la 
qual cosa il Governatore di Milano per 
gli Spagnuoli ne scrisse al suo Monarca* 
e cominciò a tener d' occhio i movimenti 
del Mantovano (i). Di alcuni Cittadini 
restò priva Mantova nel periodo di pochi 
mesi, e noi ne faremo un cenno ad onore 
della Patria Letteratura. Gregorio Coma- 
nini attese alla Filosofia e alle scienze sa- 
cra a Bologna*, e ascritto fra i Canonici 
Regolari Lateranensi, predicò con applau- 
so in varie Città, e divenne Abate del suo 
Ordine in Imola, a Gubbio^ e da ultimo 
in Mantova, dove morì nelT Autunno. Di 
lui abbiamo gli Affetti della mistica Teo- 
logia, e il FiginO; Dialogo intorno alla 
Pittura, stampati nel 1590, 1' Orazione fu- 
nebre in morte del Duca Gulielmo, e quel- 
la per T esaltamento di Gregorio XIV im- 
presse nel i537, e nel 1591^ e il Canzo- 
niere, che fu pubblicato dopo la sua mor- 
1609 te (2). Nel seguente anno mdcix mancò 
in Verona il nostro Ippolito Baccusi Ere- 

(1) Andeeasi 1. e. 

(l) DONESMONDI CÌ£. p. 432., lìOSlNl MuSCO 

Latti ran. T. I. p. 38o, GiilLim Teatro degli Uom< 
ili. P. I. p. 139. 



LIBRO DECIMOTERZO 241 

imitano Conventuale assai dotto nelle sto- l ^°9 
nche cognizioni , ma più stimato come 
Maestro di musica di quella Cattedrale, e 
per diversi opuscoli e concerti nella sua 
arte pubblicati, che gli procurarono mol- 
to nome (1). Gessò parimenti di vivere ai 
3o di Giugno senza prole Giulio Cesare 
Gonzaga fratello del nostro Vescovo, della 
discendenza di Gianfrancesco, e Principe 
di Bozzolo e dell' Impero, che per le sue 
azioni cavalleresche era tenuto in .somma 
riputazione (2)* Alessio Porri figlio di Pie- 
tro entrò nella Congregazione Carmelita- 
na, ottenne a Bologna la Laurea teologi- 
ca, lesse Filosofia e Teologia ai Candidati 
del suo Ordine, ed esercitò la predicazio- 
ne con molta lode. Nel 1087 divenne Vi- 
cario generale della detta Congregazione, 
e poi Consultore primario della Sacra In- 
quisizione, ed Esaminatore Sinodale del 
Vescovo. I suoi costumi, la sua saviezza, 
e la sua estesa dottrina io resero caro a 
tutti; in guisa che la Città intera ne pian- 
se la perdita, e fu onorato di solenni ese- 
quie, e di funebre Orazione. Egli era in- 

(1) Donesmondi cit. p. 4S6. 

(a) Amadei cit. p. ia8, e la mortuaria In- 
scrizione, che condanna cT errore il Donesmondi, 
il quale ne pose la morte un anno dopo , e il 
Puffendorf, il quale nella sua Histor, L. II. p. 
387 la anticipò di qujmr' SUUli. 

Tom. UL x6 



242 STORIA DI MANTOVA 

1609 defesso nello scrivere; e diede in luce va- 
rie opere di qualche pregio , quali sono 
le Lezioni morali sopra 48 Sonetti del 
Petrarca^ un Discorso contro gli Astrolo- 
gi^ il Vaso di verità^ V Antidotario con- 
tro i Demonjj un libro sui Prodigi in 
morte di G. Cristo^ e parecchie Orazioni: 
oltre a che restarono inediti tre volumi 
di materie ascetiche e teologiche, i quali 
si conservano nella E. Biblioteca (vi). Gi- 
rolamo Alenghi finalmente nacque a Via- 
dana, e vi morì nel Luglio di questo an- 
no. Era egli di grande ingegno, e si distin- 
se fra i Teologi nell' Ordine de' Minori 
Osservanti: ma datosi allo studio degli 
Esorcismi, vi consumò il restante della 
sua vita. Le sue opere, che hanno il ti- 
tolo di Fustis Daemonum,Fi a gellum Dae- 
monum, e Compendio dell 9 Arte esorcisti* 
ca , furono a que' tempi accolte con 
una specie di entusiasmo ; ma vennero 
meritamente poste nell' Indice come su- 
perstiziose ( 2 ) . Non debbesi però de- 
fraudare di ogni lode pel suo Celeste 
Tesoro^ in cui ragiona del vero culto del- 
le sacre Immagini, né pel suo Orto deli- 
zioso de' Frati Minori, ove si danno salu- 

(1) Donesmondi cit. p. 435., Volta Diario 
del 1786, e le stesse opere del Porri, 
(a) Volta 1. e, Dojxesmojslu 1. e. 



LIBRO DECIMOTERZO 2$ 

tari ammaestramenti a tutte le classi dei l ^°9 
Cittadini (1). 

XI. Si cominciava la edificazione della 
Chiesa di S. Catterina da Siena presso il 
Convento, che si era fabbricato sette an- 
ni addietro (2); si ergeva quella di S. Mau- 
rizio pe 1 Teatini colla demolizione della 
vecchia di S* Margherita (3); e di commis- 
sione del Duca si continuava fuori di Por- 
to il magnifico Palazzo di delizie detto la 
Favorita^ al quale si era dato principio 
da alcuni anni sul disegno di Niccolò Se. 
bres;ondi da Como illustre Architetto e Ma- 
tematico (^4). In pari tempo essendo Pode- 
stà Niccolò Crova Referendario Ducale nel 
Monferrato, V insigne Matematico Gabrie- 
le Bertazzolo aldi 8 di Marzo diede co* 
minciamento alla nuova Chiusa o Soste- 
gno di Go ve molo, giacché la vecchia non 
era gran fatto servibile, e minacciava mi- 
na: e siccome una tale opera era desidera- 
ta sommamente dai Mantovani per la li- 

(1) Amisi Cremori* liter. T» II. p. 402. 

(2) àmadei cit. p. 127. 

(3) DoNESMONDI cit. p. 436. 

(4) Mem. mss. 

Non optante le guerre andate esiste ancora il 
Palazao, che negli ultimi tempi divenne di ragio- 
ne particolare. Mancano però le fontane, il giar- 
dino, le ampie scale, e le statue d' ogni maniera^ 
che lo rendevano maestoso mirabilmente. Il Se- 
bregondi poi divenne Prefetto dei palazzi Ducali? 
e si segnalò in altre belle opere. 



244 STORIA £>I MANTOVA 

Ì609 bera navigazione del Mincio; così quel 
giorno fa riputato come solenne, e a pre- 
senza di gran numero di Cittadini, e con 
intervento delle Autorità ecclesiastiche e 
civili vennero gettate nei fondamenti mol- 
te medaglie d' argento e di bronzo allu- 
sive all'impresa, e collocate qua e là di- 
verse marmoree inscrizioni onde perpetuar- 
ne la memoria Re' pòsteri. Il medesimo 
Bertazzolo volle in un discorso a stampa 
pubblicare quanto appartiene a quel gran- 
dioso lavoro, frammettendovi non poche 
erndizioni relative a Governolo (i). Mag- 
giore giubilo però ebbe Mantova ai 29 di 
Luglio, in cui nacque al Principe Fran- 
cesco la figliuola Maria; la quale divenne 
poi unico rampollo de" Duchi, e pel suo 
matrimonio col Gonzaga di Nivérs fu ca- 
gione di gravi calamità alla Patria (2). 
Ma un disastroso infortunio cangiò le gioje 
nella più miseranda costernazione. Sul fi- 
nire dell' Ottobre dirotte pioggie caddero 
nella pianura, immense nevi sulle vicine 
montagne; e a qualche rigore di freddo 
succedette un vento australe, che intepidì 
V atmosfera, e che liquefacendo le nevi e 
facendo piovere acque senza intermissione 

(1) Possevimo cit. p. 840, e Mem. deir Ar- 
chivio Segr. 

(a) Donesmondi cit. p. 434, e i documenti 
deir Àrch. Segr. 



LIBRO DECIMOTERZO s 4 5 

cagionò uno straordinario gonfiamento dei *6c9 
fiumi; e il Pò ben presto minacciò gli ar- 
gini fieramente. Accorsero da ogni parte 
le Comunità con genti e legnami; si pian- 
tarono contrargini di terra, rinforzandoli 
con tavole ed alberi; si procurò difendere 
le rive con ogni argomento a giudizio dei 
Matematici: tutto però fu indarno; che 
quanto si faceva, di giorno, veniva a not- 
te disfatto dall' impeto delle onde e della 
bufera. Finalmente V altezza dell' acque 
stesse vinse i ripari, e soverchiò quella 
degli argini, e aprendosi ampio varco a 
Luzzara, e a Qningentole, tutte furiosa- 
mente allagò le campagne e ville dell' Ol- 
tre Pò ai 21 di Novembre. Né qui cessa- 
rono le ruine, né perciò il Fiume depose 
V aspetto suo minaccioso; che anzi vie più 
crebbe, e più divenne terribile col preci^ 
pizio delle pioggie, che sembravano cade- 
re a torrenti. Infatti la notte successiva 
ai 23 del mese suddetto, le acque, rotto 
qualunque ritegno, con immensa forza si 
scagliarono in S. Benedetto, e portarono 
seco loro uomini, bestiami e case, e quant* 
altro incontrarono. Mette orrore la descri- 
zione dello spaventevole disastro, che ne 
fa il Padre Don Angelo Grillo Abate di 
quel Monastero di Polirone (i):ei gemiti 

(i) "Viene riportata per esteso dal Don$^ 
WONdi cit. p. 438. 



246 STORIA DI MANTOVA 

1609 fa coloro, che andavano ad essere affogati 
nelle onde; le voci di chi implorava aju- 
to arrampicandosi su per gli alberi e sui 
tetti, o fuggendo senza saper verso dove-, le 
grida di coloro che chiamavano i parenti, 
i figli, le moglj; il fracasso delle abitazio- 
ni che rumavano; gli urli delle bestie do- 
mestiche; il fragore delle acque del Fiume, 
r imperversare delle procelle, non poteva- 
no che far credere, come si credeva, giun- 
to il tempo di un novello diluvio. Incal- 
colabili danni derivarono ai Mantovani 
nelle persone, e nelle sostanze da una di- 
sgrazia sì luttuosa; benché il Cardinal Fer- 
dinando, essendo assente il Duca suo ge- 
nitore, non mancasse di portarsi egli stes- 
so sui luoghi di tanto infortunio, e di di- 
stribuire a larga mano alimenti, vestiti, e 
denari a chiunque ne avesse bisogno, fa- 
cendo ricoverare nel Monastero, e in al- 
tre case quelle infelici famiglie, che ave- 
vano perdute le abitazioni (1). Il Duca 
poi, attesa la perdita de" seminati, e sul 
timore di carestìa, pubblicò diversi Editti, 
che prescrivevano le denuncie de* gradi, 
e il provvedimento de' vini, e le norme 
da tenersi, acciocché in nessuna parte del 
Territorio si desiderasse il necessario so- 



(i) DoMESMONDl L C. f AMADr.I CÌt. p. 129, 
e Me in. tnss. 



LIBRO DECIMOTERZO 247 

stentamente) (1). Nel mdgx il Duca stesso, 
onde promuovere maggiormente i vantag- 
gi dell'arte della seta, concertò col Mas- 
saro della medesima Paolo dalla Torre, ed 
eresse nella Contrada di Bellalancia un 
ampio edilizio per (ìlare le sete a forza di 
acque (2): e a sostenere F Accademia de- 
gP Invaghiti, le cui adunanze erano dive- 
nute assai rare, se ne dichiarò protettore, 
le assegnò in Castello un appartamento, 
ove i Membri si unissero in giorni deter- 
minati a recitare le loro composizioni, e 
le destinò inoltre a sue spese un pubr- 
blico ed ordinario Lettore (3). E frutto 
delle sollecitudini del Principe, e delle 
grazie e dei premj da esso accordati a 
chiunque si distingueva nelle Lettere e 
nelle Arti, fu la diffusione delP amor del- 
lo studio ne' Cittadini ; sì che persino 
gli artigiani dopo il lavoro vi si de- 
dicavano con grande impegno: e leggia- 
mo ancora infatti non senza compiacenza 
le rime di Giampietro Stringari venditore 
di ferramenti, di Francesco Varoli librajo, 
di Bonifazio Leonardi tessitore di zendadi, 
di Antonio Tamassia calzolaio, di Giaco- 



1610 









(1) Gli Editti esistono nel Gridario. 

(a) àmAdei cit. p. i3o, e Mem. mss- 

(3) Zuccm Famìglie Mantov.? Bettinelli 
Lett. e Arti Mant. p- 86. 



243 STORIA DI MANTOVA 

1610 mo Grigoletto venditore di sapone, e di 
altri; le quali furono raccolte e stampate 
dal nostro Eugenio Cagnani (1). In questo 
mentre il Duca, e il Vescovo aveano sta« 
bilito di rinchiudere gli Ebrei nel loro 
Ghetto; e a tale scopo facendo sloggiare 
varie famiglie Cristiane, che tenevano in 
esso le loro case, ai 17 di Marzo si co- 
minciò a mettere i portoni alle quattro 
strade, che conducono nel Ghetto stesso, 
e fu ordinato, che si chiudessero esterna- 
mente con chiavistelli dall' ora di notte 
sino al mattino (2), Riuscì bene ancora 
al Vescovo di edificare presso a S. Ger- 
vasio un Convento ed una Chiesa, ove da 
S. Marta si traslocarono i Cappuccini, che 
per la insalubrità dell' aria avevano mol- 
to sofferto nella salute: e in pari tempo 
il Duca fabbricava per loro un altro Con- 
vento fuori di Goito, nelle cui spese vol- 
lero concorrere spontaneamente gli abi-> 
tanti di Volta (3). Morì al principio di 
questo anno quel Tulio de" Petrozzani, di 
cui si è fatta menzione altre volte. Ben- 
ché figliuolo di un povero Notajo di Ro- 

(1) Furono pubblicate in Mantova nel 161 a. 

(2) Donesmondi cit. p. 45o. , e il nostro 
Cridario agli anni 1610, e 161 1. 

(3) Donesmondi cit. p. 4S 1.» Am-apfi 1. e* 

e Diario del i8ofy. 



LIBRO DECIMOTERZO 240 

digo, seppe tanto profittare nello studio x 6i<* 
delle Leggi e della Politica, che nel 1578 
divenne Avvocato fiscale, e poco appresso 
giunse ad essere Segretario del Duca Gu- 
lielmo, e finalmente Capo del Consiglio 
segreto. Perduta la moglie, da cui aveva 
avuto un figliuolo, che conservò il Casato, 
vestì F abito ecclesiastico, e ottenne il Pri- 
miceriato di S. Andrea, e la Prepositura 
di S. Benedetto, e dal Duca Vincenzo il 
dono della Villa di S. Secondo col titolo 
di Conte, e la carica di gran Cancelliere 
delP Ordine del Redentore. Era celebre 
anche nella Giurisprudenza; ma non istam- 
pò che pochi Consulti, e andarono per- 
duti gli altri suoi manoscritti (1). Il va- 
cante Primiceriato venne poi conferito da 
Paolo V al Marchese Lodovico Gonzaga 
figlio di Prospero, che ai 5 di Giugno ne 
prese solennemente il possesso (2). 

XII. Il Cardinale Ferdinando era appe- 
na ritornato da Roma, dove con molti Pre- 
lati e Cavalieri si era portato ad ossequia- 
re il Sommo Pontefice; quando per la mor- 
te di Enrico IV Re di Francia quella Re- 

(1) Donèsmondi cit. p. 443, e Gionta Fio- 
retto p. ig6, che erroneamente ne scrivono la 
morte al 1609., Agnelli cit. p. 944., e Mem. mss. 

(a) DoNESMONDl cit. p. 45*. , A'UADEX CÌt. 

p. iar. 



s5o STORIA DI MANTOVA 

1610 gi n a Maria de' Medici sorella della nostra 
Duchessa desiderò ed ottenne che il Car- 
dinale medesimo suo nipote fosse dichia- 
rato Comprotettore del Regno. Fu perciò 
costretto ad andare a Parigi nella Prima- 

161 1 vera del mdcxi ; e vi trattò affari della 
maggiore importanza tanto per la Reggen- 
za della Monarchia, quanto per conchiu- 
dere parecchie vertenze fra la S. Sede e 
quel Regno con soddisfazione dell' una, e 
dell' altro. Per lo che restituitosi a Roma 
venne ammesso nelle principali Congrega- 
zioni, come uomo assai sperimentato nella 
politica, e nella prudenza (1). Cade ora 
in acconcio di parlare del Padre Antonio 
Possevino il seniore, il quale fu uno dei 
più maravigliosi ingegni dell* età sua, e 
che quest* anno passò a miglior vita in 
Ferrara. Era egli nato di nobile famiglia 
a Mantova nel i5o4, e dopo avere per- 
corsi con molta lode i primi studj, andò 
a Roma nel 1549 chiamatovi dal fra- 
tello Giambattista, che il fece istruire di- 
ligentemente in ogni ramo scientifico. Se 
ne approlittò Antonio con incredibile im- 
pegno, e ancor giovane si lasciò indietro 
quasi tutti i Letterati contemporanei; sì 
che il Cardinal Ercole Gonzaga non tardò 



(1) Donesmondi cit. p. 445, e 463., Amadei 
cit. p. i33., e Meni, dell 1 Ardi. Se^r. 



LIBRO DECIMOTERZO 25r 

a volerlo precettore ed Ajo del Nipote l ^ 11 
Francesco figlio di Don Ferrante. Allora 
il Possevino si trasferì col suo allievo alla 
Università di Ferrara, d' onde per cagione 
di guerra nel i557 passò a quella di Pa- 
dova, e divenne intimo amico del Sigonio, 
e di altri gran Personaggi. Fermo poi nel 
divisamento di abbracciare V istituto dei 
Gesuiti, non ostante le incontrate oppo- 
sizioni vi fu ammesso ai 29 di Settembre 
del i559, e venne inviato a Roma in quel 
Noviziato : dove assai poco ebbe a fermar- 
ci, perocché per affari di Religione sul 
principio del seguente anno fu spedito al- 
la Corte del Duca di Savoja Emanuele 
Filiberto , che era testé rientrato ne J pro- 
prj Stati ; e da tale epoca in appresso la 
sua vita fu un continuo trovarsi in lun- 
ghi e penosi viaggi per legazioni, e per 
Nunziature, fra pericoli, persecuzioni, ed 
insidie. Diffatti per ordine di Pio IV andò 
in Francia, essendo quel Regno sconvolto 
dagli Ugonotti; e tenne in Lione nel i5Ó4 
una lunga conferenza coli' eretico Pietro 
"Vireto: a persuasione di Pio V compose 
il libro del Soldato Cristiano per le Mi- 
lizie pontificie^ che doveano accorrere in 
Francia a difendere la Religione: e dive- 
nuto Rettore del Collegio di Lione scrisse 
e pubblicò anche sott' altro nome diverse 
opere per comprimere i Settarj, che spar- 



252 STORIA DI MANTOVA 

ioli gevano dovunque il veleno. Ne* dieci anni 
di sua dimora in quel Regno in varie ri- 
prese fu a Parigi, ad Avignone, a Tours, a 
Roano, e in altre Città, sempre insegnan- 
do ai popoli, e combattendo i Novatori, 
e invitandoli a disputare, e fondando Col- 
legi, e sacri ritiri; fino a che nel i573 
dovette ritornare a Roma per essere Se- 
gretario del Generale. Ma godette poco ri- 
poso; perocché come Nunzio Apostolico fu 
da Gregorio XIII spedito in Isvezia, dove 
indusse ad abjurare le massime di Lutero 
quel Re Giovanni III, che però dopo al- 
cun tempo ricadde negli errori di prima, 
Passò poi col medesimo carattere di Nun- 
zio in Polonia, ed in Mosco via nel i58i ; 
e riuscitovi con buon esito accompagnò 
a Roma gli Ambasciatori dello Czar, coi 
quali ritornò fino a Varsavia, dove si trat- 
tenne sino al 1587 nella qualità di Legato. 
Rivide allora V Italia; e per ordine del 
Generale fermatosi in Padova, ripigliò con 
ardore i suoi studj: e mentre insegnava la 
Teologia a S. Francesco di Sales, di cui 
era direttore spirituale, si accinse a scri- 
vere la grand 1 opera della Bìbliotìicca sc- 
icela, che è una estesa introduzione a 
tutte le scienze, e che Clemente Vili fece 
stampare nel 1 5Q3 a Roma in due tomi 
in foglio. Aveva egli composto ad istanza 
di Innocenzo IX un Giudizio su Filippo 



LtBRO DECIMOTEEZO 253 

de la Noue, Giovanni Bodino, Filippo de l ^ ÌL 
Plessis-Mornay, e Niccolò Macchiavelli, 
che coi loro scritti menavano rumore; e 
questo libro fu pubblicato parimenti a 
Roma nel 1592. Si occupò finalmente del- 
l' altra sua opera, che ha il titolo di Ap- 
paratus sacer, e la compì al principio del 
Secolo XVII, essendo venuta in luce a Ve- 
nezia in tre volumi in foglio nel i6o3; 
nella quale dà egli cognizione della vita 
e delle opere di oltre a sei mila Scrittori, 
e un catalogo di codici inediti da lui esa- 
minati in molte biblioteche della Francia, 
della Germania, e della Polonia. Forse nes- 
sun uomo più del Possevino fu amato dal- 
le Corti d' Europa, e fu adoperato dai Som- 
mi Pontefici; pochi pari ebbe egli nello 
zelo per la Religione, e nella illibatezza 
de' costumi; a nessuno restò inferiore per 
coraggio., e perspicacia nel confutare le 
eresie del suo Secolo; e tutti sorpassò nel- 
la immensa erudizione, di cui fece uso 
nelle predette sue opere; le quali, avendo 
riguardo a quella età, debbono ritenersi 
per un prodigio d' ingegno: eppure nel 
1610 ebbe il rammarico di essere dal suo 
Generale per cagioni ignote confinato in 
Ferrara, dove dopo un anno chiuse i suoi 



2S4 STOMA DI MANTOVA 

ioli giorni (1). Oltre alle opere, di cui si tesse 
il Catalogo degli Autori, che scrissero di 
lui, è nostro debito di annunziare, che 
nella Biblioteca Capilupiana esiste una sua 
Relazione della topografia, e popolazione, 
del Governo , delle Leggi , e de' costumi 
del Regno di Svezia, la quale meriterebbe 
la pubblica luce; e che Ippolito e Camillo 
Capilupi nelle loro Lettere per gli affari 
di Polonia e di Svezia offrono di assai 
belle notizie sul medesimo Possevino. Ma 
altre disgrazie avvennero a Mantova, che 
segnarono la decadenza della medesima. 
Nel Febbrajo la Duchessa Eleonora de" 1 Me- 
dici moglie del Duca Vincenzo sorpresa 
da un attacco apopletico venne traspor- 
tata a Cavriana per cercare nel cambia- 
mento dell' aria un rimedio: le convenne 
però morire ai 9 di Settembre, ed ebbe 
magnifici funerali in S. Andrea, nel cui 
Sotterraneo fu seppellita (2). Il Duca non 
sopravisse guari a tale perdita; che tor- 
mentato da dolori, e oppresso da catarro 

(1) Bettinelli cit. p. 109., Donesmondi 
cit. p. 462, Volta Diario del 1786, BaronII 
epist. et epusc. T. TU p. 161., Ghezzi Vita del 
Posseduto.,' TiRABOScui cit. T. VII. p. 1418 € 
tegg., etc. 

(a) Possevino cit. p. 843., Donesmondi cit 
p. 466.^ Muratori Ann. d' Jtal. 



LIBRO DECIMOTERZQ 255 

la sera de' io di Febbrajo del mdcxtì do- l ^ l% 
ve cedere al comune destino, ed ebbe 
tomba presso la moglie (i). Principe di 
grande animo* e di aperto intelletto; aman- 
te de' propr j Sudditi, e della giustizia; lar- 
go ne' premj, e circospetto nel castigare; 
promotore delle arti, e Mecenate de' Let- 
terati, e protettore della Religione; si ac- 
quistò per tal maniera V affetto de" Citta- 
dini, che forse niun altro de' suoi prede- 
cessori fu come egli compianto da tutti* 
Alcuni gravi difetti per altro offuscarono 
cotali virtù: e, se fu tacciato di pazzo scia- 
lacquamento, e di uno smoderato abuso 
de' teatrali divertimenti, onde per istrioni 
e per cantatoci non dubitò di gittare 
somme eccessive; venne pure accusato di 
superbia in guisa da non cedere ai più 
potenti Monarchi nelle comparse, e nelle 
spese, che ammontarono a venti milioni di 
Scudi d'oro; e fu biasimato per le lasci- 
ve dissipazioni, che gli cagionarono infer- 
mità di salute, e il tolsero dal mondo 
nel fiore dell' età sua. (2). 

XIII. Era subentrato nel Governo degli 
Stati paterni Francesco primogenito di Vin- 

(i) PoSSEVINO cit., DONESMONDI cit. p. 47 l ì 
e Mem. dell' Arch. segr. 

(2) Amadei cit. p. 141., Sansovino Famigl 
ìllustr. p. 36a., Muratori cit., e Mem. mss. 



456 STORIA DI MANTOVA 

IO12 £enzo, ed avea date ottime disposizioni 
per sollevarli dalla penuria de 5 viveri, fa- 
cendo provvedere e distribuire una quan- 
tità di grani a prezzo mediocre : ma non 
assunse il titolo di quinto Duca di Man- 
tova, e terzo Duca di Monferrato, che il 
giorno io di Giugno, dopo avere il di 8 
fatte eseguire in S. Andrea solenni esequie 
al suo genitore: nelle quali circostanze 
volle che si distribuisse al popolo un buon 
numero di monete d'oro e d' argento (i). 
Si aumentarono poi le allegrezze per Tav* 
venimento al Trono Imperiale dell' Arci- 
duca Mattias^ il quale essendo marito di 
Anna d' Austria figliuola dell 1 Arciduca 
Ferdinando e di Anna Catterina Gonzaga 
sorella del Duca Vincenzo, era Cugino del 
Duca Francesco: né mancarono in Man- 
tova illuminazioni, feste, e spettacoli d'o- 
gni maniera sul terminare del Luglio, in 
cui giunse così fausta notizia (2). Venne 
però interrotta la gioja da Ranuccio Far- 
nese Duca di Parma, il quale, dopo aver 
troncato il capo a molti Nobili per una 
congiura, spargea voce che il defunto Du- 
ca Vincenzo ne fosse stato il motore: del 
che adirato il Duca Francesco si diede ad 

(l) DONESMONDI cijt. p. 474., AuADEl Clt. 
D. I4*«) e Metri, mss. 

(»J VvISESMOXDl CÌC p. 478,, jMAUgl 1. 0* 



LIBRO DECIMOTERZO rtó 7 

Vriire le sue genti <T armi; e si sarebbe pre- 1612 
sa soddisfazione, ove non si fossero inter- 
posti a tempo il Duca di Savoja, il Go- 
vernatore di Milano, e V Ambasciatore di 
Francia (i). Ai 3o di Settembre lasciò di 
vivere Don Silvio Gonzaga figlio naturale 
del Duca Vincenzo, al quale Francesco 
avea dato il titolo di Marchese di Cavria- 
uà in premio del candore de' suoi costu- 
mi, e delle sue azioni cavalleresche, e per 
secondare il desiderio de' Mantovani, che 
lo amavano fuor di modo (2). Sviluppa- 
tosi intanto il vajuolo, ne fu attaccato i\ 
Principino Lodovico, che era nato ai 26 
di Giugno dell'anno avanti, e dovette mo- 
rire ai 3 di Dicembre malgrado tutti i ri- 
medj apprestati. Per la quale disavven- 
tura il Duca Francesco rimase sì melan- 
conico, che, a nulla giovandogli le caccie 
ed altri divertimenti istituiti per frastor- 
narlo, ammalò gravemente; e assalito in fine 
dal vajuolo egli pure si ridusse agli estremi, 
e spirò nella età di ventisei anni ai 22 di 
Dicembre con sommo rammarico de' Sud- 
diti, che nella mancanza di discendenza 



(i) MvbATom cit., e Mem. mss. 

(a) DoNESMoNDt cit. p. 483, AMADtt 1. C, 

Tom. III. I? 



258 STORIA DI MANTOVA 

1612 maschile prevedevano i torbidi, che sareb- 
bero insorti per la pretensione del Mon- 
ferrato (i). 



Fine del Libro Decimotebzo» 



(i) DONESMONDI cit. p. 487., GloNTA Fio- 
retto p- 102., TosseviNo cit. che a questa epoca 
termina la sua Storia. 



Q 



259 

ANNOTAZIONI 

AL TOMO IL 

uattio avvertimenti ne giunsero, or sono tre 
anni, sopra materie del tomo secondo del presente 
Compendio; e ne facciamo menzione per levarci 
del nostro debito. 1/ uno fu, che alla pag. 217 linea 
li sta espertississimo invece di espertissimo ; e 
che alla pag. ai8 linea 8 si legge pospose al suo 
gran genio guerriero V amore dei sudditi, invece 
di pospose il suo gran genio guerriero air amore. 
de' sudditi-, il primo de' quali errori è un trascor- 
so di stampa, e il secondo fu equivoco del copista. 
z=x L'altro avvertimento versò sull' aneddoto, che 
Francesco Marchese IV di Mantova fosse dai Ve- 
neziani messo in libertà per le minaccie fatte alla 
Repubblica dal Monarca Ottomano; quasi che non 
sembrasse ciò veridico, né verosimile. Intorno a 
che invitiamo a bene osservare, che un tale fatto 
non fu da noi ammesso per assoluto ; e ne pare 
anzi di esserci piuttosto avvicinati alla opinione, 
che la liberazione del Marchese procedesse dall' o- 
pera del Sommo Pontefice. Oltre poi alle citazio» 
ni da noi esposte a pie della pag. 289, aggiun- 
giamo trovarsi nell' Archivio segreto diversi cu- 
riosissimi originali diplomi de' gran Sultani, coi 
quali costoro professano al Marchese Francesco, e 
a Federico suo successore tutta la stima, e il de- 



a6o 

eiderio ili continuare nella buona amicizia: belP ar-» 
gomento della comma riputazione, in che erano 
tenuti i Gonzaga anche presso que^ Barbari. = Il 
terzo avvertimento riguarda alla memorabile dife- 
sa di Pavia, che da noi alla pag. 320 si attribuì 
al singoiar valore di Federico Gonzaga Marchese 
di Mantova. Ne duole di non poter addurre per 
esteso i documenti; che empirebbero diversi foglj 
di stampa: ma non lascieremo di indicare, come 
r Imperator Carlo V con diploma de' 22 di Mag- 
gio del i522 dichiara di premiare il Marchese 
Federico collo spontaneamente donarlo ed investir- 
lo in perpetuo de' beni feudali di Bozzolo, perchè 
il Marchese stesso, dopo avere sollecitamente prov- 
veduto alla sicurezza dello Stato ecclesiastico, 
avea sì ben difesa per tanti giorni Pavia dall' im- 
peto de' Francesi, e tanto operato a sostenere i 
Cesarei, più che si potesse mai aspettare da qua- 
lunque altro Principe. =3 L'ultimo avvertimento ca- 
de sull' aver noi accennato alla pag. 352, che nel 
i53o vivesse Gabriele de' Bertazzoli, quando que- 
sti non fioriva che sul principio del secolo XVII. 
Al che rispondiamo, che Gabriele, il quale dise- 
gnò e costruì nel 1609 la Chiusa a Governolo, 
era nipote dell' altro Gabriele, che nel i53o di- 
vertì le acque del Mincio ne' campi di Migliarino 
per fare una grata sorpresa all' Imperator Carlo V^ 
la qual cosa viene chiaramente attestata anche 
dal Bertazzolo nel suo Discorso sopra, il nuovo 
Sostegno di Governolo alla pag. 3y. 



i6r 



AGGIUNTE 

AL TOMO III. 



Dopo quanto alla pag. a % dicemmo della Mar- 
chesana Isabella, ne giova accennare aver essa 
raccolte molte antichità, fra le quali il marmoreo 
bassorilievo, che dal Borsa a pag. 35, e dagli 
Editori D f Anco e Negletti a pag. 12 del Museo 
della R. Accademia di Mantova s' intitola per 
Orfeo nelV inferno, laddove non è che Mercurio 
al cospetto di Plutone, siccome dimostreremo in 
un' opera, alla quale da alcun tempo dedichiamo 
una parte delle nostre occupazioni. 

Al i56o avevamo dato un cenno biografico 
del celebre Antiquario Mantovano Jacopo Strada, 
persuasi che intorno a quella epoca egli avesse 
terminati i suoi giorni, come parea toccare il chiar. 
Volta nel Diario del 1788. Avendo poi rilevato, 
eh' egli era vissuto assai più lungamente, cancel- 
lammo queir articolo per inserirlo nel Libro XIII 
all' anno i588: ma ne tradì la memoria, e solo 
al compiersi la stampa del terzo Tomo ci fum- 
mo accorti della omissione-, onde ne è forza sup- 
plire al mancamento, come facciamo, in via di 
appendice. 



Jacopo Strada adunque trasse i natali 
in Mantova da famiglia cittadinesca al co- 
minciare del Secolo XVI. Applicatosi agli 
studj con sommo impegno, ben presto riu- 
scirongli prediletti que\ che il portavano 



2Ó2 

a conoscere i monumenti dell' antichità ; 
tal che si dedicò tutto a questi; e, scor- 
sa V Italia per istruirsi, in breve tempo 
fece illustre il suo nome, e fu onorato del- 
la Romana Cittadinanza. Quando l 1 Impe- 
rator Carlo V fu coronato in Bologna, lo 
Strada gli offerì diversi suoi disegni di 
pezzi antichi, e una collezione di meda- 
glie greche e romane: per la qual cosa 
dall' Augusto Monarca ebbe in dono una 
preziosa collana, e la carica di Antiquario 
Imperiale/ Crebbe allora il suo coraggio^ 
e raddoppiò gì' impulsi del suo genio: e 
scorrendo la Germania, le Fiandre, la Fran- 
cia, la Spagna, e altri paesi, raccolse da 
ogni parte antichità di qualunque manie- 
ra, e intraprese erudite corrispondenze coi 
migliori Letterati contemporanei. E tanto 
più sì fu spinto a continuare con inde- 
fesso animo nelle sue dotte occupazioni ; 
in quanto che, oltre alla magnanima pro- 
tezione di Cesare, godeva anche il favore 
di Giangiacomo Fugger Conte di Kirch- 
berg, il quale non cessava di avvalorar- 
ne i lavori con una splendidezza da Prin- 
cipe. A costui infatti dedicò Jacopo il suo 
Compendio latino del Tesoro delle cinti- 
chita pubblicato del i553 la prima volta 
a Lione; e presso di lui dimorava nel iSSy, 
quando diede in luce a Venezia con illu- 
btra/ioiii, annuite, e figure \ Fiuti e Tri.- 



*63 
onfi Romani di Onofrio Panvinio. Due an- 
ni dopo stampò a Zurigo in foglio magno 
coi medaglioni in grande le sue Dcscrip- 
tiones cum imaginibus Imperatorum : e 
nel i575 nuovi applausi si acquistò colla 
edizione de' Commentar] di Giulio Cesare 
in foglio a Francforte sul Meno, correda- 
ta di iscrizioni, di elogj tratti da antichi 
marmi di Spagna, e di Portogallo, di buo- 
ne annotazioni, e dei disegni de' luoghi, 
degli accampamenti, e delle macchine , 
dedicandola al Principe Alberto Conte Pa- 
latino , e Duca di Baviera altro suo Me- 
cenate (1). Scrisse inoltre l'opera stima- 
tissima Symbola Imperatorum j aliorumque 
JRegum ac Principum^ che esiste in un 
grosso volume nella Biblioteca della Chie- 
sa di S. Maddalena in Breslavia: come pu- 
re le Vite dégr Imperatori d' Oriente, e 
d* Occidente da Giulio Cesare sino a Ro- 
dolfo li, ricche dei disegni di molte, e 
rare medaglie greche, romane, e gotiche, 
di cui avea reso dovizioso il proprio Mu- 
seo; il qual lavoro in dieci volumi in fo- 
glio si conserva nelF Imp. Biblioteca di 
Vienna (2). Finalmente a preghiera del 

(1) Si veggano le accennate opere, e lo Steu- 
VlO biblioth* numism. Sect. VI. p. 33. 

(a) Lambecji Comment. de Caes* biblìotju 
Vind. L. I. p. 76, e L. IL p. 685 e 739. 



264 

Conte Antonio Fugger figlio di Giangia-* 
comò avea composta un'altra grandiosa 
opera, che comprende la serie d' innume- 
revoli monete Consolari e Imperatorie, i 
cui disegni gli vennero pagati con altret- 
tanti talleri di Germania ; e la quale in 
trentun volumi in foglio serviva d' ornamen- 
to alla Ducale Biblioteca di Gota fi). Colle 
quali ed altre dottissime fatiche il no- 
stro Jacopo diffuse nella Germania Y a- 
more delle antichità, e sì acquistò una 
fama immortale, e onori straordinarj fino 
air ultimo de' suoi giorni, che fu il dì 
6 di Settembre dell' anno i588. Con di- 
ploma dell' Imperatore Massimiliano II dei 
20 di Settembre del 1574 Jacopo era sta- 
to dichiarato insieme a' suoi discendenti 
Nobile dell' Impero: e da altro dell' Imp. 
Rodolfo II del 1599 Sl rileva, che da sua 
moglie Ottilia Skinkin de Rosberg ebbe 
un figlio di nome Ottavio, Consigliere, ed 
Antiquario Cesareo, e marito di Barbara 
di Lucemburgo, il quale morì nel 161 2 
lasciando varj figliuoli, che salirono in 
molta fortuna (2), 

(1) Cypriaxi Calai. Codd. mss. bill* Goth. 
p. 83. 

(a) Volta Diario del 1788; e diverse Mem* 
mss., e Tirahoscui Stor* Lctt. T. VII. p. 1146, 
il quale non parla che di due opere dello Strada. 




ter "g'ttÈ^W*